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Tuesday, 04 June 2013 00:00

Casa Antida : a dieci anni della sua nascita

casa antida2Casa Antida : a dieci anni della sua nascita

 

Casa Antida è un luogo di accoglienza temporanea, notturna per donne, italiane e straniere, che, per diversi motivi, si trovano a vivere per strada sperimentando solitudine, disagio ed ogni tipo di violenza. Casa Antida, voluta dalla Caritas Diocesana di Napoli, è stata una risposta concreta all’appello del Capitolo generale del 2000 che sollecitava ed invitava le Suore della Carità a prendersi cura delle donne:

“Siamo chiamate […] a difendere, promuovere, servi-re la vita […]. Con un’attenzione particolare alla don-na, agli immigrati… continuiamo a fare scelte priori-tarie in vista di nuovi inserimenti, a cercare la prossi-mità con i poveri, a lavorare con i laici, le Associazio-ni, le Chiese locali e le altre Congregazioni”

 

Casa Antida ha l’obiettivo di aiutare la persona a ritrovare il senso della vita e la sua dignità di persona, a reinserirsi nel tessuto sociale, a ricucire le relazioni familiari, attraverso un accompagnamento educativo sistematico, graduale e qualificato.

In questi anni sono state accolte 248 donne provenienti dai Paesi dell’Europa, dell’Africa, dell’Asia e dell’America, portando con sé culture, religioni e storie diverse, unite dal bisogno di sicurezza e di soste-gno, di lasciarsi aiutare, di ritrovare un po’ di calore, di incontrare altre donne segnate dalla stessa esperienza, di alleviare la nostalgia della propria casa e della propria famiglia che sono state costrette a lasciare per sopravvivere.

I bisogni delle donne sono estremamente diversi, così come lo sono i motivi che le hanno portate a vivere in strada. A Casa Antida sono ospitate donne che han-no perso il posto di lavoro come badanti e che, per-tanto, non hanno più un posto dove vivere, donne che provengono da famiglie problematiche, donne che hanno problemi di salute, di lingua, di etilismo, di tossicodipendenza, di prostituzione, donne che ma-nifestano disturbi psichiatrici, che portano i segni di abusi sessuali.

Le Suore, gli operatori ed i volontari di Casa Antida affiancano le donne nel loro sforzo di ricostruirsi una vita. In stretta collaborazione con la Cooperativa “Semi di Pace”, il Binario della Solidarietà, il Centro di Ascolto Donne Immigrate (CADI), l’Help Center, il Centro di Coordinamento del Comune di Napoli, i servizi sociali e con tutte le strutture che si occupano in particolare della donna, elaborano progetti individuali con l’obiettivo di farle uscire dalla condizione di donne senza dimora. Intendono restituire alle donne la fiducia in loro stesse e la dignità che spesso pensano di avere perduto. È importante lavorare assieme per mostrare loro che hanno risorse nascoste e che ce la possono fare. E grazie alla convergenza di tante energie, com-petenze, professionalità… si è riusciti ad aiutare tante donne. Vorremmo condividere alcuni stralci di una verifica effettuata dagli operatori di Casa Antida che consiste nel raccontare ad un amico la propria esperienza a Casa Antida.

 

Cara Giovanna Antida,

un’ospite di questa Casa ogni tanto sosteneva di sognarti e che sentiva fortemente la tua vicinanza.

Da allora, spesso, mi capita di pensare alla tua presenza e a come potessi essere orgogliosa del lavoro che noi cerchiamo, a modo nostro, di portare a tuo nome.

Spesso penso alle opportunità che hai creato per chi era in difficoltà ed alla tenacia che ha contraddistinto la tua opera. Ora è così che penso al mio servizio: come un’op-portunità, una porta aperta mille volte, e non “la porta da aprire”.

 

 

A volte ho paura che possiamo essere meno tenaci perché ci lasciamo condizionare dal primo sguardo, da letture personali che vanno oltre lo stato reale delle persone.

A volte sento che si è lasciati troppo soli dietro questa “porta”

e manchi la possibilità effettiva di unire nomi, sguardi, emozioni, per fare al meglio ciò che è giusto. A volte mi spiace perché ho la sensa-zione che qualche energia viene risparmiata.

 

Caro amico mio,

con le sere che si susseguono una dopo l’altra, sto venendo a conoscenza di realtà sempre più complesse che magari la stragrande maggioranza delle persone non conosce o fa finta evitando il problema.

Questa Casa ha qualcosa di particolare, influenza comportamenti e, quando capita, anche umori ed emozioni.

A volte mi capita di avere difficoltà a spiegare in cosa consiste il mio lavo-ro e il mio ruolo a qualche amico o conoscente che mi chiede: “Cosa fai? Di cosa ti occupi? … Va bene … ma tanto la notte dormi!”. Credimi è davvero frustrante non essere com-presi o affiancati.

Vorrei fare qualcosa in più per far conoscere questa struttura che amo definire “fuori dal comune”. Non cre-do, inoltre, sia semplice rapportarsi con le ospiti della Casa, garantendo 365 notti di accoglienza divise per quattro persone! Per questo, soprat-tutto, vorrei che fosse maggiormente considerata e conosciuta almeno nel settore del sociale. E penso che que-sto tipo di lavoro non sia come qualsiasi altro lavoro. Le tue emozioni, qui, vengono allo scoperto e, quando si chiude quella porta per mettere nero su carta, o più preci-samente, lettere battute su una tastiera, è tutto amplificato e, a volte, ci si sente piccoli e soli. Ma ciò aiuta a riflettere anche su se stessi e sulla propria vita in generale. Vorrei almeno una volta farti respirare l’aria che c’è qui, sentirla addosso e lasciarla andare quando chiudi la porta al mattino seguente.

 

                                                                      da “Voci dal Sud” Provincia Italia Sud - marzo 2013 

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