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Tuesday, 03 September 2013 00:00

Repubblica Centrafricana: a Bohong

CARTE4Da quando, nell’aprile del 2013, un contingente della Seleka ha fatto la sua apparizione a Bohong, la coabitazione con la popolazione locale non è mai stata facile. Da quel giorno tre diversi gruppi si sono susseguiti, ma tutti si sono comportati allo stesso modo sia al loro arrivo che alla loro partenza; hanno messo due barriere informali per i ottenere soldi dei passanti o, secondo loro, per le spese di formalità. L’importo da pagare dipende dal mezzo di trasporto. Per esempio una moto paga 1000 frs all’entrata e 1000 frs all’uscita mentre le persone a piedi versano 200 frs ad ogni passaggio di barriera. Organizzano delle incursioni improvvise nel mercato per cercare la gente e, all’occasione, tolgono dalla tasca tutto ciò che trovano: denaro, telefonini ed altro.

Da un certo tempo, i giovani (arcieri) hanno deciso di reagire ma alcune persone influenti di Bohong si sono opposte più volte. Circa tre settimane fa, hanno arrestato, senza alcun motivo, il capo degli arcieri per picchiarlo ed umiliarlo. In questa occasione, i giovani del villaggio hanno voluto reagire … La goccia che ha fatto traboccare il vaso, venerdì 16 agosto 2013 alle ore 9, è stato l’arresto, sempre senza motivo, di un giovane riparatore di biciclette e di un venditore di tabacco.

Pensavamo che questo piccolo incidente si potesse risolvere con il dialogo, ma purtroppo non è stato possibile. Verso le ore 13 la situazione è peggiorata e la tensione è aumentata. Nella giornata di venerdì, quattro Séléka sono stati uccisi di cui il capo che era un colonnello e ne hanno feriti parecchi … Questo fatto segna l’inizio delle grandi ostilità. Nel frattempo la città si è rapidamente spopolata, noi siamo rimaste nascoste nella nostra comunità e precisamente nella cappella per pregare e ci siamo messe nelle mani di Dio. I sacerdoti di Bohong hanno trovato rifugio accanto alla canonica in un vecchio edificio in rovina.

In serata sono arrivati dei rinforzi da Ngaoundaye, Bocaranga e Paoua. Poderosi spari hanno incominciato a farsi sentire, quasi ininterrottamente.

Grazie a Dio, una suora, in congedo, ci ha chiamate per avere nostre notizie; l’abbiamo messa al corrente della nostra situazione. Ha potuto così fa giungere la notizia alla famiglia di una altra suora la cui mamma ha potuto inviarci il necessario per avvertire telefonicamente le nostre suore di Bocaranga e la nostra superiora provinciale. L’abbiamo chiamata e lei ci ha incoraggiate assicurandoci la sua preghiera e quella di tutte le suore. Ha potuto comunicare con le suore  di Bouar per cercare cosa fare per farci uscire da Bohong. Ascoltando la provinciale, abbiamo sentito più forte la sua vicinanza. Tuttavia viviamo in una grande paura ma siamo rassicurate dalla presenza del Signore e dalla comunione di tutte le suore e delle nostre famiglie.

Il giorno dopo, verso le 10, abbiamo visto un gruppo di giovani Séléka in divisa accompagnati da qualche musulmano di Bohong, dirigersi verso la canonica dove hanno forzato la porta. Dopo essersi ben serviti, sono arrivati da noi dove hanno rotto tutte le porte per servirsi a volontà. Noi siamo state obbligate ad uscire perché eravamo tra la vita e la morte. Ci hanno detto:         « Dateci subito del denaro altrimenti voi morirete ». La suora più anziana ha chiesto loro cosa volessero, essi hanno risposto:          « Siamo in guerra, vogliamo dei soldi ». La suora ha dato loro una busta con un po’ di denaro ma essi l’hanno gettata a terra con rabbia perché la somma non era considerevole; il loro capo ha dato l’autorizzazione di ucciderci tutte. Essi hanno preso il denaro, il decoder, il meato scope ecc… Hanno trascorso più di una mezz’ora tra noi. Abbiamo comunicato ciò alla Superiora Provinciale, Sr. M. Rosa che ci ha detto. « Lasciate prendere tutto ciò che vogliono, perché le vostre vite valgono più di ogni cosa materiale. Verso le ore 15 la Madre generale vi chiamerà ». Quando Sr. Nunzia ci ha chiamate, ha parlato con ciascuna di noi; ci siamo sentite in famiglia e sostenute dalla preghiera e accompagnate da tutte le suore della Congregazione. Ci ha raccomandato di sperare sempre … Dio è presente.

 Impossibile comunicare con Bouar … un grande silenzio … avevamo perduto la speranza e dicevamo: “Con tutte queste porte scassate, dove andremo a dormire? Andare nella Brousse? Ma da chi? Non conosciamo un posto sicuro”. Considerando l’età e lo stato di salute della nostra suore anziana, non potevamo andare altrove. Nonostante la paura che ci abitava, abbiamo deciso di dormire nella stessa camera. Verso le ore 16, abbiamo ricevuto una telefonata da una suora che ci diceva: « Sto per arrivare da Garoua-Boulai, ma la macchina è in panne; se l’autista riesce a ripararla, assumiamo i rischi di venire a cercarvi. Ma se, da parte vostra, avete la possibilità, sarebbe auspicabile che usciate un po’ da Bohong e ci attendiate nel primo villaggio perché sembra imprudente venire fino a Bohong ». Abbiamo risposto ; E’ impossibile perché una suora è affaticata. E’ meglio aspettare a domani perché ora è già buio e se la morte arriva, voi andate ad informare le altre”. Ci ha risposto che la Vergine Maria ci copra con il suo manto … Le abbiamo consigliato di prendere qualche militare con lei per la sua sicurezza. Ci ha risposto che vedrà, ma che domani verrà da noi, se si tratta di morire, moriremo insieme. Non sapevamo più cosa fare se non piangere davanti al Signore. La suora anziana ci ha consolate dicendoci : « Mie figlie, Dio è là, abbiate fiducia in Lui, egli ci aiuterà ». Siamo andate in cappella per chiedere la protezione della Vergine Maria e delle nostre Sante. Grazie a Dio, la notte era calma, ma verso mezzanotte alcuni spari forti hanno ripreso fino al mattino. Il mattino della domenica 18, un gruppo di Séléka venne da noi; siamo uscite ed essi ci hanno nuovamente chiesto del denaro. Abbiamo detto loro che i primi gruppi avevano già preso tutto: non abbiamo più denaro da offrirvi; Il Colonnello ci ha dato una somma di 5000 frs cfa. Verso le 10 e 30, la suora di Bouar e l’autista ci hanno avvertite che erano nella direzione di Bohong. Nello stesso tempo un altro gruppo di Séléka è nuovamente arrivato da noi dicendoci che il Generale aveva dato l’ordine di condurci a Bouar; ma abbiamo rifiutato di partire con loro perché avevamo paura. Quando la suora e l’autista di Bouar sono arrivati a Bohong gli spari avevano ripreso alla grande, tanto che sono stati costretti a fermarsi per 45 minuti vicino alla moschea poiché tutto si muoveva non lontano di là. Finalmente sono arrivati alla comunità scortati da alcuni Séléka. Abbiamo caricato in fretta la macchina e abbiamo lasciato Bohong. Partendo ci siamo fermati dal sindaco per cercare di recuperare una macchina dei Padri che era stata rubata. Ci ha chiesto di condurre a Bouar due Séléka gravemente feriti. Durante il viaggio abbiamo visto alcune case di paglia incendiate dai Séléka. A 5 chilometri da Bouar la nostra macchina si ferma, è in panne … ma riusciamo finalmente ad arrivare verso le ore 18. Che gioia ritrovare le nostre sorelle con gli occhi pieni di lacrime.

Abbiamo poi appreso che la sera della nostra partenza, i Séléka sono tornati ed hanno saccheggiato la canonica e la nostra casa; hanno bruciato le case di paglia dove abitualmente si svolgevano le lezioni di catechismo. Hanno profanato la chiesa e spogliato la sacrestia. Hanno preso una macchina che apparteneva a un sacerdote. Le rappresaglie rischiano di durare.

Noi siamo veramente molto riconoscenti verso tutte le persone che da vicino o da lontano, ci hanno sostenute nella preghiera. Che Dio vi colmi delle sue grazie e che Egli vi benedica!             Le Suore di Bohong

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