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Martedì 08 Maggio 2012 11:45

Un progetto di accoglienza a rifugiate richiedenti asilo politico

 migranti lunga


In Italia, a Termoli

Domenica 15 gennaio abbiamo celebrato la Giornata mondiale del Migrante e del rifugiato. Abbiamo letto il messaggio del santo Padre che ci invita a riflettere su “Migrazioni e nuova evangelizzazione” e ci siamo sentite direttamente interpellate dalle parole: “Nell’impegnativo itinerario della nuova evangelizzazione, in ambito migratorio, assumono un ruolo decisivo gli Operatori pastorali – sacerdoti, religiosi e laici – che si trovano a lavorare sempre più in un contesto pluralista: in comunione con i loro Ordinari, attingendo al Magistero della Chiesa, li invito a cercare vie di fraterna condivisione e di rispettoso annuncio, superando contrapposizioni e nazionalismi...”

"Rifugio sicuro" è il progetto che inserisce Termoli e Ururi nella rete nazionale del sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati: donne sole, con i loro figli minorenni, scappate dal Libano, Somalia, Nigeria e Marocco, seguite passo dopo passo nel loro percorso di integrazione. L’iniziativa è finanziata dal Ministero dell’Interno per l’80 per cento, in compartecipazione con i due Comuni attuatori e con l’ente gestore, la Caritas diocesana Accoglienza, integrazione e tutela: questi gli obiettivi del progetto. Gli ospiti vivono nel centro “Spirito Santo” di Ururi e viene dato loro vitto, vestiario, prodotti per l’igiene, medicine e beni di prima necessità. Viene inoltre garantito un piccolo pocket money, per alcune spese personali. L’integrazione passa attraverso l’inserimento scolastico dei minori, l’alfabetizzazione degli adulti, la mediazione linguistico culturale, la sensibilizzazione sul territorio, l’orientamento sociale e professionale, l’affiancamento nella ricerca di abitazioni autonome.

Fatima ha quindici anni, e viene da molto lontano. Arriva dal Libano, e qui, in Molise, tra Termoli e Ururi, ha mosso i primi passi di una nuova vita. Lei è fuggita dalla sua terra, insieme alla sua mamma e a tre altri fratelli perché perseguitati dagli Hezbollah. È arrivata in Italia già da un paio di anni, è vissuta nel campo profughi a Crotone dove, lei stessa dice, ha dovuto imparare a farsi rispettare dai tanti uomini che erano presenti nel campo. Ha imparato abbastanza in fretta l’italiano e spesso è stata il punto di riferimento per la comunicazione con l’intero gruppo familiare e anche con le altre famiglie perché parla l’arabo, lingua che spesso accomuna molti Paesi. Lei oggi è inserita nella scuola primaria perché sogna di studiare e di aver un futuro di pace e di serenità insieme alla sua famiglia. Nei suoi occhi, si legge un’espressione di speranza, la prova che da difficoltà e pericoli insormontabili si può ricominciare.

Haga, Marian, Sofia, Success con i rispettivi figli, appena arrivate sono state accolte nella “Cittadella della Carità” per tre mesi. Per noi Suore della Carità erano il prossimo più prossimo da accogliere, conoscere e amare. Famiglie musulmane che ci hanno fatto sperimentare l’accoglienza reciproca nella diversità.

A volte siamo dovute intervenire per ricucire i rapporti tra le quattro famiglie perché non è facile la convivenza, ciascuno vive storie di sofferenza, di paura e di pericolo.

Per loro noi siamo i parenti vicini! In occasione delle grandi feste abbiamo condiviso il pranzo insieme. Già a Pasqua dell’anno scorso, dopo poco tempo dal loro arrivo, comunitariamente abbiamo deciso di invitarle a pranzo con noi, proprio credendo che Gesù Risorto ha distrutto tutte le barriere e le divisioni. Sono state molto contente di sentirsi accolte, volute bene e ci hanno poi invitate a “casa loro” per offrirci il meglio dei piatti della loro cultura. Il nostro impegno è in collaborazione con la Caritas Diocesana. Siamo un punto di riferimento per queste donne quando arrivano a Termoli. Alcune vengono a fare volontariato alla mensa: un’occasione per imparare la cucina italiana e essere avvantaggiate nella ricerca futura di un possibile inserimento lavorativo. Qualche volta abbiamo tenuto con noi, di notte, la piccola Sabrina perché la mamma aveva trovato lavoro in un ristorante. Nel nostro piccolo, attraverso semplici gesti di fraternità, cerchiamo di concretizzare il nostro impegno di voler contribuire a porre germi di una umanità nuova sobria, fraterna e solidale.

La comunità di Termoli “Gesù e Maria”

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