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Martedì 08 Maggio 2012 14:18

Al di là della solidarietà, osare la fraternità

 fraternita lunga

 

Nella sala da pranzo della casa di accoglienza di Sancey, ci sono una cinquantina di persone, molto impegnate in politica[1]. Il sindaco[2] di Kingersheim (Francia) parla dell’esperienza del suo Comune in questi ultimi dieci anni del suo mandato, sul tema: “Al di là della solidarietà, osare la fraternità”. Dalle due ore di intensa e sentita esposizione colgo solamente alcuni flash ... L’ascolto mi prende talmente che, a un certo punto, sostituendo mentalmente qualche termine proprio del linguaggio politico, con i “nostri”, ho l’impressione di essere nella sala “nuova” del nostro Capitolo Generale!

Sono convinta che la politica può riprendere tutta la sua nobiltà, tutto il suo senso, se il tempo dell’azione è arricchito dall’andata-ritorno frequente e costruttivo tra le persone elette e gli abitanti. Informare meglio per dibattere meglio, per elaborare meglio, per coinvolgerci meglio e viceversa.

Così nel 2004 abbiamo lanciato la sfida della democrazia permanente, nel 2006 realizzato la costruzione della casa della cittadinanza, come luogo do elaborazione, partecipazione, dibattito pubblico, condivisone di esperienze del bene comune. Sono nati, lungo il percorso, una ventina di Consigli partecipativi: pietre angolari del cammino di partecipazione. Il loro impegno è di radunare attorno al sindaco e ai suoi collaboratori, soprattutto i cittadini che, normalmente, non s’incontrano mai, per permetter loro un cammino insieme alla pari e nella durata. Gli argomenti sono sempre concreti, reali, visibili e verificabili. Per informare la popolazione tutti i mezzi sono utilizzati: le riviste, il sito della città, le informazioni con SMS, il forum alla casa della cittadinanza e, per arrivare, il più possibile, a uno stesso livello d’appropriazione e di condivisione dello stesso senso delle parole, per essere in situazione di riflettere, dibattere e proporre, abbiamo organizzato cicli d’incontri d’informazione e di formazione.

Per ogni argomento scelto si parte dall’affermazione del senso: per chi?, per che cosa? Perché? Quali finalità, quali valori, quali obiettivi? Non si collezionano desideri contradditori ma ci si interroga sul bene comune. Si indica chiaramente ciò che è negoziabile e ciò che non lo è. Dire ciò che si fa e fare ciò che si dice. Ma tra il “dire” e il “fare” c’è di mezzo tanta condivisione nella riflessione, nel dibattito e nella co-produzione.

Per una democrazia d’elaborazione è indispensabile andare a fondo delle cose. Nessuna risposta si fa con lo schioccare delle dita. Ogni giorno noi perdiamo un po’ il senso dell’altro che è un vicino, che è diverso, che è un bambino che gioca, che è un bambino che erediterà il pianeta; più nulla va deciso che pregiudichi il futuro delle generazioni. La vera democrazia parla con verità, annuncia con chiarezza, prende il tempo per guardare lontano, preferisce progettare e costruire piuttosto che giudicare negativamente cose e persone.

La democrazia partecipativa è esigente per gli abitanti. Porta in sé l’utopia di una città fraterna, la resistenza a tutte le forme di ripiegamento e una programmazione degli impegni personali e collettivi. La solidarietà è più d’ordine istituzionale mentre la fraternità coinvolge, è trascendente; essa sottolinea il legame permanente tra il cittadino e la dignità di ciascuno. Per il cristiano essa scaturisce dallo stesso Padre: Dio. La fraternità si costruisce nel’esperienza condivisa del bene comune.

E’ nel passaggio dall’io al noi, dall’immediato al lungo termine, dagli interessi particolari a quelli generali che gli individui diventano cittadini. E’ in queste trasformazioni che essi fanno l’esperienza di una democrazia dove si costruisce ciò che è l’umano dell’uomo. La democrazia d’elaborazione è relazione; non è facile perché richiede la crescita da parte di tutti gli attori. Interroga il senso dell’impegno, mette in evidenza la fecondazione tra le esigenze democratiche e il rinnovamento spirituale, tra l’impegno e l’interiorità, tra l’azione e il silenzio. Essa prende in conto il reale che insegue un ideale e va a fondo delle cose; tenta di coniugare l’etica della convinzione e l’etica della responsabilità. La sua esigenza fondamentale è l’impegno attraverso il coinvolgimento personale e collettivo. Interpella tutti gli attori della vita della città per agire per una città più sobria, più giusta e più fraterna, nella convinzione che non ci può essere trasformazione sociale senza la trasformazione personale e viceversa.

La sintonia di pensiero con il sindaco Jo Spiegel e la ricchezza della sua esperienza mi ha interpellata a fondo. Mi sono anche chiesta:

Dove trovo, in concreto, questi concetti negli Atti del nostro Capitolo Generale?

Vivo con responsabilità e interattività le trasformazioni in atto nella mia Congregazione?

Che livello di partecipazione ho e creo nella mia comunità?

Sr Jole Stradoni, sdc



[1] Gruppo Interdiocesiano d’uomini politici e cristiani reuniti per un Forum à Besançon- Belfort-Montbéliard - Delémont

[2] Jo Spiegel: sindaco di Kingersheim, presidente delegato di Mulhouse Alsace Agglomération, Consigliere Generale dell’Haut-Rhin


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