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Sabato 05 Gennaio 2013 15:56

Buon compleanno mia amata Patria

 

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"Ti Shqipëri me jep nder, më jep emrin shqipërtar...” Tu Albania mi onori, mi doni il nome di albanese...” Naim Frashëri

Più di cento anni fa Pashko Vasa scriveva, “la religione degli albanesi è l’albanesità” (feja e shqiptarit është shqiptaria) quando l’Albania si trovava ancora sotto il dominio turco, il quale ha dominato la nostra terra per quasi cinque secoli. Questo versetto, diventato molto celebre tra gli albanesi, serviva ad aiutare il popolo a pensare all’Albania unita con un’identità propria, indipendentemente dalla religione, serviva a non permettere alle religioni di diventare causa di divisione tra gli albanesi ormai già dispersi. Tutti i paesi dei Balcani, specialmente quelli confinanti con l’Albania, hanno una religione di stato, (Grecia-Ortodossi, Macedonia-Ortodossi, Montenegro-Mussulmani, Kossovo-mussulmani) l’Albania, a maggioranza mussulmana, a causa della lunga dominazione ottomana, non poteva permettere alle religioni di dividerci tra noi e mette l’identità albanese prima dell’identità religiosa, ma questa non per sminuire le religioni. Il nostro eroe Gjergj Kastriot Skenderbeg (chiamato Athleta Christi dal Papa Callisto III), con il suo esercito, è riuscito a fermare i turchi alle porte dell’Europa, ma l’Albania è dovuta sacrificarsi. Sono dovuti passare quasi cinque secoli, perché gli albanesi si liberassero dall’occupazione ottomana e così il 28 novembre 1912 Ismail Qemali, Dom Nikollë Kaçorri, Luigj Gurakuqi, Mithat Bej Frasheri, Lef Nosi, Isa Boletini e altri ancora resero l’Albania libera e indipendente.

Per l’Indipendenza dell’Albania è stata (abbastanza) riconosciuto il contributo del clero cattolico, infatti il vicepremier del primo governo albanese è stato un prete cattolico: dom Nikollë Kaçorri. Il clero cattolico (anche se i cattolici sono sempre stati una minoranza, dopo l’occupazione ottomana) ha avuto un ruolo decisivo nella insurrezione all’avanzata dei turchi alla soglia dell’Indipendenza, perché dietro ad ogni petizione o memorandum, dietro ad ogni consiglio regionale, c’era sempre un sacerdote cattolico, qui alcuni nomi: Mons. Jak Serreqi, Mons. Luigj Bumçi, mons Primo Bianchi, mons. Nikoll Kaçorri, padre Shtjefën Gjeçovi e specialmente i padri francescani: padre Gjergj Fishta, padre, Pal Dodaj, padre Karl Prenushi, padre Lorenc Mitroviç, padre Sebastian Hila, padre Bonaventura Gjeçaj, padre Luigj Bushati. Al clero cattolico viene dunque riconosciuto anche il contributo della diffusione delle scuole, l’insegnamento della lingua albanese, come mezzo per mantenere le proprie tradizioni e la propria identità culturale.

Il 28 novembre di quest’anno, abbiamo festeggiato il compleanno, il centesimo compleanno della nostra Patria. In cento anni di Indipendenza quasi la metà sono stati dominati dal regime comunista, uno dei regimi più feroci di tutto il mondo, il quale dichiarava l’Albania il primo paese ateo del mondo, eliminando Dio, eliminando ogni pratica religiosa, ogni luogo di culto, e quello che è più crudele eliminando ogni persona che portava Dio nel cuore e nella mente. (sono 40 i nostri martiri proclamati servi di Dio, a tanti altri non portati agli onori dell’altare).

Ormai sono vent’anni di “libertà”, una libertà che ha cercato di recuperare quello che ha perso nel passato, ma lo squilibrio diventa inevitabile quando si cerca di camminare al passo dell’Europa così vicina a noi e così influente nei nostri costumi, ma così lontana per storia e tradizioni.

Ma torniamo alla festa, il 28 novembre 2012 tutta l’Albania e tutti gli albanesi, nei paesi confinanti e in tutto il mondo, erano in festa, uniti per un unico motivo, quello di godere della libertà tanto sofferta e bramata da tutti. La piazza di Tirana era gremita di gente, anche noi suore della carità (albanesi e italiane) siamo uscite a festeggiare insieme a tutti i nostri connazionali e siamo rimaste stupite e meravigliate come tutti erano vestiti in rosso e nero (i colori della nostra bandiera) e veramente si respirava un’atmosfera di festa, di gioia, senza distinzioni di appartenenza religiosa e di provenienza, per una volta non si era scesi in piazza per protestare e per un ideale politico, ma per il motivo della patria.

La libertà è importante per tutti, ma penso che noi albanesi, forse ne gustiamo più di altri popoli, perche anche mentre eravamo liberi da dominazioni estere, (quasi mezzo secolo non abbiamo potuto professare la nostra religione, il nostro credo) oggi ha ragione la KISH (Konferenca Ipenshkvnore Shqiptare, Conferenza Episcopale Albanese) ad affermare che “in questi anni, oltre alla libertà acquisita, non possiamo non gioire di un bilancio positivo, specialmente nel campo dei diritti dell’uomo, della libertà della professione della fede, della parola e del pensiero”.

Certamente quest’anniversario ci pone davanti tanti motivi di gioia, ma anche di verifica, di un esame di coscienza nazionale, e sicuramente tante cose potevano andare meglio, l’Albania è uno dei paesi dove si registra ancora un alto tasso di corruzione e ce ne sono di cose da migliorare, ma per un giorno di festa nazionale si è lasciato tutto per il giorno dopo. Dobbiamo solo ringraziare il Signore in questo anno giubilare per la nostra Patria e per tutti quelli uomini che hanno lavorato e si sono sacrificati perché noi avessimo un Paese libero, per tutti quelli che hanno creduto in questo ideale e non hanno pagato le tasse ai turchi, pur negandosi ogni diritto dal governo turco, e perché, potevamo stare meglio certamente, ma meglio di ieri certamente stiamo anche se gli anziani sembra siano nostalgici dei vecchi tempi dove chi usciva per le strade specie le ragazze, non rischiavano di essere portate in ambienti equivoci. O dove le vendette erano limitate all’onore.

A noi oggi il lavoro per proteggere l’indipendenza e la fragile democrazia spesso minacciata. Bisogna lavorare perché in quest’Albania indipendente tutti si sentano a casa, ma anche gli albanesi emigrati sentono l’appartenenza e un giorno possano essere fieri di essere figli del paese delle aquile.

 Elda Nikolli  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

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