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Domenica 22 Ottobre 2017 07:47

RCA Bocaranga:"Bombe sui ribelli"

Bangui « la Coquette » mi accoglie dal 19 settembre dopo un tempo trascorso in Italia.  

Mi ritrovo paracadutata nuovamente in un altro universo. Una dolce pace mi abita, mi sono sentita protetta dalla Provvidenza lungo tutto il trascorrere dei mie anni.  

 Il 22 settembre arrivo a Bocaranga dopo aver percorso 600 km in auto, lungo strade disastrose : buche, profondi squarci, fango… e dappertutto insicurezza.   

Malgrado tutto, sono arrivata bene, contenta di ritrovare la mia comunità, le suore che mia attendono per ripartire insieme e servire questo popolo martirizzato.   La notte mi prende fra le sue braccia, la fatica mi abbraccia, offro il mio corpo al riposo dopo tante emozioni.   

 Sabato 23 settembre

 Verso le sei del mattino, ancora mezza addormentata, sento dei colpi di fucile…mi alzo e mi vesto velocemente.  Sr Emma mi avverte che una colonna di rebelli Peuls è entrata a   Bocaranga passando a fianco alla chiesa dove ci sono due mezzi militari della Minusca. I ribelli sono  numerosi e ben armati. Passano accanto ai due mezzi, ma i militari non reagiscono, al contrario i mezzi si allontanano dalla missione! 

In poco tempo, tutto il villaggio è in piedi. Già durante la notte, si era sparsa la voce che i ribelli Peuls stavano arrivando. Molti erano fuggiti nei villaggi più lontani, altri fra i cespugli, altri avevano cercato rifugio nella  missione. Più di 14000 persone erano fuggite, prendendo con sé le poche cose che erano riusciti a trasportare.  

Sr. Emma e io ci affrettiamo a chiudere porte e finestre. Sr. Agnès e Sr. Satisfaite si trovano al foyer Nemesia. La gente del villaggio salta la recinzione, alla ricerca di un posto per mettersi in salvo.  

 La popolazione è traumatizzata, impossibilitata a nascordersi, col rischio di essere continuamente colpita da pallottole vaganti. La population est traumatisée, impossible de bouger, on risque d’être blessé par des balles perdues. Dalle otto di mattina in poi le raffiche delle armi rompono il silenzio del villaggio, solo verso sera diminuiscono. Il movimento   3 R è adesso il nuovo padrone di Bocaranga, un villaggio fantasma. I Peuls sono pastori nomadi, ben addestrai nell’uso delle armi, per via della guerra.  

La notte è cupa, vado a dormire vestita, pronta a scappare… qualche raffica ancora nel cuore della notte mi fa svegliare di soprassalto. 

Il mio cuore è triste, penso alla popolazione fuggita nella brousse senza cibo, acqua, medicine:  l’ESODO MASSICCO di gente già duramente provata.  

E Dio, dov’è in tutto questo ? E il cuore del Padre non sta ascoltando il grido dei poveri ?   

Non riusciamo a sapere il numero delle persone colpite, ferite… si sentono ancora colpi sporadici…

 Domenica 24 settembre

 Un nuovo giorno si alza con la sua silenziosa frescura… non un suono, non un canto d’uccello. P. Cipriano viene a vedere se stiamo bene. Insieme andiamo al  foyer con i suoi sfollati: più di 600 persone hanno trovato riparo nelle aule dei due foyers. E altrettante persone presso i padri.  I volti esangui, lo sguardo perduto alla ricerca di una risposta a questa nuova ondata di violenza che si abbattuta sul villaggio. 

Verso mezzogiorno, il generale SIDIKI, capo dei ribelli si presenta alla missione, dai padri, scortato dalle sue guardie, per riferire che i suoi uomini non sono venuti per colpire la popolazione, ma per farla finita con  « Antibalakas » , quei gruppi di giovani che sono nati per combattere con i Selekas e per proteggere i villagi. Ma le cose sono andate diversamente, si sono trasformati in ladri di greggi e assissini, hanno ricattato le popolazioni…Il generale dichiara di volersi installare a Bocaranga, poiché quella terra gli appartiene: ci sono buoni pascoli per le bestie. E vuole la Pace soprattutto. Convoca un’assemblea della popolazione, ma poca gente vi partecipa.  Sr. Agnès e Sr. Satisfaite ci vanno, insieme ai padri.  Il generale ripete le stesse cose:  vuole la pace, non vuole gente armata in giro, altrimenti saranno eliminati. Nel frattempo, i ribelli sono alla ricerca degli Antibalakas scappati nella brousse.

Da lunedì  25 settembre non si odono più spari. Solamente i ribelli circolano armati, di notte bussano alle porte delle case per razziare qualcosa di prezioso.

Il governo, come sempre, resta muto quando si tratta di prendere decisioni. E noi viviamo da più di quattro anni nell’anarchia. Veniamo a sapere che alcuni dei deputati della Regione si sono espressi fortemente, hanno organizzato delle marce per richiamare la coscienza di chi governa il Paese, affinché vada in soccorso della popolazione.  Alcuni ministri sono venuti a Bocaranga e si sono incontrati con il generale Sidiki per convincerlo a lasciare la zona. Ma lui rifiuta. Gli hanno dato un ultimatum di tre giorni. 

 Un cielo tempesteso sovrasta le nostre giornate. Alcuni temporali si abbattono sul silenzio di un villaggio fantasma. Poco a poco la vita si organizza nella missione e presso i foyers. La popolazione sopravvive con quel poco che ha potuto mettere in salvo, arrangiano dei piccoli mercati : su dei piccoli sacchi si trovano cipolle, zucchero, sale… Le donne pilano e accendono il fuoco, altri attingono l’acqua ai tre pozzo delle nostre scuole. I ragazzini si divertono, incoscienti di quello che sta accadendo, gli uomini più coraggiosi vanno nei campi a cercare di che mangiare.  Non si osa tornare al villaggio, la paura è ancora troppa… sono trascorse due settimane.   

Con la gente condividiamo una vera tragedia, pianificata e orchestrata dai potenti che vogliono approfittare delle ricchezze del Paese.  

 Venerdì 6 ottobre

 Il cielo è irrequieto. Nuvole gonfie di pioggia vagano silenziosamente, presagio di qualcosa che sta per arrivare. Verso le  tre del pomeriggio, un comandante della Minusca viene alla missione per intimarci di abbandonare la missione, noi suore  e P. Cipriano e di recarci alla loro base che si trova 6 km. Di non prendere niente, neppure l’auto. Ci spiega che l’indomani ci sarà un bombardamento sul villaggio e le forze dell’ONU lanceranno un attacco per liberare tutta la zona dai ribelli. Prima della partenza della popolazione, chiudiamo le case, prendiamo dei sacchi con noi e ci mettiamo per strada passando per il quartiere dove la strada principale è controllata dei ribelli. Dopo un’ora di cammino, arriviamo finalmente alla base. Il sole al tramonto ci saluta…

 La gente ci aspettava, felice di rivederci in mezzo a loro. I soldati della  Minusca ci fanno attendere dietro il filo spinato che circonda la base. Osservo al di là, migliaia di persone sedute sulle loro stuoie, per terra, sotto le tende, le capanne, tutta una folla in gravissime difficoltà. 

Il mio cuore si chiude, siamo impotenti di fronte a tanta sofferenza… abbiamo gridato al cielo, che sembra afono, insensibile al lamento dei poveri.  

                Scende la notte, la luna piena illumina il campo degli sfollati, dopo una mezz’ora d’attesa, un militare ci fa entrare nella base  e ci mostra un piccolo  gazebo. Ci sistemiamo, i militari ci offrono acqua e biscotti. Cerchiamo di riposare ma i nostri cuori sono pesanti… siamo sradicati, insieme ad un popolo martirizzato.   

Dopo qualche ora, verso le 22.00 il comandante della base ci dice che siamo autorizzati a restare alla base, ha ricevuto degli ordini, si sta cercando una soluzione. 

 Verso le 22.30, un militare ci invita a seguirlo all’esterno della base e ci mostra due tende: una per padre Cipriano e una per noi. Ecco il nostro “Albergo a 5 stelle”: sulla nuda terra due piccole stuoie. Cerchiamo di coricarci vestite, due coperte leggere per ripararci. Un vento freddo penetra da sotto la tenda e la solleva, cerchiamo di tenerla chiusa per non raffreddarci, i nostri occhi sono senza sonno.  All’interno del filo spinato, la gente chiacchera, i bambini piangono, i cani abbaiano.  Una splendida luna riempie il cielo e sembra sorriderci. La notte passa insonne, la nostra attenzione è richiamata da tutti  i più piccoli rumori.  

Mi alzo al mattino presto e cammino lungo il filo spinato, la gente mi saluta, vuole sapere se stiamo bene. ..   Padre Cipriano, Sr. Agnès et Sr. Satisfaite mi raggiungono e tutti vogliono stringere le nostre mani…

Siamo tutti imbarcati sulla stessa piroga lungo un fiume di sofferenza e malgrado tutto questo la gente ha la forza di sorridere… questo ci interpella! Ci offrono quattro sedie. Ci sediamo e contempliamo il cielo con le sue evoluzioni

 Verso le 7.00 cominciamo a sentire i primi bombardamenti. Tre elicotteri sorvolano la zona. Due sganciano le bombe sul campo dei ribelli, la terza colpisce la base della Minusca. Nel frattempo i militari avevano piazzato dei carri armati sulla via principale e davanti al campo degli sfollati. Il comandante ci richiama dentro il gazebo.  I soldati venuti da Bouar stanno setacciando tutte le case del villaggio alla ricerca dei ribelli. Ore interminabili trascorrono. Sulle colline che ci circondano, vediamo gente fuggire, nascordersi… Viviamo tutto il giorno di sabato nell’inquietudine… non riusciamo neppure a pregare, a rivolgerci al Dio dell’Esodo che sembra aver dimenticato le sue Promesse...  

 Verso le 17.30 il comandante della base, di ritorno da  Bocaranga, annuncia agli sfollati che il villaggio è stato liberato, non ci sono più ribelli e che da domenica la popolazione può far ritorno alle sue case. Grande è la gioia che esplode in grida di vittoria.   

Poi si rivolgono a noi, dicendo che noi pure possiamo rientrare, che i soldati della Minusca assicureranno la protezione della missione e del villaggio. Gli chiedo se può almeno accompagnarci, ma non risponde neppure. 

Il sole tramonta. Propongo alle suore di mettermi a cercare un uomo che mi accompagni alla missione, dove recuperare l’auto per tornare a riprenderle. Sono d’accordo e troviamo un giovane di nostra conoscenza. Salgo sulla sua moto e partiamo.   Avevo un certo timore, saremmo stati i primi a rientrare al villaggio dopo l’attacco. La strada è libera, non c’è anima viva, solo vicino all’ospedale vediamo i carri della  Minusca. I soldati ci fermano. Spiego loro il motivo della mia venuta e ci fanno passare. Alla missione vi sono ben sette carri armati e militari dappertutto.

Riesco a recuperare l’auto che avevo nascosto e parto per prendere con me le due suore, il padre e qualche altra persona.  

Facciamo poi un giro con i padri: una vera desolazione: il cancello è stato divelto e rimosso, le porte della casa forzate e disordine dappertutto.   

 Dalle suore, tutto è intatto.   

Apro timidamente la porta della nostra cappella, la piccola croce che brilla sul tabernacolo sembra parlarmi : «Coraggio, siete sopravvissuti, perché io ero con voi”. Ringrazio il Signore e un nodo di piato mi serra la gola

Una doccia e poi prepariamo una veloce minestra e con padre Cipriano ringraziamo il Signore d’aver protetto la popolazione e noi tutti. 

A Dio affidiamo il futuro di questa missione. Non sarà facile perché il capo dei ribelli è riuscito a sfuggire. Ora il nostro motto è “RICOMINCIARE”. Il nostro cammino della croce non è oltrepassato, ma la SPERANZA abita i nostri cuori e ci rilancia insieme al popolo a chiedere e a perseguire la PACE.  

Fra molte nuvole scure, una piccola LUCE continua a brillare nei nostri cuori e li riscalda. Missionarie in terra d’Africa, noi restiamo fedeli alla missione che Cristo ci ha affidato:  

 « TESTIMONI DELLA CARITÀ SUI PASSI DI JEANNE ANTIDE »

                                                                                                                                    Sœur Marie Elena Berini

Bocaranga 8 ottobre 2017

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