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Lunes 20 de Noviembre de 2017 19:57

La vita di Sant'Agostina in albanese

Non sono cattivi, ma soffrono

Per presentare la traduzione in Albanese del libro su Santa Agostina vorrei considerare alcuni aspetti. Il libro è stato presentato in occasione del 25esimo della presenza delle suore della Carità in Albania. La prima comunità è stata quella di Elbasan dove sorge una università nelle scienze infermieristiche. Il libro tradotto è quello di Raffaella Perugini, ‘La logica della carità’.

Per presentare questo libro vorrei approfondire con voi tre concetti chiave che ci aiutano a capire meglio la vita di suor Agostina: il Martirio, l’Amore, e il Servizio.

Il Martirio: questa è una realtà presente sia nella religione cristiana, che in quella islamica. Nel Kur’an si trova il termine šahîd per descrivere il martire, che a sua volta ha lo stesso significato del termine greco martys, che in albanese viene con il termine testimone. Il senso di ogni martirio, il senso di ogni testimonianza, sta nell’obbedienza a Dio. E l’obbedienza alla Verità può portare verso il sacrificio di se stessi, non perchè il sacrificio è valore in se stesso, ma perchè il mondo va contro la verità, e non l’accetta. Queste persone scelgono di testimoniare la verità, e ci parlano anche con la loro morte, risvegliano le nostre coscienze assopite e addattate al corrotto. Nella spiritualità cristiana martys, il testimone è colui che annuncia, testimonia e proclama la gioia della Risurezione. Colui che con la sua vita canta la vittora sulla morte, dell’amore sull’odio, della giustizia sull’arbitrio. E il testimone non cerca mai la morte, ma non la evita se questa le chiede di rinneggare la propria fede o se stessi. Il testimone cristiano muore sempre pregando e perdonanto il persecutore, come ha fatto il suo Maestro ‘Perdonali, perche non sanno quello che fanno’ò (Lk 23, 34). E proprio così è morta anche Agostina, quando il suo paziente la uccide col coltello.

L’Amore: niente avrebbe senso senza l’amore visibile nelle opere. L’amore è l’unica cosa che cerchiamo per tutta la vita, ma è l’unica cosa per la quale non investiano quanto e come si deve. Ecco cosa scrive un poeta tedesco: ‘...Amare è bene: ché l’amore è difficile. Voler bene da uomo a uomo: questo è forse il più difficile compito che ci sia stato imposto, l’estremo, l’ultima prova e testimoniaza, il lavoro, per cui ogni altro lavoro è solo preparazione... ...amara è angusta occasione per il songolo di maturare, di diventare in sè qualche cosa, diventare mondo, un mondo per sé in grazia di un altro’(R.M. Rilke). Perchè l’uomo arrivi questa perfezione nell’amore lo deve coltivare, perchè non si improvvisa, e cosa ci può insegare suor Agostina? Che l’amore è possibile! L’amore oltrepassa quello tra uomo e donna, troppo piccola per esaurirla lì. Essa arriva fino al nemico, perchè, se amiamo solo quelli che ci amano, cosa facciamo di speciale? (Mt 5, 46)

Il Servizio: Il servizio per suor Agostina è il dono di sè, è l’amore concreto, quello che agisce. È proprio in questo aspetto della sua vita, inseparabile dalla sua spiritualità, dove si verifica e si concretizza la fede. La natura umana in Agostina si contretizza in quella di una donna, con tutte le sue peculiarità. Edith Stein, quando parla della natura della donna dice: ‘Il modo di pensare della donna, i suoi interessi, sono tutti orientiati verso ciò che è vivo e personale e verso l’oggetto considerato come un tutto. Proteggere, custodire e tutelare, nutrire e far crescere: questi sono i suoi intimi bisogni veramente materni’. (E.Stein, La Donna 1959). E se la donna mostra interesse per qualcosa di materiale, è perchè questa è a favore dell’uomo (umano), che si nutra, che cresca, che si realizzi. In suor Agostina anche la sua natura femminile si incontra con quella della consacrazione, dove la spiritualità è sempre verso l’altro, sempre tesa a prendersi cura della vita intorno a lei, cosa che fa anche di una vergine madre, ‘e la bellezza della madre è maternità in servizio’(Rainer Maria Rilke). Continua Edith Stein, ‘Perchè la vita di una donna sia intimamente modellata dall’amore divino, è neccessario che sia una vita eucaristica. Dimenticare se stessa, liberarsi da tutti i proprio desideri e pretese, avere un cuore pronto per tutti i bisogni e le necessità altrui...’ Proprio da qui prende luce ogni vita religiosa vissuta in piencezza, e ogni sacrificio o dono di sè assume un senso pieno in Cristo, altrimente sarebbe solo una tentazione di inalzarsi, dove anche il sacrificio più grande perderebbe il suo valore. Sono vecchie le parole di San Paolo a riguardo, ma sempre nuove: ‘ Se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sarei come bronzo che rimbomba... E se anche dessi in cibo tutti i miei beni e consegnassi il mio corpo per averne vanto, ma non avessi la carità, a nulla mi servirebbe. (1Cor 13, 1-3)

Vorrei concludere questa presentazione con ua raccomandazione di Agostina, inclusa nel decalogo dell’infermiere: Ricrodati di non dimenticare: dimenticare non è semplice dimenticanza, ma mancanza, perchè la memoria è questione di cuore. Quando amiamo ricordiamo, quando amiamo serviamo, quando amiamo perdoniamo. Grazie


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