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Mercoledì 22 Novembre 2017 09:42

RCA "Siamo lo stato più povero al mondo"

21 novembre 2017 - L’80% del paese è in mano ai ribelli. “La guerra sembrava finita, ma purtroppo non è così o, almeno, non è dappertutto così”, scrive all’Agenzia Fides p. Federico Trinchero, carmelitano scalzo del monastero Nostra Signora del Carmelo a Bangui, capitale della Repubblica Centrafricana. “La situazione relativamente tranquilla di Bangui – dove comunque non sono mancati, anche recentemente, episodi di violenza – rischia di ingannare”, sottolinea il missionario. “Nelle zone interne del paese il quadro è ben diverso. Dal mese di maggio gruppi di ribelli – non sempre ben identificabili quanto ad origine e obiettivi – hanno provocato centinaia di morti, case bruciate e migliaia di profughi in diverse città e villaggi. Tale stato di cose si trascina ormai da troppo tempo. C’è come il rischio di abituarsi alla guerra, quasi fosse inevitabile”.

“Due dati inequivocabili esprimono, più di ogni altra analisi, la situazione drammatica in cui si trova il Centrafrica” afferma p. Federico. “L’80% del territorio è, di fatto, ancora occupato, o comunque controllato, da gruppi di ribelli che dettano legge al posto dello Stato che fatica – e purtroppo quasi rinuncia – a far sentire la sua presenza”. “L’assenza dello Stato nelle zone lontane dalla capitale fu uno dei motivi che scatenarono la guerra nel 2013” ricorda il missionario. “Trascurarlo potrebbe non essere una buona strategia. L’elezione di un nuovo Presidente, la presenza massiccia dell’ONU, l’interesse e gli aiuti copiosi da parte della comunità internazionale, sembravano l’occasione propizia per voltare pagina, afferrare finalmente il treno dello sviluppo e provare ad essere uno Stato per davvero. Ma, almeno per ora, così non è stato. I risultati hanno deluso le attese. Non siamo riusciti a fare passi in avanti. Anzi, forse ne abbiamo fatti addirittura indietro” afferma p. Federico.

“Il secondo dato è relativo alla povertà. Secondo l’ultimo rapporto dell’ONU il Centrafrica si colloca ormai al 188° posto su 188 paesi nell’Indice dello Sviluppo Umano”. “Siamo quindi il Paese più povero del mondo” rimarca p. Federico. “Il Centrafrica si trovava già in fondo alla classifica. Questi ultimi anni di guerra hanno consumato le poche risorse di cui disponeva. E anche se le classifiche sono sempre un po’ antipatiche – e piacciono soltanto quando si occupano i primi posti –, questo dato resta un indicatore più che eloquente della reale situazione del Paese”.

“Davanti ad un quadro così desolante non mancano le ragioni per essere pessimisti, scoraggiarsi e arrendersi” dice il missionario. Ma da un punto così basso non si può che risalire. Ed è inutile continuare ad accusare un nemico, mai ben definito, o aspettare che qualcuno – quasi per magia – cambi la situazione perché ci siano le condizioni per iniziare a fare qualcosa”. “Forse è arrivato il momento di iniziare a fare qualcosa perché la situazione cambi. E la magia, o meglio, il miracolo, sarebbe che questo qualcosa lo facessero i Centrafricani stessi, in un grande, collettivo e attesissimo sussulto di amore per la propria patria” conclude p. Federico. (F.T.) (L.M.) (Agenzia Fides 20/11/2017)

Last modified on Mercoledì 22 Novembre 2017 09:51
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