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Venerdì 06 Aprile 2018 16:49

Sr Maria Elena ci parla della missione in RCA

Dal 2007, il Dipartimento di Stato americano conferisce il premio internazionale “Women of Courage” a dieci donne distintesi per il loro coraggio in situazioni difficili. Nelle scorse edizioni, il riconoscimento è stato assegnato a figure femminili di varie fedi, culture e aree del mondo che, in mezzo a mille problemi, hanno portato avanti le proprie attività volte a promuovere pace e riconciliazione. Questo anno l’ambasciata americana presso la Santa Sede ha segnalato Sr Maria Elena Berini.

Classe 1944, nativa di Sondrio; dal 1972 al 2007, sr Maria Elena è missionaria in Ciad, poi viene inviata nella Repubblica Centrafricana, dove tuttora svolge il suo impegno pastorale, in una zona al confine con il Ciad e il Camerun. Il suo lavoro è sempre in ambito educativo, ma la situazione è molto precaria. Il conferimento del premio è legato al suo coraggio e, soprattutto, alla sua capacità di essere donna di speranza in un contesto difficilissimo, quello di Bocaranga, attraversato da conflitti, scontri, violenze ed episodi di guerriglia.

«Da anni svolgiamo un servizio in mezzo alla popolazione nella zona di Bocaranga, al confine con Ciad e Camerun. Abbiamo attraversato due periodi terribili in cui, nel 2014 e nel 2017, c’è stata una recrudescenza del conflitto in Centrafrica», ha raccontato a Roma Sr Elena. «Noi e altri missionari abbiamo salvato tanta gente offrendo rifugio nella nostra missione. ... Il villaggio è stato assalito a più riprese dai ribelli che volevano impossessarsi della zona ricca di pascoli. Sono morte tantissime persone e quelle rimaste vive vivono nel terrore. A noi stesse è capitato di dover fuggire durante il giorno per poi tornare nella missione, di notte. Abbiamo ospitato fino a 700 persone, aperto e reso operative le scuole, dato acqua e tutto quello che avevamo. Siamo rimasti insieme all’interno della missione fino a quando la Minursca, la forza Onu presente nel Paese, è venuta a dirci di fuggire per i bombardamenti. È stata un’esperienza traumatica per tutti. Ci sentivamo impotenti, incapaci di dare risposte. Ma la popolazione, a prescindere dall’appartenenza religiosa guardava a noi come l’unica àncora di salvezza. Ci dicevano: “Non importa se non avete nulla da darci, ci basta stare con voi e sentirci al sicuro”».

La situazione in Centrafrica, resta molto tesa. I ribelli controllano l’80% del territorio. Secondo Sr Maria Elena, «ci sono troppi interessi economici anche da parte di Paesi e gruppi occidentali: il Centrafrica è ricchissimo, ma la gente è in assoluta povertà. Le ricchezze sono ormai controllate dai ribelli, mentre il commercio delle armi, continua a fiorire. Non ci sarà mai pace fino a quando il Paese sarà un mercato di armi. È questo il mio appello: basta con le armi!».

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