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Miércoles 16 de Enero de 2013 23:20

In un mondo sconosciuto ho trovato Dio

Questo titolo vuole raccontare ciò che ho vissuto durante il viaggio fatto in Egitto e in Sudan, dall’11 al 30 dicembre 2012. Ho toccato con mano come questi paesi dove la fede musulmana supera quella di una minoranza che vive la fede cristiana, siano ricchi di storia sacra, con grandi opportunità di dialogo, di incontro, di attese. Qui il servizio delle Suore della Carità è sempre un invito a lascarsi portare dalla storia, ma anche a creare rapporti che possono generare vita e superare la concezione che, dire musulmano, significhi violenza, guerra, schiavitù, oppressione.

Come Suore della Carità di Santa Giovanna Antida, che operano in questa zona del mondo, attraverso il servizio nelle scuole, nelle parrocchie, nei dispensari, abbiamo l’opportunità di condividere con i musulmani moderati la quotidianità della vita e, attraverso un dialogo fecondo e fraterno anche i valori evangelici del carisma della nostra Fondatrice.

Questa esperienza ha coinvolto Suor Nunzia De Gori, nostra Superiora generale, Suor Mary e me, Suor Monica, tutte e due consigliere generali, nel viaggio verso l’Egitto, con sosta al Cairo la sera dell’ultimo giorno della Conferenza Provinciale della Provincia dell’Oriente.

Come prima meta del nostro pellegrinaggio, insieme a tutte le sorelle serventi, ci siamo fermate nel Tempio di Karnak, sulla riva del Nilo, a contatto con la storia antica egiziana, con le sue diverse dinastie, dove tutto gira intorno alla vita, agli scritti, ai geroglifici che fanno capire il senso della vita in questa storia e il senso della divinità riconosciuta.

Un altro momento importante lo abbiamo vissuto presso La Valle dei Re che è una necropoli situata sulla riva occidentale del Nilo, di fronte a Luxor, luogo di sepoltura dei Faraoni del Nuovo Regno (1570-1070 a.C.). Prima del Nuovo Regno le necropoli reali erano costituite da complessi formati da tombe-piramidi e templi.

Abbiamo raggiunto, poi le comunità delle suore dell’alto Egitto: Hamadai, Khazandaria e Ghanayem, che comprende tutta la zona meridionale dell'Egitto che inizia dalla prima cataratta del Nilo.

Credo proprio che Dio ci aspettasse qui per celebrare l’azione di grazie con le diverse comunità cristiane. Ognuna di esse ci ha accolto nella semplicità e festosamente, segno dell’accoglienza aperta e gentile di questo popolo. Abbiamo celebrato l’Eucaristia in rito copto. Con il gesto iniziale della scelta del pane da riservare per il sacrificio, veniva evidenziato l’aspetto della condivisione e della fraternità, mentre l’apertura alla santità l’ abbiamo rilevata dal dialogo tra il Sacerdote e i fedeli godendo del ritmo, dell’ armonia e della forza delle parole liturgiche che ci invitavano a pregare per tutta l’umanità.

Lasciando l’Alto Egitto, ci siamo dirette verso il Basso Egitto, nella zona settentrionale dell'Egitto, ossia verso la regione del delta del Nilo. Qui è stata maturata un’altra esperienza profonda che ha riguardato l’integrazione, il dialogo tra cristiani e musulmani, attraverso la missione educativa nelle due scuole delle nostre suore.

La scuola di Sant’Anna, nel Cairo, come la scuola Santa Giovanna Antida in Alessandria, dà una grande testimonianza d’integrazione, di servizio, di dialogo, di gesti concreti, sia per quanto riguarda gli alunni cristiani che per gli alunni musulmani, come per gli insegnanti. Tutto ciò dimostra che è possibile vivere insieme nel rispetto delle differenze e nell’accettazione del positivo di ogni fede.

Al ritorno da Alessandria ci aspettava la visita al Monastero di Sant'Antonio, uno dei principali monasteri copti dell'Egitto. Si trova a circa 40 km ad ovest di Zafarana e a circa 140 km a sud-est del Cairo, nel deserto orientale, non distante dal Mar Rosso. È il più antico monastero cristiano del mondo. L’esperienza del deserto è stato un invito al silenzio che facilita l’ascolto di Dio e le numerose pitture ed immagini che ivi si possono ammirare segnano la sentita, diffusa presenza del divino. Ho capito che l’immensità del deserto suscita e plasma il desiderio di Dio, ispira la preghiera, facilita la rivelazione e il significato della sua Parola che non può rimanere solo nel cuore di chi l’ascolta, ma orienta irrevocabilmente verso la comunicazione-evangelizzazione.

Eravamo prossime alle festività natalizie, ebbene ho vissuto l’arrivo del Natale molto diversamente dagli altri anni. Lungo le strade non c’era nessun segno che si riferisse alla nascita del Salvatore. Nei Paesi cristiani occidentali, la pubblicità ci ha rubato il Natale: tutto è commercio, dovunque trionfano luci e colori. Ciò che mi ha toccato è che tanti musulmani che lavorano con le suore o semplicemente ci conoscono, ci dicevano: “Domani è la vostra festa, Auguri …”

Non so più se nelle altre parti del mondo o nel nostro occidente, ancora ci auguriamo il Buon Natale nel vero senso che contiene!

Con tutte le sorelle dell’Egitto, la festa del Natale è diventata un momento comunitario emozionante sul piano della fraternità, della gioia e della condivisione.

La visita alle Piramidi ci ha dato il polso della situazione socio-politica che si vive questo Paese: pochi turisti, molta prudenza, tanto sospetto. Arricchente è stata la condivisione della storia e della situazione attuale del Paese, fatta con la persona musulmana che ci ha guidate.

Al mattino presto del giorno seguente, l’aereo ci ha portato nel Nord-Sudan, a Khartoum per la visita alla comunità delle suore. Lì altri poveri ci aspettavano: i rifugiati in attesa di raggiungere il Sud Sudan, ci hanno accolto nel loro campo. Tanta povertà, tanti disagi, ma anche tanta speranza, accoglienza, gentilezza.

Nella scuola d'Ezzba, che abbiamo raggiunto, gli insegnanti, gli alunni, i genitori, le suore hanno organizzato il Natale, con la festa dell’ accoglienza, fatta di canti, e di danze. Purtroppo fuori delle mura della scuola, la realtà di povertà ci pesava. Dio ci chiamava, Dio ci faceva riflettere: “Dove è tuo fratello” ?

In questa comunità abbiamo avuto la possibilità di fermarci con i Padri di Comboni, di visitare il Vescovo e il Nunzio apostolico. Tutti momenti di fraternità; riconosciamo che dietro a questa realtà ci sono le nostre suore, che con gioia e senso di responsabilità annunziano il Vangelo della carità, carisma di Giovanna Antida che può ben contrassegnare il cammino per il dialogo e l’ integrazione.

Ciò che ha segnato il mio animo in questo viaggio riguarda la qualità delle relazioni, dell’accoglienza, e soprattutto la gioia di essere stata testimone del fatto che il carisma e la spiritualità di Santa Giovanna Antida possono essere vissuti anche con i fratelli musulmani.

Ho la fiducia che tutto ciò crei la possibilità di collaborare, con vera coscienza ecclesiale, alla costruzione di una società nuova, alternativa, che si ispira ai valori del Vangelo.

                                                                                                     Suor Monica Binda

 

 


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