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Venerdì 02 Novembre 2018 21:31

INDIA Cristiani e indù: in difesa dei vulnerabili

2 novembre 2018 - In occasione della festa di Deepavali, il 7 novembre, il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso ha inviato un messaggio perché, come credenti, si compia uno sforzo collettivo “per assicurare un presente gioioso e un futuro di speranza” a chi è più vulnerabile

“Rafforzare lo spirito di amicizia e fraternità” tra gli induisti e che ci sia “più pace e gioia” nelle famiglie e nelle comunità. E’ l’augurio contenuto in un messaggio dal titolo: “Cristiani e Indù: in difesa dei vulnerabili della società”, a firma del segretario del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, mons. Miguel Ángel Ayuso Guixot, per la festa di Deepavali che cade il prossimo 7 novembre. Deepavali significa letteralmente “fila di lampade a olio” e richiama, secondo la tradizione, la vittoria della luce sulle tenebre, della verità sulla menzogna, della vita sulla morte, del bene sul male.

Insieme per i vulnerabili

Ricordando “le prove quotidiane” che ogni giorno devono affrontare i poveri, gli emarginati, le vittime di abusi e violenza, mons. Ayuso Guixot sottolinea che, “in questo contesto inquietante”, “induisti e cristiani insieme” sono chiamati a impegnarsi per “difendere, proteggere e assistere queste persone”. “Il dovere morale di prendersi cura dei vulnerabili scaturisce – si legge nel messaggio – dalla nostra credenza condivisa che siamo tutti creature di Dio e, di conseguenza, fratelli e sorelle uguali per dignità e reciprocamente responsabili”. E’ la comune condizione umana unita al dovere morale verso gli altri che richiede di fare il possibile “per alleviare le loro sofferenze, difendere i diritti e ridare loro dignità”.

Sforzi maggiori per una cultura della cura

Nonostante – scrive il segretario del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso – gli sforzi sembrino gocce d’acqua in un oceano è importante, come richiama Papa Francesco nel messaggio per la seconda Giornata Mondiale dei poveri, “aprire la porta del cuore e della vita” per far sentire queste persone amici e di famiglia. “Attenzione e cooperazione – si legge nel testo – sono necessarie per nutrire una cultura della cura e della considerazione nei loro confronti”. Mostrare un volto e un cuore umano perché “frutto di un’inspirazione divina nell’ottica di un’autentica emancipazione e benessere dei vulnerabili e della difesa della loro causa”. Uno sforzo collettivo dunque tra persone di buona volontà “per assicurare un presente gioioso e un futuro di speranza” ai fratelli più in difficoltà.

Benedetta Capelli – Città del Vaticano


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