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Domingo 24 de Febrero de 2019 21:08

LÍBANO Sobre el matrimonio civil

23 febbraio 2019 - Il Patriarca maronita Boutros Bechara Rai intervenuto nel dibattito riapertosi nella società libanese in merito al riconoscimento giuridico del matrimonio civile, e le espressioni interlocutorie da lui utilizzate vengono interpretate da molti come un segnale di disponibilità a approfondire la discussione senza chiusure pregiudiziali.

Nelle sue dichiarazioni, arrivate venerdì 22 febbraio dopo un incontro tra il Patriarca Rai e il Presidente libanese Michel Aoun, il Primate della Chiesa maronita ha riferito di non essere assolutamente contrario a una legge che riconosca il matrimonio come vincolo di carattere civile. Un riconoscimento giuridico del carattere civile del matrimonio che dovrebbe valere per tutte le unioni coniugali, e non essere considerato facoltativo. "Non esiste” ha rimarcato su questo punto il Patriarca Rai “una cosa chiamata legge facoltativa: la prima caratteristica di una legge è che è vincolante. Rendendola facoltativa, il Paese apparirebbe frammentato e comincerebbero ad emergere problemi". Se invece si introduce una legge obbligatoria per attestare e sancire la natura del matrimonio – e di ogni matrimonio - come vincolo civile, “poi sarebbe mio dovere di Patriarca – ha aggiunto il Primate della Chiesa maronita “spiegare ai maroniti che il matrimonio, è uno dei sette sacramenti della Chiesa, da celebrare se vogliono vivere in maniera autentica il loro cristianesimo". E questo perché spetta a ognuno la responsabilità di prendere in coscienza le proprie decisioni davanti a Dio, visto che “è Dio, non io, che giudica le azioni".

Anche in passato, a più riprese, il Patriarca Rai – creato Cardinale nel 2012 da Papa Benedetto XVI – aveva espresso il suo parere a favore di una legge sul “matrimonio civile obbligatorio” per riconoscere gli effetti civili di tutte le unioni coniugali libanesi, a prescindere dalla confessione religiosa di appartenenza. Nelle sue nuove dichiarazioni, il Patriarca ha respinto anche le polemiche di chi sostiene che gerarchie religiose libanesi si oppongono alla regolamentazione legale del matrimonio civile per non dover rinunciare ai contributi economici riscossi per celebrare e registrare i matrimoni religiosi.

l'eventuale approvazione di una legge sul matrimonio civile in Libano comporterebbe necessariamente un emendamento all'articolo 9 della Costituzione, secondo cui lo status personale di ogni libanese è regolato secondo le disposizioni e prassi giuridiche della propria comunità religiosa di appartenenza.

Come riferito dall’Agenzia Fides la questione della legalizzazione del matrimonio civile è tornata a animare il dibattito pubblico libanese dopo le recenti dichiarazioni di Raya Hassan, ministro degli Interni del nuovo governo Hariri, che nei giorni scorsi ha riferito di voler fare spazio a tale istituto giuridico nella legislazione libanese, auspicando un dibattito approfondito su tale questione. La chiusura più netta davanti alle sollecitazioni della Ministra Raya Hassan è arrivata da Dar Al Fatwa, l’istanza più autorevole dell’islam sunnita libanese, che ha riaffermato la propria opposizione ribadendo che la proposta del matrimonio civile “contraddice in maniera radicale” le leggi sul matrimonio ispirate alla Sharia. Ma anche membri in vista delle comunità ecclesiali libanesi avevano a stretto giro riaffermato che su questo punto cristiani e musulmani libanesi sono uniti, e che la Chiesa cattolica non può appoggiare una legislazione che non riconosce il matrimonio come sacramento.

In Libano convivono 18 diverse confessioni religiose, e ogni comunità di fede regola secondo le proprie tradizioni specifiche la legislazione relativa alle unioni coniugali.

Finora, le coppie libanesi che vogliono celebrare il proprio matrimonio con rito civile ricorrono all'escamotage di sposarsi civilmente a Cipro per poi far registrare in Libano la propria unione. (GV) (Agenzia Fides 23/2/2019).

23 de febrero de 2019 - La cuestión de la legalización del matrimonio civil vuelve a encender el debate público en la sociedad libanesa. Esta vez, fue a causa de las recientes declaraciones de Sunni Raya Hassan, Ministro del Interior del nuevo gobierno de Hariri, quien en los últimos días aseguró que quería trabajar para reconocimiento del matrimonio civil en la legislación libanesa tras un debate profundo sobre el tema.

Desde 2013 que el actual primer ministro libanés, Saad Hariri, no se opone claramente al reconocimiento legal del matrimonio civil. “Personalmente”,” declaró el líder político sunita en ese momento-, “no quisiera que mi hija recurriera al matrimonio civil, pero, en calidad de Primer Ministro, no puedo oponerme a él”.

La propuesta del ministro Raya Hassan para reabrir el debate sobre el matrimonio civil recibió el apoyo de varios representantes políticos, comenzando por el líder druso Walid Junblatt y el ex presidente Amin Gemayel. Pero varios líderes religiosos y políticos ya han expresado su oposición a la posibilidad de un reconocimiento legal del matrimonio civil. La crítica más clara proviene de Dar Al Fatwa, la voz más autorizada del Islam sunita libanés, que reafirmó su oposición al reiterar que la propuesta de matrimonio civil “contradice radicalmente” las leyes del matrimonio inspiradas en la Sharia.

El padre Abdo Abu Kassem, jefe del Centro de Información Católica, reiteró que sobre este asunto los cristianos y musulmanes libaneses están unidos, y la Iglesia Católica no puede apoyar la legislación que no reconoce el matrimonio como un sacramento. Consideraciones similares fueron expresadas en el curso de una homilía por el arzobispo Maronita de Beirut, Boulos Matar. Y algunos representantes del partido chiíta Hezbollah, como el parlamentario Ehab Hamadeh, también rechazaron la hipótesis de la legalización del matrimonio civil por ser contraria a los criterios legales de la Sharia. En la misma línea, se ha posicionado el Presidente del Parlamento, el chiíta Nabih Berri, para el que no cabe abrir negociaciones políticas sobre este tema. En el Líbano, donde conviven 18 confesiones religiosas diferentes, cada comunidad de fe regula de acuerdo con sus tradiciones específicas la legislación relativa a las uniones conyugales.

Entre 2012 y principios de 2013 ya hubo debate sobre esta cuestión del matrimonio civil. Según recogió la Agencia Fides, la discusión pública se encendió cuando un par de jóvenes pertenecientes a familias chiítas musulmanas firmaron un acta de matrimonio civil ante un abogado y no ante un tribunal religioso, y después la depositaron en el Ministerio del Interior, a la espera de una confirmación oficial.

Hasta ahora, las parejas libanesas que quieren formalizar su matrimonio civil se casan civilmente en Chipre y registran su unión en el Líbano. Por eso, el Gran Mufti Mohammad Rashid Qabbani, máxima autoridad del Islam chií libanés, emitió una fatwa para dirigida a todos los políticos y ministros musulmanes que apoyaran cualquier forma legal de matrimonio civil, o serían considerados como “apóstatas”. Los obispos maronitas, por su parte, habían reiterado en una declaración oficial que la eventual aprobación del matrimonio civil en el Líbano implicaría necesariamente una enmienda al artículo 9 de la Constitución. Aseguran que, en cualquier caso, el matrimonio es uno de los sacramentos de la Iglesia y el matrimonio civil no puede reemplazar a dicho sacramento”.

(GV) (Agencia Fides 21/2/2019).

Last modified on Domingo 24 de Febrero de 2019 21:18
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