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Lunedì 07 Ottobre 2019 18:11

SIRIA I bambini nel dramma della guerra

7 ottobre 2019 – Una infanzia fra angoscia, amarezza e preoccupazione. Così scrive l’arcivescovo maronita di Damasco, mons. Samir Nassar. La Turchia è pronta a lanciare una imponente offensiva miliare “a est dell’Eufrate”, con l’obiettivo di creare una zona sicura nel nord del Paese e favorire il rientro - su base volontaria - dei rifugiati siriani oggi oltreconfine. Ma il vero obiettivo delle truppe di Ankara - che sembra aver ricevuto il nulla osta dagli Stati Uniti, che a breve avvieranno le operazioni per il ritiro - sono le forze curde dell’Ypg, protagoniste della lotta contro lo Stato islamico (SI, ex Isis) a fianco degli Usa.

Questa mattina il presidente Recep Tayyip Erdogan ha dichiarato di non tollerare più “le minacce dei gruppi terroristi” [leggi i curdi] e “presto muoverà all’interno del territorio siriano”. Le parole del leader di Ankara giungono al termine di un colloquio con l’inquilino della Casa Bianca, durante il quale si è discusso dell’operazione. Al riguardo, Donald Trump ha precisato che “le forze statunitensi non sosterranno, né saranno coinvolte nell’operazione e le truppe Usa non saranno più nelle immediate vicinanze”.

Dopo l’offensiva dell’esercito di Damasco - sostenuta dall’alleato russo - su Idlib, ultima roccaforte di gruppi ribelli e jihadisti nel Paese, l’annunciata operazione militare di Ankara rischia di aprire un nuovo fronte di crisi, aggravando l’emergenza umanitaria. Una situazione che preoccupa le organizzazioni umanitarie e pro diritti umani, mentre le diplomazie internazionali guardano all’incontro di fine mese del neonato Comitato costituzionale.

Sul dramma della popolazione siriana, e le conseguenze per i bambini, prime vittime del conflitto, AsiaNews ha raccolto una testimonianza dell’arcivescovo maronita di Damasco, mons. Samir Nassar. Ecco quanto ci ha scritto:

Uno sguardo inquieto

Il dramma siriano si legge in tutta la sua portata nello sguardo dei bambini, che riflettono un vissuto così duro e amaro.

Questi bambini, nati e cresciuti durante la guerra, ci dicono molte cose sul calvario durissimo che hanno dovuto sopportare a forza. Ormai da nove anni, con aiuti scarsi o pressoché nulli.

Prima dell’inizio delle violenze, nel 2011, i bambini siriani guardavano alla vita con grande gioia e speranza: ora gli stessi volti esprimo angoscia, amarezza e preoccupazione.

Angoscia: davanti alla morte dei genitori, degli amici e dei vicini. La destabilizzazione continua della vita quotidiana e le ondate che continuano di esodo forzato. Angoscia al cospetto della enorme violenza senza misericordia e l’instabilità quotidiana.

Amarezza: nello sguardo dei bambini, davanti all’indifferenza del mondo intero, alla dimenticanza, all’abbandono. La mancanza assoluta di solidarietà, davanti alle miserie e alla enorme povertà. Amarezza pensando alle scuole in rovina, al collasso del sistema educativo che soffoca i sogni di questi bambini.

Preoccupazione: di fronte all’estrema incertezza per il futuro, alla mancanza di prospettive, al moltiplicarsi dei problemi sociali che spezzano famiglie già di per sé fragili e indebolite dalla crisi economica, dalla mancanza di prospettive future. Per l’emarginazione di quanti sono fra i più poveri della terra. Cosa resta del loro futuro?

Cosa possiamo fare per restituire il sorriso sui volti di quei bambini? Come possiamo curare le loro ferite e permettere a questi cuori così puri di dimenticare gli incubi di una guerra così crudele? Forse dovremmo dire loro di far morire la speranza, povere anime innocenti?

Questo quesito diventa una priorità, che tutte le persone di buona volontà devono affrontare e cercare di risolvere. A questo, bisogna aggiungere una vera pedagogia del perdono, per assicurare una reale riconciliazione e perdono fra tutte le parti.

“Lasciate che i bambini vengano a me…” Mt 191,14.

* Arcivescovo maronita di Damasco


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