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Mercoledì 13 Novembre 2019 22:29

INDONESIA "La Chiesa motore di unità e fratellanza interreligiosa"

13 novembre 2019 – I vescovi: "La Chiesa in Indonesia deve aprirsi, uscire dalla zona di comfort ed essere presente in mezzo alla società per rafforzare la fratellanza interreligiosa. La Chiesa deve diffondere pace e benevolenza, rispettare i diritti umani, coltivare il dialogo, promuovere uguaglianza e giustizia, migliorare la salute pubblica, sensibilizzare sugli sviluppi scientifici e mantenere una convivenza armoniosa nella diversità": lo affermano i Vescovi indonesiani nel messaggio diffuso al termine dell'incontro annuale della Conferenza episcopale indonesiana (KBI), tenutosi a Bandung, capitale di iava occidentale, che si conclude domani, 14 novembre 2019. Il messaggio, firmato dal Presidente e dal Segretario generale della Conferenza episcopale, rispettivamente il Cardinale Ignatius Suharyo di Jakarta e il Vescovo Antonius Subianto Bunjamin OSC di Bandung, è il risultato delle intense giornate di studio vissute dai Vescovi indonesiani che si sono confrontati sul tema "La fraternità umana per un'Indonesia pacifica".

I Vescovi hanno avuto modo di studiare e approfondire il documento di Abu Dhabi intitolato "Fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune", firmato congiuntamente da Papa Francesco e dal Grande Imam Ahmed el-Tayeb di Al-Azhar, ad Abu Dhabi lo scorso febbraio. Hanno contribuito all'analisi alcuni studiosi musulmani e cattolici, che i Vescovi hanno ascoltato con interesse.

Nel Messaggio diffuso, pervenuto all'Agenzia Fides, si afferma che "le giornate di studio hanno aiutato i Vescovi a comprendere sempre meglio i contenuti del Documento di Abu Dhabi", "nella consapevolezza dell'esistenza di movimenti estremisti in Indonesia", al fine di "trovare le opportunità per rafforzare la fratellanza tra gli esseri umani".

L'Episcopato indonesiano "ringrazia Dio per la nazione indonesiana basata sulla Pancasila e sulla Costituzione del 1945 intrisa dello spirito di 'Bhinneka Tungus Ika' (unità nella diversità), nel quadro dello Stato unitario della Repubblica di Indonesia, che sono tutti i pilastri principali per costruire un ordine di vita comune armonioso in mezzo alla diversità di religioni, tribù e gruppi". In tale cornice i Vescovi affermano che "la Chiesa cattolica indonesiana è chiamata a partecipare alla promozione, alla lotta e alla realizzazione della fraternità come prosperità condivisa". "La diversità è una necessità e un dono divino che va coltivato e sviluppato con atteggiamento di reciproca accettazione, rispetto e cooperazione reciproca", proseguono.

Il testo inviato a Fides afferma che "la fraternità umana deve portare bontà nella vita umana nelle sue dimensioni ed essere testimonianza e grandezza della fede in Dio che unisce i cuori divisi e diventa un segno di vicinanza tra quanti credono che Dio ha creato gli esseri umani per comprendersi, lavorare insieme e vivere come fratelli".

"La coesistenza come base per realizzare la fraternità umana non significa solo trovare i punti in comune ma è la volontà di accettare e apprezzare le differenze nelle credenze e negli insegnamenti religiosi", rileva il testo, affermando che l'attuale sfida della nazione indonesiana è "contenere l' estremismo che spesso genera atti di terrorismo".

I Vescovi considerano il Documento di Abu Dhabi “molto importante da diffondere tra i cattolici e nella società, specialmente tra le giovani generazioni in vari modi, anche utilizzando i social media". Così, auspicano i Pastori, "nuovi spazi di incontro nasceranno nella comunità per ripensare, riprogettare, costruire nuove speranze e infine agire con novità nella vita religiosa ". E' importante "vivere una vita religiosa inclusiva senza perdere la propria identità", sottolineano, in modo che "gli uomini si prendano cura gli uni degli altri e si appassionino alla costruzione della fraternità umana basata sul rispetto della dignità umana".

Il messaggio, poi, raccomanda al governo di "adottare politiche sagge e basate solo sui valori della Pancasila, come umanità, unità, sapienza e giustizia per ridurre le disuguaglianze sociali, prevenire i conflitti tra i figli della nazione, porre fine a forme di violenza prolungata, bloccare il tasso di danno ambientale, dare pari opportunità per l'accesso alle risorse e creare un sistema più dignitoso di convivenza".

Infine si chiede a leader religiosi, intellettuali, artisti, esperti dei media, economisti e tutte le persone nei rispettivi settori di vita "di trovare vie per ravvivare i valori umani per la realizzazione del benessere pubblico, attraverso la fraternità umana". "Potremo vivere pacificamente in questo paese solo se tutte le parti, senza eccezione alcuna, si impegneranno a unire sempre le mani e lavorare insieme per il bene comune", scrivono i Vescovi in conclusione, (PP) (Agenzia Fides 13/11/2019)


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