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Lunes 20 de Mayo de 2013 14:12

20 maggio Dal parlamento panafricano

L’Africa condivide valori comuni” dice Bethel Nnaemeka Amadi, il deputato nigeriano che presiede il parlamento panafricano. Comincia da qui quando la MISNA gli chiede del tema del “rinascita” scelto per le celebrazioni del 50° anniversario dell’inizio dell’integrazione politica del continente.

Sabato prossimo incontri e cerimonie sono in programma in tante citta’, da Algeri ad Addis Abeba, dove il 25 maggio 1963 nacque l’Organizzazione dell’Unità Africana (OUA). Amadi, però, guarda soprattutto al futuro. A quei passi, sul piano dell’integrazione economica e politica, della crescita democratica e civile, che restano ancora da compiere.

Presidente, perché è importante che il parlamento panafricano acquisti poteri legislativi?

“Perché solo così sarà in grado di applicare le politiche dell’Unione Africana. Mentre procede l’integrazione del continente ci devono essere leggi comuni che regolino settori cruciali come il commercio, i cambiamenti climatici, la gestione transnazionale delle risorse idriche o i flussi migratori. Gli Stati membri dell’UA devono avere una cornice chiara entro la quale operare. Oggi il commercio tra i paesi dell’Africa è ostacolato da norme sull’immigrazione e sulle tariffe doganali adottate dai governi senza alcun coordinamento tra loro. Per favorire il libero scambio dei beni, il movimento delle persone e lo spostamento dei capitali bisogna uniformare le regole. Il colonialismo ci ha lasciato in eredità 54 Stati e una frammentazione politica estrema. Un commerciante che vuole esportare i suoi prodotti dalla Nigeria alla Liberia, tanto per fare un esempio, deve avere a che fare con le dogane di cinque paesi diversi; il risultato è che i costi si moltiplicano e l’affare non conviene più. Organizzazioni sub-regionali come la Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (Ecowas/Cedeao) stanno già facendo qualcosa; ma ora serve un’azione decisa a livello continentale”.

Anche sul piano della democrazia c’è molto da fare. Dopo i golpe in Mali e in Guinea Bissau, quest’anno nella Repubblica Centrafricana è stato rovesciato un altro governo eletto…

“Queste situazioni di crisi sono un motivo di preoccupazione. Ma il problema va affrontato, per così dire, alla base. Come parlamento panafricano dobbiamo contribuire a creare in tutto il continente un ambiente favorevole al buon governo. Uno strumento utile è la Carta africana per la democrazia, le elezioni e il buon governo. Si tratta di un documento già approvato dai capi di Stato e di governo dei paesi membri dell’Unione, che ora il parlamento panafricano sta cercando di far conoscere. Superata la soglia delle 15 ratifiche nazionali, la Carta oggi può finalmente entrare in vigore. Noi vogliamo però che i suoi principi vengano recepiti nelle Costituzioni dei singoli Stati. Penso anzitutto all’impegno a tenere elezioni trasparenti e libere a intervalli di tempo regolari. Un aspetto fondamentale, perché sempre di più le consultazioni popolari sono un fattore di instabilità. L’apertura dello spazio politico e la partecipazione di tutti i soggetti sono condizioni necessarie perché dalle elezioni emergano governi che abbiano il sostegno di una maggioranza vera. E la pace, è evidente, è il presupposto di qualsiasi sviluppo economico e sociale”.

Quali sono gli altri punti della Carta?

“La sospensione immediata dall’Unione Africana di quei paesi dove si siano verificati cambiamenti incostituzionali di governo e dove non siano rispettati i diritti umani e delle minoranze. Al di là dei singoli aspetti, però, la Carta fissa un nuovo standard continentale. Nessun governo potrà più negare la libertà di partecipare ai processi politici appellandosi alle ‘tradizioni nazionali’. Una volta per tutte, sono definiti i valori comuni che devono ispirare l’azione dei governi dell’Africa”. (fonte: Misna)

Last modified on Lunes 20 de Mayo de 2013 14:40
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