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Venerdì 24 Gennaio 2014 19:04

RCA - Notizie in diretta

"Qui a Bouar c’è la guerra, gli ant i– balaka e i séléka combattono tra loro, per fortuna la popolazione di Bouar  ha trovato riparo in cattedrale e presso i conventi dei religiosi e qui da noi in monastero. Abbiamo paura che i  séléka sparino sulla popolazione che è nascosta nelle case  dei religiosi.

La terza settimana di questo nuovo anno è stata la più dura e la più tragica nella storia di Bouar.

Venerdì 17 gennaio a mezzogiorno, gli  antibalakas hanno attaccato il campo militare occupato dagli ex-seleka. Gli spari (con armi pesanti) si sono prolungati fino alle h. 15.00 . Gli antibalakas sono stati respinti. Non sappiamo, per il momento, il numero delle vittime. In seguito gli ex-séléka hanno cominciato a  bruciare alcune case nei quartieri vicini al campo militare.  Non sappiamo, per ora, i danni causati da questi  "militari". Gli abitanti di Bouar e di Wantiguera hanno trovato rifugio presso le case parrocchiali o i seminari. In cattedrale sono più di 3 mila, a San Lorenzo più di 2 mila, a  Wantiguera più di  400 persone. Si riuniscono anche presso le chiese protestanti e le moschee.  Il numero non ci è stato comunicato. Non c'è più la rete telefonica

Una famiglia ospitata presso il centro parrocchiale, è stata attaccata dai suoi vicini non musulmani. In seguito a questo attacco il padre è stato ferito così come gli altri membri della famiglia.  "Sono i nostri vicini con i quali abbiamo frequentato la stessa scuola, abbiamo giocato insieme e siamo cresciuti insieme nello stesso quartiere"  dicono le ragazze di questa famiglia.

Abbiamo iniziato il sabato, ultimo giorno della settimana, con la notizia riguardante  un altro attacco antibalakas che si sta preparando o è già in atto (secondo gli abitanti vicini all'aerodromo di Wantiguera (a 6 km da Bouar) Ad ogni costo essi vogliono cacciare i militari séléka dal campo.

Con tutti i mezzi di cui disponiamo o con l'aiuto di altri, abbiamo potuto dare alcune informazioni di quanto si sta vivendo a Bouar, il rappresentante dell'Esercito Francese  (l’Operazione Sangaris in RCA), l’ONU.  La MISCA è a  Bouar dallo scorso mese di ottobre, è presente  anche nelle città dove la gente si è rifugiata, ma il numero è insufficiente per rispondere ai bisogni di oggi.   Noi contiamo dunque sull'intervento rapido dell'Esercito Francese e dell' ONU, senza questi interventi, gli uomini armati continueranno a portare disordine aumentando il numero dei morti e dei feriti. Il genocidio non è escluso, nonostante tutti gli sforzi compiuti dai leaders di ogni comunità.  La reazione miliare è indispensabile per evitare la carneficina. La responsabilità è pesante.

La preghiera può contribuire molto al cambiamento ».

21 gennaio

« Bocaranga è nelle mani dei Seleka che hanno lasciato Bouar ieri sera per dirigersi verso il Tchad. Si spara da ogni parte con armi pesanti.
Dalle notizie che abbiamo potuto avere, abbiamo saputo che  hanno sparato, sparato e sparato come  dei pazzi. Ci sono dei buchi nelle mura del convento.  

Hanno portato via tutte le auto dei padri e delle suore, argento, PC, telefoni, macchine fotografiche ... tutto ciò che vedono. 

E' terribile. Una donna rifugiata da noi è morta, Padre Nestore è ferito ad un braccio».

"Non so da dove iniziare talmente siamo sconvolte per quanto é successo ieri... I Seleka sono andati prima dai padri e hanno iniziato a sparare. Si sentivano urla, un fuggi fuggi generale, spari di mitragliette, continui. Dopo aver svaligiato la casa dai padri e aver preso una macchina sono venuti da noi. Hanno iniziato a far partire le macchine.... poi hanno dato calci alla porta d'entrata dalla parte della cucina... noi eravamo in corridoio perché piovevano proiettili da tutte le parti. Alla fine ho aperto e mi sono trovata davanti un Seleka che mi ha chiesto subito i soldi, ho dato quello che avevo … ma ne voleva ancora... ho detto che era tutto ciò che avevo, allora ha iniziato a caricare il fucile, ha sparato per terra ai miei piedi, poi ancora, in seguito mi ha dato una spinta ed é andato a vedere nelle camere. Poi ne sono arrivati altri, ma cattivi, .... ogni volta che entravano, frugavano qua e là mentre gli altri avevano già fatto uscire la nostra macchina e quella della dottoressa. Sono partiti, poi ne sono venuti altri, uno ha schiaffeggiato la dottoressa di Bouar che è qui con noi, frugava nelle sue tasche e ha preso il suo telefono:… quindi hanno scassato la mia porta e gettato per terra le varie carte, ma non hanno preso altro.

Hanno poi scassinato le porte del garage, hanno preso due fusti, credendo fosse gasolio e poi li hanno abbandonati in cortile … Sono poi partiti... Dopo  circa mezzora, arriva un'altra Toyota piena di Seleka... mi trovavo in cortile davanti a casa. Mi sono avvicinata e li ho salutati e mi hanno risposto gentilmente, chiedevano una corda per trainare la macchina del comandante, ma sono stati gentili, tra loro c'erano due feriti uno alla testa e uno alla gamba. Mi hanno detto di non avere paura che non volevano farci del male...

Questa mattina dopo la messa abbiamo saputo che altri Seleka erano in strada. Allora ho fatto partire tutte le ragazze del foyer, le giovani suore, sono andate verso la montagna dove la gente si è rifugiata.

Siamo rimaste noi tre con la dottoressa. Gli antibalaka sono entrati nella concessione perché dicevano che nascondevamo dei mussulmani, ci hanno rubato le lampade e poi sono partiti..... Ci sono ancora altre cose, ma mi sento talmente stressata che anche la mano fa fatica a scrivere il vissuto. … la lampada arde in cappella e tante persone pregano per noi. Vuoi che il Signore non ascolti il grido dei poveri?

Le reti telefoniche  non funzionano.... Il villaggio di Bocaranga è vuoto, non c’è anima viva”

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