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Domenica 19 Gennaio 2014 00:00

Migrazione: che dice la Bibbia?

"Trattare qualunque soggetto dalla prospettiva Biblica è sempre molto complicato perché la Bibbia non è un libro che si riferisce ad un solo periodo storico, essendo costituita da ben 73 libri che riflettono le speranze e le delusioni prima degli Ebrei e poi dei Cristiani, riflettendone le varie culture e il mutato contesto storico. Perciò noi prenderemo in considerazione solo i libri del Pentateuco che sono alla base della rivelazione di Dio all’umanità, e che sono accettati come Scrittura Sacra da tutti i Cristiani, e da vari gruppi del Giudaismo come i Sadducei e i Samaritani al tempo dell’AT e più tardi dai Caraiti.

 Consideriamo la terminologia

      L’AT non ha una parola precisa per tradurre il termine migrazione, sebbene il messaggio  centrale, specialmente nel Pentateuco, riguarda Dio che dirige e conduce a destinazione un popolo che stava vivendo un processo migratorio. La parola “nasà” è talvolta tradotta come ‘migrò’ nella Nuova Versione della Bibbia (es. Gen 11,2), tuttavia questa parola può anche essere intesa come ‘viaggiare’, ‘fare un viaggio’, ‘partire’ ecc. Per cui l’idea di migrazione non può essere affrontata in modo soddisfacente da un punto di vista terminologico. Tuttavia dobbiamo ammettere che il tema centrale del Pentateuco è la migrazione.

Nel racconto della Creazione

     Il primo racconto della creazione nel libro della Genesi (1,1-2,4a) è scritto con accuratezza, è stilisticamente bello e linguisticamente perfetto. Ci viene detto che nell’ordine della creazione tutto ha inizio con l’azione creativa di Dio sul vuoto informe (Gen 1,1). Successivamente, Dio crea la luce con le parole: “Sia la luce” (Gen 1,3). La luce subentra all’oscurità che aveva avvolto l’abisso (1,2) e la creazione può proseguire il suo corso. In questo processo la cosa successiva che Dio fa è la separazione delle acque di sopra da quelle sottostanti. Poi Dio prosciuga la terra raccogliendo le acque in un luogo. Dunque, due elementi importanti sono stati creati: la volta (il cielo) sovrastante, il mare e la terraferma sottostanti. La narrazione della creazione del cielo e della terra mostra la grande saggezza del narratore. Questi, infatti, sono i due spazi in cui verranno a collocarsi le altre creature. Dio popola queste due aree con il sole, la luna e le stelle in alto; animali, rettili e l’uomo sulla terra ferma e creature acquatiche nei mari, in basso. Ora tutto è al suo posto nello spazio e nel tempo. Potremmo considerare questa come la prima migrazione. Il saggio narratore ci dice che tutto deve essere collocato nel suo spazio e nel tempo per vivere e moltiplicarsi. L’uomo creato a immagine di Dio, e a cui è affidato il dominio sui pesci del mare, gli uccelli dell’aria, tutti gli animali selvatici ecc., (Gen 1,26), ha bisogno di un suo spazio in cui vivere, moltiplicarsi e dominare le altre creature come Dio gli ha comandato. La migrazione va considerata in questo particolare contesto.

Migrazione ed Ecologia

      La migrazione è strettamente legata all’idea di ecologia. L’ambiente che circonda la vita umana è negativamente influenzato da varie cause, alcune delle quali provocate dall’uomo stesso e altre dovute a cause naturali. Il Pentateuco è pieno di storie che parlano della contaminazione dell’ambiente e della conseguente necessità di migrare. Quando l’ambiente è inadatto alla sopravvivenza di un gruppo si rende necessario spostarsi in luoghi dove la vita è possibile.

      La prima storia di migrazione ha per protagonisti i primi progenitori, Adamo ed Eva. Dio aveva predisposto tutto per la vita dell’uomo nel giardino dell’Eden che egli stesso aveva creato. Dio pone l’uomo nel giardino e gli affida dei compiti precisi. Tuttavia Dio non abbandona l’uomo, continua invece a provvedere ai suoi bisogni. Questa cura costante fa sì che Dio realizzi come non sia bene che l’uomo sia solo (Gen 2,18). La solitudine viene risolta con la creazione della donna. Ma poi c’è il peccato, a causa del quale il giardino non è più il luogo ideale per la vita dell’uomo. Di conseguenza Dio li allontana dal Paradiso.  E’ questa la prima migrazione umana. Il peccato di disobbedienza rende l’uomo un migrante alla ricerca di un altro luogo dove vivere. Un altro peccato entra poi nella vita dell’uomo: il fratricidio (uccisione di un fratello). E anche Caino diventa un migrante fuggitivo nella terra di Nod (Gen 4,16).

         Il peccato non si arresta, finisce col contaminare tutta la razza umana che ne è condizionata e ne diventa schiava, mentre il Creatore “si pentì di aver fatto l'uomo sulla terra e se ne addolorò in cuor suo. Il Signore disse: "Sterminerò dalla terra l'uomo che ho creato: con l'uomo anche il bestiame e i rettili e gli uccelli del cielo, perché sono pentito d'averli fatti".” (Gen 6,6-7). La conseguenza sarà l’alluvione che uccise tutti gli esseri viventi tranne i pochi che Dio salva nell’arca. I sopravvissuti si trovano ora in un mondo nuovo, ricreato. La storia della torre di Babele non fa eccezione. Essa pure racconta come il mondo non sia adatto alla vita degli uomini ed essi sono dispersi in esso. Così i primi 11 capitoli del libro della Genesi contengono storie di peccato e delle migrazioni che vi hanno fatto seguito. In esse il peccato personale è la causa della migrazione.

 Migrazione e Storia della Salvezza

       Alla fine del capitolo 11, vediamo una famiglia in migrazione e Dio che viene in loro aiuto. Questa migrazione è collegata ai cambiamenti politici in Ur dei Caldei (Gen 11,28-31; 15,7; Neh 9,7), (Mesopotamia), dove gli antenati di Abramo vivevano. La Storia ci dice che alla fine del terzo o l’inizio del secondo millennio A.C., il popolo degli Elamiti invase Ur e gli abitanti di quella città dovettero migrare verso altri luoghi. Tereh, il padre di Abramo lasciò Ur a causa di questo mutamento politico. Ma Dio li soccorse e li condusse a Canaan. E’ così che comincia la storia della salvezza che è anche storia del popolo d’Israele. Poi Dio dice ad Abramo, “Io darò una terra ai tuoi discendenti” (Gen 12, 7).

       La storia della migrazione continua. Più tardi Abramo si reca in Egitto a causa della carestia. Ma il peccato del popolo (Gen 12,15ss) gli fa lasciare l’Egitto. Abramo si reca a Gerar e la storia si ripete (Gen 20). La stessa cosa succede ad Isacco, il figlio di Abramo a cui  Abimelech dice, “Allontanati da noi; sei diventato troppo potente per noi” (Gen 26,16). Perché Giacobbe fugge Esau’? Perché Giacobbe fugge via da Labano? Il peccato è alla base di tutte queste situazioni. Il grande esodo del popolo di Dio dall’Egitto sotto la guida di Mosè è l’ultima storia di migrazione del Pentateuco. Una migrazione voluta da Dio e condotta da Lui in ogni momento. Tuttavia essi non giunsero a destinazione nel tempo di Mosè, occorse un altro leader, Giosuè, il cui nome significa “Yahweh salva”. Yahweh li salvò, pur essendo Giosuè a condurre il popolo, portandoli alla Terra Promessa e stabilendo un sistema religioso regolare che li mantenesse in relazione con Lui. Nella storia successiva del popolo troviamo l’esilio Babilonese e la distruzione del tempio e della città nell’anno 70 AC, tutti fatti che ci dicono che la migrazione continua. La situazione attuale degli Ebrei in Israele la cui relazione con i Palestinesi è caratterizzata da una costante tensione ci offre nuovi spunti di riflessione a proposito della migrazione.

Conclusione

        A quali conclusioni giungiamo dopo l’analisi della storia? E’ il peccato, proprio o altrui a determinare il verificarsi di migrazioni. Il peccato rende la coesistenza impossibile. Nel mondo d’oggi l’avidità umana e l’egoismo fanno di molti popoli dei migranti. Avere una terra in cui vivere è un diritto umano fondamentale, in realtà ogni creatura di Dio gode di questo diritto, non solo le persone. Dio, infatti, ha creato lo spazio prima delle altre creature, indicando così l’importanza di un luogo e di un ambiente adatto in cui poter vivere. Negare questo luogo è un peccato contro il Creatore. E’ dunque dovere di tutti coloro che credono in Dio il garantire che ogni persona viva in un luogo appropriato. Gli uomini non dovrebbero contaminare l’ambiente e la loro vita dovrebbe essere rispettosa dell’ecologia. L’ambiente dovrebbe essere preservato e curato. E’ questo che la Bibbia ci insegna.

Fr. Philipp Chempakassery

Teologo al Seminario Maggiore syro-malankar di Trivandrum - India

        

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