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Domenica 02 Febbraio 2014 00:00

RCA Notizie

A BOCARANGA 03/02/2014

24 e 25  gennaio

Due giorni abbastanza calmi, ma noi restiamo sempre vigilanti.

Durante la notte, dei veicoli carichi di Seleka  hanno attraversato il villaggio, erano più di trenta camion. Procedevano lentamente, i fari appena visibili.

Al mattino la gente ci ha informato di questo passaggio furtivo. Il nostro morale è piombato di nuovo in una grande insicurezza.

«La mia anima è triste fino alla morte» ha detto Gesù nel Getsemani. Se alla vigilia della sua passione, il cuore di Gesù era triste, perché non esserlo anche noi ?

Domenica 26 gennaio

Le campane della Chiesa ci chiamano alla Celebrazione Eucaristica. Alcuni cristiani coraggiosi hanno lasciato i loro campi e le loro colline per partecipare alla Cena del Signore. I canti colmi di speranza e la Parola di Dio depositata nei nostri cuori, ci ridonano la fiducia. 

27 gennaio

Gli antibalaka sono i nuovi padroni di Bocaranga.

Essi estorcono denaro dalla gente mentre è in casa o nei campi, violentano, uccidono le capre, i maiali, rubano le poche cose che la gente era riuscita a mettere in salvo. Girano attorno alla missione per entrare nella nostra proprietà e rubare sapendo che noi siamo a Messa. I nostri custodi sono però molto vigilanti.

28 gennaio

Un colpo di telefono ci annuncia l’arrivo degli inviati dell’ONU.

Siamo ancora a tavola, si sentono delle grida, non sappiamo se sono per la gioia o per allertarci … in seguito vediamo un carro blindato della Misca che avanza e che fa da scorta a due veicoli dell’ONU. Molto gente si ammassa davanti alla proprietà dei Padri. 

Questi inviati ci chiedono cosa è successo a Bocaranga, si informano e ci chiedono notizie sulla salute della popolazione, sull’alimentazione insufficiente, sulla mancanza di coperte, sulle case bruciate, sull’insicurezza. Il comandante della Misca ci chiede di incontrare i responsabili degli antibalaka.. Chiede a loro di mettere in sicurezza il villaggio mettendo degli uomini soprattutto all’entrata del villaggio, là da dove principalmente può arrivare il pericolo. Gli inviati dell’ONU ci dicono chiaramente che loro non possono proteggere la popolazione perchè non sono sufficientemente attrezzati  e non hanno abbastanza personale. Noi siamo profondamente delusi.

Lasciamo la riunione e la speranza incomincia ad indebolirsi … siamo alla mercé delle bande armate in fuga !

29 e 30 gennaio 

Ci arrivano dei messaggi che ci invitano alla prudenza.  Ci segnalano dei movimenti dei Seleka. Siamo veramente stanche … che tristezza, non vediamo nessuna fine in questo conflitto, l’orizzonte si adombra.

Fino a quando Signore ci lasci sprofondare nel fondo dell’abisso ?

31 gennaio

Il cielo è terribilmente inquieto, il sole è velato e un vento capriccioso si infila tra i rami dei manghi che gemono. Sappiamo  che una colonna di più di 20 veicoli carichi di Seleka ha lasciato Berberati in direzione Bouar per procedere poi verso il Nord. I Seleka sono molto armati e arrabbiati. Hanno intrapreso una battaglia con gli  antibalaka.Si sentono dei tiri di arma pesante …  la rete è interrotta. Alle 17h – 18h – 20h, i Seleka hanno lasciato Bouar….Alle 22h i Seleka erano passati da Maigaro…. È  inquietante.

Siamo tutte inquiete, ci si domanda … quando arriveranno ? Vorranno sparare e fare del male alla popolazione ?

Mi alzo più volte durante la notte, ho l’impressione di sentire il brusio dei veicoli … Nessuno riesce a dormire. La notte è buia, la luna si è già coricata, ma il nostro spirito veglia. 

1° Febbraio

Al mattino presto siamo nella Cappella, abbiamo molte cose da dire a questo Dio che sembra essersi dimenticato del suo popolo. L’aurora si alza con la sua silenziosa freschezza e ci inonda di luce. Partiamo verso la Chiesa con lo sguardo che sovente si rivolge verso la strada … le parole del Vangelo di questo giorno si depositano nei nostri cuori come un annuncio di vita : « Non abbiate paura »  Gesù ha calmato la tempesta …  e anche i nostri cuori.

Un nuovo esodo inizia… Cosa ci riserverà ancora la giornata di oggi ? Ci siamo sedute sotto dei bei alberi di mango che ci proteggono dal sole ardente. Attorno a noi la gente organizza la propria vita … due muratori costruiscono una casa, dei gruppi di bambini, nella loro innocenza, con il sorriso contagioso, gridano la loro forza di vivere, delle donne fanno la cucina, altre avanzano lentamente sul sentiero trasportando i loro pesanti fardelli.

Io scruto l’orizzonte … Le ore passano, niente da segnalare. Ritorniamo a casa.

Sappiamo che il convoglio è stato attaccato a  25 km da Bouar dagli Antibalaka e i Seleka si sono dispersi nella brousse.

Un silenzio pesante ci avvolge, la paura si insinua dentro di noi, nessuna osa rompere il silenzio. La notte ci prende nelle sue braccia, ma l’inquietudine resta.

Domenica 2 Febbraio

Cantiamo le lodi del mattino con tutto il nostro cuore e ringraziamo Santa Giovanna Antida di averci protetto. Verso le 8 e un quarto ci prepariamo per andare alla Messa, quando tutto d’un tratto vediamo la gente correre … il dottore dell’ospedale ci dice che la colonna di Seleka, più di 25 veicoli, sono a 18 Km da Bocaranga.

Chiudiamo in fretta la casa, e andiamo verso i campi. Eccoci ancora in brousse, cullate dal vento che secca le nostre labbra.

Dopo circa mezz’ora, i convogli stanno passando : più di 24 moto e 30 camion con anche delle donne e dei bambini.

Il pericolo era passato. Verso le 11 arriviamo nella casa, dei bicchieri di acqua fresca ci dissetano. Prepariamo un rapido pranzo e nella gioia condividiamo ciò che la Provvidenza ci dona.

Nel fondo del cuore resta una domanda : ci saranno ancora dei convogli ?

Alle 16 h il Parroco celebra l’Eucarestia. È la festa della vita consacrata. Che bel regalo sarebbe per noi oggi sentire che semi di pace cominciano a germogliare nella Repubblica Centroafricana e nel cuore di tutti i consacrati e di tutto il popolo duramente provato !

Con la nostra gente ripartiamo, donne di Dio, vivendo il carisma di Santa Giovanna Antida in questa terra di Africa, assettata di pace e di libertà.

Una corrente di amore attraversa la nostra vita, seme nascosto di un mondo nuovo.

Sì, lo vogliamo credere, il nostro esodo non è ancora finito, ma la speranza brucia in ciascuna di noi.

Il crepuscolo  ci saluta mentre la notte scende pacificamente.

Sr M.H

A BERBERATI :  24  - 31 GENNAIO  2014

ULTIMI GIORNI dei   SELEKA  (arrivati a Marzo 2013)

Venerdì 24 Gennaio 2014:  il Generale SAAD annuncia alla grande Moschea di Berberati che partirà presto e che nessuno può contare più su di lui… dice:  "  ...quelli che si sentono in grado di combattere possono rimanere.. quelli che si sentono deboli devono partire”.  Per sette giorni abbiamo visto più di 20 camion riempirsi di musulmani,  in maggioranza donne e bambini, con i loro bagagli. Era impressionante!! Gli uomini partivano durante la notte. Verso il Camerun? verso il Ciad? Nello stesso tempo, alcuni Camion militari, con combattenti Seleka armati arrivavano da ogni parte per raggiungere quelli che erano qui a Berberati. Erano sicuramente 800 o 1.000 militari. Durante la settimana, hanno minacciato, hanno continuato a rubare i veicoli, hanno chiesto ancora denaro, hanno seguito, arrestato e torturato delle persone, hanno rubato soprattutto delle moto e il carburante. La città, si è svuotata; la popolazione, le Autorità, la Polizia, la Gendarmeria … tutti si sono rifugiati nella foresta. Molti Commercianti musulmani hanno liquidato la loro merce e hanno chiuso la loro bottega. Molte persone hanno preferito venire dalle Suore e al vescovato, soprattutto durante la notte del 29-30-31 gennaio.

Una paura incredibile si è impossessata della gente. Durante la notte, si sentivano degli  spari  di arma da fuoco. 

Prefettura, municipio, Scuole, tutto è chiuso!  L'Ecobank è chiusa da molto tempo, il CBCA ha chiuso anche le sue porte:  siamo bloccati!  Non ci sono più mezzi di trasporto!  I seleka a Berberati e nel Mambere - Kadei ci hanno "uccisi" poco a poco derubandoci di tutto; tutti soffrono:  le donne con le loro attività, i piccoli commercianti, i giovani, gli artigianati minerari;  da Marzo 2013, hanno prelevato il 40% dei soldi della Dogana, hanno rubato i Diamanti e l'oro, e sono partiti!! La Città non ha più niente!!

Anche la nostra piccola  ONG KIZITO soffre! Abbiamo fatto fronte ai casi di emergenza, abbiamo accolto molto rifugiati, delle famiglie, dei giovani fuggiti da Bangui e da altri luoghi del nord. Tutte le nostre possibilità di aiuto sono ormai esaurite!  E Berberati è dimenticata totalmente, perché non è riconosciuta come una zona toccata dagli avvenimenti e dalla crisi perché le Autorità della Città, sin dall’inizio di questa guerra, in " complicità"  coi Seleka, hanno sempre dichiarato che a Berberati non c'era niente di grave.

Il 29 gennaio sera, verso 20,30/21  hanno preso un ragazzo (autista del Generale) di 17 anni, l’hanno torturato, portato all'aeroporto, ucciso con 16 colpi di arma ed hanno abbandonato il corpo sulla pista. Il 30 gennaio, nella mattinata, tutte le Autorità hanno lasciato la Città e anche la gendarmeria non poteva recarsi sul luogo a constatare il fatto. Nel pomeriggio, dopo avere consultato il medico Capo dell'ospedale, alcune persone della croce rossa, il Presidente della lega dei Diritti dell'uomo, un membro dell'ONG Kizito ed io, ci siamo messe in viaggio per andare a  ricuperare il corpo e procedere al funerale.

Eravamo molto sconvolti. !

 Il 30, nella mattinata, vedendo che rubavano le automobili, ho voluto salvare la Land Cruiser che utilizzo per i bambini di Wotoro (centro di Formazione per i bambini, adolescenti della strada o in conflitto con la Legge). La sera del 30 ancora, verso le h. 20, sono andati a rubare l'automobile del medico capo dell'ospedale e hanno sparato. La concessione è vicina alla nostra;  eravamo sicure che sarebbero venuti anche da noi. Abbiamo vissuto 2 ore di panico, ma per fortuna,  non sono venuti. Alle 22, abbiamo saputo che hanno lasciato la città.   

Il 27/28, abbiamo informato Bangui sapendo che dovevano prendere la strada in direzione del Ciad. Abbiamo sollecitato l'intervento della Misca. Sono venuti incontro a loro, ma non hanno potuto fermarli perché gli uomini armati erano troppo numerosi. Hanno continuato verso Bouar causando ancora danni, (7 case bruciate!)  prima di continuare verso Boong. Un loro camion è andato in panne e tanti hanno subito delle aggressioni, parecchie persone sono morte. Ora siamo in una "  Città Morta"…

Domenica 2 febbraio 2014:  - Abbiamo saputo che i Seleka che vengono da Bangui sono arrivati nella città di Boda (sul quarto parallelo) ed hanno fatto già dei danni:  quale sarà il loro programma? e come sono riusciti ad uscire da Bangui?                                                                                                                                                                                                              

Berberati, 02 febbraio 2014                                              Sr  E.  Presidente della  ONG Kizito    

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