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Venerdì 25 Aprile 2014 11:38

RCA: Ho avuto fame, ho avuto sete

sr Maria Elena Berini con la comunità di Bocaranga, RCA

« Una debole luce sale dalla savana, qualche  nuvola appare all'orizzonte e "cammina"  nel cielo che cambia. Stormi di uccelli rompono il silenzio in questa alba che nasce nella savana. Con uno sguardo nuovo mi abbandono a questa nuova giornata che inizia. Il pensare a Dio diventa in me contemplazione certezza. Le sue Parole risuonano in me, nel più profondo di me stessa: « Non abbiate paura … Io sono con voi … ».

Lascio che il mio pensiero vi raggiunga per condividervi quello che noi viviamo e soffriamo ogni giorno in questo paese. Terra devastata, terra baciata dal sole e lavorata da uomini e donne che cercano di sopravvivere e di continuare ad esistere grazie alla loro creatività.  

Penso all'Africa, continente della lentezza e della pazienza, la sua vita scorre lentamente come i suoi grandi fiumi. L’Africa di cui si vorrebbe cancellare il passato in nome dell'efficienza  economica. L’Africa lacerata dai conflitti armati, da milioni di persone sfollate, dalle follie omicide … L’Africa che abbonda di ricchezze delle quali la popolazione non approfitta...

In questo pomeriggio di fine marzo, tormentato da un vento capriccioso, P. Cipriano ci porta una ragazzina nomade (Bororo) che si è persa nella brousse. Assomiglia ad un piccolo animale selvaggio inseguito. Si è messa a correre nel cortile e abbiamo faticato per fermarla.  Suor Emma si avvicina alla bambina, la accarezza stringendola al suo cuore.

Non parla, nel suo sguardo si può leggere la tragedia che ha vissuto, la sofferenza vissuta e sopportata, la fame, la sete… Ha circa dieci anni.

Il mio sguardo cerca di penetrare il vissuto di questa piccola... Noi comunichiamo con lei solo tramite gesti per metterla a suo agio, perchè si senta accolta e sicura.

L'accompagniamo al campo dei catechisti dove c'è già una donna bororo con i suoi due bambini. I primi giorni sono stati molto penosi; questa bambina non riusciva ad adattarsi.

Una mattina, l'abbiamo trovata davanti alla nostra casa, tutta sporca, straziata, lo sguardo perso nel vuoto. L'abbiamo fatta entrare in casa nostra e con Sr Emma l'abbiamo lavata; Sr. Arcangela le ha preparato un grazioso abito.

Sr. Veronica cercava di comunicare con lei, di darle da mangiare … Il suo sguardo era sempre carico di paura. Poi, a poco a poco, è diventata più docile e ha cominciato  a mangiare anzi a divorare il pane, a bere il latte e ad offrici qualche timido sorriso.

E un bel giorno ha cominciato a parlare e a dire il suo nome : MAIMOUNA. Noi eravamo commosse. Ella appartiene ad un clan di bororo che è stato attaccato dagli antibalakas, gli uomini e le donne sono fuggiti, abbandonando i bambini, i vecchi e altre persone sono state uccise. Maimouna si è trovata sola a camminare nella brousse. E' stata trovata dai militari della Misca che l'hanno portata da noi, alla missione.

Alzo gli occhi al cielo … per comprendere questa tragedia che ha colpito questo paese, per capire il cuore delle persone diventato duro come pietra. Là dove tutto tace, cerchiamo uno spiraglio dove intravvedere un po' di luce perchè essa possa abitare il nostro quotidiano. 

La notte scende sul villaggio, cullato dalla chiara luna. Improvvisamente sento il rumore di un motore, mi alzo e vedo un camion carico di donne e bambini Bororos. I militari della Misca li hanno trovati in un villaggio a 30 km da Bocaranga. Li portano al campo dei catechisti, li fanno sistemare nelle case. Alla mattina seguente andiamo a incontrarli: più di sessanta donne e bambini, quattro uomini. Tutti sono in uno stato pietoso. I bambini hanno tutti contratto la congiuntivite, sono denutriti. Nessun sorriso, le teste chinate per nascondere la loro sofferenza. Essi hanno perso tutto... Il nostro cuore è profondamente angosciato, si ribella di fronte a quello che vediamo e sentiamo. Alcune donne parlano il sango e quindi possiamo comunicare.

Ora bisogna mettersi al loro servizio: nutrirli, curarli, far capire loro, con la nostra presenza, che essi sono importanti per noi, che li rispettiamo e che sono al sicuro.

Sr. Veronica e sr. Rosa si occupano dell'organizzazione del campo dei rifugiati. In collaborazione con i padri, portiamo loro il cibo, alcuni volontari portano coperte, secchi, stuoie, pentole, curano gli ammalati.

Tutti i giorni andiamo al campo a visitarli. Le donne, dal passo fiero, il loro colorito relativamente chiaro, le labbra fini, il tutto misto ad uno sguardo di inquietudine ci accolgono. Gli uomini seduti su una stuoia, senza speranza, ci raccontano il dramma che hanno vissuto, come la morte ha attraversato la loro vita... Mai potranno dimenticare ciò che hanno visto e subito. 

Ascoltiamo quanto condividono con profondo rispetto, ma nel nostro intimo siamo sconvolte. … Perchè ancora tanta sofferenza? E' arrivato il momento per te Signore di visitare questo popolo in questa terra della  RCA per portarci la PACE, per togliere l'odio dal cuore dell'uomo e piantare semi di Riconciliazione.

A livello di parrocchia i cristiani si organizzano:  portano del cibo e visitano  questi rifugiati. Bisogna rompere questo cerchio vizioso dell'odio che divide, che crea diffidenza, che vede nell'altro un nemico da abbattere e suscitare luoghi di incontro, di condivisione, di accoglienza.

I bambini della nostra Scuola materna, con i loro insegnanti sono andati al campo a portare del cibo ai piccoli bororos. Le donne si sono commosse davanti a questi piccoli che le guardavano stupiti. I bambini hanno cantato, danzato, si sono divertiti con i piccoli bororos il cui sguardo era triste e perso nel vuoto. Sono piccoli gesti che fanno dimenticare, per qualche istante, la sofferenza patita.

Tutti i giorni accogliamo bambini trovati nella brousse, senza genitori,  donne con bambini. Tutti alla ricerca di un luogo sicuro. I greggi di mucche e buoi erano la loro unica ricchezza … Quale futuro per questi rifugiati? Tutti vogliono lasciare la RCA… anche se molti sono nati qui conoscono la lingua, i costumi, si sono uniti alle persone dei villaggi.

La RCA, questo bel paese di foreste e di savane, di colline ondulate e verdeggianti; terra dove scorrono latte e miele, dove i frutti nascono in abbondanza dove la terra produce ogni sorte di legumi … Paese dove l'immagine è offuscata da questi conflitti armati generati da potenze straniere, terra che trabocca di armi e violenza, terra tormentata.  

Ed è in questa terra che siamo chiamate a vivere la Parola di Cristo:

« Ho avuto fame, ho avuto sete, ero nudo, rifugiato … e mi avete accolto »

Suore della carità portatrici di tenerezza e amore, attente ai più poveri, ai più feriti dalla vita  … la nostra missione continua a Bocaranga sui passi di Santa Giovanna Antida.

Sui nostri volti si accende una piccola luce di speranza, per la circolarità di amore che ci rende capaci di umanità, di porre gesti di solidarietà ogni giorno, in cammino con i nostri rifugiati che riprendono vita e coraggio.

Il sole ci offre il suo ultimo sorriso mentre la notte si avvicina e la pace della sera ci abbraccia.

 

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