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Martes 13 de Mayo de 2014 22:55

Restituiteci le nostre ragazze

“Bring back our girls”

E’ ormai trascorso un mese dal rapimento di oltre 200 studentesse,  avvenuto in Nigeria lo scorso 14 Aprile, a cui ha fatto seguito  il sequestro di altre 11 ragazzine, sempre di età compresa fra i 12 e i 15 anni.

Il rapimento è opera dei terroristi islamici del gruppo Boko Haram, che dopo aver rivendicato l’odioso atto, ha annunciato che queste ragazze verranno vendute come schiave in altre nazioni africane o date in sposa agli stessi terroristi.

Davanti a simili atti “un terrorismo odioso, fonte di incalcolabili danni”  come si è espresso padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa Vaticana, non possiamo restare in silenzio e ci uniamo al coro “mondiale” di protesta e di condanna, gridando anche noi “bring back our girls”, cioè: restituiteci le nostre ragazze!

E noi AJA lo possiamo fare con la preghiera che rivolgiamo a Dio affinchè queste ragazze possano tornare presto ai loro affetti familiari.

Il gesto veramente crudele richiama alla memoria la tanto deprecata tratta degli schiavi esercitata nei secoli scorsi e che tante sofferenze ha provocato. Inoltre il rapimento dimostra quale ben scarsa considerazione il gruppo islamico ha della donna e della sua dignità: è schiavizzata, mercificata, venduta come oggetto sessuale! Si pensava che lo schiavismo fosse un fenomeno ormai morto e sepolto, relegato alla “Capanna dello zio Tom”: invece nei paesi islamici sta tornando ad essere un’atroce realtà.

Come AJe ci sentiamo particolarmente vicina a tutte le mamme e i papà di queste ragazze che vivono momenti di grande angoscia e di indicibile dolore. Il loro dolore è ancora più forte perché purtroppo sanno che da parte di questi terroristi non possono aspettarsi atti di pietà.

E’ gravissimo  che oggi ci sia ancora chi voglia negare il rispetto per la vita e la dignità della persona, soprattutto le persone più innocenti e vulnerabili. E’ crudele e inumano pensare  di trattare queste  giovani come merce da esibire e vendere, infliggendo loro sofferenze fisiche e spirituali ed umiliazioni incredibili.

E’ impensabile che ci sia ancora oggi chi vede la donna come un essere inferiore a cui negare ogni diritto, soprattutto all’istruzione, fondamentale per emergere e riscattare una vita di stenti e di povertà. Questi fanatici terroristi vedono la scuola, luogo di educazione e di crescita, come una minaccia al loro fondamentalismo religioso e ideologico, che è alla base purtroppo di tanti focolai di guerra e di violenza nel mondo.

A tutti noi è richiesto un continuo e instancabile  impegno per contrastare sempre qualsiasi atto di negazione di libertà e per tutelare il rispetto della persona umana.               Gabriele Rossi

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