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Venerdì 02 Gennaio 2015 16:01

Anna F.: "Il mio ritorno in India"

001 - Copia

Ritorno in India dopo due anni

Angela Fossa

Sono tornata a distanza di due anni nelle due case delle suore della Carità di S. Giovanna Antida Thouret, a Nadaikavue e Kulathoor proprio sul confine tra il Tamil Nadu e il Kerala: a pochi km l’una dall'altra, appartengono a due stati diversi. Questo comporta problemi a livello linguistico, poiché le lingue dei due stati sono diverse: il Tamil e il Malayala e nelle scuole il governo ha reso obbligatorio l'insegnamento della lingua locale, oltre l'Hindu e l'inglese.

È stato veramente un ritornare in un luogo del cuore, rivedendo Suor Milady, la sua accoglienza affettuosa con la sua meravigliosa torta: dopo tre settimane di cucina indiana, la torta soffice e senza creme dolci mi ha fatto sentire a casa.

Il gruppo delle bambine e adolescenti mi ha catturato come la prima volta per la vivacità dello sguardo, il sorriso e la bellezza. Ne ho riconosciute alcune e le suore mi hanno informato sul loro percorso scolastico. Altre, che avevano danzato due anni fa, hanno terminato la scuola, iniziando un percorso di studi avanzati o di lavoro.

Quello che mi ha colpito è stata la rapidità di realizzazione dei progetti di cui si era parlato nella prima visita: Suor Feréale aveva appena iniziato a cercare i disegni per realizzare tovaglie da altare e paramenti per i sacerdoti  esponendomi il progetto.

In  agosto Suor Mary mi ha fatto visitare un vero laboratorio con divisione di compiti, dal disegno con soggetti scelti (angeli, pane, pesci, uva, spighe, colomba), alla realizzazione con un ricamo a mano di altissima qualità. I colori vivaci della tradizione iconografica indiana danno  risalto ai diversi soggetti.

L'obiettivo raggiunto è quello di dare un lavoro pagato a donne in difficili condizioni,  con l'apprendimento di un mestiere. Ho fotografato alcuni paramenti molto belli per mostrarli in Italia.

La sorpresa più grande è stata la realizzazione di un terzo centro di attività, grazie alla donazione di una casa grande con un cortile e orto da parte di un signore indiano rimasto vedovo e senza eredi. Ora vive lì insieme ad un gruppo di donne che erano sole, abbandonate, raccolte anche dalla strada. Quel pomeriggio era lì con tutte loro. Una persona con un bellissimo sguardo.

Le donne parlano dialetti diversi ma si sentono accolte, e questa condivisione le fa sentire comunque vicine. Alcune hanno anche disagi psichici per le difficoltà vissute, ma è stato commovente sentirle cantare su mia richiesta. Suor Mary mi aveva detto che per facilitare la socializzazione avevano deciso di fare un coro e questa è una modalità vincente. Mi ha commosso una donna che fin da piccola ha vissuto di elemosina sulla strada, senza una famiglia di riferimento. Aveva una stereotipia nel gesto della mano in attitudine di mendicare. Dopo un po' di tempo dal mio arrivo si è allontanata. Pensavo si stesse annoiando o non accettasse la mia presenza, invece è tornata con un sahari diverso, da festa. Suor Mary mi ha detto che anzi era il suo modo  di dimostrare che era contenta di una visita esterna.

Ho potuto ringraziarla solo con un sorriso, ma certe emozioni vanno aldilà della lingua e certamente passano. Credo  sia difficile qui fare una esperienza simile, in cui l'estetica non ha lo scopo di apparire ma diventa etica di vita: fare festa condividendo un sentimento. Un grazie ancora a tutte loro, alle bambine e alle meravigliose suore.

Suor Feréale e suor Maria Rita non erano presenti perché impegnate nella nuova casa di Bangaloore, ma le ho sentite per telefono.  La loro energia nel portare avanti il nuovo progetto di promozione sociale, che prevede anche un centro linguistico per l'insegnamento dell'arabo  agli Indiani che emigrano negli Emirati e di Italiano per future infermiere, nonostante le difficoltà oggettive e di salute, mi sono state di grande aiuto e un esempio di coraggio che mi porto nell'intimo come  un regalo. 

 

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