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Venerdì 02 Gennaio 2015 23:40

Erode è sempre fra noi!

“Allora Erode, vedendosi beffato dai magi, si adirò moltissimo, e mandò a uccidere tutti i maschi che erano in Betlemme e in tutto il suo territorio dall’età di due anni in giù”, racconta l’evangelista Matteo. Il gesto criminale di Erode, dettato dalla sua egoistica difesa del potere, è proposto dalla liturgia in questo tempo di Natale.

Già prima di lui il profeta Geremia aveva scritto: “Si è udita una voce a Rama, un lamento, un pianto amaro; Rachele piange i suoi figli; lei rifiuta di essere consolata dei suoi figli, perché non sono più”.

La Bibbia si sofferma su casi di orrenda crudeltà verso i bimbi; la storia antica e recente è piena di stragi di innocenti: basti pensare alla Shoa.

Pensavamo che fossero avvenimenti ormai relegati ad un passato, anche se recente; speravamo che i piccoli –a cui è sempre andata la predilezione di Gesù - fossero rispettati, che l’esistenza degli innocenti fosse salvaguardata, invece ancora una volta le cronache ci raccontano di bambini che come agnelli inermi sono condotti al macello.

Anche oggi proliferano gli “Erode” di nefasta memoria: l’ultimo, in ordine di tempo, si è manifestato in Pakistan, rendendosi protagonista di un’immane carneficina di bimbi e adolescenti.

La terribile strage compiuta dai talebani in una scuola militare a Peshawar (Pakistan) in cui hanno perso la vita oltre 100 bambini e ragazzi, uccisi a sangue freddo all’interno delle loro aule e l’altra tragedia, avvenuta nello Yemen a distanza di poche ore in cui sono morte 15 bambine, dilaniate da una autobomba fatta esplodere contro lo scuolabus che le stava portando a scuola, sono solo gli ultimi di una lunga serie di attentati terroristici vigliacchi che hanno preso di mira i più piccoli.

Volutamente questi delinquenti hanno voluto colpire proprio nei luoghi in cui in teoria dovrebbero sentirsi più al sicuro: le loro scuole. Proprio perché la scuola è il luogo da sempre deputato alla crescita umana e culturale, all’educazione, all’incontro, all’accoglienza ed alla tolleranza.

Deve formare nuove generazioni di adulti che possano costruire nazioni migliori, basate sulla democrazie e sulla libertà.

E quello che ancora più sgomenta è che questi atti vengono perpetrati in nome di una religione, di un dio.

Negli ultimi dieci anni sono stati tanti gli attentati e le azioni mirate contro i bambini ed i giovani. Ricordiamo Beslam (Ossezia del Nord), Baghdad, gennaio 2007,Logar (Afghanistan), giugno 2007, ancora Baghdad, dicembre 2009, Mingora (Pakistan), ottobre 2012: i talebani del TTP attaccavano uno scuolabus: rimase ferita alla testa in modo grave la 14enne Malala Yousafzai, che in seguito divenne il simbolo di tutti gli studenti che lottavano per il diritto allo studio. Per l sua coraggiosa battaglia – segno di civiltà – è stata insignita nei giorni scorsi del Premio Nobel per la Pace. Potiskum (Nigeria), novembre 2014. Responsabile dell’attentato fu il gruppo terroristico di Boko Haram, autore negli ultimi tempi di tanta altre azioni di violenza e attentati. Fra tutte ricordiamo il rapimento delle oltre 200 studentesse avvenuto lo scorso aprile e di cui non si hanno più notizie. Messico: 43 studenti scomparsi e trucidati ad opera dei narcotrafficanti.

Non possiamo inoltre dimenticare la tragedia dei tanti cristiani costretti a fuggire dalle loro città, ad abbandonare le loro abitazioni perché vittime delle atroci violenze dei combattenti del fantomatico califfato islamico ISIS, pronti ad uccidere quanti non si piegano al loro credo.

Purtroppo di fronte a queste violenze orrende si registra spesso solo un vergognoso “silenzio assordante”: nessuna protesta, nessun intervento per fermare questi massacratori, che si fanno forti del loro credo religioso e della paura che incutono su popolazioni inerme ed indifese.

Come cristiani siamo tutti invitati a prendere coscienza di tali brutalità, di far sentire con coraggio la nostra voce di protesta, di far pressione sui governanti perché cessino le stragi degli innocenti

E innanzitutto la preghiera al Signore: per le vittime, i loro genitori e i loro insegnanti, ma soprattutto perché le stragi non siano motivo di ulteriori vendette e ritorsioni.

Occorre pregare perché la religione non venga usata come motivazione e giustificazione di stragi ma diventi sempre più strumento di pace, di fraternità e di accoglienza. Gabriele Rossi

Last modified on Domenica 04 Gennaio 2015 21:33
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