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Martedì, 29 Ottobre 2019 11:26

INDIA Convention biblica nel Mese missionario

29 ottobre 2019 - Le nove diocesi del Madhya Pradesh, in India centrale, hanno organizzato una "Convention biblica" di tre giorni a Indore, dal 25 al 27 ottobre, riunendo oltre 6.000 fedeli, tra vescovi, sacerdoti, religiosi e laici giunti da diverse parti dello stato, su un tema centrale: "Battezzati e inviati". Nel raduno gli esponenti delle nove diocesi hanno condiviso le attività pastorali e di evangelizzazione svolte durante il Mese, "per creare consapevolezza missionaria", ha affermato il coordinatore dell'evento, padre Joby Anand.

Celebrando la messa conclusiva il 27 ottobre, l'arcivescovo di Bhopal, Mons. Leo Cornelio, ha dichiarato: “L'Ottobre 2019 è stato dichiarato da Papa Francesco come Mese missionario straordinario sul tema 'Battezzati e inviati', che abbiamo voluto fare nostro. E' importante proclamare Cristo con entusiasmo. La nostra convention sulla Bibbia, organizzata ogni anno, mira a far crescere tra i cristiani l’interesse e l'amore per la Sacra Scrittura, cosicché si possa poi condividere annunciare il Vangelo".

Padre John Paul, presidente del Forum dei mass media cristiani a Indore, ha spiegato: “Organizziamo ogni anno un Festival biblico per il rinnovamento spirituale dei fedeli. Quest'anno lo abbiamo legato al Mese missionario straordinario"

La convention di tre giorni è stata caratterizzata da incontri e approfondimenti biblici, speciali liturgie, celebrazione della Messa e recita del Rosario. Vi hanno partecipato famiglie da diverse località dello stato.

Mons. Chacko Thottumarickal, Vescovo di Indore, ha ringraziato tutti i presenti "auspicando un impatto della Parola di Dio sulla loro vita": "Possiamo costruire insieme un mondo più felice, facendo in modo che la lettura della Bibbia sia parte della nostra vita e parte della routine familiare", ha detto.

A conclusione del Festival, una processione ha portato la Sacra Bibbia e delle statue di Madre Maria e Santa Mariam Teresia in corteo per la città di Indore, come segno di testimonianza cristiana pubblica. (SD) (Agenzia Fides 29/10/2019)

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30 maggio 2019 - "A nome della Chiesa cattolica in India, porgo le mie più sincere congratulazioni a lei e al partito Bharatiya Janata Party. Desidero assicurarvi le nostre preghiere e i migliori auguri per voi e il vostro gruppo nel guidare il nostro paese nella costruzione di un'India forte e inclusiva": lo afferma il Cardinale Oswald Gracias in una lettera indirizzata al Primo Ministro, Narendra Modi, vincitore delle recenti elezioni generali. Come appreso da Fides, il Cardinale Gracias, presidente della Conferenza episcopale indiana, Arcivescovo di Bombay, la più grande diocesi in India, ha inviato la missiva il 25 maggio, rimarcando che il popolo indiano ha dato "un chiaro mandato per un governo stabile ed efficace".

Il Cardinale si è inoltre congratulato con Amit Shah, presidente del Bharatiya Janata Party, che ha svolto il ruolo chiave nella vittoria elettorale, assicurando la preghiera della comunità cattolica "per la salute, la saggezza e la forza perché il Primo ministro possa far fronte alle grandi responsabilità che gli sono state affidate".

La Chiesa, aggiunge il testo, intende collaborare con il governo per creare "una nuova India": "Siamo tutti desiderosi di lavorare insieme per una nuova India che dia speranza ed energia ai nostri giovani, responsabilizzi le nostre donne, specialmente nelle aree rurali, apra nuove opportunità sostenibili per i nostri agricoltori e rafforzi la nostra economia senza lasciare nessuno indietro: una nuova India che goda di pace e prosperità e continui a fare progressi".

I risultati delle elezioni generali indiane, svoltisi in sette fasi dall'11 aprile al 19 maggio, sono stati annunciati il 23 maggio. L'alleanza guidata dal Bharatiya Janata Party di Modi ha vinto 353 seggi sui 543 della Lok Sabha, la Camera bassa del parlamento. Tra gli impegni presi da Modi, quello di "liberare l'India dalla povertà, dalla sporcizia, dalla corruzione, dal terrorismo, dal casteismo e dal comunalismo entro il 2022". (SD-PA) (Agenzia Fides)

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27 aprile 2019 - "Per offrire la nostra vicinanza e solidarietà alle vittime di molteplici attentati avvenuti nello Sri Lanka la domenica di Pasqua, osserveremo la Domenica della Divina Misericordia Domenica, il 28 aprile, come giornata di preghiera e solidarietà con la Chiesa e il popolo dello Sri Lanka”: lo ha annunciato mons. Filipe Neri Ferrao, Presidente della Conferenza episcopale dell'India (CCBI) e Arcivescovo di Goa e Daman. Nella nota inviata all’Agenzia Fides, il Presidente riferisce: “Durante la celebrazione delle sante messe, in quel giorno, tutte le comunità cattoliche in India offriranno a Dio speciali preghiere per i fedeli defunti, per i feriti e le famiglie colpite, che sono immersi nel dolore a causa di questi insensati attacchi, affidandoli alla misericordia del Padre”.

Mons. Neri Ferao esorta tutti i fedeli a “trascorrere un po 'di tempo in preghiera davanti al Signore risorto presente nell’Eucarestia, chiedendo a Dio che lo Sri Lanka possa sperimentare guarigione, consolazione e misericordia, ricevere il dono della pace”.

La Chiesa in India organizza, inoltre, preghiere o processione con ceri accesi che possono essere organizzate in tutte le comunità locali, “invitando tutti gli uomini di buona volontà e credenti di altre fedi a pregare con noi per la pace e l'armonia in Sri Lanka e in tutto il mondo” affermano i Vescovi. (PN) (Agenzia Fides 27/4/2019)

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Giovedì, 11 Aprile 2019 18:27

INDIA In preghiera per elezioni pacifiche

11 aprile 2019 - Le prossime elezioni generali iniziano l'11 aprile: i cristiani indiani pregano per un voto pacifico e trasparente, che dia "frutti di benessere e armonia" al futuro della nazione. Sentendosi interpellati e coinvolti, in quanto cittadini, oltre 5.000 fedeli hanno tenuto nei giorni scorsi una preghiera per la nazione nella capitale Delhi, cui hanno preso parte Vescovi, sacerdoti e fedeli cristiani di diverse confessioni.

Come appreso dall'Agenzia Fides, rivolgendosi ai presenti, l'Arcivescovo cattolico Anil Joseph Thomas Couto, alla guida dell'arcidiocesi di Delhi, ha chiesto ai fedeli di "digiunare e pregare per il bene del paese", auspicando che gli elettori "sappiano scegliere leader con una grande visione per lo sviluppo della società e del paese e che lavorino per il bene dell'umanità". "Preghiamo Dio perché la pace e l'armonia di Dio prevalgano in India", ha detto l'Arcivescovo.

Negli ultimi tempi, centinaia di intellettuali, scrittori, artisti e attivisti sono intervenuti pubblicamente esortando i cittadini a "abbandonare la politica del'odio", promossa dall'attuale primo ministro Narendra Modi, che concorre per un secondo mandato quinquennale. Sotto il suo governo, cristiani e musulmani hanno affrontato molti attacchi violenti, spesso portati avanti da nazionalisti indù in tutta la nazione.

Esprimendo la sua preoccupazione, John Dayal, leader laico cattolico e attivista per i diritti umani, ha dichiarato all'Agenzia Fides: "In cinque anni (2014-2019), questo governo è stato capace di annullare i progressi compiuti in India, riguardo alla lotta per la libertà e per i diritti, negli ultimi cento anni. Ne hanno risentito i principi di uguaglianza e, soprattutto, di fraternità".

Circa 900 milioni di persone sono chiamate alle urne per eleggere 543 membri del Parlamento federale durante un processo che, articolato in sette fasi, inizia l'11 aprile e termina il 19 maggio. Su 1,3 miliardi di persone, l'India ha 966 milioni di indù, l'80% della popolazione. I musulmani costituiscono il 15% e i cristiani sono il 2,3% (nel complesso circa 28 milioni di fedeli). (SD) (Agenzia Fides 10/4/2019)

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2 novembre 2018 - In occasione della festa di Deepavali, il 7 novembre, il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso ha inviato un messaggio perché, come credenti, si compia uno sforzo collettivo “per assicurare un presente gioioso e un futuro di speranza” a chi è più vulnerabile

“Rafforzare lo spirito di amicizia e fraternità” tra gli induisti e che ci sia “più pace e gioia” nelle famiglie e nelle comunità. E’ l’augurio contenuto in un messaggio dal titolo: “Cristiani e Indù: in difesa dei vulnerabili della società”, a firma del segretario del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, mons. Miguel Ángel Ayuso Guixot, per la festa di Deepavali che cade il prossimo 7 novembre. Deepavali significa letteralmente “fila di lampade a olio” e richiama, secondo la tradizione, la vittoria della luce sulle tenebre, della verità sulla menzogna, della vita sulla morte, del bene sul male.

Insieme per i vulnerabili

Ricordando “le prove quotidiane” che ogni giorno devono affrontare i poveri, gli emarginati, le vittime di abusi e violenza, mons. Ayuso Guixot sottolinea che, “in questo contesto inquietante”, “induisti e cristiani insieme” sono chiamati a impegnarsi per “difendere, proteggere e assistere queste persone”. “Il dovere morale di prendersi cura dei vulnerabili scaturisce – si legge nel messaggio – dalla nostra credenza condivisa che siamo tutti creature di Dio e, di conseguenza, fratelli e sorelle uguali per dignità e reciprocamente responsabili”. E’ la comune condizione umana unita al dovere morale verso gli altri che richiede di fare il possibile “per alleviare le loro sofferenze, difendere i diritti e ridare loro dignità”.

Sforzi maggiori per una cultura della cura

Nonostante – scrive il segretario del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso – gli sforzi sembrino gocce d’acqua in un oceano è importante, come richiama Papa Francesco nel messaggio per la seconda Giornata Mondiale dei poveri, “aprire la porta del cuore e della vita” per far sentire queste persone amici e di famiglia. “Attenzione e cooperazione – si legge nel testo – sono necessarie per nutrire una cultura della cura e della considerazione nei loro confronti”. Mostrare un volto e un cuore umano perché “frutto di un’inspirazione divina nell’ottica di un’autentica emancipazione e benessere dei vulnerabili e della difesa della loro causa”. Uno sforzo collettivo dunque tra persone di buona volontà “per assicurare un presente gioioso e un futuro di speranza” ai fratelli più in difficoltà.

Benedetta Capelli – Città del Vaticano

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21 agosto 2018 - La Chiesa cattolica in Kerala è pienamente coinvolta per contribuire ad affrontare la crisi generata dalle forti piogge monsoniche e dalle conseguenti alluvioni. Al 21 agosto, il bilancio delle vittime è salito a oltre 400, mentre molti sono i dispersi e 1,2 milioni gli sfollati.

"Tutte le diocesi, i religiosi, le parrocchie e le organizzazioni ecclesiali sono pienamente impegnate nelle operazioni di soccorso giorno e notte. Molti dei sacerdoti e delle religiose stanno conducendo diversi campi di soccorso insieme a rappresentanti e funzionari governativi. Le agenzie ecclesiastiche e i fedeli forniscono cibo, vestiti e riparo alle persone nei campi profughi", spiega all'Agenzia Fides l'Arcivescovo Andrews Thazhath di Trichur, nel Kerala. "Siamo felici di riferire che i campi di soccorso e gli aiuti provvisti dalla Chiesa sono molto apprezzati dalle persone colpite", aggiunge.

Le regioni occidentali del Kerala sono ancora colpite dall'inondazione. Alcuni fiumi hanno addirittura cambiato direzione, causando danni estesi a diversi villaggi e migliaia di sfollati. Molti villaggi nel distretto centrale di Trichur e nella regione meridionale di Chengannoor sono ancora allagati. La più grande sfida per il Kerala è quella di fornire alle persone colpite, quando torneranno alle loro case, devastate o spazzate via, sistemi per proteggersi o prevenire le catastrofi. Il governo, le Ong e la Chiesa hanno iniziato a preparare piani a lungo termine per la riabilitazione con l'aiuto delle agenzie locali e internazionali.

Come riferito a Fides dall'Arcivescovo, l'Arcidiocesi di Trichur ha fornito materiali di soccorso alla zona di Kuttanad e Wynad. A Trichur la settimana scorsa, tutte le aree basse sono state allagate. Molti ponti sono impraticabili, molte case affondate o distrutte. "Le inondazioni hanno colpito anche alcune chiese e non abbiamo potuto celebrare la Messa anche il 19 agosto. La maggior parte delle sale parrocchiali, e le scuole e alcuni presbiteri sono divenute campi di soccorso per gli sfollati", nota l'Arcivescovo.

Il Vescovo ausiliare Tony Neelankavil e l'Arcivescovo Thazhath hanno visitato personalmente diversi campi di soccorso. "Sacerdoti, suore, seminaristi e leader della Chiesa sono in prima linea nelle operazioni di soccorso. Le persone, indipendentemente dalla casta e dal credo, ci stanno aiutando. Ora stiamo distribuendo generi alimentari, vestiti e altri aiuti essenziali nei campi di soccorso, alle famiglie nelle aree colpite. Molti volontari lavorano giorno e notte preparando kit che vengono distribuiti", dichiara a Fides l'Arcivescovo Thazhath.

Papa Francesco ha lanciato un messaggio di consolazione e preghiera, domenica scorsa, 19 agosto. "Chiediamo di continuare a pregare per il nostro Kerala", ha detto l'arcivescovo Thazhath.

Il Primo ministro del Kerala, Pinarayi Vijayan, ha definito l'alluvione "una delle peggiori nella storia dell'India", provocando lo spostamento di oltre mezzo milione di persone. In Kerala sono cadute piogge superiori al 40% rispetto al normale per la stagione dei monsoni, che va da giugno a settembre. Il governo federale indiano ha classificato le inondazioni come una "calamità di natura grave".

Secondo J.P. Nadda, il ministro della salute, sono stati allestiti più di 3.500 campi medici in una regione che ha all'incirca le dimensioni della Svizzera. I danni stimati ammontano a oltre 3 miliardi di dollari Usa.

La fascia costiera del Kerala centrale è ancora sott'acqua. Pathanamthitta, Ernakulam e Trichur sono le aree più colpite. La calamità ha generato una grande ondata di solidarietà tra la popolazione. Le persone si sono avvicinate le une alle altre indipendentemente dalle loro differenze religiose e socio-politiche. Per iniziativa spontanea, gruppi di pescatori di sono uniti alle operazioni di salvataggio in zone in cui le guardie costiere non potevano accedere. (SD) (Agenzia Fides 21/8/2018)

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Domenica, 24 Giugno 2018 20:13

INDIA ‘Basta fame entro il 2030’

24 giugno 2018 - Il programma di Caritas Asia per i piccoli agricoltori. Il progetto si intitola “Agricoltura flessibile per i piccoli proprietari terrieri e rete di biodiversità”. L’obiettivo è sconfiggere la fame per 7.500 famiglie e 40mila persone. In India il programma sarà applicato in Madhya Pradesh da due organizzazioni della Chiesa locale.

Si chiama Safbin e si pone un obiettivo audace: sconfiggere la fame in Asia del sud entro il 2030. È il nuovo programma lanciato dalla riunione della Conferenza regionale di Caritas Asia che si è svolta a Bangkok. L’acronimo sta per “Smallholder Adaptive Farming and Biodiversity Network” (Agricoltura flessibile per i piccoli proprietari terrieri e rete di biodiversità) e l’iniziativa è diretta allo sviluppo dell’agricoltura e al miglioramento delle condizioni delle popolazioni rurali. Lo scopo finale, sostengono i promotori, è eliminare la fame per 7.500 famiglie e 40mila persone.

Il progetto è stato lanciato lo scorso 11 giugno e coinvolge quattro Paesi del subcontinente indiano: Bangladesh, India, Nepal e Pakistan. Esso sarà coordinato da Caritas Austria, con la partnership strategica di Caritas Svizzera e Caritas Asia, che forniranno le risorse necessarie per tutto il progetto. Esso vuole trasmettere “buone pratiche” e sostenere i piccoli proprietari terrieri.

Intervenendo alla presentazione, Christoph Schweifer, segretario generale di Caritas Asia, ha affermato: “Safbin è un programma unico nel suo genere. Pone una grande sfida, che però possiamo vincere attraverso il duro lavoro, la cooperazione e l’unione di tutti gli attori. Dobbiamo focalizzare la nostra attenzione su una partnership di responsabilità condivisa per uno scopo più grande e dobbiamo tutti agire come operatori al servizio dei contadini”.

Con tale programma, Caritas Asia aderisce alla seconda versione degli Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG 2) delineati dalle Nazioni Unite per il periodo 2015-2030. Si tratta di una serie di politiche da applicare in tutto il mondo per raggiungere alcuni risultati fondamentali entro il 2030. Tra questi: sconfiggere fame e povertà; garantire una vita sana e promuovere il benessere di tutti; fornire un’istruzione di qualità; assicurare la disponibilità e la gestione sostenibile di acqua e servizi igienico-sanitari.

Il “Safbin” tenderà per ottenere alcuni scopi negli Stati in cui verrà applicato: raddoppiare la produzione agricola e gli incassi; garantire l’accesso ad una dieta bilanciata e all’auto-sufficienza nutrizionale; controllo delle terre e assicurare l’ottenimento dei sussidi; aumentare la capacità di ripresa in caso di disastri ambientali. Il programma vuole anche coinvolgere studenti e ricercatori da tutto il mondo; incoraggiare la condivisione delle conoscenze e soluzioni locali “eco-friendly”.

Per quanto riguarda l’India, il programma verrà applicato da due organizzazioni che operano in tre distretti del Madhya Pradesh: la prima è Manav Vikas Seva Sangh (Mvsss), la Società per lo sviluppo umano della diocesi di Sagar, fondata 27 anni fa e presente in 286 villaggi; la seconda, Jabalpur Diocesan Social Service Society (Jdsss), la Società di servizio sociale della diocesi di Jabalpur, attiva dal 1993 a sostegno del settore educativo, sanitario, agricolo e ambientale.

Asianews

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Giovedì, 15 Febbraio 2018 22:33

INDIA Nuovo sistema sanitario: poco fattibile

14 febbraio 2018 - Il recente annuncio del governo federale sul nuovo sistema sanitario per il 2018 - il più grande progetto di assicurazione sanitaria mai proposto al mondo - potrebbe essere “solo un grande annuncio, ma non realmente fattibile”: lo dice all'Agenzia Fides p. Mathew Perumpil, MI, Segretario dell'Ufficio per la sanità della Conferenza episcopale indiana (Cbci).

“Anche se i media l'hanno salutato come una grande mossa a favore dei poveri per migliorare la salute di milioni di indiani, da una analisi più accurata dei dettagli del budget e del piano di implementazione si comprende che si tratta di una annuncio roboante, ma che poi in vero non c'è molto da sperare per un cittadino normale”, spiega.

Nel bilancio nazionale, è stato annunciato che la politica sanitaria coprirà più di 500 milioni di indiani e stanzierà 500.000 rupie annuali (7,825 dollari Usa) di copertura medica per ogni famiglia.

Il piano, secondo stime del governo, dovrebbe costare 1,7 miliardi di dollari Usa, tra fondi federali e statali.

Il piano assicurativo intende coprire gli indiani più poveri - circa il 29% degli indiani vive al di sotto della soglia di povertà – e i più vulnerabili: quanti hanno un lavoro irregolare o sono disoccupati, o sono gravati da debiti con alto interesse, oltre a pagare per la propria assistenza sanitaria.

Secondo gli osservatori, non è per nulla facile mettere in pratica questo piano. Il sacerdote rileva: “Come sostiene un rinomato specialista di salute pubblica, T. Sundararaman, i fondi stanziati in realtà non permetteranno di applicare il piano massivamente. E recenti esperienze con piani simili indicano che questo potrà generare un aumento dei profitti per l'industria sanitaria privata. Si tratta di un modo acuto di tutelare gli interessi dell'industria sanitaria e farmaceutica in nome dei poveri ?”, chiede padre Perumpil.

L'India ha una cattiva reputazione sulla spesa sanitaria pubblica, che è pari all'1% del PIL, uno dei livelli più bassi al mondo. La scarsa assistenza è una delle ragioni che spinge oltre il 3% della popolazione al di sotto della soglia di povertà. Gli ospedali statali di qualità sono pochi e lontani tra loro, le strutture di assistenza primaria sono scarse e le cliniche private hanno costi proibitivi.

La Chiesa indiana è fortemente impegnata nel campo della sanità in India. La Catholic Health Association of India (CHAI), promossa dalla Conferenza episcopale cattolica, è il più grande organismo sanitario non governativo dell'India e si impegna, secondo il suo motto, a portare “buona salute per tutti”. Grazie al CHAI, 21 milioni di persone vengono assistite a livello sanitario. La rete conta 76.000 professionisti impegnati nella sanità, tre università, cinque college di Medici, 3500 istituzioni e oltre 1.000 suore che sono medici, impegnate per lo più nelle aree rurali. “La Chiesa – osserva - più che mai, ha il ruolo di essere profetica e creativa per aiutare gli indiani poveri ad accedere ad un'assistenza sanitaria ragionevole e dignitosa, in modo compassionevole”.

(SD) (Agenzia Fides 13/2/2018)

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27 gennaio 2018 - Il discorso che il Primo Ministro indiano Narendra Modi ha tenuto al recente Forum Economico di Davos (23-26 gennaio, in Svizzera), toccando temi come la libertà e la tolleranza religiosa, è apprezzabile ed esprime “una visione nobile e lungimirante”. Ora al governo indiano spetta “tradurlo in realtà”: è quanto osserva mons. Joseph D'Souza, Vescovo protestante indiano e Presidente dell'organismo ecumenico “All India Christian Council”, che include rappresentanti cattolici e di altre confessioni. Come appreso dall’Agenzia Fides, D'Souza ha partecipato al un evento, tenutosi nei giorni scorsi a Mumbai, cui hanno preso parte indù, ebrei, musulmani, cristiani, buddisti, sikh e membri di altre comunità religiose, organizzato dal “Simon Wiesenthal Center”, centro studi con sede negli Stati Uniti, impegnato a promuovere la tolleranza tra le fedi .

Intervenendo all'incontro, mons. D'Souza ha richiamato la visione nobile delle parole pronunciate da Modi, mettendole poi impietosamente a confronto con il crescente nazionalismo religioso che si registra in India. In una nota inviata a Fides il Vescovo osserva: “Il discorso del Primo Ministro Modi al World Economic Forum di Davos ha fornito la visione di un'India inclusiva e democratica. Tuttavia, ciò che l'India ha visto negli ultimi tempi è il costante aumento dell'estremismo religioso induista, di carattere marcatamente politico. Il primo ministro Modi conosce la violenza che è stata scatenata sui dalit, sui musulmani e sulle altre minoranze a causa del rafforzarsi dell'induismo politico. Il governo deve fare di più per tradurre in realtà la sua visione nobile e sincera di un'India inclusiva e democratica”.

“Tutte le religioni in India – aggiunge il Vescovo protestante - meritano di essere rispettate. La libertà religiosa è essenziale per lo sviluppo economico e sociale di qualsiasi società che vuole essere prospera. Ciò è particolarmente vero per l'India, terra ricca di opportunità e potenzialità. Se i leader della nazione vogliono vedere l'India diventare una superpotenza sulla scena mondiale, non possono permettere che la religione venga abusata e utilizzata per la violenza, come strumento politico”.

D’Souza nota: “L'India ha bisogno di patriottismo sano, scevro di nazionalismo religioso. Il nazionalismo religioso, per sua stessa natura, divide e polarizza la società; e troppo spesso si traduce in violenza contro le comunità di minoranza e persino contro coloro che, nella maggioranza, sono in disaccordo con quanti politicizzano la religione”. Per questo, conclude, “urge che tutte le forze sociali, politiche e religiose in India celebrino la libertà religiosa e si impegnino a promuovere la coesistenza pacifica” (PN-PA) (Agenzia Fides 27/1/2018)

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Sabato, 11 Novembre 2017 19:10

INDIA La Chiesa accanto ai dalit

11 novembre 2017 - Giornata per la “liberazione” della minoranza oppressa dei Dalit. “La Dalit Liberation Sunday è un appello all’intera comunità cristiana in India per rinnovare il nostro totale supporto ai dalit. Dobbiamo rimanere accanto a quanti vengono sfruttati, emarginati e discriminati nella società. Ho chiesto a tutte le Chiese cristiane e ai cristiani di celebrare la ‘Dalit Liberation Sunday’ e manifestare la nostra solidarietà con i fratelli e le sorelle dalit”: con queste parole il Vescovo Anthonisamy Neethinathan, presidente dell’Ufficio per le caste e le tribù svantaggiate, in seno alla Conferenza episcopale indiana (CBCI) annuncia all'Agenzia Fides che domani, 12 novembre, si celebra, la “Domenica per la liberazione dei dalit” (Dalit Liberation Sunday, DLS) in tutte le chiese, istituzioni e comunità cristiane dell’India. “Urge esprimere solidarietà con i Dalit dell’India,” ha detto il Vescovo Neethinathan, che guida la diocesi di Chingleput, Tamil Nadu, in India meridionale.

La Chiesa vuole celebrare la cultura, storia e tradizione dei dalit esprimendo solidarietà con loro e per le loro sofferenze e lotte. Il messaggio diffuso per la Giornata osserva che "Dio non li abbandonerà mai: la gente di ogni classe sociale si impegnerà per l’emancipazione e il rafforzamento dei dalit, la loro uguaglianza di diritti, privilegi e opportunità per poter vivere e lavorare con dignità e giustizia sociale senza alcuna forma di offesa, oppressione e schiavitù".

Il segretario generale della CBCI, il vescovo Theodore Mascarenhas, osserva: “E’ una giornata per ricordare la fascia degli emarginati della nostra società che chiamiamo dalit. Preghiamo e lavoriamo affinchè possano finire le ingiustizie che continuano a subire.”

"Dalit" è un termine sanskrito, che significa "oppresso" e indica le caste degli intoccabili della società indù. Pur se formalmente abolito dalla Costituzione, il sistema castale è tuttora presente nella prassi sociale in India e i dalit sono spesso oggetto di oppressione e persecuzione. In India ci sono circa 27 milioni di cristiani e circa 25 milioni di loro sono di origine dalit. "Le Chiese e i cristiani devono apprezzare, riconoscere e promuovere i talenti e la cultura dei dalit", rileva padre Zackarias Devasagayaraj Raj, segretario dell’ufficio per i Dalit della CBCI. L’ufficio per i dalit della CBCI lavora con persone vulnerabili che subiscono lo stigma dell’intoccabilià e opera per portare sollievo agli emarginati, organizzarli e costruire comunità inclusive. Lo stesso ufficio promuove a livello politico il potenziamento dei dalit, e in special modo, di quelli di religione cristiana, accanto a una rete con altre chiese, Ong e movimenti popolari.

La società indiana è strutturata secondo il sistema gerarchico delle caste che pone i dalit al livello più basso, negando loro il diritto all’istruzione, alla proprietà, allo sviluppo e alla partecipazione. La casta è il tentativo più plateale nella storia dell’umanità di istituzionalizzare la disuguaglianza su basi religiose e filosofiche. In situazione di povertà acuta, disoccupazione e analfabetismo, la stragrande maggioranza dei dalit svolge lavori secondari, subisce sfruttamento estremo, trattamento disumano. Il termine ‘Caste riconosciute’ (Scheduled castes) in India è un concetto amministrativo introdotto con l’amministrazione britannica che ha colonizzato l’India fino al 1947.

Nella questione dalit, una sfida importante è quello di rompere la barriera dell’intoccabilità, non solo nel suo senso giuridico e formale ma nella sua più ampia applicazione sociale.

Molti dalit hanno scelto il cristianesimo alla ricerca di una vita migliore e più dignitosa. Tuttavia sono discriminati anche nella Chiesa. Le caste dominanti non accettano i membri delle caste inferiori: pratiche discriminatorie avvengono anche all’interno delle comunità cristiane. Accade che anche alcuni cristiani, gli appartenenti alla casta dominante, trattano i dalit con lo stesso disprezzo e li sottopongono ai medesimi maltrattamenti usati dai loro omologhi indù.

Il terzo paragrafo dell'Ordine costituzionale del 1950 sulle “Caste riconosciute”, sancisce che “nessuno che professa una religione diversa dall’induismo sarà considerato un membro della caste riconosciute". Già una rapida lettura dell’Ordinamento rivela la sua natura discriminatoria. Limitando i benefici ai dalit di una particolare religione, l’Ordinamento ha diviso l’intera comunità dalit sulla base della religione. Invece di stabilire come criterio preferenziale l’arretratezza socioeconomica della casta, il legame tra casta e religione viene considerato come il punto cruciale del problema.

L’Ordinamento viola la natura e lo spirito di molti articoli della Costituzione indiana. L’articolo 15 della Carta dice: “Lo Stato non discrimina qualsiasi cittadino solo per motivi di religione, razza, casta, sesso, luogo di nascita o altro.” Ma qui è lo stato stesso a discriminare i cristiani dalit sulla base della religione. "L’esistenza di caste di intoccabili di per sè consente alle caste superiori di trarre benefici economici. Questo fatto contribuisce a trarre soddisfazione psicologica dalla sottomissione dei dalit", riferisce a Fides il professore Sukhadeo Thorat, ex presidente dell’Indian Council of Social Science Research.

“La casta è l’apartheid dell’India” rileva il gesuita p. Myron Pereira, consulente multimediale. "Nonostante le leggi e regolamenti, i divieti e le sanzioni, il sistema delle caste prospera e prolifera. La chiave della mobilità sociale e della coesione in India non è ciò che fai, ma a chi sei legato", aggiunge.

"La celebrazione della Dalit Liberation Sunday è un appello a dichiarare e affermare la libertà di religione", afferma suor Antasia Gill, membro della Commissione per le minoranze di Delhi. "Il paese deve affrontare e risolvere la questione dei dalit, per realizzare una piena democrazia e libertà di religione", conclude. (SD- PA) (Agenzia Fides 11/11/2017)

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