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13 novembre 2019 – I vescovi: "La Chiesa in Indonesia deve aprirsi, uscire dalla zona di comfort ed essere presente in mezzo alla società per rafforzare la fratellanza interreligiosa. La Chiesa deve diffondere pace e benevolenza, rispettare i diritti umani, coltivare il dialogo, promuovere uguaglianza e giustizia, migliorare la salute pubblica, sensibilizzare sugli sviluppi scientifici e mantenere una convivenza armoniosa nella diversità": lo affermano i Vescovi indonesiani nel messaggio diffuso al termine dell'incontro annuale della Conferenza episcopale indonesiana (KBI), tenutosi a Bandung, capitale di iava occidentale, che si conclude domani, 14 novembre 2019. Il messaggio, firmato dal Presidente e dal Segretario generale della Conferenza episcopale, rispettivamente il Cardinale Ignatius Suharyo di Jakarta e il Vescovo Antonius Subianto Bunjamin OSC di Bandung, è il risultato delle intense giornate di studio vissute dai Vescovi indonesiani che si sono confrontati sul tema "La fraternità umana per un'Indonesia pacifica".

I Vescovi hanno avuto modo di studiare e approfondire il documento di Abu Dhabi intitolato "Fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune", firmato congiuntamente da Papa Francesco e dal Grande Imam Ahmed el-Tayeb di Al-Azhar, ad Abu Dhabi lo scorso febbraio. Hanno contribuito all'analisi alcuni studiosi musulmani e cattolici, che i Vescovi hanno ascoltato con interesse.

Nel Messaggio diffuso, pervenuto all'Agenzia Fides, si afferma che "le giornate di studio hanno aiutato i Vescovi a comprendere sempre meglio i contenuti del Documento di Abu Dhabi", "nella consapevolezza dell'esistenza di movimenti estremisti in Indonesia", al fine di "trovare le opportunità per rafforzare la fratellanza tra gli esseri umani".

L'Episcopato indonesiano "ringrazia Dio per la nazione indonesiana basata sulla Pancasila e sulla Costituzione del 1945 intrisa dello spirito di 'Bhinneka Tungus Ika' (unità nella diversità), nel quadro dello Stato unitario della Repubblica di Indonesia, che sono tutti i pilastri principali per costruire un ordine di vita comune armonioso in mezzo alla diversità di religioni, tribù e gruppi". In tale cornice i Vescovi affermano che "la Chiesa cattolica indonesiana è chiamata a partecipare alla promozione, alla lotta e alla realizzazione della fraternità come prosperità condivisa". "La diversità è una necessità e un dono divino che va coltivato e sviluppato con atteggiamento di reciproca accettazione, rispetto e cooperazione reciproca", proseguono.

Il testo inviato a Fides afferma che "la fraternità umana deve portare bontà nella vita umana nelle sue dimensioni ed essere testimonianza e grandezza della fede in Dio che unisce i cuori divisi e diventa un segno di vicinanza tra quanti credono che Dio ha creato gli esseri umani per comprendersi, lavorare insieme e vivere come fratelli".

"La coesistenza come base per realizzare la fraternità umana non significa solo trovare i punti in comune ma è la volontà di accettare e apprezzare le differenze nelle credenze e negli insegnamenti religiosi", rileva il testo, affermando che l'attuale sfida della nazione indonesiana è "contenere l' estremismo che spesso genera atti di terrorismo".

I Vescovi considerano il Documento di Abu Dhabi “molto importante da diffondere tra i cattolici e nella società, specialmente tra le giovani generazioni in vari modi, anche utilizzando i social media". Così, auspicano i Pastori, "nuovi spazi di incontro nasceranno nella comunità per ripensare, riprogettare, costruire nuove speranze e infine agire con novità nella vita religiosa ". E' importante "vivere una vita religiosa inclusiva senza perdere la propria identità", sottolineano, in modo che "gli uomini si prendano cura gli uni degli altri e si appassionino alla costruzione della fraternità umana basata sul rispetto della dignità umana".

Il messaggio, poi, raccomanda al governo di "adottare politiche sagge e basate solo sui valori della Pancasila, come umanità, unità, sapienza e giustizia per ridurre le disuguaglianze sociali, prevenire i conflitti tra i figli della nazione, porre fine a forme di violenza prolungata, bloccare il tasso di danno ambientale, dare pari opportunità per l'accesso alle risorse e creare un sistema più dignitoso di convivenza".

Infine si chiede a leader religiosi, intellettuali, artisti, esperti dei media, economisti e tutte le persone nei rispettivi settori di vita "di trovare vie per ravvivare i valori umani per la realizzazione del benessere pubblico, attraverso la fraternità umana". "Potremo vivere pacificamente in questo paese solo se tutte le parti, senza eccezione alcuna, si impegneranno a unire sempre le mani e lavorare insieme per il bene comune", scrivono i Vescovi in conclusione, (PP) (Agenzia Fides 13/11/2019)

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25 ottobre 2019 - Mons. Robertus Rubiyatmoko, arcivescovo di Semarang, raduna 1.857 catechisti per ringraziarli del loro impegno. L’arcidiocesi di Jakarta ospita la recita del rosario ed una processione della statua della Vergine in cattedrale. I cattolici di Palembang ripercorrono la storia della presenza cristiana a Sumatra.

Incontri, conferenze e ritiri spirituali: sono alcune delle iniziative che la Chiesa cattolica indonesiana ha organizzato in tutto il Paese, per celebrare il Mese missionario straordinario indetto da papa Francesco. Tra il 17 ed il 20 ottobre scorsi, centinaia tra sacerdoti, suore, catechisti e fedeli si sono dati appuntamento presso la Rumah Retret di Tirta Ria, nell’arcidiocesi di Pontianak (provincia di West Kalimantan). Parlando con gli invitati ed i partecipanti all'incontro, il teologo e sociologo gesuita p. Haryatmoko ha sostenuto con fermezza che le persone consacrate non possono più restare “ai margini” dalla società moderna. “È sempre più necessario un produttivo lavoro di gruppo con i laici – ha dichiarato p. Haryatmoko durante un seminario –, perché il clero da solo non può portare a termine troppe cose”.

Mons. Robertus Rubiyatmoko, arcivescovo di Semarang (Central Java), il 20 ottobre ha radunato 1.857 catechisti provenienti da ogni parte dell’arcidiocesi per un evento a loro dedicato nel seminario minore San Pietro Canisio di Mertoyudan (a Magelang). Mons. Rubiyatmoko ha espresso il suo apprezzamento per l’impegno di tutti i catechisti nel diffondere la fede cristiana, sia nelle scuole statali che nei corsi parrocchiali. “Sono davvero commosso – ha dichiarato l’arcivescovo – da una partecipazione così grande e davvero orgoglioso di tutti voi. Sono anche convinto che la Chiesa cattolica di Semarang avrà sempre sulle solide basi, grazie al vostro contributo e dedizione nel divulgare il Vangelo e la dottrina cattolica”.

L’arcidiocesi di Jakarta ha ospitato una recita del rosario ed una processione della statua della Vergine nella cattedrale dell'Assunzione. A queste è seguita una messa, celebrata dall’arcivescovo card. Ignatius Suharyo Hardjoatmodjo insieme a diversi sacerdoti. Le celebrazioni per il Mese missionario straordinario nell’arcidiocesi di Palembang (South Sumatra) si sono svolte presso la parrocchia di San Giovanni Battista di Bengkulu (nell’omonima provincia) – a circa otto ore di viaggio dalla sede vescovile. Le tante iniziative che hanno coinvolto catechisti e membri attivi delle Pontificie opere missionarie si sono concentrate sulla storia della comunità cattolica locale. L’arcivescovo, mons. Aloysius Sudarso, l’ha ripercorsa sin dagli inizi; dal 28 gennaio 1703, giorno dello sbarco a Fort York, sulle coste di Bengkulu, del missionario teatino p. Martelli.

Nella diocesi di Bandung (West Java), tra il 21 settembre ed il 20 ottobre ha avuto luogo una lunga manifestazione chiamata “Pekan Misi Nasional IV” (la Settimana nazionale della missione IV). Ad organizzarla, la Conferenza episcopale indonesiana (Kwi). Tra le attività proposte, vi erano lezioni e conferenze per spiegare la Maximum Illud di papa Benedetto XV ai fedeli in diverse città della diocesi. A queste si aggiungono la “Processione della croce” ed una solenne messa nella cattedrale di San Pietro. P. Markus Nur Widipranoto, direttore nazionale Pontificie opere missionarie in Indonesia, ricorda ad AsiaNews che la Chiesa locale si era preparata al Mese missionario straordinario con il Congresso missionario nazionale, svoltosi a Jakarta tra il primo ed il 4 agosto scorsi. Col tema “Battezzati e inviati a proclamare il Vangelo”, l’evento ha richiamato 400 persone dalle 37 diocesi del vasto arcipelago.

Mathias Hariyadi, Asianews

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20 luglio 2019 - Sviluppo infrastrutturale, rafforzamento del valore etico del capitale umano e investimenti stranieri per creare maggiori opportunità di lavoro: sono questi i tre punti su cui si fonda il piano di crescita per il Paese ribattezzato “Indonesian Vision” e illustrato nei giorni scorsi dal presidente Joko Widodo e dal suo vice Ma’aruf Amin, durante un incontro a Sentul, città del distretto di Bogor nel West Java. 

Per il leader della nazione musulmana più popolosa al mondo, in una prospettiva di crescita e sviluppo sono essenziali alcuni “passi” da compiere in termini sviluppo umano, etica nel lavoro ed efficienza dell’amministrazione pubblica. 

Il primo punto da affrontare, avverte, è lo sviluppo infrastrutturale, il cui programma di crescita subirà “una accelerazione di gran lunga maggiore” rispetto a quanto previsto in un primo momento. In primis per quanto concerne strade, aeroporti e porti, cui si aggiunge una maggiore interazione fra le piccole e medie imprese locali. “Questo è il nostro obiettivo - avverte Widodo - e in questo senso dobbiamo operare”. 

Altra sfida chiave è lo “sviluppo del capitale umano”, fondamentale per cambiare “l’etica nel lavoro” soprattutto per quanto concerne “la burocrazia” in sede di governo e dell’amministrazione pubblica. “Un servizio rapido ed efficace - prosegue il presidente - dovrebbe essere il nostro modo di agire”. Egli annuncia al contempo misure drastiche contro agenzie poco produttive o con un atteggiamento poco consono verso il pubblico. 

Il terzo e ultimo punto riguarda gli investimenti esteri, per creare nuovi posti di lavoro. Senza paura di alimentare il fenomeno della corruzione e delle mazzette, per agevolare l’avvio di imprese e attività. “Chiunque creerà ostacoli - avverte Widodo - non rispettando il principio etico del lavoro, sarà colpito con forza”. E, in questo senso, è “urgente” una riforma della burocrazia. 

Rivolgendosi ai propri concittadini, il capo dello Stato chiede di “cambiare mentalità”, promuovere una maggiore attitudine al servizio, controllando “il budget” e usandolo “in maniera appropriata perché rende il più possibile”. Il nostro sogno comune, sottolinea, si potrà avverare solo se “siamo uniti come nazione” composta da 17mila isole e 267 milioni di abitanti. 

Una unità che si fonda sui Pancasila, i principi ispiratori dello Stato, e anche quanti sono all’opposizione devono esprimere le loro idee astenendosi da discorsi di odio e violenza. “Non avrò tolleranza alcuna - assicura - contro quanti si oppongono al Pancasila. Non ci sarà nessuno che potrà mettere in dubbio il valore ‘dell’unità nella diversità’ [Bhinneka Tunggal Ika]”, in una nazione che registra violenze contro cristiani, musulmani (sciiti) e ahmadi. Nel mirino del presidente quanti fomentano l’odio e le divisioni su base etnica, religiosa e confessionale, minando alla base “l’armonia e il bene” comune. Perché, conclude, “tutti sono uguali davanti alla legge”. (Asianews)

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Venerdì, 05 Aprile 2019 08:52

INDONESIA Elezioni alle porte

4 aprile 2019 - "I cattolici in politica per costruire il bene comune. La nostra posizione è chiara: come cittadini indonesiani, i cattolici vivono la competizione elettorale e partecipano alla politica in senso ampio. Auspichiamo che si rispetti un processo legale e trasparente nella campagna elettorale e durante le elezioni, guardando con discernimento i temi e i candidati, nella prospettiva di una buona governance e del bene comune del paese": lo dichiara all'Agenzia Fides padre P.C. Siswantoko, Segretario esecutivo della Commissione per l'Apostolato dei Laici nella Conferenza Episcopale dell'Indonesia, mentre il paese si prepara alle elezioni del 14 aprile, quando si eleggerà il nuovo presidente, il Parlamento di 575 seggi, diverse assemblee regionali.

"La Chiesa cattolica giudica il governo e l'agire del Parlamento partendo dal suo patrimonio di valori evangelici e dalla sua dottrina sociale - spiega -, senza sostenere direttamente alcun partito e senza prender parte all'agone elettorale".

Ma questo, dice il Segretario, non significa disimpegno: "Il campo politico è un campo di apostolato, in cui i cattolici, con l'impegno politico attivo e diretto, oppure come attivisti nella società civile, possono contribuire portando una visione del bene comune, proponendo una prospettiva con cui affrontare le varie questioni socio-politiche, che è la prospettiva della centralità della persona e della dignità umana, per beneficare tutto il popolo e tutta la nazione indonesiana".

"La Conferenza Episcopale dell'Indonesia - chiarisce il sacerdote - considera la politica come 'cosa buona', come la più alta forma di carità, poiché la sua natura originaria è quella di contribuire e costruire il bene comune: per questo in politica è necessario anche l'apporto dei cattolici con il loro patrimonio di valori di onestà, trasparenza, solidarietà, rispetto dei diritti umani".

Per questo padre P.C. Siswantoko incoraggia i 151 cattolici presenti nelle liste elettorali in tutta la nazione (su circa 8.000 candidati) e conclude: "Come cristiani siamo chiamati all'impegno in politica: non possiamo ignorare l'opportunità di esercitare i nostri diritti civili nella società. Le elezioni rappresentano uno dei momenti in cui dimostrare il nostro impegno a diventare sale e luce del mondo. Non è facile: la sfida principale per i laici cattolici oggi è coinvolgersi, essendo disponibili a lasciare la propria zona di comfort. Nonostante il nostro numero sia molto piccolo - come cattolici siamo meno di 10 milioni di persone su circa 270 milioni di abitanti, in larga maggioranza musulmani - le elezioni rappresentano per noi un nostro momento in cui dimostrare la nostra responsabilità sociale e anche il nostro amore per la nazione". (MH-PA) (Agenzia Fides 4/4/2019)

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26 marzo 2019 - Ad East Jakarta si è svolto un seminario sull’attuazione di pratiche operative standard (Sop) nei centri di accoglienza. Vi hanno preso parte 35 suore, appartenenti a diverse comunità religiose, oltre ad alcuni sacerdoti ed esperti formatori. Suor Kristina Fransiska: “La buona volontà non è sufficiente per portare avanti questa missione umanitaria”.

Da anni, la Commissione giustizia, pace e cura pastorale dei migranti (Kkp-Pmp) della Conferenza episcopale indonesiana (Kwi) coordina agenzie umanitarie e organizzazioni ecclesiastiche nella risposta della Chiesa a fenomeni come migrazioni e traffico di esseri umani. Allo stesso tempo, la Kkp-Pmp è impegnata in diverse iniziative per sensibilizzare le istituzioni religiose. L’ultima si è svolta la scorsa settimana ad East Jakarta. Qui ha avuto luogo un seminario di tre giorni, organizzato in collaborazione con la Commissione contro il traffico di donne (Cwtc) e l’Ikatan Biarawati Seluruh Indonesia (Ibsi), l’Associazione delle religiose indonesiane.

P. Eko Aldianto, segretario esecutivo della Commissione, spiega ad AsiaNews che la priorità della Kkp-Pmp è “esortare la Chiesa cattolica a lanciare una campagna nazionale per porre fine alle schiavitù moderne”. “Sono necessarie – prosegue il carmelitano – anche attività per formare i migranti, prima che partano alla ricerca di fortuna in altri Paesi”. Il sacerdote cita anche i programmi messi in atto per promuovere “gesti di amicizia” verso gli immigrati a Ruteng ed Ende, sull’isola di Flores – provincia di East Nusa Tenggara (Ntt).

Al seminario di East Jakarta hanno preso parte 35 suore, appartenenti a diverse comunità religiose, oltre ad alcuni sacerdoti ed esperti formatori. Il tema principale del workshop era l’attuazione di pratiche operative standard (Sop) nei centri di accoglienza. È in queste strutture che da tempo l’Ibsi svolge il suo servizio in favore delle vittime della tratta di esseri umani e della violenza domestica. Suor Kristina Fransiska, passionista originaria di Malang (East Java), dichiara: “Durante la tre giorni di lavori, siamo stati ragguagliate dai nostri partner – come l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Iom) – sui requisiti minimi per rendere i centri un ‘luogo sicuro’ per quanti hanno sofferto queste pratiche”. “La buona volontà non è sufficiente per portare avanti questa missione umanitaria”, conclude la suora.

di Mathias Hariyadi, Asianews

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12 febbraio 2019 - I leader religiosi: “Educare le persone a votare responsabilmente”, evitando polarizzazioni ideologiche, scegliendo sempre e comunque la via del bene comune: è quanto raccomandano, in vista delle prossime elezioni presidenziali del 17 aprile, i leader delle Chiesa e di altre comunità religiose a tutta la cittadinanza indonesiana. Come appreso da Fides, un gruppo di oltre 50 insegnanti, dirigenti, accademici e amministratori religiosi ha tenuto nei giorni scorsi un seminario su “Il ruolo dei leader religiosi nella creazione di un'Indonesia pacifica e dignitosa”.

Nel corso del seminario, leader religiosi come Bahrul Hayat, (vicepresidente del Consiglio esecutivo della Moschea Istiqlal e Docente presso l'Università Islamica di Stato Syarif Hidayatullah), Gomar Gultom (Segretario Generale della Comunione delle Chiese in Indonesia), I. Nengah Dana (leader indù), Bhikhu Atthadiro (buddista), hanno convenuto sull’urgenza di trascorrere il tempo della campagna elettorale evitando la polarizzazione, soprattutto se legata a fattori o forme di carattere religioso. “Le persone hanno bisogno di essere educate a votare responsabilmente, mettendo da parte qualsiasi spiacevole violenza legata a ideologia o religiose”, rimarca a Fides Mathew Paat, leader laico cattolico, tra i presenti al seminario.

I presenti hanno notato le grandi sfide che vive l’Indonesia: povertà endemica, disuguaglianza, corruzione, rispetto della libertà religiosa e dei diritti umani, miglioramento di istruzione, assistenza sanitaria, occupazione. Temi rimarcati, nel suo intervento, da Burhanuddin Muhtadi, direttore esecutivo del centro studi “Indikator Politik Indonesia” e membro dell’Indonesian Survey Institute, il quale ha affermato che “il paese ha bisogno di un voto responsabile e di elezioni trasparenti a tutti i livelli” e che il contributo dei leader religiosi può essere importante per la sensibilizzazione delle coscienze in questa direzione.

Nelle elezioni presidenziali del prossimo aprile sono due i candidati principali, gli stessi delle elezioni precedenti: il presidente uscente dell'Indonesia Joko Widodo si confronta con il leader dell’opposizione Prabowo Subianto. Nel 2014, Widodo, 57 anni, ha sconfitto il generale in pensione, Subianto, 67 anni, divenendo il primo presidente che non era espressione dell'élite politica e militare indonesiana.

Come vicepresidente Widodo ha scelto Ma'ruf Amin, religioso musulmano di 75 anni, personalità che da un lato rafforza le credenziali del presidente tra i fedeli islamici, ma che non ha incontrato il favore dei sostenitori più moderati di Widodo, a causa delle sue posizioni piuttosto intransigenti sul tema dei diritti delle minoranze.

Accanto a Prabowo c’è invece un uomo d'affari, Sandiaga Uno. Prabowo, ex comandante delle forze speciali, è stato accusato di aver avallato abusi dei diritti umani (in particolare rapimenti e torture di attivisti e studenti) avvenuti durante la rivolta sociale del 1998, che portò alla fine del regime autoritario di Suharto, generale che ha detenuto il potere per 31 anni (1967-1998). Da allora è iniziato il cammino della democrazia In Indonesiana, paese musulmano più popoloso al mondo, con 250 milioni di abitanti al 90% musulmani. (SD) (Agenzia Fides 12/02/2019)

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20 novembre 2018 - Promuovere la tolleranza ed il dialogo interreligioso: è l’obiettivo dell’Asean Youth Interfaith Camp (Ayic) 2018, l’ultima iniziativa che il governo indonesiano ha rivolto ai giovani provenienti dai Paesi dell’Associazione delle Nazioni del Sud-est asiatico (Asean). L’evento nasce della collaborazione tra tre ministeri: Affari esteri, Sviluppo umano e Cultura, Affari religiosi. Svoltosi a Jakarta, Yogyakarta e Bali tra il 28 ottobre ed il 4 novembre scorsi, esso ha visto la partecipazione di 24 ragazzi e ragazze.

“Il nostro obiettivo è introdurre la gioventù del sud-est asiatico al vero volto pluralista della società indonesiana”, dichiara ad AsiaNews Paulus Tasik Galle, funzionario dell’Ufficio governativo per l’Armonia religiosa. “Dobbiamo accrescere tra i ragazzi – prosegue Galle – la consapevolezza del fatto che abbiamo molte cose in comune. Inoltre, nei Paesi Asean siamo chiamati a formare futuri leader con un profondo spirito interreligioso”.

Nella capitale indonesiana, i partecipanti all’Ayic 2018 hanno potuto visitare luoghi come la grande moschea Istiqlal e la cattedrale di Santa Maria (foto 3). Qui i ragazzi hanno incontrato i più alti rappresentanti della Chiesa locale tra cui l’arcivescovo, mons. Ignatius Suharyo (foto 2). I giovani si sono recati per una visita di cortesia anche al vicepresidente indonesiano Jusuf Kalla (foto 1), considerato una delle figure islamiche più influenti della nazione.

Tra quanti hanno preso parte al programma vi era Rattana Chhou, funzionaria del ministero cambogiano per gli Affari sociali, i veterani e la riabilitazione giovanile. La ragazza si dichiara “meravigliata dall’ ‘unità nella diversità’ della nazione indonesiana”. “Questo – afferma – è il Paese Asean più grande e, allo stesso tempo, la società più pluralista del mondo. Grazie all’Ayic, ho potuto apprendere che la diversità religiosa può contribuire al mantenimento della pace, della stabilità e dell’armonia. Allo stesso tempo, essa crea opportunità per i giovani e li sprona ad impegnarsi, per mettere al sicuro il futuro della nazione”.

La 22enne cattolica Micah Irish Barroga Sales sottolinea come l’Ayic abbia trattato diversi temi riguardanti la religione, ritenuta argomento “sensibile” anche nel suo Paese, le Filippine. “Anche noi siamo una nazione pluralista, dove cristianesimo e islam sono le religioni principali. Tuttavia, è difficile parlare di tolleranza: per paura di offendere chi appartiene ad una differente comunità, alcuni filippini evitano l’argomento. Tuttavia, l’esperienza indonesiana può essere d’insegnamento per i Paesi dell’Asean: la storia di rispetto e amore tra gli indonesiani fa sì che davvero essi pongano ‘l’unità nella diversità’ al centro della loro vita quotidiana”.

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Lunedì, 10 Settembre 2018 20:42

INDONESIA Cresce l'intolleranza religiosa

10 settembre 2018 - L'intolleranza religiosa sta crescendo in Indonesia, il paese a maggiorna islamica più popoloso al mondo: oltre l'82% dei suoi circa 260 milioni di persone che sono musulmani circa il 10% della popolazione è cristiana. In un rapporto del "Setara Institute", prestigioso centro studi su società e religione con sede a Giacarta, nei primi sei mesi del 2018 si sono verificati almeno 109 episodi di aperta violazione della libertà di religione e 13 azioni violente, in episodi diffusi in 20 province indonesiane.
L'Indonesia, secondo l'istituto di ricerca, riscontra un numero crescente di casi di intolleranza religiosa.

L'Istituto Setara, che svolge attività di ricerca e difesa della democrazia, della libertà e dei diritti umani, ha pubblicato il 20 agosto un rapporto dedicato allo stato della libertà religiosa nella nazione. La maggior parte degli abusi si sono verificati nella capitale dell'Indonesia, Giacarta, che ha superato la provincia di West Java, in passato teatro del maggior numero di episodi. Va notato che tra le prime quattro province citate c'è quella di Yogyakarta, nota come "città della tolleranza" (...)

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6 luglio 2018 - Pontianak, oltre 1.300 cattolici al jamboree nazionale dei ‘giovani missionari’.

Intitolato “Diffondere la gioia biblica all'interno della diversità”, l’evento si è aperto lo scorso 3 luglio e si concluderà domani. Musica e danze tradizionali hanno animato la cerimonia di apertura, proseguita con una messa solenne. L’arcivescovo Agustinus Agus: “Pluralismo e diversità sono nella natura della nazione e della Chiesa indonesiana”.

Educazione, celebrazione e accrescimento della fede: sono i temi al centro di un grande raduno giovanile che ha richiamato a Pontianak (West Kalimantan) oltre 1.300 cattolici, provenienti da 35 diocesi del Paese, da Timor Est e dalla Malaysia. Organizzato dalla Serikat Kepausan Anak Misioner (Sekami – Pontificia società dei giovani missionari) e intitolato “Diffondere la gioia biblica all'interno della diversità”, l’evento si è aperto lo scorso 3 luglio e si concluderà domani.

Ad accogliere i ragazzi vi era mons. Agustinus Agus, arcivescovo di Pontianak. “Siamo tutti fratelli nella Chiesa cattolica d’Indonesia – ha dichiarato ad AsiaNews il presule – è mio compito accogliere i partecipanti al jamboree nazionale della Sekami e trattarli come ospiti illustri”.

Intervistato prima della cerimonia di apertura del raduno, il direttore della Sekami ha ribadito il vero spirito dell’iniziativa: “La nostra missione è tenere alto il morale tra bambini e adolescenti, affinché mettano in pratica le cosiddette 2Ds-2Ks, ovvero Doa, Derma e Korban e Kesaksian (Preghiera, Donazione, Sacrificio e Testimonianza). Tutto questo si svolge nel principio dei ‘Bambini che aiutano bambini’”, ha affermato p. Markus Nurwidi Pranoto. P. Elis Handoko Scj, membro del comitato direttivo, spiega che tale missione ha luogo nel contesto sociale in cui tutti i partecipanti vivono ed esercitano l'impegno della Sekami a difesa del pluralismo indonesiano.

I giovani accorsi a Pontianak per il jamboree sono stati divisi in tre “villaggi”: Nazareth, Galilea e Betlemme. La cerimonia di apertura si è svolta ieri nel tardo pomeriggio dell’altro ieri, con la sfilata di una banda musicale e danze tradizionali nel parco giochi della scuola Maria Tak Bernoda (Mtb). Quest’ultime sono il simbolo della diversità di culture che compongono la società indonesiana.

Allo spettacolo hanno assistito numerosi esponenti delle autorità locali; insieme a loro vi erano anche mons. Pius Riana Prapdi (vescovo di Ketapang), mons. Samuel Oton Sidin (Sintang) e l’arcivescovo di Kuching (Malaysia), mons. Simon Peter Poh Hoon Seng.

Nella cattedrale di San Giuseppe ha poi avuto luogo una solenne messa, officiata da cinque vescovi e decine di sacerdoti. Durante la sua omelia, mons. Agus ha sottolineato che il “pluralismo e la diversità sono nella natura della nazione e della Chiesa indonesiana”. “Siamo chiamati a vivere tali fatti concreti e questo jamboree nazionale diventerà la nostra vetrina – ha proseguito l’arcivescovo – Attraverso questo evento, i nostri bambini e adolescenti cattolici impareranno e sperimenteranno cose nuove; si incontreranno e impareranno a conoscersi, seppur provenienti da differenti regioni del Paese e con un patrimonio culturale così diverso in termini di lingua, cultura e valori”.

Mathias Hariyadi, Asianews

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Sabato, 02 Giugno 2018 19:01

INDONESIA Festival Giovani e missione

31 maggio 2018 - I giovani cattolici di Giacarta hanno iniziato a preparare il "Joyfest 2018", Festival giovanile che intende rinvigorire la fede e aumentare la dimensione missionaria della loro vita cristiana, come dice a Fides Genia Gusky, addetto alle pubbliche relazioni del Joyfest 2018. L'evento si svolgerà l'11 settembre 2018 a Serpong, nella provincia di Banten, a Giacarta. Vi parteciperanno più di 10.000 giovani cattolici delle 67 parrocchie dell'arcidiocesi di Giacarta e 2000 provenienti dai paesi del Sudest asiatico.

L'evento risponde anche all'appello lanciato da Papa Francesco per la Giornata Missionaria Mondiale, centrato sul tema dei giovani e della missione nella Chiesa. I giovani cattolici indonesiani avvertono la responsabilità di vivere e testimoniare la fede in questo momento storico, in cui la nazione è attraversata da fermenti di estremismo islamico, e in cui c'è bisogno di vivere e rafforzare "l'unità nella diversità", tipica della nazione indonesiana. I giovani, insieme a tutti gli altri battezzati, intendono contribuire all’armonia, alla pace e alla convivenza nella società.

La prima parte del Festival sarà focalizzata sulla "gioia della fede”, “sull’unità nella diversità" e "sulla comprensione dei problemi attuali" che toccano il paese. Si prevedono esperienze di spiritualità, catechesi, testimonianze di fede, preghiera, seminari. La seconda parte del Festival prevede talk show e concerti, con la presenza speciale della suora italiana Cristina Scuccia, nota cantante, e del musicista gesuita Andang Listya Bainawan, originario del Canada.

Circa il 10% dei 261 milioni di indonesiani sono cristiani. Il paese vanta la più grande popolazione musulmana del mondo, circa 227 milioni di persone. (SD) (Agenzia Fides 30/5/2018)

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