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30 marzo 2019 - Inviato speciale Onu critica il governo: “Spunta caselle e migliora numeri, non le vite dei laotiani”. L'80% dei laotiani viva con meno di 2,5 dollari al giorno. Oltre il 20% dei bambini sono sottopeso, il 9% soffre di malnutrizione e un terzo è rachitico.

Gli imponenti progetti cinesi della Belt and Road Initiative (Bri) e le vaste concessioni per sfruttare terra e risorse generano pochi posti di lavoro e troppi debiti: l'attuale strategia del regime socialista laotiano favorisce un’élite facoltosa e aumenta le disuguaglianze economiche con le fasce più povere della popolazione. Lo afferma Philip Alston, inviato speciale delle Nazioni Unite (Onu) per povertà e diritti umani. Secondo l’esperto australiano, Vientiane dovrebbe concentrarsi meno su progetti finanziati da Pechino – come dighe e ferrovie – e devolvere maggiori risorse a bambini ed emarginati.

Alston ha rilasciato queste dichiarazioni due giorni fa, in una conferenza stampa video-trasmessa dalla capitale laotiana. Il funzionario Onu ha chiuso così una missione di 11 giorni (18-28 marzo) in diverse regioni del Paese. La visita ha toccato Vientiane e le province di Champasack, Xienkuang, Houaphanh e Attapeu, dove lo scorso anno è avvenuto il tragico crollo di una diga. Alston ha incontrato funzionari governativi di vari livelli, leader di villaggio, lavoratori, agricoltori e commercianti, per raccogliere informazioni sulla loro vita quotidiana.

Incastonato tra Thailandia, Cina, Myanmar e Cambogia, negli ultimi anni l'economia del piccolo Laos è cresciuta in modo rapido. I benefici di questa crescita non hanno però raggiunto tutta la popolazione, in gran parte ancora rurale. Si stima che l'80% dei laotiani viva con meno di 2,5 dollari Usa al giorno e sia a rischio di povertà. Pur riconoscendo i progressi economici del Paese, Alston critica il governo accusandolo di “limitarsi a spuntare caselle e migliorare i numeri, piuttosto che assicurare cambiamenti significativi alle vite dei laotiani”.

L’inviato speciale evidenzia che molti progetti per infrastrutture e piantagioni sottraggono terra ai residenti locali, forzando il loro reinsediamento. La maggior parte delle iniziative genera “pochi posti di lavoro e troppi debiti”, afferma. “Tali concessioni potenzialmente coprono qualcosa come il 40% del territorio nazionale e molte, se non la maggior parte, hanno prodotto pochissimi ritorni sul bilancio nazionale; entrate reali che possono essere spese per il benessere del popolo laotiano”.

Alston osserva che le donne del Laos sono in gran parte escluse dal processo decisionale e che le minoranze etniche – che costituiscono quasi la metà della popolazione – sono “gravemente private” di quasi tutte le misure di sviluppo, con redditi bassi e minore accesso all'istruzione e all'assistenza sanitaria. Oltre un quinto dei bambini laotiani sono sottopeso, il 9% soffre di malnutrizione “debilitante” o grave e un terzo è rachitico. Meno della metà è stato vaccinato. “Potreste non avere alcun interesse per i bambini, ma tutto quello che dovete sapere è che sono il futuro economico – conclude –. Non avrete una grande forza lavoro se quelle statistiche sono il vostro punto di partenza”.

Asianews

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Venerdì, 04 Gennaio 2019 21:39

LAOS Sette cristiani arrestati

4 gennaio 2019 - Savannakhet, sette cristiani sono stati portati in carcere per motivi religiosi. Come appreso dall'Agenzia Fides, il 29 dicembre 2018, un gruppo di nove agenti di polizia, guidati dal capo della polizia del distretto di Phin, ha fatto irruzione in una chiesetta cristiana nel villaggio di Nakanong, nella provincia di Savannakhet, arrestando 3 leader della comunità cristiana evangelica locale: Akeo, Kert, e Somwang. L'accusa è di aver organizzato una liturgia di preghiera natalizia senza autorizzazione.

Come comunicato a Fides dalla Ong "Human Rights Watch for Lao Religious Freedom" (HRWLRF), i tre leader della chiesa evangelica sono detenuti nel quartier generale della polizia del distretto di Phin. Successivamente la polizia è tornata nella chiesa di Nakanong e ha arrestato altri 4 cristiani (Boulai, Champee, Agàe e Ayoung). La polizia ha poi smantellato il palco nell'edificio di culto, tagliato la linea elettrica, distrutto il sistema audio e sequestrato tre telefoni cellulari.

La Ong HRWLRF esorta il governo del Laos a rispettare il diritto alla libertà religiosa del popolo laotiano e i diritti garantiti dalla Costituzione del Laos e dalla Convenzione internazionale delle Nazioni Unite sui diritti civili e politici, ratificata dal Laos nel 2009, che conferma il diritto individuale di professare liberamente qualsiasi religione. La Ong esorta inoltre il governo del Laos a "rilasciare immediatamente e incondizionatamente i sette cristiani laotiani e a risarcire i danni alle proprietà della chiesa". (PA) (Agenzia Fides 3/1/2019)

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Venerdì, 07 Dicembre 2018 10:54

In Laos: promozione femminile

A Vientiane, capitale del Laos, Centro Nazaret delle Suore della Carità, che forma al lavoro di sartoria, compie il primo anno di vita! É stato accolto il secondo gruppo di giovani provenienti da villaggi distanti e che non hanno la possibilità di studiare fino al diploma. La maggior parte di loro sono tornate dalla Tailandia dove hanno corso il rischio di essere vittime del traffico umano, della prostituzione e del lavoro nero.

Questo gruppo è composto da 17 giovani che seguono un intenso programma della durata di sei mesi di corso nelle varie case di. In seguito, dopo quattro mesi di produzione, alla fine del percorso, ottengono il diploma che permette loro di affrontare la vita e di lavorare con dignità.
Le Suore della Carità dirigono questo centro dal 2017, con l’aiuto di due associazioni : "Dalla Loira al Mécong" e "Figli del Mécong", le quali accompagnano queste giovani e le orientano nella ricerca di un lavoro. Alcune di loro, diplomate del primo gruppo, in qualità di insegnanti aiutano il gruppo appena arrivato al nostro Centro.

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Mercoledì, 02 Maggio 2018 15:08

LAOS Quattro nuovi preti

2 maggio 2018 - La Chiesa del Laos gioisce per l'ordinazione di quattro nuovi sacerdoti. Come confermato all'Agenzia Fides, il 29 aprile scorso la piccola comunità cattolica in Laos ha vissuto una solenne Eucarestia celebrata nella Cattedrale di San Luigi, a Takhek, nel Laos centrale, con l'ordinazione di quattro novelli preti: p. Pietro Mituna Tanvilay del Vicariato apostolico di Khamnouan-Savnnakhet (Laos centrale); p. Mattia Paly e p. Pietro Bounten Heuanded, del Vicariato apostolico di Paksé (Laos meridionale); p . Francesco Saverio Sayasith, del Vicariato apostolico di Luang Prabang (Laos settentrionale). Il giorno successivo all’ordinazione, il 30 aprile, i nuovi sacerdoti hanno celebrato la prima santa Messa nella cappella del Seminario Jean-Marie Vianney (il Curato d’Ars), a Takhek.

La celebrazione, notano fonti locali di Fides, è stata un momento di festa per la Chiesa laotiana. Ha presieduto il rito di ordinazione Mons. Jean-Marie Inthirath, Vicario apostolico di Paksé, con lui Mons. Tito Banchong, Amministratore apostolico di Luang Prabang, mentre erano presenti quasi tutti i sacerdoti del Laos, molte religiose e numerosi fedeli laici. Fonti di Fides confermano che non vi è stata alcuna interferenza o alcun ostacolo posto dalle autorità civili, pure informate della cerimonia di ordinazione.

Le nuove ordinazioni sacerdotali costituiscono un importante passo avanti per la Chiesa locale che, come ha detto a Fides il Cardinale Louis-Marie Ling Mangkhanekhoun, Vicario apostolico di Vientiane, "ha bisogno di nuovi sacerdoti: per questo l'opera di formazione ed approfondimento della fede è molto importante oggi per noi".

La Chiesa in Laos ha vissuto negli ultimi anni due eventi storici: il primo è la celebrazione tenutasi nella capitale Vientiane l’11 dicembre 2016, quando il Cardinale filippino Orlando Quevedo, inviato speciale di Papa Francesco, proclamò la beatificazione di 17 nuovi martiri, tra missionari e laici laotiani, uccisi tra il 1954 e il 1970 dai guerriglieri comunisti Pathet Lao. I martiri erano stati riconosciuti da Papa Francesco nel 2015, in due distinte cause di beatificazione: la prima è quella del missionario italiano Mario Borzaga e del catechista Paolo Thoj Xyooj. La seconda riguarda ThaoTien, primo sacerdote laotiano, e 14 compagni.

Un secondo passo di grande importanza è stata la creazione del primo Cardinale laotiano, il Vescovo Louis-Marie Ling Mangkhanekhoun, oggi Vicario apostolico a Vientiane, che il 22 aprile scorso ha preso possesso della chiesa romana di San Silvestro in Capite.

La Chiesa cattolica in Laos è composta da circa 60mila battezzati (l’1% della popolazione su 6 milioni di abitanti in prevalenza buddisti). Le ultime ordinazioni sacerdotali risalgono al 2016, e sono quele di don Paolo Lattana Sunthon, don Agostino Saegna Sii Bunti, don Michele Kanthak Vilae Luong Di, tutti appartenenti al Vicariato apostolico di Luang Prabang.

Nel 2005 a Vientiane, trent'anni dopo l'ultima ordinazione del 1975, era stato ordinato prete Sophone Vilavongsy, laotiano e missionario degli Oblati di Maria Immacolata (OMI). Nel dicembre 2006 divennero preti Pierre Wilaiphorn Phonasa e Luca Sukpaphorn Duangchansai. Nel 2009 a Savannakhet è stata la volta di p. Matthieu Somdet Kaluan. Nel 2011 un altro nuovo sacerdote è stato don Pierre Buntha Silaphet.

Oggi, oltre ai tre Vicari apostolici, i preti diocesani laotiani presenti complessivamente nel paese, con i quattro nuovi ordinati, salgono ora a 24, mentre 11 sono i sacerdoti religiosi. (PA) (Agenzia Fides 2/5/2018)

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Lunedì, 26 Febbraio 2018 10:12

LAOS Ricordo di Lionello Berti, primo Vescovo

25 febbraio 2018 - La piccola Chiesa laotiana partecipa spiritualmente, con grande affetto e riconoscenza, alla commemorazione di mons. Lionello Berti, missionario degli Oblati di Maria Immacolata (Omi) scomparso in Laos il 24 febbraio di 50 anni fa. Come ricorda all'Agenzia Fides p. Angelo Pelis, missionario Omi per molti anni nel piccolo paese del Sudest asiatico, “mezzo secolo dopo la tragica morte mons. Berti, primo Vescovo del Nord Laos, abbiamo partecipato con commozione all'Eucarestia per la sua commemorazione a Reggello (Firenze), il 24 febbraio, con altri testimoni del dramma ancora inciso nell'anima”. Reggello si trova nella diocesi di Fiesole, paese natale di mons. Berti.

Da sacedote, dopo essersi unito agli Oblati di Maria Immacolata, nel 1957, Berti accettò la sua designazione al Laos settentrionale, partendo con altri cinque compagni. Il Laos, ex colonia francese, indipendente dal 1955, allora contava poco più di tre milioni di abitanti, appartenenti a un mosaico di etnie molto distanti tra loro per lingua, usi, costumi.

Gli Oblati di Maria Immacolata erano presenti nel nord del paese, in un'area con popolazione animista e buddista, dal 1935, e l'arrivo dei sei giovani sacerdoti italiani dette nuovo slancio all'opera missionaria. Nel 1963 venne creato il Vicariato di Luang-Prabang, di cui monsignor Berti sarà il primo vescovo. Le condizioni di vita per la popolazione, in questo paese povero e sprovvisto di vie di comunicazione, erano complicate dalle azioni di guerriglia che le opposte fazioni, fra le quali i comunisti del Pathet-Lao, ingaggiarono per ottenere l'indipendenza.

In tale quadro era facile identificare la religione cattolica come "la religione dei colonialisti" e i missionari ne fecero le spese. Furono infatti nel complesso 17 i sacerdoti e catechisti che in quegli anni sacrificarono la vita, impegnati nel servizio pastorale, beatificati l'11 dicembre 2016 a Vientiane. Del resto i primi missionari erano giunti insieme ai colonizzatori francesi che avevano intravisto nella propagazione della fede cristiana un possibile veicolo per estendere la propria influenza politica sulla popolazione.

Nel 1962, a soli 37 anni, p. Lionello Berti venne consacrato Vescovo e nominato vicario di Luang-Prabang. Quando la zona di Luang-Prabang fu affidata a mons. Berti contava 80 cattolici e, nel 1968, alla morte, erano un migliaio: nei suoi cinque anni di ministero pastorale, nonostante la povertà di mezzi e di personale, la missione si estese fino ai confini della Thailandia, della Birmania e della Cina. Bertì iniziò i lavori di costruzione della cattedrale, del seminario e delle scuole. Affidò alle Suore della Carità la cura dei malati e in parte la formazione dei catechisti. Fondò la congregazione delle “Ausiliarie di Maria Madre della Chiesa” per la formazione umana e cristiana della donna, ordine secolare che continua la sua opera anche al giorno d'oggi.

Il 24 febbraio del 1968 un piccolo gruppo di famiglie Hmong si preparava a partire per l'area di Sayaboury, dove cercavano rifugio dai guerriglieri che imperversano sulle montagne. Mons. Berti decise, con delicatezza paterna, di accompagnarle per verificare la loro sistemazione. Inspiegabilmente, a pochi minuti dalla meta, l'aereo su cui viaggiavano si inabissò nel Mekong. I resti dei corpi di 13 persone (sulle 35 totali) vennero straziati dagli animali e dalla permanenza nel fiume. Dopo undici giorni dal disastro, davanti agli occhi stupefatti dei compagni di missione, dal fiume emerse, miracolosamente intatto, il corpo del giovane vescovo.

Durante la rivoluzione del 1975, i missionari stranieri furono espulsi, le loro proprietà sequestrate e adibite ad uso civile, la cappella fu trasformata in magazzino e della tomba di mons. Berti si persero le tracce per trent'anni. Successivamente, grazie a una paziente opera di mediazione con le autorità locali laotiane la tomba è stata rintracciata e risistemata dignitosamente. (PA) (Agenzia Fides 23/2/2018)

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23 dicembre 2017  - La mancanza di fondi ha reso il Paese sempre più dipendente dagli aiuti stranieri. Il Laos si sforza di diventare un Paese a reddito medio entro il 2030. Il campo sanitario è una priorità. La speranza di un impulso economico grazie alla ferrovia ad alta velocità cinese.

Il governo del Laos punta ad ampliare l'assistenza sanitaria universale per rafforzare il suo consenso popolare, ma ha bisogno dell'aiuto di Pechino per distribuire prestazioni e forniture mediche. Il primo ministro Thongloun Sisoulith lavora per riequilibrare la diplomazia del Paese, in seguito alle preoccupazioni che la piccola nazione senza sbocco sul mare sia troppo dipendente dagli aiuti di Pechino per migliorare le condizioni della sua popolazione, ancora in gran parte povera.

Gli interventi includono prestiti concessi per costruire una ferrovia ad alta velocità dal valore di 6 miliardi di dollari, che mira a collegare la Cina meridionale con il sud-est asiatico nel contesto della Belt and Road Initiative (Bri) cinese. Una volta ultimata, con essa Vientiane spera di rivoluzionare la sua economia. Allo stesso tempo, il governo di Thongloun riconosce il lato negativo di alcuni investimenti di Pechino. Ciò si è manifestato nel divieto imposto alla creazione di nuove piantagioni di banane di proprietà cinese, a causa del loro impatto dannoso sull'ambiente. Tuttavia, l’esecutivo difficilmente può fare a meno dell'assistenza finanziaria cinese per il suo sottosviluppato settore medico, alla luce dell’ambiziosa riforma sanitaria voluta dal Partito comunista al potere. Esso ha individuato il campo sanitario come una priorità, soprattutto perché il Laos si sforza di diventare un Paese a reddito medio entro il 2030.

L'aspettativa di vita nazionale alla nascita era di soli 63,5 anni nel 2015, uno dei tassi più bassi nel sud-est asiatico ed otto anni sotto la media globale. Il mese scorso, l'Assemblea nazionale ha fissato i suoi obiettivi sanitari per il 2018: ridurre il numero di bambini sottopeso, i tassi di mortalità infantile e materna ed il numero di decessi di bambini sotto i cinque anni. Una scarsa infrastruttura in un Paese al 70% montuoso rende difficile accedere alle strutture sanitarie. Il Laos è grande come la Francia, ma ha una popolazione di soli 6,7 milioni di abitanti. La corruzione è un'altra preoccupazione, esacerbata dai bassi salari percepiti dai lavoratori del settore pubblico, tra cui medici e infermieri. I dipendenti pubblici possono spesso passare mesi senza percepire un salario. Ciò significa che il personale medico spesso si aspetta piccole bustarelle, altro deterrente per i poveri all'accedere ai servizi sanitari.

La mancanza di fondi ha reso il Paese sempre più dipendente dagli aiuti stranieri, in gran parte dalla Cina. Il prodotto interno lordo (Pil) laotiano è inferiore ai 1,690 euro, uno dei tassi più bassi in Asia, nonostante una crescita del 7% negli anni recenti. Il governo è fiducioso che la nuova ferrovia ad alta velocità, una joint venture di cui Laos detiene circa il 30%, trasformerà la nazione in un moderno centro logistico per la creazione di posti di lavoro e per il commercio cinese. Finora lo sviluppo della linea ferroviaria ha richiesto il trasferimento di 4.400 famiglie solo quest'anno ed il megaprogetto è costruito al 22% sui 414km previsti. Parte della speranza del governo di diventare la "batteria dell'Asia" con le esportazioni di energia idroelettrica, anche le numerose dighe costruite lungo il tratto laotiano del fiume Mekong hanno provocato spostamenti forzati e innescato un forte dissenso nei confronti dello Stato (Asianews)

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Venerdì, 30 Giugno 2017 11:53

LAOS I tre pilastri della Chiesa

30 giugno 2017 - ‘Povertà, sofferenza e persecuzione sono la forza della Chiesa’, così racconta il primo cardinale della chiesa laotiana. La Chiesa cattolica in Laos vive la persecuzione e testimonia la sua fede tra mille avversità. Nel Paese vivono circa 45mila cattolici, 20 sacerdoti, 98 religiosi e 218 parrocchie. Il cardinale prigioniero del governo per tre anni: “Lo accettai. Avevano ragione, stavo ‘promuovendo’ Gesù. Era un’accusa corretta”. Il governo esercita un rigoroso controllo sulle religioni. Difficili i rapporti tra Chiesa e Stato: “Possiamo cambiare il modo di pensare del governo, convincerlo che non siamo suoi nemici”.

“La nostra povertà, la sofferenza e la persecuzione sono le tre colonne che rafforzano la Chiesa”. Citando le parole di papa Francesco, il card. Louis-Marie Ling Mangkhanekhoun, vicario apostolico di Paksé, spiega le ragioni del pontefice per la sua nomina a primo porporato laotiano nella storia della Chiesa. Il 21 maggio scorso, al termine della recita del Regina Caeli, il pontefice aveva annunciato a sorpresa la designazione di cinque nuovi cardinali, tra cui il card. Ling, che verranno creati nel concistoro di oggi.

Il 16 e 17 giugno scorso, circa 350 cattolici di etnia Hmong, Kmhmu, Lao e Karen si sono riuniti a Belleville (Illinois, Usa) per rivivere e celebrare la vita di 17 martiri del Laos, loro Paese natale, con gratitudine e ringraziamento per la loro esemplare vita di fede. All’evento ha preso parte anche il cardinale, che ha rilasciato al National Catholic Reporter un’intervista sulla sua elezione e sulla vita della Chiesa cattolica in Laos.

Durante la conversazione, il porporato racconta il suo immediato stupore e la seguente ondata di felicitazioni da tutto il mondo che hanno seguito la sua nomina. Interrogato sulle motivazioni che hanno spinto la Santa sede a disporla, il card. Ling ricorda la visita ad limina dei vescovi del Laos e l’incontro con papa Francesco del 26 gennaio scorso: “Durante la visita, il papa ci ha detto che ‘la forza della Chiesa risiede nella Chiesa locale e, in modo particolare, in quella piccola, debole e perseguitata. Questa è la spina dorsale della Chiesa universale’. Ero un po’ perplesso. Il giorno successivo abbiamo celebrato la Messa con il Santo Padre e ancora una volta egli ha ribadito lo stesso tema nella sua omelia. Mi ha molto colpito. Da queste affermazioni sono giunto alla conclusione che la forza della Chiesa viene dalla pazienza, dalla perseveranza e dalla volontà di accettare la realtà della fede. Questo mi ha fatto pensare che la nostra povertà, la sofferenza e la persecuzione sono le tre colonne che rafforzano la Chiesa”.

In Laos vivono circa 45mila cattolici, meno dell’1% di una popolazione di 6,4 milioni di persone, serviti da 20 sacerdoti e 98 religiosi in 218 parrocchie. In un’intervista del 2015 ad AsiaNews, il card. Ling aveva definito la Chiesa laotiana una “Chiesa bambina, che vive il primo annuncio, rivolta soprattutto ai tribali e agli animisti”. Essa vive la persecuzione e testimonia la sua fede tra mille avversità. Dopo la presa di potere dei comunisti del Pathet Lao nel 1975, i missionari stranieri sono stati espulsi e i cattolici perseguitati. Sacerdoti e monaci furono imprigionati o inviati ai campi di rieducazione. Lo stesso cardinale conobbe la prigionia: “Sono stato incarcerato per tre anni. L'arresto e la detenzione mi spaventavano all'inizio. Pensavo: ‘Perché mi hanno arrestato?’. In seguito, mi hanno comunicato il motivo dell'arresto. ‘Tu promuovi Gesù Cristo’. Lo accettai, dal momento che era vero. Avevano ragione, stavo ‘promuovendo’ Gesù. Era un’accusa corretta”.

Oggi, il Laos si è aperto al mondo esterno. Tuttavia, nonostante le riforme economiche, il Paese rimane ancora povero e dipendente dall'aiuto estero. Il governo esercita inoltre un rigoroso controllo sulle religioni e sui mass media. I difficili rapporti tra Chiesa e Stato, fino a proibire l’insegnamento ecclesiale, si accentuano soprattutto nei governi locali e cittadini. “Ogni regione o città dispone delle norme sulla libertà religiosa in modo diverso. I sacerdoti possono andare in giro per dire Messa in qualsiasi villaggio dove esiste già una parrocchia o una chiesa, non vi è alcun problema. Tuttavia, sorgono difficoltà se stai costruendo una nuova chiesa o una fondazione. È facile in un posto, ma potrebbe non esserlo in un altro”.

L’elezione del primo cardinale del Laos è per la comunità locale motivo di speranza in un progresso dei rapporti tra il Vaticano e il governo di Vientiane. “Tra i Paesi del sud-est asiatico, solo il Laos non ha relazioni diplomatiche con la Santa Sede. C'è un punto interrogativo su questa relazione ed io sto lavorando alla questione. Possiamo cambiare il modo di pensare del governo, convincerlo che non siamo suoi nemici. Siamo amici. Dobbiamo costruire questa amicizia. Se entrambe le parti lavorano insieme, le cose in futuro miglioreranno”.

Riguardo alle relazioni con le altre confessioni religiose, nel Paese a maggioranza buddista, il card. Ling racconta: “Non esiste alcun problema nei rapporti con i nostri fratelli e sorelle buddisti. Ma tra i cattolici e gli altri cristiani, vi sono alcune difficoltà. Ognuno di noi ha un modo diverso di intendere l’evangelizzazione. I nostri fratelli cristiani protestanti possono avere un programma sviluppato e da esso ottengono grandi numeri. Il nostro programma, al contrario, è semplice e di basso profilo. Il problema è nella comprensione della tradizione e della cultura locali. Ad esempio, noi pensiamo che una cerimonia di baci [legare i polsi e pregare qualcuno] sia un evento tradizionale di persone che si riuniscono in diverse occasioni per pregare determinati individui. Gli altri gruppi cristiani vedono una simile cerimonia come l’adesione all'animismo. Beh, ognuno ha un diverso modo di pensare a tal riguardo, quindi il solo dialogo non risolve tutto”. (Asianews)

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Mercoledì, 01 Febbraio 2017 20:42

LAOS Due nuovi preti nel 2017

1° febbraio 2017 - La piccola comunità cattolica in Laos (meno dell’1% su sette milioni di abitanti) si prepara a celebrare due nuove ordinazioni sacerdotali nel 2017: lo dicono all’Agenzia Fides i vescovi laotiani che hanno concluso la visita ad limina in Vaticano. I diaconi che si preparano alle ordinazioni sacerdotali – programmate nell’anno in corso, se non vi saranno imprevisti – appartengono uno al Vicariato apostolico di Paksè, l’altro a quello di Luang Prabang. Louis-Marie Ling, Vicario apostolico di Paksè, dice a Fides di “nutrire speranze”, dopo la solenne celebrazione pubblica della beatificazione dei martiri: “E’ stata una festa con oltre settemila fedeli, un evento storico, un vero miracolo per noi”.

Le attività pastorali, afferma Ling a Fides, procedono con serenità, “a volte abbiamo qualche piccola difficoltà con alcuni solerti funzionari provinciali, ma come preti e religiosi visitiamo le famiglie, celebriamo i sacramenti, facciamo catechismo senza problemi”. Con il nuovo diacono, la cui ordinazione sacerdotale è programmata a marzo prossimo, “avrò a Paksè cinque preti attivi e due in pensione”, racconta. A loro sono affidate le parrocchie e gli oltre 13mila fedeli del Vicariato. “Non è mio lavoro, né mio merito, tutto è opera di Dio. Noi seguiamo l’ispirazione dello Spirito Santo”, confida il Vescovo a Fides.

Gli fa eco Tito Banchong, amministratore apostolico a Luang Prabang, nel Nord del paese, che ha festeggiato nel settembre 2016 l’ordinazione di tre sacerdoti e si prepara al dono di un’altra vocazione. “Nella mia zona, dove per 12 anni, dal 2000 in poi, sono stato del tutto solo, siamo benedetti dal fiorire di nuove vocazioni al sacerdozio: segno che il Signore ci è vicino. Lui è il Dio-con-noi. E lo è stato anche nel tempo della sofferenza” dice il Vescovo, che tra il 1976 e il 1986 ha trascorso cinque anni in carcere, quando la pressione del regime comunista Pathet lao sulla libertà religiosa era più forte.

Nell’omelia alla Messa a Santa Marta del 30 gennaio scorso, davanti ai vescovi del Laos, Papa Francesco ha ricordato che “la più grande forza della Chiesa oggi è nelle piccole Chiese, piccoline, con poca gente, perseguitate, con i loro vescovi in carcere. Questa è la nostra gloria e la nostra forza oggi”.

A conclusione della visita ad limina, il vescovo Tito Banchong rimarca: “Siamo veramente felici. Questa visita ci ha dato la certezza dell'unità con il Papa. Il Papa ci conosce, ci ama, ci ha aperto il suo cuore. E’ davvero per noi un padre che ci ascolta con profondità. Ci ha detto di andare avanti nella nostra missione: è per noi un prezioso incoraggiamento”. (PA) (Agenzia Fides 1/2/2017)

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Domenica, 11 Dicembre 2016 21:49

LAOS 17 nuovi beati

11 dicembre 2016 - Tra loro un missionario trentino, padre Mario Borzaga, dei Missionari Oblati di Maria Immacolata. Sono 17 i martiri uccisi in Laos tra il 1954 e il 1970 dai miliziani comunisti del Pathet Lao, beatificati oggi a Vientiane, capitale del Paese del sud-est asiatico. Ai nuovi Beati è andato il pensiero di Papa Francesco che, all'Angelus, ha auspicato che "la loro eroica fedeltà a Cristo possa essere di incoraggiamento e di esempio ai missionari e specialmente ai catechisti, che nelle terre di missione svolgono una preziosa e insostituibile opera apostolica, per la quale tutta la Chiesa è loro grata". I catechisti "fanno un così bel lavoro", ha proseguito il Papa, chiedendo un applauso per tutti loro, perché portano "il messaggio del Signore perché cresca in noi

Un evento storico per la piccola comunità cattolica del Laos, appena l’1% dei quasi 7 milioni di laotiani, che nella stragrande maggioranza (67%) è di religione buddista. Dei 17 nuovi Beati dieci sono missionari francesi delle Missions Etrangères de Paris e degli Oblati di Maria Immacolata. Oblato è anche padre Mario Borzaga, trentino, ucciso nel 1960 all’età di 27 anni insieme a un catechista laotiano, Paolo Thoj Xyooj, mentre si recavano ad annunciare il Vangelo in un villaggio nel Nord del Paese. “Senza di lui non saremmo diventati cristiani”, hanno testimoniato alcuni locali dopo la morte di padre Borzaga. Tra i nuovi beati ci sono anche il prete Joseph Tien, ucciso nel 1954, e altri quattro laici, tutti laotiani.

Padre Borzaga era stato ordinato sacerdote a 25 anni con il proposito di non essere mai un “parassita dell’altare”. Voleva portare Gesù nelle regioni più abbandonate dagli uomini. Così parte per il Laos imparando lingua, costumi, e abitudini dei locali. E’ sacerdote, insegnante, infermiere, amico, fratello. Presto si scontra con la durezza della missione in un Paese ferito dalla guerra. Nel suo “Diario di un uomo felice”, descrive il momento più buio della sua vita: aveva sognato una strada gloriosa per la santità e ora si trovava in un buco con la paura di metter fuori il naso. E’ costretto a fuggire e nascondersi. Si sente abbandonato da Dio, pensa di impazzire, ma poi dice: “Non c’è più nulla da fare se non credere e amare. Non c’è più d’aver paura. Dio mi ha messo qui e qui rimango. Gesù mi ama e anche io lo amo”.

Si espone di nuovo. Ricomincia la sua missione, ma i guerriglieri comunisti lo catturano. Il catechista laotiano potrebbe salvare la vita, ma vuole restare con lui. Vengono uccisi. I loro corpi non saranno mai trovati. Nel suo Diario, padre Borzaga aveva scritto: “Ho capito la mia vocazione: essere un uomo felice pur nello sforzo di identificarmi con Cristo crocifisso … voglio essere come l’Eucaristia … se accetto la mia morte in unione con quella di Gesù, è proprio Gesù che io riesco a dare con le mie stesse mani ai fratelli”. (Radio Vaticana)

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Mercoledì, 28 Settembre 2016 18:10

LAOS Ordinati tre nuovi preti

27 settembre 2016 - Un passo storico per la Chiesa. "Prima di tutto ringraziamo il Signore per il suo dono immenso: siamo molto felici per tre nuovi sacerdoti che potranno lavorare a tempo pieno nella piccola Chiesa cattolica del Laos. Tutti e tre si dedicheranno, in particolare, al lavoro pastorale nel Vicariato di Luang Prabang: per me saranno un valido aiuto": così Mons. Tito Banchong Thopanhong, Amministratore Apostolico di Luang Prabang, comunica all'Agenzia Fides la sua gioia per l’avvenuta ordinazione di tre nuovi sacerdoti laotiani. Si tratta di don Paolo Lattana Sunthon, don Agostino Saegna Sii Bunti, don Michele Kanthak Vilae Luong Di, tutti appartenenti al Vicariato apostolico di Luang Prabang, ordinati in una solenne celebrazione tenutasi il 16 settembre scorso a Savannakhet, dove ha sede il Seminario maggiore interdiocesano che cura la formazione dei seminaristi laotiani.

Alla messa di ordinazione, presieduta da Sua Ecc. Mons. Prida Inthirath, Vicario Apostolico di Savannakhet, del Vicariato ospitante, erano presenti gli altri due Vescovi laotiani (giunti dai Vicariati Apostolici di Vientiane e Paksè, oltre all'Amministratore apostolico di Luang Prabang), nonchè altri due Vescovi (uno dalla Thailandia e uno dalla Francia), 54 preti provenienti da Laos, Vietnam, Thailandia, numerose religiose e oltre mille fedeli cattolici, giunti da tutto il paese.

Mons. Tito Banchong racconta a Fides: "E' stato un momento di intensa preghiera e di grande speranza per noi. Un momento storico, in cui abbiamo ricevuto un'effusione speciale della grazia di Dio. Tutto si è svolto nel migliore dei modi, in un clima di grande serenità. Erano presenti anche le autorità civili dal municipio di Savannakhet. Tutti abbiamo gioito nel profondo e festeggiato per questo evento".

Nel 2005 a Vientiane, trent'anni dopo l'ultima ordinazione del 1975, era stato ordinato prete Sophone Vilavongsy, laotiano e missionario degli Oblati di Maria Immacolata (OMI). Nel dicembre 2006 divennereo preti Pierre Wilaiphorn Phonasa e Luca Sukpaphorn Duangchansai. Nel 2009 a Savannakhet è stata la volta di p. Matthieu Somdet Kaluan. Nel 2011 un altro nuovo sacerdote è stato don Pierre Buntha Silaphet.

Su circa 6 milioni di abitanti, in maggioranza buddisti, i cristiani in Laos sono circa l’1% tra i quali circa 45mila cattolici. Oltre ai tre Vicari apostolici, i preti diocesani presenti nel paese, con i tre nuovi ordinati, salgono ora a 20, mentre 11 sono i sacerdoti religiosi.

La Chiesa in Laos ora si prepara alla celebrazione di beatificazione di 17 martiri laotiani, in programma a Vientiane l'11 dicembre. Nel 2015 la Santa Sede ha infatti riconosciuto il martirio di padre Mario Borzaga, giovane missionario degli Oblati di Maria Immacolata, e del catechista laotiano Paul. Successivamente ha avuto buon esito anche una seconda causa di beatificazione che riguarda altri 15 martiri, tra missionari e laici laotiani. (PA) (Agenzia Fides 27/9/2016)

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