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Venerdì, 09 Settembre 2016 21:52

LAOS Passo storico per la Chiesa

8 settembre 2016 - Tre nuovi preti e la beatificazione di 17 martiri. La piccola Chiesa in Laos gioisce per due eventi storici che sono imminenti: come appreso da Fides, il 16 settembre si terrà a Savannakhet l’ordinazione sacerdotale di tre nuovi preti laotiani; mentre l’11 dicembre, seconda domenica di Avvento, è prevista a Vientiane la solenne celebrazione di beatificazione di 17 martiri tra sacerdoti, religiosi e laici che hanno perso la vita in Laos, come disposto dalla Santa Sede. Per entrambe le celebrazioni, la Chiesa in Laos ha ricevuto il benestare ufficiale del governo.

A presiedere la celebrazione dell’11 dicembre, quale Inviato di Papa Francesco, sarà il Cardinale filippino Orlando Quevedo, Arcivescovo di Cotabato. Alla Messa di ordinazione sacerdotale, il 16 settembre, saranno presenti i Vescovi laotiani dei Vicariati Apostolici di Vientiane, Luang Prabang, Savannakhet e Paksè.

“E’ un momento storico per la nostra Chiesa, un vero anno di grazia” nota a Fides Sua Ecc. Mons. Louis-Marie Ling Mangkhanekhoun, Vicario apostolico di Paksé. “Siamo davvero molto felici. Siamo impegnati nella preparazione di questi due importanti appuntamenti. Constatiamo con favore che il paese si sta aprendo sempre di più e che anche noi stiamo beneficiando di questo nuovo approccio. Speriamo di poter rafforzare una proficua cooperazione con le autorità civili, per il bene della Chiesa e del popolo del Laos. Siamo certi che avremo degli ospiti alle celebrazioni, come i Vescovi o i rappresentanti della Cambogia (con cui condividiamo la Conferenza episcopale) e speriamo anche da altri paesi vicini. Sarà per noi un momento di piena comunione con la Santa Sede e la Chiesa universale. Ringraziamo di cuore Papa Francesco che ha disposto che la celebrazione dei martiri si tenga in Laos. E’ un grande dono per tutti noi” conclude.

I tre diaconi prossimi al sacerdozio appartengono al Vicariato apostolico di Luang Prabang e hanno il nome di battesimo di tre grandi santi: sono don Paolo Lattana Sunthon, don Agostino Saegna Sii Bunti, don Michele Kanthak Vilae Luong Di.

I martiri laotiani, in tutto 17, sono stati riconosciuti da Papa Francesco nel 2015, in due distinte cause: la prima è quella del missionario italiano p. Mario Borzaga OMI e del primo catechista locale, Paolo Thoj Xyooj, uccisi in odium fidei nel 1960. La seconda riguarda il primo sacerdote laotiano, Giuseppe ThaoTien e altri 14 compagni: dieci sono missionari appartenenti a alle Missioni Estere di Parigi (MEP) e agli Oblati di Maria Immacolata (OMI). Accanto a loro quattro laici catechisti indigeni. I quindici sono stati uccisi tra il 1954 e il 1970 dai guerriglieri comunisti Pathet Lao. (PA) (Agenzia Fides 8/9/2016)

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Lunedì, 29 Agosto 2016 17:07

LAOS Scivola verso la povertà

29 agosto 2016 - Il costo della vita sale del 30% ma i salari rimangono gli stessi. La maggioranza della popolazione, a basso reddito, scivola verso la povertà. Un chilo di riso è passato da 1,05 a 1,5 dollari. In aumento anche carne bovina, pesce, maiale, pollo e verdure. Funzionario del ministero del Commercio: “Il governo alzi le paghe oppure controlli i prezzi”.

L’aumento del costo della vita e la stagnazione dei salari medi stanno mettendo in difficoltà la popolazione laotiana, soprattutto la maggioranza a basso reddito, che ora fa sempre più fatica ad arrivare a fine mese. Un funzionario del ministero dell’Industria e del commercio, anonimo per motivi di sicurezza, riferisce che dall’ottobre 2015 il prezzo del cibo è aumentato del 30%. Un chilo di riso, la base della dieta laotiana, è passato da 1,05 a 1,5 dollari.

I laotiani non sono sorpresi dal rincaro del costo del riso, visto che il prezzo non è sotto il controllo del governo comunista. Oltre al cereale, racconta un abitante di Vientiane, “salgono a poco a poco i prezzi anche di carne bovina, pesce, maiale, pollo e verdure”.

Il Laos non è autosufficiente in materia di cibo ed è costretto ad importare la maggior parte dei beni dalla confinante Thailandia. Per questo motivo, i laotiani che vivono vicini al confine nord-occidentale preferiscono attraversare la dogana e fare la spesa nella cittadina di Nong Khai, dove i prezzi sono più bassi. La stessa capitale Vientiane si trova a 20 chilometri dal confine, segnato dal fiume Mekong.

La situazione è complicata dal fatto che il governo non ha alzato i salari minimi degli impiegati statali. “Vorremmo chiedere ai governanti – afferma un funzionario del ministero – di considerare un aumento delle paghe a causa dell’aumento del costo della vita. Se non lo vogliono fare, almeno controllino i prezzi”.

Un membro del dipartimento del Commercio interno, anch’egli anonimo, ha dichiarato che la sua sezione sta lavorando insieme ad altri dipartimenti per la risoluzione del problema: “Il governo – ha detto – è preoccupato dall’aumento del costo della vita nel Paese. Però siamo in un mercato libero, quindi perché il governo dovrebbe controllare i prezzi? Alcune persone suggeriscono che dovrebbe farlo almeno per i poveri”.

La salute economica del Laos è messa a rischio anche dall’inflazione (1,97% in questo mese; 1,6 nel mese scorso), che costringe molti abitanti a preferire valute estere (dollari, bath thailandesi) al locale kip (Asianews)

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Mercoledì, 02 Settembre 2015 18:00

LAOS Prima Giornata della gioventù

2 settembre 2015 – “Noi giovani di Laos e Cambogia, vogliamo continuare nell’incontro personale con Cristo nella nostra vita quotidiana; vogliamo costruire il Regno di Dio con la testimonianza della carità verso tutti. Attraverso il dialogo e la condivisione vogliamo rafforzare la fratellanza tra noi. Vogliamo coinvolgerci nella costruzione dello spazio comune dell'ASEAN (Associazione delle Nazioni del Sudest Asiatico) a livello spirituale e umano, promuovendo fratellanza, pace, giustizia e libertà, e dando voce ai poveri”: sono alcuni dei solenni impegni assunti dai giovani che nel mese di agosto hanno vissuto la prima “Giornata della gioventù di Cambogia e Laos”, che per una settimana (10-16 agosto) ha raccolto in Cambogia oltre 100 giovani, sotto l’egida della Conferenza episcopale di Laos e Cambogia (CELAC). I giovani laotiani erano accompagnati da Mons. Louis-Marie Ling Mangkhanekhoun, Vicario Apostolico di Paksè. Nel manifesto conclusivo della Giornata, inviato a Fides, i giovani ribadiscono che intendono “affermare la dignità di ogni uomo e impegnarsi per il bene comune e la tutela della Creazione”. 

La settimana, densa di momenti di preghiera, ascolto, dialogo, riflessione, festa, ha toccato tre luoghi in Cambogia: Tangkok, terra dei martiri cambogiani, esempi supremi di fraternità con Cristo; Phnom Penh, in cui ci si è focalizzati sulla costruzione dello spazio comune ASEAN; Battambang, dove si è tenuta la Messa conclusiva, concelebrata da Mons Ling e Mons. Olivier Schmitthaeusler, Vicario Apostolico di Phnom Penh.

Contattato da Fides, mons. Schmitthaeusler dichiara: “Le Chiese di Laos e Cambogia sono riunite nella stessa Conferenza episcopale dal 1968, ma ai Vescovi è stato impedito di incontrarsi per molti anni. Ora, ogni anno possiamo riunirci alternativamente in Laos e Cambogia. Sono importanti momenti di scambio, conoscenza e comunione, in cui programmare iniziative comuni come la Giornata della Gioventù che abbiamo celebrato con sommo gaudio”. 

Molto importante è, secondo il Vescovo, l’attenzione all’ASEAN: “Il mondo sta cambiando velocemente. Il mercato comune dell’ASEAN è alle porte. Ma questo spazio avrà successo se sarà costruito solo su basi economiche e politiche? Noi cattolici del Sudest asiatico dobbiamo fare la nostra parte e contribuire a questa costruzione, potando l'apertura del cuore, la fratellanza, il rispetto della dignità di ogni essere umano, per camminare insieme verso la pace e la giustizia. A questo appello i giovani hanno risposto con grande entusiasmo”. (PA) (Agenzia Fides 2/9/2015)

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7 maggio 2015 – La gioia dei Vescovi e dei giovani E’ arrivata oggi in Cambogia la notizia che la Santa Sede ha riconosciuto il martirio del missionario degli Oblati di Maria Immacolata (OMI) padre Mario Borzaga (1932-1960) e del catechista laico laotiano Paolo Thoj Xyooj, uccisi in Laos nel 1960 dai guerriglieri comunisti Pathet Lao. Come riferito a Fides, la notizia ha suscitato grande gioia ed emozione nei Vescovi della Conferenza episcopale di Laos e Cambogia (CELAC), attualmente riuniti in assemblea per una settimana nella capitale cambogiana, fino al 9 maggio.

I quattro Vicari apostolici del Laos (Ordinari dei vicariati di Vientiane, Paksè, Luang Prabang, Svannakhet) hanno espresso “soddisfazione e gioia inattesa”: accanto al missionario OMI c’è infatti il primo cittadino nativo del Laos a salire alla gloria degli altari. Padre Mario Ghezzi, Pime, vicario delegato di Phnom Penh, nota a Fides: “E’ una buona notizia e speriamo che presto anche la seconda causa dei martiri laotiani, che include altri 15, fra missionari e laici locali, possa avere buon esito.

La immensa gioia che questo evento suscita nella piccola Chiesa di Laos e Cambogia, riunite nella medesima Conferenza episcopale, la condivideremo concretamente nel mese di agosto, quando a Phomn Penh, per la prima volta, i giovani cattolici di Laos e Cambogia vivranno insieme la loro Giornata della gioventù”. Borzaga, infatti, giovane missionario, “è un modello per moltissimi giovani”, rimarca a Fides p. Angelo Pelis, OMI, Postulatore della causa di beatificazione di Borzaga e Thoj Xyooj.

“Gli scritti di p.Mario Borzaga suscitano commozione e devozione nei laici, nei giovani e nelle persone consacrate. La sua figura affascina specialmente i giovani: sono migliaia i commenti e le testimonianze di grazie ottenute per sua intercessione. La sua fama di santità e di martirio aumenta di giorno in giorno, come mostrano le crescenti visite al sito web www.marioborzaga.it, creato nel 2004”. (PA) (Agenzia Fides 7/5/2015)

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Sabato, 07 Marzo 2015 13:08

LAOS Tre nuovi sacerdoti

6 marzo 2015 - Speranza per la piccola Chiesa laotiana. Il 2015 sarà un anno di benedizione per la piccola Chiesa laotiana. Nel Vicariato di Luang Prabang saranno ordinati tre sacerdoti: un segno di grande speranza”: lo annuncia, in un colloquio con l’Agenzia Fides, Sua Ecc. Mons. Tito Banchong Thopanhong, Vicario apostolico di Luang Prabang, tradendo un moto di grande gioia. Basti pensare che Mons. Tito, 67 anni, ha oggi solo un altro sacerdote nell’intero Vicariato, per assistere i 2.600 fedeli nelle sei parrocchie esistenti. I tre diaconi prossimi al sacerdozio sono tre giovani “che hanno il nome di battesimo di tre grandi santi”, riferisce: Paolo Lattana Sunthon, Agostino Saegna Sii Bunti, Michele Kanthak Vilae Luong Di. 

“Sarà un momento storico per il Laos”, racconta Mons. Tito. I quattro Vicari apostolici cattolici di Luang Prabang, Vientiane, Savannakhet e Paksé, si incontreranno nella prossima settimana per definire data e modalità dell’ordinazione, prevista nel mese di dicembre 2015. “E’ davvero un momento di grazia per tutti. Anche i fedeli sono molto felici dei nuovi preti che amministreranno i sacramenti e seguiranno la pastorale delle famiglie nei diversi distretti, specialmente al nord, al confine con Thailandia e Myanmar”, sottolinea Mons. Tito.
Tra l’altro “siamo benedetti da altre vocazioni: a Paksè ci sono 8 seminaristi, a Savannakhet 5 di quel Vicariato e altri 3 di Luang Prabang”, riferisce il Vicario.
I tre diaconi che saranno ordinati hanno studiato nel Seminario di Savannakhet e uno di loro ha trascorso un anno di studio nelle Filippine. I quattro Vicari apostolici del Laos inviteranno per l’evento ecclesiale il Nunzio Apostolico, che risiede a Bangkok, e altri Vescovi asiatici, come quelli cambogiani, della medesima Conferenza episcopale. Il Vicario apostolico di Luang Prabang dice a Fides che, riguardo alle relazioni con le autorità civili, “il clima è sereno e tranquillo, e non ci sono ostacoli per le attività di culto e pastorali della Chiesa”, segno di un progressivo, costante miglioramento delle libertà nel piccolo paese, tuttora governato da un partito comunista. 
Su circa 6 milioni di abitanti, in maggioranza buddisti, i cristiani in Laos sono circa l’1% tra i quali circa 45mila cattolici. Attualmente, oltre ai quattro Vicari apostolici, i sacerdoti cattolici presenti nel paese sono, in totale, 14. (PA) (Agenzia Fides 6/3/2015)

 

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Lunedì, 23 Febbraio 2015 21:54

LAOS Liberi i cristiani arrestati

23 febbraio 2015 - “Avevano solo pregato”. Nel paese a maggioranza buddista, i cristiani sono solo 1,5% della popolazione. I cinque cristiani incarcerati per “esercizio illegale della medicina”, mentre pregavano per la guarigione di una donna morente, potrebbero essere presto liberati, secondo un funzionario responsabile per gli affari religiosi nella provincia di Savannakhet. “E’ illegale che il giudice li abbia condannati al carcere per aver praticato medicina senza licenza” ha detto ai media il funzionario.

I cristiani sono stati arrestati nel giugno scorso dopo aver pregato per la guarigione di una donna di nome Chansee, convertita dal buddismo al cristianesimo. Dopo la sua morte, avvenuta dopo una lunga malattia, un membro della sua famiglia aveva chiesto alla polizia di arrestare i cristiani per aver causato la morte della donna con le loro preghiere.

Gruppi internazionali per i diritti umani hanno criticato gli arresti. Sirkoon Prasertsee, direttore della Human Rights Watcher  per la libertà di religione nel Laos (Hrwlrf), aveva detto che la sentenza della Corte rappresenta un messaggio per i cristiani del paese. “Le autorità governative possono arrestarli e criminalizzarli anche quando si radunano per pregare per gli ammalati” ha detto Prasertsee, sottolineando che la Corte non aveva fatto alcuna ricerca sulla causa della morte della signora e agli imputati non era stata concessa la possibilità di avere un avvocato difensore.

Secondo Phil Robertson, direttore di Hrw per l’Asia, i dati del Laos sulla libertà religiosa lasciano molto a desiderare, soprattutto quando si tratta di tipi di molestie e di repressione inflitte dalle autorità su qualsiasi comunità o gruppo che non abbia ricevuto il permesso ufficiale di operare. “Se questo gruppo di cinque è accusato e condannato per aver pregato al fianco di una donna morente, allora questo potrebbe segnare una nuova recrudescenza per la libertà religiosa nel paese. Speriamo che il buon senso prevalga” aveva commentato Robertson al momento della sentenza. © 2014 MISNA

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15 novembre  2014 – Sette cristiani di etnia Hmong sono stati arrestati nella provincia di Luang Namtha, nel Nord del Laos, il 2 novembre scorso, dopo essere convertiti dall’animismo al cristianesimo. Nei giorni successivi cinque dei cristiani sono stati rilasciati dopo aver firmato un impegno a rinunciare alla loro fede, mentre altri che hanno rifiutato sono stati trasferiti nella prigione provinciale. L’accusa è “turbamento della pace sociale”. 

Un altro episodio testimonia l’ostilità del governo: sei famiglie cristiane Hmong sono state cacciate dal loro villaggio, nel Laos centrale, dopo essersi rifiutate di abbandonare la fede. Le sei famiglie (in tutto circa 25 persone) abitavano nel villaggio di Ki Hai, nella provincia di Borikhamxay. Si erano convertite al cristianesimo dall’animismo e, a causa della conversione, le autorità locali hanno arrestato due uomini, tra i capo famiglia, tenendoli in carcere per circa un mese e chiedendo di rinunciare alla fede cristiana. Dopo il rifiuto, è giunto l’ordine di sfratto. Due famiglie hanno lasciato il villaggio alla fine di agosto, altre quattro a metà settembre, rifugiandosi nel vicino villaggio di Hoi Keo, nei pressi della città di Lak Sao. Le famiglie hanno perso la casa, il terreno e la fattoria che avevano nel villaggio originario. Il governatore del distretto interessato, interpellato da Radio France International, ha affermato di non essere a conoscenza dello sfratto forzato, che viola la Costituzione, ma ha promesso di indagare. 

Le autorità del Laos da tempo diffidano della popolazione di etnia Hmong, per la loro antica opposizione al governo comunista ai tempi della guerra tra Vietnam e Stati Uniti. (PA) (Agenzia Fides 15/11/2014)

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17 marzo 2014 - I fedeli cristiani laotiani che abitano nel villaggio di Natahall, nel distretto di Phin, all’interno della provincia di Savannakhet (Laos meridionale) stanno lottando duramente per difendere il diritto, costituzionalmente garantito, di professare la fede cristiana, nonché il diritto di proprietà sulle loro case. Come appreso da Fides, otto famiglie cristiane del villaggio, dopo una campagna di intimidazioni e violenze che va avanti da oltre tre mesi, hanno fatto appello ai responsabili dell’Ufficio per gli affari religiosi del distretto di Phin, senza ricevere alcuna risposta.
L’11 marzo Amka, il capo del villaggio, insieme con agenti della polizia distrettuale, ha convocato le otto famiglie cristiane. I funzionari schernivano i cristiani, invitandoli ad abbandonare la loro fede cristiana, affermando che si tratta di “una fede straniera, degli americani”. Il capo del villaggio ha anche preparato i documenti per trasferire le otto famiglie, dicendo che “non c’è posto per loro a Natahall”, ma i cristiani hanno detto che non intendono muoversi. Per costringerli a convertirsi, il capo del villaggio ha pubblicamente dichiarato che i cristiani “saranno ritenuti responsabili per qualsiasi morte o evento avverso che avverrà fra gli abitanti di Natahall”. Infatti, secondo gli anziani del villaggio, professare una fede diversa dal culto animista indigeno viola antichi costumi e credenze e può avere effetti nefasti.
L’ordine di sfratto per le famiglie cristiane risale già al 2 dicembre 2013. Le famiglie hanno deciso di non cedere e di sollevare il caso a livello provinciale e nazionale, affermando il loro diritto, garantito dalla Costituzione, di professare una fede secondo coscienza, e la libertà di culto per tutti i cittadini laotiani. In una nota inviata a Fides, l’Ong “Human Rights Watch for Lao Religious Freedom” (HRWLRF) esorta il governo laotiano a far rispettare la libertà religiosa come previsto dalla Carta costituzionale e dalla Convezione internazionale Onu sui diritti civili e politici, ratificata dal Laos nel 2009. (PA) (Agenzia Fides 17/3/2014)

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Mercoledì, 25 Settembre 2013 21:15

LAOS Espulsi a causa della fede

25 settembre – Le autorità civili del distretto di Atsaphangthong, nella provincia di Savannakhet, hanno stabilito che i cittadini laotiani cristiani, presenti nei diversi villaggi del distretto, devono rinunciare alla loro fede, pena l'espulsione dal territorio distrettuale. Come appreso da Fides, il provvedimento è stato emanato visto il numero crescente di conversioni al cristianesimo in diversi villaggi. La decisione è stata resa nota il 21 settembre, nel corso di una riunione ufficiale di membri delle autorità civili con la popolazione del villaggio di Huay. All’incontro partecipavano abitanti di tutte le religioni. Diramata la notizia, i cristiani hanno respinto la decisione, sostenendo che il loro diritto alla libertà religiosa è garantito dalla Costituzione laotiana e dicendosi pronti a subire l’espulsione, pur di non abiurare alla fede cristiana.

In una nota inviata a Fides, l’Ong “Human Rights Watch for Lao Religious Freedom” (HRWLRF”) denuncia la mancata osservanza di questa norma costituzionale, spesso disattesa da funzionari civili locali, in numerosi distretti delle varie province. L’Ong invita il governo del Laos a far rispettare la Convenzione internazionale sui diritti civili e politici, ratificata dal Laos nel 2009. Il diritto di adottare una fede scelta liberamente, così come il diritto di manifestare pubblicamente il proprio culto, è confermato dall'articolo 16 della Convenzione. Il testo condanna qualsiasi forma di coercizione della libertà personale, inclusa la libertà di fede. HRWLRF esorta il governo del Laos a rispettare il diritto del popolo laotiano alla piena libertà religiosa, controllando le mosse e gli abusi dei funzionari civili locali e tutelando i cittadini laotiani di fede cristiana. (PA) (Agenzia Fides 25/9/2013)

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Martedì, 28 Maggio 2013 14:51

LAOS I cristiani difendono la vita

28 maggio - Il governo laotiano incoraggia le donne alle sterilizzazione: una campagna di pianificazione familiare lanciata dal Dipartimento per la sanità della provincia di Huaphan (Laos orientale) incoraggia le donne laotiane a sottoporsi all’intervento chirurgico di sterilizzazione (legatura delle tube). Come riferiscono a Fides fonti locali, il progetto, sostenuto dal Fondo Onu per la Popolazione (UNFPA) – che offre il servizio gratuitamente e si concluderà alla fine 2013 – finora ha riguardato 60 donne. Secondo il vicedirettore del Dipartimento, Thongbay Thavisouk, l’iniziativa si è resa necessaria perché le donne della provincia mettono al mondo, in media, sei bambini. Questo, a suo dire, incide negativamente sia sulla salute della donna, sia sul livello di benessere delle famiglie. Il Dipartimento incoraggia anche che l'uso di altri metodi contraccettivi, come preservativi, iniezioni di ormoni, la pillola, dispositivi intrauterini. Tali metodi, però, sono recepiti perlopiù da donne nelle aree urbane, meno nelle aree rurali. La sterilizzazione viene presentata dalle autorità come “mezzo per migliorare lo status economico della vita familiare”.
Nonostante tali politiche anche in Laos cresce, soprattutto fra le comunità cristiane, ma non solo, il “movimento per la vita”. L’associazione cattolica “Human Life International” (HLI), grazie agli sforzi della sua sezione asiatica, opera per assistere piccoli gruppi pro-life locali, nati partire dal 2008. Gruppi di religiosi e laici cattolici, insieme con altri cristiani, sono impegnati a promuovere i temi legati al rispetto della vita. Come riferito a Fides, nonostante le difficoltà e un ambiente culturale e politico sfavorevole, nella capitale laotiana Vientiane suor Milagros Azucena svolge il lavoro pastorale per le coppie, le donne e i bambini. Nell’opera educativa si presentano ampiamente i testi del magistero della Chiesa che toccano la sfera della vita. La sterilizzazione sessuale, impedendo in modo permanente la trasmissione della vita umana, è dichiarata illecita dalla dottrina morale cattolica come “atto contro la vita”. (PA) (Agenzia Fides 28/5/2013)

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