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Venerdì, 04 Ottobre 2019 21:35

LIBANO Prima Giornata della Fraternità umana

5 ottobre 2019 - La prima “Giornata di Tripoli per la Fraternità umana” (Tripoli Human Fraternity Day), dedicata al “futuro delle relazioni islamo-cristiane dopo la Missione di Papa Francesco ad Abu Dhabi", si svolgerà domenica 6 ottobre presso il Convento di San Francesco, nella città del Libano settentrionale, sotto l'egida della Pontificia Unione Missionaria, delle Pontificie Opere Missionarie del Libano e della Custodia di Terrasanta. L'evento è organizzato in collaborazione con il Religion & Security Council, con Dialogue for Life and Reconciliation, e con il Sustainable Network di leader religiosi nel nord del Libano.

All’iniziativa interreligiosa saranno presenti come partner numerosi altri organismi e ONG come Caritas Lebanon, la Camera del Commercio di Tripoli, l’Agenzia locale per lo sviluppo economico del Libano settentrionale, il Club degli imprenditori di Tripoli, il Comitato per la gioventù maronita dell’Arcieparchia di Tripoli, il Comitato patriarcale della Gioventù melchita, il Maronite Youth Pastoral Ehden 'gharta, il Middle East Institute for Research and Strategic Studies, il Fly for the Lebanese Youth, il Mousawat Association, e Utopia.

L’ordine dei lavori della giornata prevede un Forum Interreligioso dei Giovani e un Forum Interreligioso dei Leader. Il Forum Interreligioso giovanile coinvolgerà una delegazione di 50 studenti universitari e giovani professionisti delle comunità sunnita, alawita e cristiana di Tripoli e del Libano settentrionale. Il Forum Interreligioso dei Leader vedrà la partecipazione di importanti personalità religiose cristiane e musulmane, tra cui il Gran Mufti di Tripoli e l’Arcivescovo Joseph Spiteri, Nunzio apostolico in Libano.

Nello spirito del Documento sulla Fratellanza umana per la Pace mondiale e la Convivenza comune, sottoscritto ad Abu Dhabi da Papa Francesco e dallo Sheikh Ahmad El Tayyeb, Grande Imam di Al Azhar, il "Tripoli Human Fraternity Day" intende promuovere il dialogo e la cooperazione interreligiosa tra cristiani e musulmani come via per promuovere la convivenza pacifica e l'armonia sociale a Tripoli e in tutto il Nord del Libano.

L'evento si terrà nel quadro del programma di formazione in corso sulla "Missione dei Giovani Cristiani a Tripoli e nel Libano settentrionale", ospitato dal Convento di San Francesco e promosso dalla Pontificia Unione Missionaria e dalle Pontificie Opere Missionarie del Libano. Il programma di formazione fa parte delle iniziative organizzate dalle Pontificie Opere Missionarie del Libano per celebrare il Mese Missionario Straordinario “Ottobre 2019”, convocato da Papa Francesco sul tema "Battezzati e inviati: La Chiesa di Cristo in missione nel mondo". Il Mese missionario straordinario culminerà nella "Giornata Missionaria mondiale"di domenica 20 ottobre, quando si svolgerà anche la cerimonia di chiusura del programma di formazione.

Per venire incontro all'invito di Papa Francesco a rivitalizzare la missio ad gentes e rinnovare la vocazione missionaria nei cristiani di tutto il mondo, il programma di formazione mira a rafforzare l'identità missionaria, la consapevolezza e le competenze dei giovani partecipanti cristiani, preparandoli a impegnarsi attivamente nella società civile, nella vita comunitaria nel contesto interculturale e interreligioso di Tripoli. In tale contesto, il Programma di formazione metterà a fuoco il ruolo specifico dei cristiani e della loro missione rispetto a importanti problematiche locali, come la questione del lavoro e della disoccupazione, la povertà e le opera di carità, la protezione dell'ambiente, i diritti delle donne, l'ecumenismo, la costruzione della pace e la risoluzione dei conflitti. Anche il dialogo interreligioso e le relazioni cristiano-musulmane saranno trattati in occasione della "Tripoli Human Fraternity Day". (Agenzia Fides 3/10/2019)

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25 giugno 2019 - La Chiesa cattolica greco- melchita si appresta a dedicare ampio spazio della propria programmazione pastorale alla diffusione e all’approfondimento del Documento sulla Fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune, sottoscritto lo scorso 4 febbraio a Abu Dhabi da Papa Francesco e dallo Sheikh Ahmed al Tayyeb, Grande Imam di Al Azhar. Lo ha stabilito l’assemblea sinodale dei Vescovi greco-melchiti, riunitasi la scorsa settimana presso la sede patriarcale di Ain Traz, in Libano, sotto la presidenza del Patriarca Youssef Absi. L’intento dichiarato è quello di favorire la crescita di nuove generazioni in grado di ricostruire la convivenza tra diverse componenti sociali e religiose nei Paesi dove è presente la Chiesa melchita, spesso stravolte da conflitti e estremismi settari.

Il programma delineato dai Vescovi melchiti - come riferisce il resoconto dell’Assemblea sinodale, pervenuto all’Agenzia Fides - si declina in disposizioni concrete, che coinvolgono sia le attività accademiche che quelle più propriamente pastorali. Il Documento sulla Fratellanza umana diventerà oggetto di studio nelle scuole del Patriarcato e negli istituti teologici. Il testo verrà diffuso capillarmente tra i fedeli laici, e i suoi contenuti verranno approfonditi in incontri diocesani e parrocchiali, oltre a diventare oggetto di articoli e interviste sui media del Patriarcato e sui bollettini delle diocesi e delle parrocchie. Anche i sacerdoti verranno sollecitati a far conoscere i contenuti e gli intenti del documento di Abu Dhabi attraverso la loro predicazione ordinaria.

Durante l’assemblea sinodale, i Vescovi presenti (che erano 24, oltre il Patriarca) hanno anche delineato i passi da fare per porre in atto le misure relative alla protezione dei minori dagli abusi esposte nella Lettera apostolica di Papa Francesco Vos estis lux mundi (7 maggio 2019). Inoltre, è stato anche avviato il processo per costituire un comitato preparatorio che curerà la partecipazione e il contributo della Chiesa melchita al futuro Congresso mondiale dedicato alla vita liturgica nelle Chiese cattoliche orientali, in programma a Roma dal 18 al 20 febbraio 2022, in occasione del 25esimo anniversario della Istruzione per l’applicazione delle prescrizioni liturgiche del Codice dei Canoni delle Chiese orientali, pubblicata dalla Congregazione per le Chiese orientali nel gennaio 1996. (GV) (Agenzia Fides 24/6/2019).

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Venerdì, 17 Maggio 2019 11:28

LIBANO Ultimo saluto al card. Sfeir

17 maggio 2019 - Il Libano ha il suo ultimo saluto al cardinale Nasrallah Boutros Sfeir, Patriarca emerito di Antiochia dei Maroniti, spentosi domenica scorsa 12 maggio, a quasi 99 anni. Messa di suffragio presieduta dal card. Sandri, poi i funerali solenni

Il cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, ha presieduto una Messa di suffragio nella sede patriarcale di Bkerké. Nella sua omelia, il porporato ha detto che il patriarca Sfeir ha desiderato fortemente la pace e la riconciliazione per i cristiani e i musulmani del Libano, pregando che il Paese possa restare "un messaggio di dialogo e convivialità" come diceva Giovanni Paolo II. Nel pomeriggio di oggi, i funerali ufficiali alla presenza delle autorità politiche e religiose e di migliaia di persone, legate a Sfeir da una stima e una gratitudine profonde per la sua opera di pacificazione nei tempi più difficili del Libano. Il cardinale Sandri ….

Card. Sandri: il card. Sfeir è stato un uomo di dialogo

Raggiunto telefonicamente in Libano da Marie Duhamel della sezione francese di Vatican News, il card. Sandri si è detto ammirato dell’omaggio corale al card. Sfeir da parte di tutte le autorità, le confessioni religiose, gli ambasciatori e soprattutto dal popolo libanese

R. - È una processione continua di fedeli, di gente di tutte le classi sociali - poveri, ricchi, tutti - che viene a rendere omaggio a questo pastore. Penso che dalla vita del cardinale Sfeir si possa dedurre che prima di tutto era un uomo di Dio. Pensi che tutte le strade - le autostrade, le strade laterali - qui a Beirut sono piene di cartelloni raffiguranti il volto del cardinale, la sua fotografia, che manifestano il lutto per la sua morte. Ma ce n’è uno che in particolare mi ha emozionato: in questo manifesto si vede il cardinale sorridente, così come era lui - quindi molto low profile, molto tranquillo, molto modesto nel suo modo di fare - con il rosario in mano. Ovviamente l’ho visto morto, nella bara, con il rosario in mano, ma ciò che voglio dire è che questo uomo ha portato alla gente un’esperienza di Dio. Era una persona che camminava molto, anche a 90 anni faceva le sue passeggiate - negli ultimi tempo non le faceva più -, ma era certamente in quei momenti che aveva questo colloquio con Dio e questa era la sua forza, perché poi è stato un uomo della Chiesa, un pastore; ha visitato tutte le parrocchie e tutti i fedeli ed ha portato avanti la vita della chiesa maronita durante tutto il periodo della guerra – noi lo sappiamo bene, anni ed anni di attentati e di violenze, morte e distruzione - qui in Libano. Quando venne Papa Giovanni Paolo II sembrava che la guerra fosse finita; in seguito hanno fatto il sinodo speciale per il Libano, un sinodo dei vescovi per il Libano e poi quella famosa frase di Giovanni Paolo II: “Il Libano non è un semplice Paese, ma un messaggio“. Lì il protagonista è stato sempre, da parte della chiesa maronita, il Patriarca Nasrallah Sfeir. Quindi ho capito di più perché c’è questo omaggio, questa gratitudine da parte della gente che vuole manifestare la sua vicinanza al patriarca e a tutta la chiesa maronita. Inoltre, è stato un uomo di dialogo con i musulmani, con tutte le istituzioni della società civile, con il potere politico; è stato un uomo di incontro di dialogo – e come ho detto nell’omelia -proprio nel senso di tutte queste cose che ci insegna il caro Padre, Papa Francesco.

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30 aprile 2019 - La "kafala", strumento di oppressione per le donne africane immigrate. chiave e in modo quasi legale. È questo il destino delle donne africane immigrate in molti Paesi del Medio Oriente. Il loro sogno di una vita migliore si infrange contro la "kafala", una sorta di affido che si è trasformato in uno strumento di oppressione. Un progetto della Caritas insieme ad alcune Ong italiane sta però cercando di far uscire queste lavoratrici da una condizione di sfruttamento inaccettabile.

Il funzionamento della "kafala" è semplice: le donne che vogliono emigrare per lavoro, entrano in contatto con agenzie nella nazione dove emigreranno. Queste ultime procurano loro uno «sponsor» che permette loro di entrare nel Paese ospitante. Normalmente lo "sponsor" è il datore di lavoro, che le prende in affidamento, anticipando le spese per il permesso di lavoro ed è responsabile del visto e dello status giuridico. A questo punto le donne si ritrovano schiave.

I datori di lavoro hanno su di loro un potere che va al di là del rapporto tra titolare e dipendente. Il 65% delle lavoratrici ha avuto esperienza di lavoro forzato e schiavitù. Violenze sessuali, gravidanze indesiderate, abusi, percosse, sfruttamento sono all’ordine del giorno. I livelli salariali di questi lavoratori sono bassi, in alcuni casi meno di 200 dollari al mese. Secondo l’International Trade Union Confederation, sono oltre due milioni i migranti interessati dal fenomeno della kafala, che è comune in tutto il Medio Oriente. In particolare, in Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Giordania, Iraq, Kuwait, Oman, Ma è in Libano che la kafala produce effetti negativi. Nel Paese dei cedri si stima che ne siano vittime 250mila donne immigrate, provenienti da Sri Lanka, Etiopia, Bangladesh e Filippine.

In Libano, alcune donne riescono a fuggire e trovano rifugio nei centri di accoglienza per lavoratrici migranti allestiti da Caritas. Negli shelter Olive, Pine e Laksetha è attivo un progetto portato avanti da Celim, "Comunità volontari per il mondo", Centro studi politica internazionale, Università cattolica del Sacro Cuore, Comune di Milano e "International domestic workers federation".

"I nostri operatori - spiegano a Fides i responsabili di Celim - lavorano per restituire un’esistenza dignitosa alle donne fuggite dai loro carnefici. Viene offerta una protezione in anonimato. Sono distribuiti pasti caldi e offerta assistenza medica, psicologica e legale. Nei centri di accoglienza tante donne ritrovano la loro identità e poco alla volta anche un po’ di speranza".

Insieme alla prima accoglienza e all’assistenza in Libano, il progetto prevede un percorso di rimpatrio volontario e di reinserimento nei Paesi di origine. "In tre anni - continuano i responsabili di Celim -, intendiamo ospitare e aiutare oltre 1.500 donne negli shelter di Beirut e 30.000 detenute nella prigione di Adlieh". Parallelamente, in Etiopia si organizzano corsi di formazione professionale, per far conoscere i diritti ai migranti in modo da permettere loro di costruirsi una vita con le proprie risorse.

L’obiettivo di fondo è la riforma radicale del sistema. Secondo l'Ong Human Rights Watch, in tutto il Medio Oriente "deve essere modificata per permettere ai lavoratori di cambiare impiego o rientrare nei propri Paesi anche senza il permesso del datore di lavoro. I Paesi del Medio Oriente (e quelli del Golfo in particolare) dovrebbe riconoscere il ruolo cruciale dei lavoratori migranti nelle loro economie e adottare delle misure perché i loro diritti vengano pienamente garantiti". (EC) (Agenzia Fides 30/4/2019)

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28 marzo 2019 - Un canale televisivo nato per servire “la gloria di Dio e la crescita della Santa Chiesa”. E’ questo l’impegnativo e altisonante biglietto da visita con cui è stata presentata Suboro TV, il canale televisivo del Patriarcato siro ortodosso di Antiochia, la cui sede libanese è stata inaugurata lunedì 25 marzo, nel giorno della Solennità liturgica mariana dell’Annunciazione del Signore. “Suboro” è la parola siriaca che indica anche l'Annunciazione dell'Angelo a Maria. E la solennità cristiana dell'Annunciazione viene celebrata in Medio Oriente – soprattutto in Libano – anche da molti musulmani.

L’inaugurazione della sede della rete tv è culminata con la benedizione degli studi televisivi da parte di Ignatios Aphrem II, Patriarca di Antiochia dei siro-ortodossi. Alla cerimonia inaugurale hanno preso parte, tra gli altri, anche Aram I, Catholicos armeno apostolico della Gran Casa di Cilicia, e Ignace Youssif III Younan, Patriarca di Antiochia dei siro-cattolici. La cerimonia d’inaugurazione ha incluso anche una presentazione dei palinsesti della nuova rete televisiva.

Il Patriarca Ignatios Aphrem II, nel suo discorso inaugurale, ha sottolineato che Suboro TV "Voce di Antiochia", avrà il compito di “diffondere la buona notizia che il Signore Gesù ha chiamato i suoi discepoli a portare al mondo intero, la buona notizia della salvezza degli uomini”, e potrà anche esprimere “l'autenticità del nostro patrimonio spirituale”, proprio della “sede apostolica istituita da San Pietro in Antiochia". Suboro TV dedicherà particolare spazio alle notizie sulle attività delle Chiese in tutto il mondo.

La prima proposta di creare una rete televisiva collegata al Patriarcato siro ortodosso era già emersa durante il Sinodo della Chiesa siro-ortodossa nel 2009, ed era stata rilanciata durante il Sinodo del 2015. Il Patriarcato siro ortodosso, pur prendendo atto che già esistono molte reti televisive siriache, ha voluto ispirare la nascita di un nuovo canale tv come emittente direttamente collegata con la Chiesa, e non riconducibile a visioni o agende politiche parziali di singoli gruppi e sigle siriaci. Il progetto iniziale di Suboro TV prevede l’apertura di studi televisivi anche in Germania, la presenza di corrispondenti in Siria, Iraq, Turchia e presso le più consistenti comunità della diaspora siro-ortodossa sparse in Occidente. (GV) (Agenzia Fides 27/3/2019)

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23 febbraio 2019 - Il Patriarca maronita Boutros Bechara Rai intervenuto nel dibattito riapertosi nella società libanese in merito al riconoscimento giuridico del matrimonio civile, e le espressioni interlocutorie da lui utilizzate vengono interpretate da molti come un segnale di disponibilità a approfondire la discussione senza chiusure pregiudiziali.

Nelle sue dichiarazioni, arrivate venerdì 22 febbraio dopo un incontro tra il Patriarca Rai e il Presidente libanese Michel Aoun, il Primate della Chiesa maronita ha riferito di non essere assolutamente contrario a una legge che riconosca il matrimonio come vincolo di carattere civile. Un riconoscimento giuridico del carattere civile del matrimonio che dovrebbe valere per tutte le unioni coniugali, e non essere considerato facoltativo. "Non esiste” ha rimarcato su questo punto il Patriarca Rai “una cosa chiamata legge facoltativa: la prima caratteristica di una legge è che è vincolante. Rendendola facoltativa, il Paese apparirebbe frammentato e comincerebbero ad emergere problemi". Se invece si introduce una legge obbligatoria per attestare e sancire la natura del matrimonio – e di ogni matrimonio - come vincolo civile, “poi sarebbe mio dovere di Patriarca – ha aggiunto il Primate della Chiesa maronita “spiegare ai maroniti che il matrimonio, è uno dei sette sacramenti della Chiesa, da celebrare se vogliono vivere in maniera autentica il loro cristianesimo". E questo perché spetta a ognuno la responsabilità di prendere in coscienza le proprie decisioni davanti a Dio, visto che “è Dio, non io, che giudica le azioni".

Anche in passato, a più riprese, il Patriarca Rai – creato Cardinale nel 2012 da Papa Benedetto XVI – aveva espresso il suo parere a favore di una legge sul “matrimonio civile obbligatorio” per riconoscere gli effetti civili di tutte le unioni coniugali libanesi, a prescindere dalla confessione religiosa di appartenenza. Nelle sue nuove dichiarazioni, il Patriarca ha respinto anche le polemiche di chi sostiene che gerarchie religiose libanesi si oppongono alla regolamentazione legale del matrimonio civile per non dover rinunciare ai contributi economici riscossi per celebrare e registrare i matrimoni religiosi.

l'eventuale approvazione di una legge sul matrimonio civile in Libano comporterebbe necessariamente un emendamento all'articolo 9 della Costituzione, secondo cui lo status personale di ogni libanese è regolato secondo le disposizioni e prassi giuridiche della propria comunità religiosa di appartenenza.

Come riferito dall’Agenzia Fides la questione della legalizzazione del matrimonio civile è tornata a animare il dibattito pubblico libanese dopo le recenti dichiarazioni di Raya Hassan, ministro degli Interni del nuovo governo Hariri, che nei giorni scorsi ha riferito di voler fare spazio a tale istituto giuridico nella legislazione libanese, auspicando un dibattito approfondito su tale questione. La chiusura più netta davanti alle sollecitazioni della Ministra Raya Hassan è arrivata da Dar Al Fatwa, l’istanza più autorevole dell’islam sunnita libanese, che ha riaffermato la propria opposizione ribadendo che la proposta del matrimonio civile “contraddice in maniera radicale” le leggi sul matrimonio ispirate alla Sharia. Ma anche membri in vista delle comunità ecclesiali libanesi avevano a stretto giro riaffermato che su questo punto cristiani e musulmani libanesi sono uniti, e che la Chiesa cattolica non può appoggiare una legislazione che non riconosce il matrimonio come sacramento.

In Libano convivono 18 diverse confessioni religiose, e ogni comunità di fede regola secondo le proprie tradizioni specifiche la legislazione relativa alle unioni coniugali.

Finora, le coppie libanesi che vogliono celebrare il proprio matrimonio con rito civile ricorrono all'escamotage di sposarsi civilmente a Cipro per poi far registrare in Libano la propria unione. (GV) (Agenzia Fides 23/2/2019).

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4 febbraio 2019 - Dopo nove mesi di negoziato, il Libano ha finalmente un nuovo governo. Il Premier incaricato Saad Hariri guiderà una squadra governativa composta da trenta membri, nella quale – secondo alcuni osservatori – appare rilevante il peso del Partito sciita di Hezbollah. Dal punto di vista religioso, il governo rappresenta una proiezione della composita mappa confessionale libanese: tra i trenta membri della squadra governativa (26 uomini e 4 donne) si contano 4 cristiani greco-ortodossi, 6 cristiani maroniti, 6 musulmani sciiti, 3 drusi, 6 musulmani sunniti (compreso il Premier Hariri), 3 cristiani greco-cattolici, un armeno cattolico e un armeno ortodosso

Per la prima volta una donna, la sunnita Raya Hasan, del partito Futuro guidato da Hariri, occupa la posizione di ministro degli Interni.

In Libano, nel sistema istituzionale basato sull’equilibrio tra le diverse componenti confessionali, il capo del governo deve essere musulmano sunnita, mentre il presidente del parlamento deve essere uno sciita e il presidente della Repubblica deve essere un cristiano-maronita

Dopo la fine della situazione di stallo politico, il Patriarca maronita Béchara Raï ha espresso la speranza che il nuovo governo sia in grado di recuperare il tempo perduto negli ultimi nove mesi, un periodo di tempo che ha visto peggiorare la situazione economica del Paese. Congratulandosi con il presidente Michel Aoun e il primo ministro Saad Hariri, il Primate della Chiesa maronita ha insistito sull'importanza di assicurare "unità e cooperazione" all'interno del governo per porre mano alle " necessarie riforme e assicurare la prosperità economica e finanziaria del paese”. (GV) (Agenzia Fides 1/2/2019)

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14 gennaio 2019 - Accreditati studi scientifici internazionali sui mutamenti demografici del Libano mostrano che nei prossimi decenni il declino della componente cristiana si arresterà, fino a far registrale una parziale inversione di tendenza. Tali proiezioni scientifiche sono state accolte con sollievo negli ambienti ecclesiali libanesi.

Le tabelle rassicuranti riguardo alla consistenza demografica dei cristiani in Libano sono contenute nell'annuario 2018 sulla demografia religiosa mondiale (Yearbook of International Religious Demography 2018), tanto che il Ministro delle municipalità del governo provvisorio, Nihad al-Mashnuq – riferisce Lebanon Debate - ha voluto portare in dono il volume al Patriarca maronita Bechara Boutros Rai, in occasione del Natale.

L'ultimo censimento ufficiale realizzato in Libano è quello del 1932. A quel tempo, nel Paese dei Cedri c'erano 875.252 abitanti, e il 53% di loro erano cristiani. Tutte le successive statistiche sulla composizione della popolazione libanese dal punto di vista religioso sono basate su studi e rapporti considerati non ufficiali, anche quando sono stati redatti sulla base di ricerche ad alto tasso di attendibilità dal punto di vista scientifico.

Lo Yearbook of International Religious Statistics fornisce ogni anno una panoramica globale sulla composizione delle popolazioni dei Paesi dal punto di vista delle diverse appartenenze religiose degli abitanti, allegando in alcuni casi anche contributi e tabelle con proiezioni sui futuri prevedibili cambiamenti nei rapporti percentuali tra le diverse componenti religiose nelle singole nazioni.

Lo Yearbook 2018, riguardo al Libano, tiene conto delle mutazioni della consistenza percentuale delle diverse componenti religiose libanesi sulla base dei flussi di emigrazione/immigrazione e sui mutamenti del tasso di fertilità nelle singole comunità di fede.

Riguardo al Libano, le cifre riportate nell'annuario 2018 mostrano che il Paese è stato segnato negli ultimi 35 anni da forti processi di emigrazione della popolazione libanese, sia a causa di motivazioni economiche, sia per i conflitti interni e regionali che hanno coinvolto la nazione libanese.Nel periodo 1975-2011, gli espatriati dal Libano sono stati più di 1 milione 567mila, e di essi il 46,6% erano cristiani e il 53,4% musulmani.

Secondo i dati forniti, tra il 1971 e il 2004 si è registrato un declino del tasso di fertilità anche nella popolazione musulmana. Inoltre, dall'inizio della guerra libanese nel 1975 fino alla metà degli anni '80 il tasso di emigrazione dei cristiani era molto più alto, ma tale tendenza si è arrestata tra il 1984 e il 2011. Di conseguenza, la suddivisione degli immigrati su base religiosa, dal 1975 al 2011, è risultata essere per il 46% cristiana e per il 54% musulmana. Sulla base di tali rilevazioni, attualmente in Libano i cristiani – maroniti e altri – rappresentano il 38% degli aventi diritto al voto nelle elezioni parlamentari. Ma la tendenza al declino di questo dato, registrata negli ultimi decenni, secondo gli studiosi di trend demografici subirà un arresto e addirittura una lieve inversione. I rapporti evidenziano che la popolazione cristiana è rimasta stabile negli ultimi due anni, e dovrebbe aumentare dal 38% al 40% nei prossimi 19 anni, raggiungendo la percentuale del 41% nei prossimi 34 anni.

I dati prendono le mosse dal dato secondo cui la popolazione libanese aveva toccato nel 2011 quota

3 milioni 334.691 abitanti, con un 38,22% di cristiani e un 61.62% dei musulmani. Si prevede che nel 2030 la popolazione libanese potrà superare quota 4milioni 486mila abitanti, con il 40.18% di cristiani E il 59,71% di musulmani.Nell'anno 2045, si stima che la popolazione libanese potrà superare i 5 milioni 386abitanti, con un 41,12% di cristiani e il 58,87% di musulmani.(GV) (Agenzia Fides 10/1/2019).

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7 dicembre 2018 – I Vescovi maroniti: “I rifugiati siriani devono rimpatriare senza attendere la soluzione politica del conflitto. Il Libano non può più sopportare il peso dei rifugiati siriani”, e per questo occorre al più presto “dissociare la soluzione politica del conflitto in Siria dal necessario ritorno degli sfollati alle loro case". E' questa l'urgenza sottolineata ancora una volta dai Vescovi maroniti in occasione del loro ultimo incontro mensile, ospitato giovedì 6 dicembre presso la sede patriarcale di Bkerké. A giudizio dell'episcopato maronita, è necessario dare inizio al processo di rimpatrio dei rifugiati siriani senza attendere la piena soluzione politica al conflitto che continua a tormentare la Siria dal 2011.

Venerdì 30 novembre il ministro degli esteri libanese Gebran Bassil si era incontrato in Vaticano con l'Arcivescovo Paul Richard Gallagher, Segretario ai rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato, per raccogliere dall'Arcivescovo chiarimenti e rassicurazioni riguardo alla posizione vaticana sulla questione del rimpatrio dei profughi siriani che hanno trovato rifugio in Libano. Nell'incontro, il ministro libanese aveva esposto all'Arcivescovo Gallagher le ragioni gravi per cui il Libano non può sopportare a lungo lo stato di emergenza economica e securitaria connessa anche alla presenza sul territorio libanese di più di un milione di rifugiati siriani.

“Il Libano sta chiedendo solo di non ostacolare il ritorno sicuro dei rifugiati che desiderano ritornare” ha sottolineato Gebran Bassil in una dichiarazione diffusa dopo l'incontro con l'Arcivescovo Gallagher.

Prima dell'incontro tra il ministro libanese e l'alto rappresentante vaticano, avevano suscitato attenzione e commenti sui media libanesi alcune considerazioni attribuite allo stesso Arcivescovo Gallagher secondo cui la situazione attuale della Siria potrebbe rendere impraticabile il pur auspicato rimpatrio dei rifugiati siriani. (GV) (Agenzia Fides 7/12/2018).

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Giovedì, 04 Ottobre 2018 20:48

LIBANO Le Chiese chiedono un nuovo governo

4 ottobre 2018 - Un urgente richiamo alle forze politiche perché accelerino il processo di formazione di un nuovo governo, per sradicare l’instabilità in cui stanno trascinando il Paese per perseguire propri interessi ristretti, a fronte delle sfide crescenti interne e regionali: è l'appello diffuso questa mattina dal Consiglio superiore della comunità greco cattolica melchita, presieduto dal Patriarca Yusuf Al-Absi, alla presenza dei vari ministri e deputati ricevuti nella Sede patriarcale a Rabwe. Come appreso da Fides, il Consiglio richiama le forze politiche a far funzionare le istituzioni nazionali invece di ricorrere a “opzioni malsane” come quelle sponsorizzate da chi invoca un governo di transizione e di gestione di affari correnti.

Il Consiglio ha rilevato l’esistenza di una crisi economica che si riflette nei vari settori, la mancanza di liquidità e l’alto interesse dei crediti, insieme all’aumento delle tasse che paralizzano gli investimenti e affliggono i prestiti ipotecari. Il Patriarca Absi si unisce ai numerosi appelli già diffusi dalla Chiesa maronita per richiamare l’attenzione sulla crisi delle scuole cattoliche, argomento “caldo”, trascurato ancora una volta dal Parlamento nelle sue riunioni.

La voce di Absi si unisce a quella del Cardinale e Patriarca Maronia Bechara Boutros Rai, che ha concluso ieri il suo viaggio pastorale in Canada. Nei recenti viaggi all’estero, entrambi i Patriarchi hanno parlato alla diaspora libanese, auspicando la formazione urgente del governo. In riferimento ai problemi strutturali e ambientali della nazione, il Patriarca Rai ha affermato che “il governo attuale non è riuscito a realizzare nulla né nel settore dell’elettricità nè nella gestione dei rifiuti. Abbiamo bisogno di persone che si impegnino per rilanciare l’economia del Paese”.

Il Libano è senza governo da cinque mesi e tale incertezza ha un impatto sulle politiche fondamentali che riguardano il futuro del Paese e sulle necessità basilari della popolazione. (PR) (Agenzia Fides 02/10/2018)

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