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Domenica, 24 Novembre 2019 19:21

RCA “Diffondere una cultura di pace”

24 novembre 2019 - La Repubblica Centroafricana da anni vive nella precarietà nella tensione sociale e politica. La lunga crisi politico-militare ha portato in tutti gli strati della società, povertà e disorientamento”. A dirlo all’Agenzia Fides è padre François de Paul Hounguè, Vicario generale della Società delle Missioni Africane (SMA) commentando la delicata situazione in cui versa il Paese africano. La crisi, iniziata nel 2013, non si è conclusa nemmeno dopo gli ultimi accordi di pace firmati nel febbraio scorso a Khaourtum: “I gruppi armati continuano a tenere il controllo di buona parte del Paese, con decine di attacchi e violenze ogni settimana”, riferisce.
Tra i tanti aspetti che questa lunga e profonda crisi ha fatto emergere fra la popolazione centroafricana, c’è quello della solidarietà: “Le difficoltà - rileva padre François - hanno stimolato ed esteso un sentimento di fratellanza tra la gente, che è il collante delle società tradizionali africane: si tratta di una reazione naturale che spinge a non restare indifferenti verso chi si trova a vivere in condizioni critiche, ma a prendersene carico”, spiega. Proprio attraverso questo meccanismo sociale e spontaneo, che sprona a mettere in comune le risorse per sovvenire in maniera equa ai bisogni di tutti, si svolge l’opera dei missionari della SMA: “Un valore che questa crisi ha riportato in evidenza è quello del dialogo e della collaborazione con cristiani di altre chiese e con i musulmani”, rimarca il Vicario generale. “A tale scopo - continua - a Bangui, Bossangoa e Bebérati, ma anche in altre città del paese, abbiamo organizzato dei seminari in cui incontrarsi, pregare, riflettere e programmare delle azioni da condurre insieme per diffondere una cultura di pace”.
“L’obiettivo della Chiesa Centrafricana oggi è ricostruire il tessuto umano e sociale della nazione, lacerato in questi anni da violenze di ogni genere”, sostiene p. de Paul Hounguè . “È urgente elaborare un programma di formazione incentrato sulla testimonianza evangelica: bisogna fare in modo che la Parola di Gesù sia sempre più incarnata nelle nostre vite”, afferma. “Alla luce del Vangelo - conclude - promuoviamo in tutti gli ambienti la giustizia e il rispetto della dignità umana”. (ES) (Agenzia Fides 23/11/2019)
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Lunedì, 08 Luglio 2019 20:06

RCA Rimpatrio rifugiati dal Camerun

7 luglio 2019 - Sono più di 295.000 i rifugiati centrafricani in Camerun che potranno volontariamente ritornare nel loro Paese in base ad un accordo sottoscritto dai governi di Camerun e Repubblica Centrafricana insieme all’Alto Commissariato ONU per i Rifugiati (UNHCR). L’accordo è stato firmato a Bangui il 29 giugno e rappresenta il “quadro legale che stabilisce le modalità per il ritorno volontario dei rifugiati centrafricani nel loro Paese, in sicurezza e dignità ", ha affermato l'UNHCR.

"La situazione si è definitivamente stabilizzata in Centrafrica. Tutte e tre le parti hanno ritenuto che i rifugiati possano tornare a casa. Sono state prese delle misure per il loro accompagnamento e il loro reinserimento sociale " ha detto il rappresentante dell’UNHCR a Bangui.

"Oggi più di 450.000 rifugiati centrafricani si trovano tra Camerun, Ciad, Repubblica del Congo e Repubblica Democratica del Congo. A questi si aggiungono, nonostante le elezioni pacifiche del febbraio 2016, più di 450.000 sfollati interni” ha però sottolineato il funzionario dell’organismo dell’ONU.

Il Ministro dell'Amministrazione territoriale del Camerun, Paul Atanga Njia, ha dichiarato che "il Camerun ha aperto le sue porte a più di 400.000 rifugiati centrafricani che vivono principalmente nei campi”, ringraziando l'UNHCR per l’aiuto offerto al suo Paese nel sostenere i rifugiati, e gli stessi rifugiati per aver mantenuto la propria dignità nonostante le difficoltà da loro vissute. Il Camerun accoglie oltre a quelli provenienti dal Centrafrica, rifugiati nigeriani, ciadiani e di altre nazionalità. (L.M.) (Agenzia Fides)

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25 giugno 2019 - I vescovi centrafricani denunciano: “Rileggendo la storia del nostro Paese, scopriamo che ogni regime politico sembra sempre legato a una milizia: “Les Abeilles”, "Les Karako", "Les Balawa", "Les Libérateurs", "Les Séléka", "Les Antibalaka". Oggi, per chi operano “Les Requins” (“gli squali”) ? In altre parole, chi beneficia delle minacce degli “squali”?” si chiedono i Vescovi della Repubblica Centrafricana nel loro messaggio pubblicato in occasione della loro Assemblea tenutasi a Bossangoa dal 17 al 24 giugno.

Secondo fonti della stampa locale, la milizia “Les Requins” è stata fondata nel gennaio di quest’anno dai “duri” del campo del Presidente Faustin-Archange Touadéra, per contrastare il “Mouvement pour la Défense de la Nation – E Zingo Biani”, che raggruppa i diversi elementi dell’opposizione.

“Condanniamo le minacce lanciate dal “Mouvement des Requins de Centrafrique” nel comunicato n. 011 del 20 giugno 2019, che vuole rendere la terra di Saint Jacques de Kpèténè "un teatro di operazioni insanguinato” affermano i Vescovi. Kpèténè è un quartiere della capitale, Bangui.

Questi due nuovi gruppi armati si aggiungono ai 14 movimenti ribelli che a febbraio hanno firmato gli accordi di pace a Khartoum e a Bangui. Accordi che sono però violati, come scrivono i Vescovi: “La popolazione è stanca dell'ipocrisia che caratterizza la firma dei vari accordi che hanno avuto luogo in questo Paese". "Una volta che questi accordi (...) sono stati firmati, vengono subito violati” denuncia il messaggio, che condanna con fermezza il massacro di maggio, commesso da uno dei gruppi armati che hanno firmato l'accordo di pace, con la morte di 50 civili nell'ovest del Paese.

I Vescovi sottolineano che “nonostante l'ambiguo contesto della firma dell'accordo di Khartoum e del suo contenuto che non è unanime, questo accordo potrebbe essere un'opportunità per alleviare le sofferenze del popolo centro-africano”.

Il messaggio ricorda infine i 125 anni d’evangelizzazione del Centrafrica: “Mentre celebriamo quest'anno il 125 ° anniversario dell'evangelizzazione del nostro paese, noi Vescovi, riaffermiamo che il Vangelo che i primi missionari ci hanno annunciato rimane ancora una Parola di liberazione degli oppressi, un'esortazione alla giustizia e un dono della pace di Cristo”. (L.M.) (Agenzia Fides 25/6/2019)

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Venerdì, 24 Maggio 2019 21:06

Suor Elvira Testimonianza UISG

Suor Elvira temporaneamente rientrata dalla Repubblica Centrafricana, all’assemblea UISG (Roma, maggio 2019) ha condiviso la sua esperienza di seminatrice di speranza profetica, attraverso il suo progetto Kizito a Berberati. In allegato per intero la testimonianza: in fondo a questo articolo.

Suor Elvira è in RCA da 18 anni. All’assemblea UISG erano presenti 500 delle 1900 Superiore Generali, provenienti da più di 100 Paesi, in rappresentanza delle 450.000 religiose nel mondo.

Attraverso le parole dirette dei ragazzi e delle ragazze ex soldato, con il progetto Kizito che cerca di aiutare a ritrovare la dignità perduta, suor Elvira ha voluto far arrivare il grido di sofferenza di un popolo che dopo 60 anni dalla proclamazione d’indipendenza non ha ancora strade, acqua potabile, scuole, ospedali degni di tale nome.

In allegato per intero la testimonianza di suor Elvira

icon Testimonianza di suor Elvira Tutolo

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Domenica, 14 Aprile 2019 22:37

RCA Miniere d’oro: devastazione ambientale

13 aprile 2019 - Un missionario lancia l’allarme per le devastazioni all’ambiente causate dalle miniere d’oro: “Da un paio di mesi, intorno a Bozoum, un’impresa cinese ha aperto almeno 17 cantieri per la ricerca dell’oro: deviano il corso del fiume Ouham, e con ruspe e scavatrici setacciano il fondo” scrive sul suo blog, p. Aurelio Gazzera, missionario carmelitano a Bozoum, nell’ovest della Repubblica Centrafricana. “È impressionante vedere il disastro creato: montagne di ghiaia, buche piene d’acqua, il corso del fiume rovinato, l’acqua inquinata (e probabilmente usano il mercurio per facilitare il ritrovamento dell’oro). “Solo tra macchinari e carburante, ho calcolato una spesa giornaliera di almeno 30.000 euro. E quanto devono guadagnare per spendere così tanto?” si chiede il missionario che ha inviato all’Agenzia Fides ulteriori approfondimenti

“Eravamo rimasti stupiti dalla presenza a sorpresa del Primo Ministro Sarandji a Bozoum, all'inizio di dicembre e poi alla fine di gennaio: in 3 anni non si era mai fatto vedere, evitando la zona di Bozoum, considerata poco vicina all’attuale Presidente. La ragione della sua venuta in gennaio è stata l'inaugurazione dell'edificio della Brigata delle Miniere, riabilitato dalla compagnia cinese che ha aperto i siti per l'oro.

Ci eravamo già posti alcune domande, vedendo arrivare almeno una dozzina di macchinari (ruspe, ecc.) e un flusso costante di grossi camion cisterna (30.000 litri di capacità). Nome dell'azienda: sconosciuto! Sono venuti con operai di Gallo (a 50 km da Bouar, strada Bouar-Baboua) dove molto probabilmente avevano già lavorato prima di venire a Bozoum. In quest’area, il numero di siti sfruttati era maggiore delle autorizzazioni concesse. A livello ecologico, hanno devastato parte della foresta, hanno lasciato siti allo stato grezzo, con buchi e montagne di terra setacciata (testimonianze locali e testimonianza di un capo della Forestale di Bouar).

Le autorità fanno finta di non sapere niente, e l’oro parte verso il Camerun, ogni settimana. E alla frontiera (stranamente) nessun controllo! E nelle casse dello Stato non entra niente! E lo Stato, invece di prendere a cuore il bene comune, si dedica piuttosto al tornaconto di quanti sono al potere” conclude p. Aurelio. (L.M.) (Agenzia Fides 10/4/2019)

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6 aprile 2019 - Il rappresentate ONU per il Centrafrica loda gli sforzi dei leader religiosi per la pace “Ho voluto ringraziare particolarmente il Cardinale Dieudonné Nzapalainga e l'Imam Layama Kobine per l'ottimo lavoro che svolgono insieme per risolvere la crisi nella Repubblica Centrafricana, e in particolare per risolvere la crisi a Bangassou, dove sono in corso sforzi notevoli per organizzare una carovana di pace” ha detto Mankeur Ndiaye, Rappresentante speciale delle Nazioni Unite in Centrafrica e capo della MINUSCA (Missione ONU nella Repubblica Centrafricana), incontrando Sua Eminenza il Cardinale Dieudonné Nzapalainga, Arcivescovo di Bangui, e l’ Imam Layama Kobine, i due principali animatori, insieme al pastore Nicolas Guerekoyame, della Piattaforma delle Confessioni religiose per la pace in Centrafrica.

Durante questi incontri, Mankeur Ndiaye ha affrontato la situazione socio-politica e la sicurezza complessiva del Paese, sottolineando la necessità di unire gli sforzi per la progressiva attuazione dell'accordo politico di pace e di riconciliazione, firmato a febbraio tra il governo e i principali gruppi armati centrafricani.

Ai suoi interlocutori, il Rappresentante speciale ha voluto ribadire il fermo impegno e la disponibilità delle Nazioni Unite ad accompagnare il Centrafrica, insieme ad altri partner, a perseguire la pace. Gli incontri di Ndiaye servono anche a preparare la riunione del Gruppo Internazionale di Supporto al Centrafrica che si terrà il 17 aprile 2019 a Bangui, con la partecipazione di una cinquantina di Paesi e organizzazioni, per sostenere l'attuazione dell'Accordo politico sulla pace e la riconciliazione. (L.M.) (Agenzia Fides 4/4/2019)

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Mercoledì, 16 Gennaio 2019 20:45

RCA “Truppe ONU non proteggono i civili”

15 gennaio 2019 - Denuncia dei Vescovi centrafricani. Ci sono contingenti dei Caschi Blu della Missione ONU in Centrafrica (MINUSCA) che non fanno il loro dovere di proteggere i civili. È l’accusa lanciata dai Vescovi centrafricani al termine della loro Assemblea Plenaria. “Rendiamo omaggio a quei contingenti della MINUSCA che con professionalità assicurano la protezione dei civili” si legge nel messaggio inviato all’Agenzia Fides. “Tuttavia deploriamo la duplicità di alcuni contingenti che lasciano deteriorare la situazione sotto i loro occhi come se ne traessero profitto, in particolare i marocchini all’est, i pakistani a Batangafo e i mauritani ad Alindao. Un tale comportamento non fa che aggravare la situazione già critica del Paese”.

I Vescovi tracciano un quadro drammatico delle condizioni del Paese. “È triste constatare - scrivono - che al di là della capitale e di alcune città, lo Stato ha una presenza solo formale. I funzioni civili e militari, anche nelle zone dove non vi sono gruppi armati, sono privi di mezzi per operare e il loro numero è simbolico”. Vaste aree del Centrafrica sfuggono al controllo dello Stato e sono in mano a gruppi armati che “commettono ripetutamente violenze disumane e gravi violazioni dei diritti umani: racket, incendi di siti di sfollati, impedimenti alla libera circolazione, arresti arbitrari, sequestri, torture, esecuzioni sommarie”. I gruppi ribelli sono arrivati al punto di modificare la demografia di diverse località (Kouango, Ippy, Bokolobo, Mbres, Botto, Batangafo, Alindao, Nzacko, Bakouma, Zémio, Mboki, Obo). I Vescovi si chiedono il perché della concentrazione massiccia di gruppi armati nell’est del Paese e come mai alle popolazioni di alcune aree è stato imposto di firmare un documento secondo il quale rifiutano la presenza delle forze armate centrafricane.

A questo si aggiunge la “porosità delle frontiere alla transumanza che accresce l’instabilità nelle zone sotto controllo dei gruppi armati”. L’arrivo di pastori da oltre confine crea conflitti con gli agricoltori, mentre la porosità delle frontiere facilità il traffico d’armi e l’arrivo di mercenari, in particolare da Ciad, Sudan, Camerun, Niger e Uganda. “Chiediamo ai governi di questi Paesi di dare prova d’umanità aiutando la Repubblica Centrafricana a uscire dall’anarchia per il bene di tutti. Infatti, un Paese destabilizzato è un problema internazionale” affermano i Vescovi.

La Chiesa, che ha visto diversi suoi pastori e fedeli venire uccisi, ribadisce il suo impegno per la pace e a continuare a portare la Luce di Cristo Salvatore del Mondo. “Cristo è venuto a liberare l’uomo non solo dai suoi peccati, ma anche dalla conseguenze del peccato che lo schiacciano. “In quanto cristiani, Cristo ci esorta a partecipare alla sua missione di liberazione totale dell’uomo cominciando dai più poveri ed emarginati”. (L.M.) (Agenzia Fides 15/1/2019)

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Lunedì, 07 Gennaio 2019 19:45

RCA Comboniane aggredite e derubate

7 gennaio 2019 - Bangui: “Il giorno 5 gennaio 2019, la Comunità Foyer delle Suore missionarie Comboniane, a Bangui, in Centrafrica, è stata attaccata e derubata da una gang di circa 8-9 persone – comunica all’Agenzia Fides la Superiora generale delle missionarie Comboniane, suor Luigia Coccia -. Le Sorelle nella Comunità sono tre. Avevano finito la preghiera dei vespri, alle ore 19 circa, quando sono state aggredite, immobilizzate e minacciate per circa tre ore. I ladri hanno perquisito ovunque e rubato tutto quello che potevano. Le tre Sorelle, sotto choc, hanno lasciato momentaneamente la missione e si sono rifugiate nella casa provinciale, sempre a Bangui”.

“Il Centrafrica sembra ormai essersi ingarbugliato in un inestricabile groviglio d'ingerenze straniere, inadempienze della comunità internazionale e incapacità del governo locale” scriveva all’Agenzia Fides, poco tempo fa, p. Federico Trinchero, missionario carmelitano del Carmelo di Bangui. “L’elemento confessionale non fa che rendere il cocktail ancora più micidiale” sottolineava il missionario.

Non si contano assalti e aggressioni alle comunità cattoliche, alle parrocchie, ai campi che ospitano i rifugiati, con case e chiese date alle fiamme, civili uccisi barbaramente. Nel corso del 2018 nella Repubblica Centrafricana sono stati uccisi cinque sacerdoti: Don Joseph Désiré Angbabata, della diocesi di Bambari, ferito durante un assalto alla sua parrocchia è morto poco dopo;

Don Albert Toungoumale-Baba, ucciso nella parrocchia Notre Dame de Fatima, durante un massacro perpetrato da un gruppo armato che ha assalito la parrocchia; Don Firmin Gbagoua, Vicario generale della diocesi di Bambari, ucciso da assassini entrato nell’Episcopio; il Vicario generale della diocesi di Alindao, don Blaise Mada, e don Celestine Ngoumbango, parroco di Mingala, uccisi durante l’assalto all’Episcopio di Alindao, dove si erano rifugiati insieme ad altre persone. In quest’ultima circostanza i ribelli ex Seleka dell’UPS (Unité pour la Paix en Centrafrique) uccisero almeno 60 persone, in maggioranza sfollati ospitati in un campo di accoglienza nei pressi della Cattedrale. (SL) (Agenzia Fides 7/1/2019)


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16 dicembre 2018 - Continuano gli assalti ai siti di sfollati nei pressi di parrocchie cattoliche: "Gli uomini armati sono entrati nel campo e hanno iniziato a sparare a distanza ravvicinata. Con questo tipo di comportamento, come possiamo ancora credere nella coesione sociale? La popolazione è stanca di questi ripetuti attacchi " ha detto uno sfollato dalla città di Ippy, il giorno dopo l'attacco, avvenuto il 4 dicembre contro la locale parrocchia cattolica da parte di un gruppo armato.

Secondo le informazioni raccolte dalla popolazione, è stato il comandante dell'UPC (Unité pour la Paix en Centrafrique) della città di Ippy, un certo Moussa Abakar, a dare l'ordine di attaccare il sito degli sfollati. L’attacco è stato confermato da Sua Ecc. Mons. Richard Appora Ngalanibé, Vescovo di Bambari.

L’UPC è lo stesso gruppo che ha massacrato 60 sfollati nel campo gestito dalla Chiesa cattolica ad Alindao il 15 novembre. Vladimir Monteiro, portavoce della MINUSCA (Missione ONU in Centrafrica), ha detto che l’attacco ad Ippy è stato causato da uno scontro tra gli anti-balaka e gli uomini dell'UPC: "C'è stato uno scontro tra gli uomini dell’UPC e gli anti-balaka. Ciò ha provocato il panico all'interno del sito degli sfollati” ha affermato.

Secondo una nota giunta all’Agenzia Fides della Piattaforma delle Confessioni Religiose per la Pace in Centrafrica, la versione del portavoce ONU non convince, e ci si chiede se con tale versione dei fatti non si voglia minimizzare la gravità dell’episodio. Tanto più che l’assalto alla parrocchia di Ippy avviene dopo i recenti attacchi a siti di sfollati ad Alindao e Batangafo.

“Si possono spiegare gli attacchi ripetuti ai siti di rifugiati nelle parrocchie cattoliche che li ospitano, come scontri tra UPC e anti-balaka?” si chiede la Piattaforma delle Confessioni Religiose. “Un tale argomento, privo di ogni fondamento, non è altro che un alibi che serve ai gruppi armati per distruggere la convivenza civile al fine di saccheggiare, derubare e devastare le proprietà di persone innocenti”.

L'attacco al sito degli sfollati di Ippy non solo ha traumatizzato le famiglie che erano lì, ma ha anche distrutto tutto il lavoro di sensibilizzazione alla pace che molte organizzazioni, compresa la piattaforma delle confessioni religiose, hanno fatto in questa parte del paese” conclude la nota. (L.M.) (Agenzia Fides 12/12/2018)

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Martedì, 04 Dicembre 2018 21:43

RCA La Chiesa denuncia la violenza

2 dicembre 2018 - “Nonostante l'impegno della chiesa cattolica per la pace e la promozione della fratellanza, la nostra piena solidarietà verso tutte le persone bisognose a prescindere da fede e convinzione politica, siamo stati presi di mira”.

Esordisce così mons. Nestor Désiré Nongo Aziagbia, della Società per le Missioni Africane, vescovo di Bossangoa in una dichiarazione rilasciata a Fides.

“Sacerdoti uccisi, chiese bruciate o desacralizzate, oggetti sacri portati via o distrutti. Questi atti possono essere interpretati come un modo usato dagli innumerevoli nemici della pace per spingerci nella crisi religiosa”, continua mons. Nongo facendo riferimento ad un report da lui stilato dopo vari episodi avvenuti nella sua diocesi nei mesi di ottobre e novembre.

Il vescovo riporta fatti molti gravi in cui sono implicati militari della forza di pace dell'Onu, che avrebbero appoggiato e protetto i miliziani musulmani ex-Seleka che hanno attaccato campi profughi e le strutture della chiesa che li ospitano.

“Dopo gli incidenti che hanno portato alla distruzione di siti di sfollati, case private nei quartieri di Tarabanda e Yabende e del presbiterio cattolico della parrocchia di Nostra Signora dell'Immacolata Concezione di Batangafo, dal 12 al 16 novembre 2018, ho realizzato una missione di valutazione della situazione, coadiuvato dal Joint Protection Team (JPT) del United Nations Multidimensional Integrated Stabilization Mission in the Central African Republic (MINUSCA), 8 membri dei quali provenivano dall'Ufficio di Bossangoa e 6 dal quartier generale di Bangui”, ha raccontato il vescovo.

Mons. Nongo ha espresso il suo disappunto per le conseguenze causate dagli incidenti (per evitare i quali l'Onu non avrebbe fatto niente) la situazione umanitaria, il degrado delle relazioni tra cristiani e musulmani, e l’aumento dell'insicurezza e degli abusi commessi contro i civili, descrivendo un cammino di riconciliazione ormai compromesso.

(NN/AP) (1/12/2018 Agenzia Fides)

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