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Displaying items by tag: Siria
Tuesday, 27 August 2013 22:12

SYRIA Prayer and fasting for peace

27 August - At the monastery of Deir Mar Musa, that is the Monastery of Saint Moses the Ethiopian in Syria, on August 27, on the eve of the liturgical feast of Saint Moses (which falls on August 28), one prays and fasts for the release of Fr. Paolo Dall'Oglio, kidnapped about a month ago in the Raqqa, and for peace in Syria. This was reported to Fides Agency by Fr. Jacques Mourad, Head of the historic monastic community of the Syrian Catholic rite, re-founded in 1982 by the Jesuit Dall'Oglio, and currently houses ten monks. Over the years, the monastery opened its doors to accommodate members of other Christian denominations and launched a joint ecumenical spiritual community, which promotes dialogue between Christianity and Islam.
Contacted by Fides, Fr. Mourad explains: "On 27 August, the eve of the Feast of St. Moses the Ethiopian, annual celebration for our community and our monastery, we monks live a special day of fasting, meditation and prayer, also attended by faithful Christians and Muslims.
 
We will offer our prayer in particular to ask God for the protection and liberation of our confrere, Fr. Paolo. We do not know who kidnapped him and we have no news of him. We live these hours with sadness and trepidation, we are concerned but live in hope. We ask all the faithful throughout the world to join our fasting and our prayer, and we launch an appeal for his release".
Fr. Mourad, a Syrian Catholic originally from Aleppo, adds: "We also want to implore God the gift of peace for Syria, torn by war. We deplore all forms of violence, which is never the solution. We hope we can start some form of dialogue and a new era of reconciliation for the Syrian people".
In these two years of war, the community of Deir Mar Musa, a monastery 80 km north of Damascus, "has remained faithful to its charism of prayer, work, dialogue, peace and reconciliation", said Fr . Mourad. The community is present in other two monasteries: one in Syria, the monastery of St. Elias in Qaryatain, one in Iraqi Kurdistan, the monastery of the Virgin Mary in Sulaymaniyah.
Saint Moses the Ethiopian (330; + Scete, 405), a known robber became a famous hermit, converted many and led them with him to the monastery. The Roman martyrology remembers him on August 28. (PA) (Agenzia Fides)

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27 August - “The only path toward peace is dialogue, war will bring us nowhere”, said to MISNA Aleppo’s Bishop Antoine Audo, also chairman of Caritas Syria, in the dramatic hours of a mounting possibility of a western armed intervention in Syria.

“The people are living in terror, not knowing what will become of them, and they have already lived over two years of conflict. The Syrians have also witnessed, defenselessly, what has occurred and is still unfolding around them, from Iraq to Egypt”, added the Bishop.

As president of Caritas, Audo stated: “I have seen thousands of civilian victims of the violence. We need someone that brings us hope of peace, not a new load of hatred”.

According to the Bishop of Aleppo, “when there is a will, dialogue is always possible, even in the darkest of situations” and even in Syria “there are alternatives to war”.

Bishop Antoine Audo stressed that the only comfort he felt were in the words of Pope Francis: “I heard that the Holy Father is close to us, inhabitants of this ‘beloved nation’, for whom he expressed his deep sufferance and will to help”. [AdL/BO] © 2013 MISNA

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24 luglio - “Non violenza, dialogo, riconciliazione, pace sono le parole chiave per risolvere la crisi siriana”. Sono anche “l’unica strada possibile per evitare una degenerazione regionale del conflitto, con esiti imprevedibili”. Sono “i valori che promuove fortemente la Chiesa cattolica, secondo il messaggio evangelico di Gesù Cristo”: è quanto dice, in colloquio con l’Agenzia Fides, Mairead Maguire, Premio Nobel per la Pace nel 1976, per l’impegno nella soluzione del conflitto in Irlanda del Nord. La Maguire è stata nei giorni scorsi in Vaticano, dove ha avuto colloqui con il Segretario per i Rapporti con gli stati, l’Arcivescovo Dominique Mamberti, e con il Presidente del Pontificio Consiglio “Giustizia e Pace”, il Card. Peter Turkson. “Ho espresso il desiderio di incontrare Papa Francesco e torno a casa piena di speranza che un forte messaggio di pace verrà dalla Santa Sede a sostegno della pace in Siria”, spiega a Fides.

“Nei colloqui intercorsi, abbiamo concordato che la Chiesa cattolica deve promuovere un forte messaggio di pace per la Siria. Urge un messaggio molto chiaro di nonviolenza e di riconciliazione come strade per la pace. Sono le vie che ha scelto Gesù”, chiarisce Maguire, che è di fede cattolica, e responsabile dell’Ong “Peace People” a Belfast. “E’ oltremodo necessario rilanciare nel mondo un messaggio di pace, una parola sull'amore al nemico e sul perdono. Se questo messaggio non lo diffonde la Chiesa, chi potrà offrirlo?”, nota.

Parlando a Fides dello scenario siriano, la Nobel nota che “la situazione sul terreno è oggi molto complicata da nuovi focolai, nuovi attori di violenza e da nuove armi. Le cifre delle vittime sono spaventose e, come ha detto l’Onu, comparabili solo genocidio del Ruanda. Ora, dopo due anni di conflitto, occorre fermarsi e sostenere chi cerca di far incontrare le persone, riproporre il dialogo, iniziando con un cessate-il-fuoco e con uno stop alla violenza indiscriminata. Occorre riconsiderare con forza una soluzione politica”.

Maguire ha compiuto un viaggio in Siria nel maggio scorso, a capo di una delegazione di pace: “Siamo stati in Siria e in Libano, visitando i campi profughi. Abbiamo partecipato a incontri di preghiera interreligiosa. Abbiamo incontrato gente comune, membri del governo e dell’opposizione. La maggior parte dei gruppi, civili e religiosi, invoca il dialogo e preme per la pace. La popolazione è stanca di morte, violenza e distruzione”. “Non possiamo che ribadire – prosegue – che la pace la riconciliazione sono il bene supremo e molte persone in Siria hanno scelto questa strada. Vi sono molte iniziative dal basso, magari poco note, come quella del movimento ‘Mussalaha’, sostenuta dal Patriarca Gregorio III Laham”.

In concreto, suggerisce Maguire, “occorre fornire supporto tecnico e materiale per promuovere una de-escalation del conflitto. Si deve parlare con tutti e riavviare un dialogo nazionale, tra governo e opposizione, tracciando una transizione, nel rispetto del principio di autodeterminazione, chiedendo al popolo siriano cosa vuole”.

Maguire propone di applicare il modello che ha portato la pace in Nordirlanda, in una società dove erano radicati odi e divisioni: “Abbiamo iniziato a promuovere amicizia, perdono e riconciliazione dal basso, per poi portarli a livello politico e istituzionale. Così può accadere per la Siria, ma le armi debbono tacere. La comunità internazionale dovrebbe supportare quanti promuovono questo approccio per un dialogo inclusivo”, conclude. (PA) (Agenzia Fides 24/7/2013)

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Friday, 12 July 2013 13:45

SIRIA La carestia alle porte

Aleppo 11 luglio  – Un blocco delle forniture e delle merci, anche dei cibi, un vero e proprio “embargo alimentare”, sta strozzando la popolazione civile di Aleppo. Il blocco, giunto al settimo giorno, è stato imposto dai gruppi ribelli che controllano la zona Nordest della città che ora minacciano anche l’interruzione dell’approvvigionamento di acqua. I “ribelli” sono frastagliati in numerosi gruppi e fazioni, alcuni islamismi e jihadisti come “Jubhat al nosra”, “Liwaa al tawhid”, “Aasifat al shimal”, “Souqqour al shahba” e altre, in cui si arruolano guerriglieri da Afghanistan, Libia, Caucaso, dalle Repubbliche ex sovietiche dell’Asia Centrale e da altri paesi. La città resta spaccata in due, parte sotto controllo dell’esercito (il Sudest) e metà sotto controllo dei gruppi armati (Nordest). E’ stata trasformata in un “campo di battaglia”, con grave danno per la popolazione civile, di ogni etnia e religione, e vede distrutto il suo prezioso patrimonio storico-culturale.

Fra Bernard, uno dei cinque frati francescani rimasti in città, nel convento di San Francesco, spiega a Fides: “La carestia è alle porte. La gente ha pura, è ridotta in povertà e piange. Facciamo il possibile per aiutare famiglie e profughi. I quartieri cristiani sono nel bel mezzo fra l’area controllata dall’esercito e quella dei gruppi armati. La sofferenza della popolazione civile, di ogni religione, è immane. Il blocco del cibo è contro ogni basilare diritto umanitario. La gente fa fatica anche a procurarsi il pane”.

I ribelli hanno preso il controllo della strada che collega Aleppo ad Hama, ingresso da cui transita la maggior parte delle merci dirette in città. Nell’area vi sono stati nei giorni scorsi violenti scontri militari. Intanto i rifornimenti alimentari sono scarsi e i prezzi sono saliti alle stelle. I prodotti vegetali sono introvabili, perché agli agricoltori viene impedito di entrare nei quartieri occidentali di Aleppo. “Ad Aleppo, se il blocco continua, si avvicina una crisi umanitaria”, ammonisce Fra Bernard.

Muhammad M., musulmano sunnita, docente all’Università di Aleppo, commenta a Fides: “I belligeranti devono spiegarci perché l’uccisione di innocenti e la distruzione delle infrastrutture di civili. Perché una battaglia nelle aree residenziali della città? Da secoli non si vedeva questa distruzione”. (PA) (Agenzia Fides 11/7/2013)

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Saturday, 29 June 2013 07:06

SIRIA "Cristiani tra i più vulnerabili"

Damasco 28 giugno – Mentre il sacrificio di vite umane nel conflitto siriano raggiunge la soglia dei 100mila morti, Un dettagliato rapporto di 78 pagine commissionato e pubblicato da Open Doors International (l'agenzia di soccorso ai cristiani perseguitati fondata dal missionario evangelico olandese Anne van der Bijl) e pervenuto all'Agenzia Fides documenta con dati oggettivi la particolare esposizione delle comunità cristiane siriane alle conseguenze disastrose della guerra civile. Il rapporto, intitolato Vulnerability Assessment of Syria's Christians e curato dall'analista geo-politico Nicholas Heras, raccoglie e espone con rigore scientifico i fattori di “vulnerabilità” che connotano la condizione dei cristiani nell'attuale scenario siriano.

A differenza di altri gruppi minoritari come gli alawiti e i curdi, schierati contro le forze d'opposizione – si legge nel resoconto di Open Doors - la posizione dei cristiani rispetto ai fronti in lotta appare più complessa e sfumata. Contrariamente a quello che sostengono settori dell'opposizione, i cristiani non sono in blocco e pregiudizialmente schierati con Assad. Intellettuali cristiani come Michel Kilo, Faiz Sara e George Sabra (attuale presidente del cartello d'opposizione Syrian National Coalition) hanno fin dall'inizio esercitato un ruolo riconosciuto negli ambienti della dissidenza. Anche molti cristiani avevano partecipato alla manifestazioni anti-regime per chiedere maggiore libertà e democrazia, prima che il conflitto dilagasse in tutto il Paese. Lo studio prodotto da Open Doors parla di cristiani presenti tra le milizie del Free Syrian Army, braccio militare dell'opposizione. Sul lato opposto, anche molti cristiani sarebbero stati arruolati nei Comitati di autodifesa popolare sorti per difendere i propri villaggi e insediamenti dai raid delle milizie d'opposizione.

Secondo le analisi curate da Heras, nella prima fase del conflitto non si registravano attacchi mirati ai cristiani in quanto tali. Col tempo, la progressiva settarizzazione della guerra civile ha registrato un aumento di omicidi, rapimenti, stupri e violenze ai danni dei cristiani compiuti dai gruppi salafiti e jihadisti (come le intimidazioni inflitte ai cristiani di Homs dal battaglione al-Farouq, con l'imposizione della tassa di “protezione” islamica) che hanno diffuso il panico tra i battezzati siriani.

Il rapporto di Open Doors raccoglie da più fonti le notizie sugli episodi di violenza subiti dai cristiani e descrive nel dettaglio i fattori oggettivi che fanno della comunità cristiana uno dei gruppi più vulnerabili nel vortice sanguinoso che sta annientando il Paese, a partire dal loro essere concentrati in zone strategiche (le aree di Damasco, Homs e Aleppo e le aree di confine con Libano e Turchia) al centro dello scontro militare. I cristiani – si legge nel rapporto - pagano il fatto di “trovarsi in mezzo al fuoco incrociato dello scontro, subendo violenza da ambedue le parti”. Sono bersagli “facili” per tutti i gruppi criminali che approfittano del caos. Soffrono maggiori ostilità e vessazioni nei campi profughi. Sono oggetto di attacchi mirati sempre più frequenti da parte delle bande islamiste. Si contano in proporzione più rifugiati e sfollati tra la popolazione cristiana che non tra gli altri gruppi etnici e religiosi. E la loro vulnerabilità viene accentuata dalla riluttanza a organizzarsi in milizie armate di autodifesa settaria. Una serie di elementi che rendono fosche le proiezioni sul futuro dei cristiani in Siria prefigurate nelle ultime pagine del rapporto, qualunque sia l'esito della guerra civile. (GV) (Agenzia Fides 28/6/2013).

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Monday, 13 May 2013 12:21

13 maggio Siria 90 disabili musulmani

in grave emergenza d’acqua, soccorsi dai cristiani. Costretti a fuggire dal quartiere aleppino di Cheikh Maksoud – un'area conquistata nelle settimane scorse dalle milizie anti-Assad – i 90 disabili musulmani hanno ricevuto accoglienza in un ostello di proprietà del Vicariato apostolico di Aleppo, ma ora la loro condizione è messa a rischio dalla mancanza d'acqua divenuta cronica nella metropoli martoriata dalla guerra civile. “I disabili, tutti musulmani” riferisce da Aleppo all'Agenzia Fides padre David Fernandez, missionario cattolico dell'Istituto del Verbo Incarnato “sono dovuti fuggire dalla casa che li ospitava, come hanno fatto quasi tutti gli abitanti del quartiere di Cheikh Maksoud. Cercavano un posto dove trovare rifugio, e il Vicariato apostolico ha messo a disposizione una residenza per studenti al momento disabitata. Ma adesso manca l'acqua, aumenta il caldo e quei poveri disabili si trovano in grave difficoltà. Molti di loro sono infermi. I volontari che li aiutano passano tutto il tempo a cercare autobotti per far arrivare loro quel bene indispensabile per vivere”.
Oltre ai disabili rifugiati nella residenza studentesca, altri anziani e infermi, nelle stesse condizioni, sono accuditi dalle Suore di Madre Teresa. “Nella tragedia della guerra” commenta padre Fernandez “i gesti della carità appaiono come un dono ancora più luminoso e commovente”. Il missionario conferma a Fides che la settimana scorsa numerosi missili e colpi di mortaio sono stati lanciati dalle milizie anti-regime sul quartiere di Sulaymaniyah, abitato da molti cristiani. L'obiettivo degli attacchi era un presidio dell'esercito governativo, ma molti colpi sono caduti sulle abitazioni civili. E' stata danneggiata anche la sede della metropolia siro-ortodossa dove risiede solitamente Mar Gregorios Yohanna Ibrahim, uno dei due vescovi di Aleppo (l'altro è il metropolita greco-ortodosso Boulos al-Yazigi) da quasi 3 settimane nelle mani di ignoti rapitori. (GV) (Agenzia Fides)

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Sunday, 24 March 2013 17:02

22 marzo Siria Grave rischio povertà

Intervista al presidente di Carits Siria - Gli scontri veri e propri si concentrano soprattutto nelle periferie della grandi città. Ma le violenze non sono l’unica emergenza di cui tenere conto. I siriani stanno scivolando con velocità in uno stato di povertà generalizzato senza precedenti, la gente ha fame”: lo ha detto alla MISNA Monsignor Antoine Audo, vescovo caldeo di Aleppo e presidente di Caritas Siria a margine di un incontro a porte chiuse in corso oggi a Roma nella sede di Caritas Internationalis.

Qual è la priorità da accordare, in questo momento, tra i bisogni della popolazione siriana?

“Quello che noi come Caritas cerchiamo di fare è andare incontro alle necessità delle famiglie. Penso al cibo come ai medicinali e all’assistenza sanitaria a cui spesso, nei giorni più duri del conflitto, molte famiglie non hanno accesso. Abbiamo anche progetti in collaborazione con la Mezzaluna rossa su questo fronte, nel tentativo di coprire una porzione di territorio il più estesa possibile evitando sovrapposizioni inutili”.

A due anni dall’inizio delle rivolte qual’è il sentimento predominante nel paese?

“La gente è spaventata dallo stato di insicurezza e demoralizzata dall’aumento dei prezzi anche in relazione all’alto tasso di disoccupazione. Le violenze in corso stanno affossando l’economia siriana, e non solo dal punto di vista commerciale e delle vendite. In settori chiave come il turismo e tutto quello che a esso ruota intorno, come ristoranti e luoghi di svago, si è registrato un crollo verticale. Per molti è significato perdita dei posti di lavoro e mancanza di una prospettiva concreta di ritrovare un impiego”.

In passato la Siria veniva citata come esempio di convivenza tra fedi diverse. Sta cambiando qualcosa?

“La libertà religiosa è un valore profondamente radicato nello spirito dei siriani. Purtroppo l’impressione è che ci siano forze che si agitano nell’ombra per destabilizzare questo equilibrio. Inoltre, violenze in diverse parti del paese che hanno preso di mira questa o quella comunità, hanno contribuito a creare un clima di sospetto che minaccia la stabilità sociale. Anche per questo è necessario che la guerra si fermi al più presto”.

Dal suo punto di vista, ci sono ancora possibilità che si arrivi a una soluzione negoziata della crisi?

“Personalmente ritengo che l’unica via d’uscita a quanto stiamo assistendo passi per il dialogo. Il conflitto ormai non riguarda più solo la Siria: c’è il timore concreto che le violenze si estendano oltrefrontiera e contribuiscano a destabilizzare altri paesi. Sarebbe uno scenario dalle conseguenze irreparabili”.

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Wednesday, 30 January 2013 07:54

29 gennaio Patriarca Libano per Siria

Il Patriarca Rai: gli Stati che armano regime e opposizione si assumono la responsabilità criminale della tragedia siriana

I leader degli Stati “che fanno la guerra in Siria fornendo denaro, armi e mezzi sia per il regime, sia per l'opposizione”, con la loro “malvagia opera di istigazione” sono responsabili davanti al tribunale della coscienza e della storia dei “crimini di assassinio, distruzione, aggressione e deportazione di cittadini innocenti” che stanno martoriando da quasi due anni il popolo siriano. La vibrante denuncia – raccolta dall'Agenzia Fides - viene dal Cardinale Bechara Boutros Rai, Patriarca di Antiochia dei Maroniti. Nell'omelia pronunciata nella sede patriarcale di Bkerké durante la Messa domenicale, in occasione della Giornata di solidarietà indetta dalla Chiesa maronita a favore dei rifugiati siriani accolti in Libano, il Patriarca Rai ha attribuito alle colpe e alle omissioni della comunità internazionale, un peso decisivo nel devastante perpetuarsi del conflitto siriano. Citando l'enciclica di Papa Giovanni XXIII Pacem in Terris, S. B. Rai ha chiamato in causa anche l'Onu e la sua “responsabilità di organizzazione sorta dopo la seconda guerra mondiale con il fine essenziale di mantenere e consolidare la pace tra i popoli”.

Il capo della Chiesa maronita ha stigmatizzato anche gli effetti destabilizzanti che il conflitto siriano minaccia di avere sullo scenario libanese. Il Patriarca Rai ha richiamato i diversi Partiti libanesi a “non puntare gli uni sul regime e gli altri sull'opposizione in Siria”, perchè con le loro opzioni divergenti “creano intralci alla vita pubblica del Libano e paralizzano le decisioni nazionali, compresa la ratifica di una nuova legge elettorale”. In questo modo - ha stigmatizzato S.B. Rai – si incentivano i timori di una tracimazione del conflitto siriano in territorio libanese, e si fomenta la tendenza dei libanesi a emigrare all'estero.

Rivolgendosi ai rifugiati siriani, il Patriarca maronita li ha invitati a essere riconoscenti nei confronti dello Stato e del popolo che li hanno accolti, chiamandoli a conformarsi alla “cultura libanese fondata sull'apertura, l'ospitalità e l'unità nella varietà” e ad astenersi da ogni comportamento lesivo della pace civile. Lo Stato libanese, a giudizio del porporato, è tenuto a “controllare le frontiere, registrare i rifugiati e prendere tutte le misure necessarie a impedire l'infiltrazione di armi in Libano”. Secondo il Patriarca, occorre “sventare ogni eventuale complotto ordito sia all'interno che all'esterno, e evitare ogni strumentalizzazione religiosa, comunitaria o politica dei rifugiati”. Anche il flusso dei profughi va monitorato: a detta del Patriarca Rai, occorre coordinarsi con l'Onu e con gli altri Stati per non sovraccaricare il Libano con un numero di rifugiati che il Paese dei Cedri non sarebbe in grado di sopportare, economicamente e socialmente. (GV) (Agenzia Fides 29/1/2013).

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Saturday, 12 January 2013 14:59

12 gennaio Giordania - profughi siriani

L'Arcivescovo Maroun Lahham: apriamo le nostre chiese ai profughi siriani del campo di Zaatari

Amman  –  Davanti alla catastrofe umanitaria che incombe sul campo profughi di Zaatari – dove le tempeste di neve e la pioggia gelida negli ultimi giorni hanno spazzato via centinaia di tende – l'Arcivescovo Maroun Lahham, Vicario patriarcale per la Giordania del Patriarcato latino di Gerusalemme, apre le porte delle chiese e dei complessi parrocchiali per accogliere i rifugiati siriani. “Tutte le nostre chiese e le sale parrocchiali, a partire dai locali del centro Notre Dame de la Paix di Amman – dichiara all'Agenzia Fides – sono pronte a accogliere i nostri fratelli siriani cristiani e musulmani, finora tenuti nel campo di Zaatari. Ci prenderemo cura di tutti quelli che riusciremo a ospitare”.

Proprio ieri, alcuni rappresentanti della comunità assira legati all'Assyrian Human Rights Network avevano chiesto di aprire le porte delle chiese presenti in Giordania per accogliere i profughi di Zaatari, dove le piogge torrenziali e il gelo di questi giorni – riferisce l'appello – avrebbero già causato alcune vittime tra i bambini, gli anziani e le donne. L'appello era stato sottoscritto anche da esponenti dell'opposizione siriana, come l'attivista curdo Abdul Basit Sida e il businessman siriano Adib Shishakly, residente in Arabia saudita.

Nei giorni scorsi, il direttore di Caritas Giordania Wael Suleiman, contattato dall'Agenzia Fides, aveva auspicato la chiusura del campo profughi di Zaatari, dove le tormente hanno reso insostenibili le già precarie condizioni di vita, provocando rivolte tra i 60mila profughi che vi si trovano ammassati. I profughi siriani che hanno trovato rifugio in Giordania sono già oltre 280mila. L'Arabia Saudita ha annunciato ieri di aver stanziato 10 milioni di dollari in loro favore, per finanziare iniziative d'emergenza davanti alle ulteriori difficoltà provocate dal maltempo.

I profughi siriani registrati dall'Onu nei Paesi del Medio Oriente sono più di 600mila. Secondo le proiezioni fornite dall'Onu, se il conflitto continuerà, da qui a giugno diventeranno oltre un milione (Agenzia Fides 12/1/2013)

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