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1° luglio 2019 - Il Mese Missionario Straordinario, che si celebrerà nell'ottobre 2019, sarà preceduto dalla celebrazione del Giubileo delle Conferenze episcopali di Africa e Madagascar (SECAM), nate nel 1969: “E' un'occasione speciale per far risuonare ancora una volta l’appello profetico che papa Paolo VI rivolse agli africani a Kampala nel luglio 1969: Gli africani siano missionari verso loro stessi”, spiega all’Agenzia Fides il teologo ivoriano padre Donald Zagore, della Società per le Missioni Africane SMA).

"Se in passato gli europei arrivavano a migliaia in Africa per evangelizzare - continua il missionario – oggi gli stessi africani dovrebbero assumersi la responsabilità di evangelizzare il continente africano. Gli africani sono cresciuti, la Chiesa d'Africa è ormai matura. Nessuno, in nome della missione, potrà parlare e agire per gli africani meglio di loro stessi”.

“Abbiamo il dovere e il compito di portare sulle nostre spalle il destino evangelico del nostro continente. Infatti, se in passato, nel luglio 1969, questa responsabilità ci è stata presentata da Papa Paolo VI sotto forma di appello, oggi per noi africani è un requisito essenziale. L'esortazione di ieri è diventata un requisito per oggi”, enfatizza Zagore.

“La coscienza missionaria fondamentale, a tutti i livelli, rimane essenziale per dare una dinamica completamente diversa all'attività missionaria in Africa”, spiega ancora p. Donald. E conclude: “50 anni dopo, si può dire che l'ora della successione è davvero arrivata. Possa questa realtà essere concretizzata da un impegno profetico missionario dei cristiani d'Africa". (DZ/AP) (1/7/2019 Agenzia Fides)

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Mercoledì, 05 Giugno 2019 15:30

AFRICA Non c'è missione cristiana senza croce

5 giugno 2019 - Uno dei grandi orientamenti esistenziali del nostro mondo oggi è quello di voler ‘anestetizzare’ tutto. Molti cristiani in Africa sognano una vita pacifica, priva di ogni sofferenza e sacrifici. In pratica, sogniamo un cristianesimo insensibile al dolore”, spiega padre Donald Zagore, teologo ivoriano della Società per le Missioni Africane (SMA). “Sogniamo una vita umana senza afflizione, né dolore e sofferenza. Questo approccio esistenziale, purificato da tutte le ansie e penitenze, prende forma anche nella realtà dell'esperienza religiosa. Eppure - continua Zagore – vivere un cristianesimo anestetizzato porta l'individuo a diventare prigioniero di una realtà illusoria. E’ un vero miraggio spirituale. Quello che la Chiesa africana deve dimostrare è che non c'è vero cristianesimo senza la forza e il potere della croce, via di redenzione”.

Il missionario continua: “Tutta l'attività missionaria di Cristo, come sottolineano i Vangeli, da cui fluisce l'attività missionaria della Chiesa, abbraccia nel suo intimo la croce. Nella sofferenza, nel dolore, nelle lacrime, nelle delusioni, nelle incomprensioni, nelle contraddizioni si manifesta il potere del Vangelo di Cristo. Tale è la realtà esistenziale della fede e dell'attività missionaria alla quale ogni cristiano, missionario sin dal battesimo, non può sfuggire. Dal momento che non c'è attività missionaria senza una croce, non c'è missione cristiana senza croce.”

Conclude p. Zagore: “Il cristianesimo anestetizzato che viene svenduto per le strade, in Africa e in altre parti del mondo, e attrae le masse, non viene da Gesù Cristo, ma piuttosto da un'impresa puramente umana, costruita in una dinamica essenzialmente economica che vuole essere un ‘prodotto di mercato’ per soddisfare la domanda dei consumatori. Per questo motivo il cristianesimo anestetizzato non può in alcun modo condurre alla fede autentica e profetica e all'attività missionaria”.

(DZ/AP) (4/6/2019 Agenzia Fides)

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17 aprile 2019 - L’incendio che ha devastato la Cattedrale di Parigi, Notre-Dame, ha avuto forte eco anche in Africa. “Inviamo le nostre sincere condoglianze alla Chiesa e alla nazione francese per la perdita di questo grande monumento della loro fede” affermano in un comunicato i Vescovi del Sudafrica. “Notre-Dame è un ricordo visibile della presenza di Dio nel cuore della società, della storia e della cultura francese da 850 anni” sottolinea il comunicato. "Mentre il fuoco è stato estinto, la fede della Chiesa cattolica francese può essere vivificata con vigore. Esprimiamo ammirazione per i vigili del fuoco che hanno combattuto l'incendio e salvato un così grande valore. Offriamo le nostre preghiere per l'Arcivescovo e per il popolo dell'Arcidiocesi di Parigi. Siamo rincuorati dalla determinazione del Presidente della Francia e del suo governo di restaurare questa grande icona della fede e della cultura francese” concludono i Vescovi sudafricani.

Nella Repubblica Democratica del Congo, il presidente della Repubblica, Felix Tshisekedi, si è detto “sconcertato nel vedere questo edificio di 8 secoli in fiamme. Questa Cattedrale è un sito del patrimonio mondiale. Condivido il dolore della Chiesa cattolica, dei cristiani di tutto il mondo e della Francia”.

Nell’immediatezza dell’accaduto, Sua Ecc. Mons. Fulgence Muteba, Vescovo di Kilwa-Kasenga, ha espresso il suo sostegno alla Chiesa francese: "Notre-Dame divorata dalle fiamme di un incendio la cui origine è ancora sconosciuta. La Passione del Signore è resa più tragica” dice, sottolineando che l’incendio si è sviluppato proprio all’inizio della Settimana Santa. “Sono allibito e triste, tanto più che due settimane fa ho concelebrato una messa a Notre-Dame insieme all’Arcivescovo di Parigi” ha detto Sua Ecc. Mons. Fridolin Ambongo, Arcivescovo di Kinshasa. “Ho visto con cuore trafitto le immagini l’incendio di Notre-Dame, che è una madre che accoglie e unisce i suoi figli” ha dichiarato il Cardinale Dieudonné Nzapalainga, Arcivescovo di Bangui, capitale della Repubblica Centrafricana.

Ricordando che Notre-Dame è un’opera d’arte oltre che un luogo di cultura, il Cardinale Théodore-Adrien Sarr. Arcivescovo Emerito di Dakar, ha dichiarato di rivolgere i suoi pensieri “non solo ai fedeli ma a tutti gli uomini di buona volontà e alle persone di cultura rimasti colpiti da questa rovina”. (L.M.) (Agenzia Fides 17/4/2019)

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1° febbraio 2019 - “Oggi in Africa, di fronte al fallimento della politica, si fa sempre più pressante l’esigenza di un intervento della Chiesa per ristabilire pace e riconciliazione. Nella maggior parte dei paesi africani, dove sono in corso processi elettorali spesso intrisi di tensioni che portano a crisi politiche, il dibattito sull'impegno socio-politico della Chiesa d'Africa è in grande ripresa. Molti ritengono che la Chiesa sia chiamata a svolgere un preciso impegno socio-politico”, lo afferma a Fides padre Donald Zagore, missionario e teologo della Società per le Missioni Africane (SMA), alla luce dei recenti avvenimenti sociali e politici in corso in paesi come Togo e RD Congo.

Si chiede il missionario: “Fino a dove la Chiesa africana può interagire? Che ruolo deve giocare concretamente? L’impegno socio-politico della Chiesa d'Africa è talvolta messo in discussione dall'intransigenza e dalla malafede della politica africana. Tuttavia, la Chiesa non deve perdere di vista l'essenza della sua lotta che consiste fondamentalmente in una dinamica profetica che indica la strada da seguire e sostiene costantemente la speranza dei popoli”.

P. Zagore conclude: “Difendere la verità e la giustizia è un atto divino. Il rischio che si annida continuamente nella Chiesa d'Africa è quello di trasformarsi, in nome della verità o della giustizia, in un potere che potrebbe perfino essere strumento di oppressione. La missione della Chiesa in questa prospettiva è certamente molto delicata: deve promuovere la verità ma sempre andando avanti nel dialogo, per la pace e l'unità dei popoli”. (DZ/AP) (1/2/2019 Agenzia

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Martedì, 22 Gennaio 2019 22:56

AFRICA La preghiera per l'unità dei cristiani

22 gennaio 2019 - “In Africa l'unità dei cristiani è una realtà vissuta nella vita di tutti i giorni. Nel nostro continente viene vissuta in famiglia, prima ancora che nelle chiese”: lo dice all’Agenzia Fides padre Donald Zagore, teologo ivoriano della Società per le Missioni Africane in occasione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. “Cercate di essere veramente giusti” è il tema scelto per la Settimana, promossa dal Consiglio ecumenico delle Chiese e dal Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani in corso dal 18 al 25 gennaio.

“Le nostre famiglie africane sono molto spesso famiglie composte da persone di diverso credo religioso, eppure la coesione familiare non manca. Questa Settimana di preghiera rappresenta per noi un'opportunità per riaffermare ciò che già sperimentiamo quotidianamente aggiungendo un carattere più festoso e percettibile attraverso la preghiera ecumenica in diversi luoghi di culto”, osserva p. Zagore.

“L’incontro per celebrare insieme quell’unione che gli africani vivono nelle rispettive famiglie – prosegue il missionario – trova la sua attuazione spirituale anche frequentando luoghi di culto diversi nel corso della Settimana. Cristo non divide, l'essenza del suo Vangelo consiste essenzialmente nell'amare Dio più di ogni altra cosa e amare il prossimo come se stessi. Ciò che ci divide sono le ideologie religiose malsane che a volte imponiamo a noi stessi e che finiamo per imporre agli altri come verità assolute. La più grande tragedia della nostra umanità è la guerra che si conduce nel nome di Dio”.

P. Zagore conclude: “L’essenza del cammino ecumenico, o la migliore forma di ecumenismo, è vivere la propria storia di fede nella verità del Vangelo di Gesù Cristo. In Africa l'esperienza ecumenica, già vissuta nel contesto familiare, serve a rafforzare la fede anche al di fuori della famiglia e ad essere lievito di bene nella società”. (DZ/AP) (21/1/2019 Agenzia Fides)

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Martedì, 13 Novembre 2018 22:04

AFRICA Il ruolo dell’istruzione universitaria

13 novembre 2018 - “I nostri progetti mirano a rafforzare il livello di formazione degli studenti dell’Africa sub-sahariana nei diversi settori” ha detto Rossella Miranda, Coordinatrice della Comunicazione di Harambee Africa International, nel presentare il 10 novembre alla Pontificia Università della Santa Croce a Roma, il rapporto “The Role Of Tertiary Education in Economic and Social Rise of the Sub-Saharan Africa- A Perspective on the Democratic Republic of Congo, Nigeria, Ivory Coast and South Africa”.

“Accanto a questa missione primaria Harambee Africa International desidera contribuire alla diffusione di un’informazione corretta e meno stereotipata riguardante l’Africa. E il rapporto che presentiamo rientra nel quadro di questo impegno” ha detto Rossella Miranda.

Il rapporto è stato redatto grazie al contributo di alcuni membri del comitato culturale dell’associazione a cui è stato richiesto di riflettere sul ruolo che l’istruzione terziaria può avere nella crescita economica e sociale degli Stati dell’Africa sub-sahariana.

Dal rapporto, relativo a Sudafrica, Repubblica Democratica del Congo, Nigeria e Costa d’Avorio, emergono alcune problematiche (poco elevata spesa per l’istruzione, qualità e quantità degli insegnanti, mancanza d’infrastrutture) che contribuiscono a spiegare i bassi tassi d’istruzione della popolazione e di scolarizzazione a vari livelli in questi Paesi.

Un altro problema è il “drenaggio di cervelli” che porta gli studenti più motivati e capaci a trovare lavoro fuori dal continente. Cosicché ad esempio, aziende impegnate nell’elettrificazione dell’Africa, sono costrette a pagare a caro prezzo ingegneri e tecnici europei o asiatici per una missione di lavoro di alcuni mesi nel continente, senza che le loro conoscenze possano essere trasmesse al persone locale, se non in modo poco approfondito.

È stata quindi particolarmente significativa la testimonianza di due donne ingegnere africane, Ada Eloka, nigeriana, ingegnere petrolifero, e Teddy Nalubega, ugandese, ingegnere elettrico specializzata nello sfruttamento dell’energia solare. Le due professioniste hanno sottolineato la necessità di raccontare le diverse esperienze di sviluppo intraprese dai giovani in Africa, che rappresentano la speranza per il futuro.

Harambee Africa International promuove progetti di sviluppo, ideati e realizzati da enti africani, nel settore dell’educazione, con l’obiettivo di contribuire al miglioramento della formazione per uno sviluppo duraturo e sostenibile del Continente. Harambee è nata in occasione della canonizzazione di San Josemaria Escrivà, fondatore dell'Opus Dei. (L.M.)( Agenzia Fides 13/11/2018)

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Mercoledì, 10 Ottobre 2018 20:15

AFRICA Il Nobel per la Pace

8 ottobre 2018 - “Simbolo di un’Africa che rifiuta di farsi sopraffare dalla crudeltà. Il 16° premio Nobel per la pace è stato assegnato al medico congolese Denis Mukwege. In una lista di 331 candidati è stato scelto per l’impegno di un uomo dell’Africa contro l'uso della violenza sessuale come arma in guerre e conflitti armati. Mukwege, ginecologo, cura le vittime di violenza sessuale nella Repubblica Democratica del Congo. Finora è riuscito a salvarne oltre 50 mila. “Mukwege è il simbolo di un’Africa retta che rifiuta di farsi sopraffare dalla crudeltà degli atti barbarici perpetrati dai signori della guerra, la cui unica vocazione è uccidere, saccheggiare e stuprare”, commenta all’Agenzia Fides padre Donald Zagore, sacerdote ivoriano della Società per le Missioni Africane.

Il missionario prosegue: “Fino a quando ci saranno uomini come il dott. Mukwege, che non si risparmiano per la pace neanche a costo della vita, la morte non avrà mai l’ultima parola sul Continente africano. Forgiare una coscienza africana degli eroi della pace, che con le loro azioni quotidiane costruiscono un'Africa migliore deve diventare non solo un progetto politico per tutti i principali leader del continente africano, religiosi e politici, ma anche e soprattutto la ragion d'essere di ogni cittadino africano”.

“L'Africa – argomenta - può e deve diventare un continente migliore. Ciò sarà possibile solo attraverso la lotta per la nascita di una cultura politica africana che promuove l'uomo senza discriminazioni di genere e rimane infaticabile sostenitore della vita. Una vita che chiede di dedicarsi pienamente alla causa del prossimo, in particolare dei più poveri, sacrificando se stessi e gli interessi personali. Dobbiamo essere in grado di trattare gli altri come vorremmo essere trattati. L'altro non deve mai essere un oggetto di nostra proprietà o dei nostri interessi”, conclude Zagore.

Denis Mukwege ha dichiarato di aver dedicato il premio Nobel per la pace alle donne “uccise nei conflitti e colpite da violenza ogni giorno”. Mukwege ha trascorso gran parte della sua vita aiutando le vittime di violenza sessuale nella Repubblica Democratica del Congo. All'ospedale Panzi, fondato a Bukavu nel 2008, insieme al suo staff, ha curato migliaia di pazienti vittime degli assalti. La maggior parte degli abusi è stata commessa nel contesto di una lunga guerra civile che è costata la vita a più di sei milioni di congolesi. Denis Mukwege è il simbolo più importante e unificante, sia a livello nazionale che internazionale, della lotta per porre fine alla violenza sessuale in guerra e nei conflitti armati. (DZ/AP) (8/10/2018 Agenzia Fides)

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3 giugno 2018 - Il debito estero che i Paesi dell’Africa subsahariana hanno accumulato in questi ultimi anni è una questione irrisolta. Dopo la grande campagna abolizionista, promossa in occasione del Grande Giubileo del 2000, si è ancora in una situazione di emergenza, che potrebbe avere un impatto devastante per la vita di milioni di persone.

Il mondo cattolico sta tessendo un’ampia rete di alleanze a livello diplomatico e internazionale a cominciare dall’Italia per evitare che il debito dei Paesi strutturalmente poveri o ulteriormente impoveriti da questi anni di crisi economica, possa diventare un macigno insostenibile per le popolazioni, frenare lo sviluppo, limitare la libertà delle nazioni, determinare violazioni di fondamentali diritti umani. (...)

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24 maggio 2018 - “Si sono appena concluse le celebrazioni della festa di Pentecoste e il sogno di comunione, fraternità, amore è sempre più sentito nel continente. Le divisioni tribali, di clan ed etniche, anche all'interno della Chiesa, che costantemente alimentano il nostro quotidiano, ci ricordano che lo spirito separatista di Babele rimane sempre forte”: lo dice all’Agenzia Fides il teologo ivoriano p. Donald Zagore.

“Diventare cristiano – spiega – significa alimentare la communio e quindi entrare nel modo di essere dello Spirito Santo che è la forza della comunione, il mediatore unico e ultimo che rende possibile la comunicazione prima tra Dio e gli uomini e poi tra gli uomini stessi. Non si può pensare di vivere una vita cristiana separati dagli altri. La festa di Pentecoste ci ricorda costantemente l'essenza della nostra missione di Chiesa in Africa, che è quella di lavorare per la riconciliazione, l'unificazione delle nostre comunità religiose e dei nostri paesi”.

Papa Francesco, nella sua omelia di domenica 20 maggio, ha invocato lo Spirito Santo dicendo: “Soffia sulla Chiesa e spingila fino agli estremi confini perché, portata da te, non porti nient’altro che te. Soffia sul mondo il tepore delicato della pace e il fresco ristoro della speranza”.

Questo invito risuona tra i battezzati in Africa: “Non c'è uno scandalo più grande del vedere le Chiese divise, in particolare per questioni tribali, etniche e di clan”, continua padre Zagore. “Tribalizzazione e clanizzazione delle nostre comunità rimangono una seria distorsione all’azione dello Spirito Santo e alla natura stessa della Chiesa, poiché la Chiesa stessa è opera dello Spirito Santo. Tribalizzazione e clanizzazione delle nostre chiese sono essenzialmente un peccato contro lo Spirito Santo. Dove regna lo Spirito di Cristo, non c'è divisione, c'è piuttosto unità e riconciliazione”, nota.

Il teologo conclude: “Lo Spirito Santo si offre alla comunità di coloro che si sostengono a vicenda attraverso Cristo. La Pentecoste è, prima di tutto, la festa dell'unità e della comunione della Chiesa e di tutta l'umanità. Attraverso la Pentecoste, tutta la Chiesa, tutta l'umanità parla la stessa lingua: quella dell'amore. Solo un amore più forte di tutti gli interessi personali è in grado di costruire e rendere fertile una comunità di uomini uniti e riconciliati. Questo amore più forte di qualsiasi cosa non è altro che quello di Cristo. Va detto con forza, l’unità della Chiesa è impregnata dall’unico amore di Cristo morto e risorto per la salvezza di tutti”.

(DZ/AP) (23/05/2018 Agenzia Fides)

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Giovedì, 22 Marzo 2018 15:27

AFRICA Il senso dell’imminente Pasqua

21 marzo 2018 - Una Pasqua di vita e di libertà, per un’Africa riconciliata. La Pasqua, mistero centrale della fede cristiana, ha un significato e porta speciali auspici nel continente africano: “In sostanza, la Pasqua è il passaggio dalla morte alla vita”, spiega all’Agenzia Fides padre Donald Zagore, teologo ivoriano della Società delle Missioni Africane (SMA), commentando il senso della imminente Pasqua nel continente. “Quante volte abbiamo desiderato che la nostra condizione di continente segnato da calamità, servitù, miseria, morte, si trasformasse in vita, per diventare un continente in cui la vita non è solo celebrata, ma preferita alla morte, l’amore all’odio, e la pace alla guerra? Nel nostro continente siamo davvero affamati e assetati di vita”, continua il missionario.

“Al di là del carattere festivo, e della sua dimensione temporale liturgica, la Pasqua deve diventare permanentemente per l’Africa uno stato mentale, un modo di pensare operativo, un canale di azione, un’etica in cui l’essere dell’uomo africano si sviluppa e si realizza. L’etica pasquale, che è un’etica che promuove la libertà e la vita nella libertà, deve diventare il fondamento su cui la vita quotidiana dell’uomo africano è costantemente costruita. Deve diventare parte del patrimonio socio-culturale e spirituale dell’uomo africano”, rileva p. Zagore.

Il missionario si dice convinto che, “per realizzare questo progetto, sarà necessario approfondire il mistero pasquale per trovare le forze, le grazie e gli argomenti necessari. Il mistero della Pasqua inizia con il mistero dell’Incarnazione. Ciò che si celebra durante l’Incarnazione è prima di tutto la riconciliazione di ciò che prima era opposto: la riconciliazione tra Dio e l’uomo. È questa stessa riconciliazione che si conclude a Pasqua nell’estremo sacrificio di Cristo”.

P. Donald conclude: “L’Africa ha bisogno di riscoprire questa esperienza divina della riconciliazione. Papa Benedetto XVI, in Africae Munus, l’Esortazione apostolica postsinodale sulla Chiesa in Africa al servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace, dice che la missione oggi in Africa può essere compresa solo in termini di riconciliazione. Il sacrificio di Cristo, che ha riconciliato ogni cosa con il suo sangue, non deve essere ridotto a un’illusione. Ecco perché vivere la riconciliazione, più che una sfida, è un imperativo per l’Africa post-pasquale. La vita offerta dall’etica pasquale africana della riconciliazione avrà senso solo in un’Africa riconciliata con se stessa e facendo della riconciliazione la sua ragion d'essere”. (DZ/AP) (20/3/2018 Agenzia Fides)

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