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3 luglio 2019 - Il Ministero egiziano per le antichità ha curato la pubblicazione in lingua inglese e araba di un fascicolo illustrato sul “Cammino della Sacra Famiglia, l'itinerario che unisce i luoghi attraversati secondo tradizioni millenarie da Maria, Giuseppe e Gesù Bambino quando trovarono rifugio in Egitto per fuggire dalla violenza di Erode. Il dossier, intitolato “Stazioni del viaggio della Sacra Famiglia” fa parte delle iniziative messe in campo dalle autorità egiziane per arrivare a far inserire il “Cammino” della Sacra Famiglia nella lista dei siti riconosciuti come “Patrimonio mondiale” dall’Unesco.

Il fascicolo contiene documentazione e foto sui vari luoghi che fanno parte dell’itinerario, come i monasteri del Wadi Natrun, il cosiddetto “Albero di Maria” a el Matariya (sobborgo del Cairo), la chiesa della Vergine Maria a Jabal al-Tayr (provincia di Minya) e il monastero di Deir al Muharraq, nel governatorato di Assiut, dove la Sacra Famiglia, secondo tradizioni locali, si stabilì per più di sei mesi in una grotta poi inglobata nell’antica chiesa della Vergine. Khaled al Anani, Ministro egiziano delle Antichità, ha rimarcato in recenti interventi pubblici la rilevanza storica e ecclesiale della permanenza della Sacra Famiglia in territorio egiziano, rilanciando le ipotesi storiche secondo Gesù Bambino, la Vergine Maria e San Giuseppe rimasero in Egitto per diversi anni, facendo ritorno in Palestina dopo la morte di Erode. Sono almeno 25 i luoghi che rivendicano di essere stati toccati dalla Sacra Famiglia durante la sua fuga in Egitto.

Ormai da tempo, come documentato dall'Agenzia Fide, le autorità egiziane sono impegnate a promuovere anche in chiave turistica il “Cammino della Sacra Famiglia” in Egitto. Il 4 ottobre 2017, Papa Francesco, nel contesto dell'Udienza generale del mercoledì, aveva salutato una folta delegazione egiziana giunta a Roma per promuovere i pellegrinaggi lungo il “Cammino della Sacra Famiglia”. (GV) (Agenzia Fides 2/7/2019)

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11 maggio 2018 - La Chiesa copta celebra il centenario delle “scuole domenicali”, all'origine del risveglio spirituale copto. Entrano nel vivo le celebrazioni messe in agenda dalla Chiesa copta ortodossa per commemorare il centenario della nascita del cosiddetto "Movimento delle scuole domenicali” (Sunday School Movement). Domenica 13 maggio, il centenario verrà celebrato nella cattedrale copta ortodossa del Cairo, alla presenza del Patriarca copto ortodosso Tawadros II. Alla commemorazione ufficiale è stato invitato anche il Patriarca copto ortodosso Ibrahim Isaac Sidrak.

Correva l'anno 1918 quando l'arcidiacono copto Habib Girgis diede inizio alla rete delle “scuole domenicali”, prendendo ispirazione dalla formula protestante delle “Sunday Schools”. L'iniziativa, pensata per favorire la formazione spirituale e teologica dei laici, ha avuto un impatto formidabile, insieme alla rinascita del monachesimo copto, come strumento e occasione del “risveglio copto” del secolo scorso. Le “scuole domenicali” hanno favorito e alimentato il rinnovamento dell'intera pastorale della Chiesa copta, contribuendo alla formazione delle nuove generazioni di monaci e di sacerdoti che a partire dal periodo tra le due guerre mondiali hanno partecipato a una “rinascita” copta saldamente radicata nella riscoperta delle proprie tradizioni teologiche e spirituali.

Il movimento delle “scuole domenicali” ha contribuito a plasmare la sensibilità teologica e pastorale di figure rilevanti della storia della Chiesa copta dell'ultimo secolo, come il Patriarca Shenuda III.

L'arcidiacono Habib Girgis (1876-1951) è stato riconosciuto e proclamato santo dal Sinodo della Chiesa copta ortodossa il 20 giugno 2013. “Nella Chiesa copta ortodossa – riferisce all'Agenzia Fides Antonios Gabriel, sacerdote della comunità copta ortodossa presente a Roma – la santità di una persona può essere proclamata solo dopo che sono passati quaranta anni dalla morte del canonizzato. Occorre che la fama di santità rimanga salda e diffusa anche nella generazione successiva a quella a cui apparteneva il Santo”. (GV) (Agenzia Fides 11/5/2018)

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Martedì, 25 Aprile 2017 20:41

EGITTO “Caro popolo d’Egitto…”

25 aprile 2017 - In occasione della sua visita al Paese (28-29 aprile), oggi papa Francesco ha trasmesso un videomessaggio al popolo egiziano. “Il nostro mondo, dilaniato dalla violenza cieca – che ha colpito anche il cuore della vostra cara terra – ha bisogno di pace, di amore e di misericordia; ha bisogno di operatori di pace”.

Riportiamo di seguito il testo del videomessaggio che papa Francesco ha trasmesso oggi al popolo egiziano a pochi giorni dalla sua visita nel Paese (28-29 aprile).

Caro popolo d’Egitto! Al Salamò Alaikum! La pace sia con voi!

Con cuore gioioso e grato verrò tra pochi giorni a visitare la vostra cara Patria: culla di civiltà, dono del Nilo, terra del sole e dell’ospitalità, ove vissero Patriarchi e Profeti e ove Dio, Clemente e Misericordioso, l’Onnipotente e Unico, ha fatto sentire la Sua voce.

Sono davvero felice di venire come amico, come messaggero di pace e come pellegrino nel Paese che diede, più di duemila anni fa, rifugio e ospitalità alla Sacra Famiglia fuggita dalle minacce del re Erode (cfr Mt 2,1-16). Sono onorato di visitare la terra visitata dalla Sacra Famiglia!

Vi saluto cordialmente e vi ringrazio per avermi invitato a visitare l’Egitto, che voi chiamate “Umm il Dugna”! / Madre dell’universo!

Ringrazio vivamente il Signor Presidente della Repubblica, Sua Santità il Patriarca Tawadros II, il Grande Imam di Al-Azhar e il Patriarca Copto-Cattolico che mi hanno invitato; e ringrazio ciascuno di voi, che mi fate spazio nei vostri cuori. Grazie anche a tutte le persone che hanno lavorato, e stanno lavorando, per rendere possibile questo viaggio.

Desidero che questa visita sia un abbraccio di consolazione e di incoraggiamento a tutti i cristiani del Medio Oriente; un messaggio di amicizia e di stima a tutti gli abitanti dell’Egitto e della Regione; un messaggio di fraternità e di riconciliazione a tutti i figli di Abramo, particolarmente al mondo islamico, in cui l’Egitto occupa un posto di primo piano. Auspico che sia anche un valido contributo al dialogo interreligioso con il mondo islamico e al dialogo ecumenico con la venerata e amata Chiesa Copto Ortodossa.

Il nostro mondo, dilaniato dalla violenza cieca – che ha colpito anche il cuore della vostra cara terra – ha bisogno di pace, di amore e di misericordia; ha bisogno di operatori di pace e di persone libere e liberatrici, di persone coraggiose che sanno imparare dal passato per costruire il futuro senza chiudersi nei pregiudizi; ha bisogno di costruttori di ponti di pace, di dialogo, di fratellanza, di giustizia e di umanità.

Cari fratelli egiziani, giovani e anziani, donne e uomini, musulmani e cristiani, ricchi e poveri, vi abbraccio cordialmente e chiedo a Dio Onnipotente di benedirvi e di proteggere il vostro Paese da ogni male.

Per favore pregate per me! Shukran wa Tahiaì Misr! / Grazie e viva l’Egitto!

Città del Vaticano (AsiaNews)

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Domenica, 09 Aprile 2017 20:18

EGITTO Perchè le Palme nel sangue

10 aprile 2017 - All’indomani della domenica delle Palme insanguinate in Egitto, diversi commenti ricalcano i cliché alla moda: esiste un aperto conflitto delle civilizzazioni, è in atto una guerra religiosa fra musulmani e cristiani.

Queste letture hanno qualcosa di vero. Non passa giorno senza vedere che alcune comunità islamiche resistono anche con la forza alla modernizzazione portata dal mondo occidentale nel modo di vestire, di usare il tempo, nel modo di educare. E non passa giorno – e in Egitto la cosa vale ormai da anni – senza che vi siano uccisioni di cristiani per mano di fondamentalisti islamici che bollano questi fedeli come “miscredenti” e perciò degni solo di essere o convertiti o eliminati. A buttare benzina sul fuoco, Daesh (lo Stato islamico) da tempo ha decretato lo sradicamento dei cristiani dal Medio oriente per il loro potere “inquinante” verso la cultura araba.

Ma partire da qui per esigere con urgenza una nuova crociata, è un passo falso. Anzitutto perché negli attentati contro i cristiani si trovano spesso anche musulmani. E sono musulmani pure molte delle persone che da ieri donano il sangue per salvare la vita dei feriti nei due attentati alle chiese di Tanta ed Alessandria. Soprattutto, non si tiene conto che l’obbiettivo di Daesh non sono semplicemente i cristiani, ma la loro tensione a far crescere la convivenza coi musulmani. Da tempo l’ex generale al Sisi preme per una società egiziana in cui cristiani e musulmani abbiano stessi diritti e stessi doveri; in cui le procedure per costruire chiese e moschee siano le stesse; in cui vi siano stesse possibilità di carriera nella società e nell’esercito per i fedeli delle due religioni. Un successo di al Sisi in questo campo sarebbe una rivoluzione nel mondo arabo, data l’importanza dell’Egitto, dal punto di vista numerico e culturale.

L’influenza di al Sisi è tale che perfino l’università di Al Azhar, spesso divisa fra modernità e dipendenza dai finanziamenti sauditi, si sta muovendo per condannare l’interpretazione letteralista del Corano, alla base di Daesh e di tutto il wahhabismo saudita.

I cliché che abbiamo citato, se hanno qualcosa di vero, non tengono conto di tanti fermenti positivi nel mondo islamico e medio-orientale. Ma soprattutto nascondono un fatto: le responsabilità del mondo occidentale. Condannare Daesh, condannare l’islam fondamentalista non è ancora tutta la verità. Ieri papa Francesco all’Angelus, ricevendo la notizia dell’attentato alla chiesa di Tanta, ha espresso il suo “profondo cordoglio” al “caro fratello, Sua Santità Papa Tawadros II, alla Chiesa Copta e a tutta la cara nazione egiziana” e ha aggiunto: “Il Signore converta il cuore delle persone che seminano terrore, violenza e morte, e anche il cuore di quelli che fanno e trafficano le armi”.  Se non vogliamo manipolare le parole del papa, dobbiamo ricordare che il mondo occidentale sta cercando di risanare la sua economia scricchiolante proprio attraverso le vendite di armi a Paesi che in un modo o nell’altro sono responsabili dei massacri dei cristiani.

Secondo i dati 2016 del Sipri (Stockholm International Peace Research Institute), ad oggi i maggiori Paesi esportatori di armi sono Stati Uniti, Russia, Cina, Francia e Germania. Essi rappresentano il 74% del volume totale di esportazioni nel mondo. Almeno la metà dei loro prodotti bellici sono stati destinati ai Paesi del Medio Oriente. Nel 2015, l’Arabia saudita ha registrato un incremento del 275% delle importazioni di armi rispetto al 2006-2010; il Qatar un incremento del 279%. Entrambi questi due Paesi – insieme ad altri – sono noti per il loro sostegno alla “ribellione” ad Assad e quindi ad al Qaeda e Daesh.

C’è perciò una responsabilità dell’occidente anche nelle uccisioni dei cristiani e lo scandalo per quanto fa Daesh rimane un po’ farisaico se non si sostiene il dialogo culturale e sociale fra cristiani e musulmani e si pone freno all’escalation delle armi in Medio oriente.

Molti interlocutori continuano a citare il discorso di Benedetto XVI a Regensburg, quando il pontefice ha suggerito al mondo islamico di fare i conti con la ragione e la violenza. Ma dimenticano che la maggior parte di quel discorso era indirizzato all’occidente che disprezzando la ragione religiosa, si è rinchiuso in un modello materialista, dove contano solo i numeri e i soldi. Anche quelli delle armi.

Bernardo Cervellera Asianews

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Mercoledì, 15 Febbraio 2017 15:05

Alessandria d'Egitto Centro dell’Amore

Venticinquesimo anniversario del Centro dell’Amore di Alessandria d’Egitto

Fondato nel 1992, il Centro dell’Amore per bambini che presentano bisogni particolari e problematici celebra quest’anno 25 anni di vita!

Affiliato all’Istituto Santa Giovanna Antida, questo Centro è diventato la concretizzazione dei principi proposti agli alunni della scuola: accogliere, rispettare e servire l’Altro.

Le celebrazioni hanno avuto luogo il 21 e il 22 gennaio scorso con la partecipazione delle suore del consiglio provinciale e delle comunità presenti in tutto l’Egitto.

I fondatori del progetto, i membri della grande famiglia di Giovanna Antida, i direttori del Centro alessandrino per handicappati e i familiari degli allievi hanno onorato la festa con la loro presenza.

La cerimonia ha avuto inizio con l'inaugurazione di una statua, simbolo del centro, a cui ha fatto seguito una processione con candele bianche fino alla sala dello spettacolo, dove parole di benvenuto e testimonianze di riconoscenza hanno preceduto un programma preparato con molta cura.

I bambini del Centro si sono esibiti in due operette patriottiche celebri, con recitazione, canti, e danze… I talenti sono stati ammirati e nella sala sono risuonati tanti applausi. Tutto è andato ben oltre ogni attesa!

La mattina del 22 gennaio, nella cappella della scuola è stata celebrata una Messa solenne e molto partecipata e sentita.

«I riti religiosi o gli atti di carità»? E’stata questa la domanda che il Padre Boulad (protagonista nel progetto del Centro fin dal momento della sua nascita), ha lanciato durante l’omelia ai fedeli di tutte le religioni. «Umani di nome o di azioni»?

E’ stato questo il messaggio d’oro del giubileo d’argento del Centro dell’Amore!

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23 maggio 2016 - Vescovo copto: dopo l'incontro tra Papa Francesco e il Grande Imam al Tayyib, la stampa egiziana annuncia la ripresa del dialogo tra Santa Sede e al Azhar. “In Egitto si dà grande rilievo all'incontro tra Papa Francesco e il Grande Imam di Al Azhar: anche i giornali più diffusi dedicano all'evento grande spazio in prima pagina, e riferiscono che è già stata presa la decisione di riprendere il dialogo ufficiale tra la Santa Sede e la più grande istituzione teologica dell'Islam sunnita”.

Così Anba Kyrillos William Samaan, Vescovo copto cattolico di Assiut, descrive all'Agenzia Fides l'attenzione e le attese suscitate nella società egiziana dalla visita compiuta stamane in Vaticano dallo Sheikh Ahmad al Tayyib, Grande Imam di al Azhar, durante la quale il massimo esponente del più autorevole centro teologico sunnita ha avuto un importante colloquio anche con il Vescovo di Roma. “Quel dialogo ufficiale” ricorda Anba Kyrillos “era interrotto da cinque anni: i problemi erano seguiti non alla lezione di Papa Ratzinger a Ratisbona, come oggi ripetono alcuni in modo erroneo, ma alle dichiarazioni di Benedetto XVI seguite all'attentato alla cattedrale copta di Alessandria: In quell'occasione, il Pontefice aveva richiamato le responsabilità delle autorità locali nella difesa dei cristiani". A quelle parole avevano reagito male non solo quelli di al Azhar, ma anche esponenti del Patriarcato copto ortodosso.

Anba Kyrillos giudica comunque positivo il contributo offerto negli ultimi anni da al Azhar a favore della convivenza e del superamento delle derive settarie, nella drammatica fase storica vissuta dall'Egitto: “Il Grande Imam, insieme al Patriarca copto ortodosso Tawadros, hanno contribuito a rivitalizzare la 'Casa della famiglia egiziana', l'organismo di collegamento inter-religioso creato anni fa da al Azhar e dal Patriarca copto ortodosso come strumento per prevenire e mitigare le contrapposizioni settarie, in un momento in cui il riesplodere del settarismo fondamentalista sembrava mettere a rischio la stessa unità nazionale”. In tempi recenti, sotto l'egida di tale istituzione, che coordina una rete diffusa capillarmente su tutt il territorio nazionale, una quarantina di imam e sacerdoti hanno animato insieme una “missione” nelle scuole della provincia egiziana di Minya per promuovere con conferenze e dibattiti tra gli studenti la cultura dell'incontro e della pace, valorizzandola come base di una pacifica convivenza sociale e religiosa. (GV) (Agenzia Fides 23/5/2016).

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16 marzo 2016 - Ismailia: 49 favorevoli, 4 contrari. Il “comitato di riconciliazione” del villaggio egiziano di Ismailia, nel governatorato di Minya, nel quadro delle iniziative intraprese per superare i conflitti settari, ha convocato una riunione per discutere della possibile costruzione di una chiesa copta e dell'area da destinare eventualmente a tale scopo.

Nell'assemblea del comitato – riferiscono fonti locali – è stato individuato il terreno su cui sorgerà il luogo di culto cristiano. I membri dell'organismo, in larga parte musulmani, hanno messo ai voti la proposta e la localizzazione scelta per la costruzione, che ha ottenuto 49 voti favorevoli e solo 4 contrari. Il consenso quasi unanime alla costruzione della chiesa copta rappresenta un segno accolto con sollievo dalle locali comunità cristiane, in un'area segnata in passato da diversi episodi di intolleranza settaria. (GV) (Agenzia Fides)

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6 luglio 2015  – La chiesa copta ortodossa dei Santi Antonio e Paolo, nel distretto egiziano di Nasser (provincia di Beni Suef) sta curando la distribuzione settimanale di pacchi viveri a centinaia di famiglie povere musulmane in occasione del Ramadan, il mese sacro dei musulmani particolarmente connotato dalla pratica del digiuno unito alla preghiera. Lo riferiscono fonti copte consultate dall'Agenzia Fides. I pacchi viveri offerti dalla parrocchia copta vengono distribuiti in collaborazione con la locale moschea, e la sinergia tra imam, monaci e sacerdoti e cristiani laici contribuisce a rafforzare i legami di familiarità e solidarietà che rappresentano un antidoto efficace alla predicazione settaria e alle manovre dei gruppi integralisti.

La scelta di distribuire in maniera mirata beni di prima necessità ai musulmani più poveri segna un cambiamento rispetto al passato, quando durante il Ramadan le comunità cristiane organizzavano cene e momenti conviviali da condividere con i musulmani alla fine del digiuno quotidiano.

“In realtà - spiega all'Agenzia Fides Anba Antonios Aziz Mina, Vescovo copto cattolico di Guizeh - quei banchetti serali negli ultimi tempi si erano trasformati in momenti troppo formali, e cominciava a calare la partecipazione. Così molte comunità cristiane hanno avuto la felice idea di utilizzare i fondi prima destinati a tali cene per interventi a favore dei musulmani poveri. Una scelta che mi sembra molto appropriata, anche alla luce della crisi economica che colpisce fasce sempre più ampie della popolazione, in maniera feroce”. (GV) (Agenzia Fides 6/7/2015).

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Lunedì, 15 Giugno 2015 22:08

EGITTO Papa Francesco invitato da Al Sisi

15 giugno 2015 – L'ambasciatore egiziano presso la Santa Sede: Al Sisi ha invitato in Egitto Papa Francesco. Il Presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi ha invitato ufficialmente Papa Francesco a compiere una visita in Egitto. Lo riferisce in un'intervista pubblicata su Al Ahram S. E. Wafaa Ashraf Moharram Bassim, Ambasciatore della Repubblica Araba d'Egitto presso la Santa Sede. In una lunga conversazione con il più noto quotidiano egiziano, la dottoressa Wafaa Bassim risponde a diverse domande sul ruolo internazionale di Papa Francesco e sulle posizioni della Santa Sede riguardo alle emergenze del Medio Oriente.

In tale contesto, la rappresentante diplomatica, di fede musulmana, riferisce che dagli uffici del governo è partito un invito formale con la firma del Presidente al Sisi per chiedere al Papa di compiere una visita ufficiale in Egitto, anche nella sua veste di Capo di Stato. L'invito del Presidente – aggiunge la dottoressa Wafaa Bassim - si va ad aggiungere a quello già rivolto a Papa Francesco dal Patriarca Tawadros II, Primate della Chiesa copta ortodossa. Riguardo ai tempi di una possibile visita papale in Egitto, la rappresentante diplomatica egiziana avverte che non è ancora allo studio nessuna data e che essa non è da mettere in conto per il 2015, ma aggiunge che “entrambe le parti desiderano che la visita avvenga al più presto”.

La notizia di una possibile futura visita di Papa Francesco in Egitto viene accolta con grande letizia anche dai cattolici egiziani: “Non ci sono conferme ufficiali a quello che pubblicano i giornali” dichiara all'Agenzia Fides Anba Antonios Aziz Mina, Vescovo copto cattolico di Guizeh “ma certo una visita del successore di Pietro in Egitto, in questo momento storico, sarebbe di grande conforto e incoraggiamento anche per tutti i cristiani della regione”.

Nel frattempo fonti egiziane copte riferiscono che il professore di al Azhar, Mohamed Emara, ha dato le dimissioni dalla direzione della rivista dell'Università islamica, dopo le polemiche sorte intorno a una sua pubblicazione – diffusa insieme alla rivista – in cui tra l'altro il noto studioso definiva “fallimentare” la vicenda storica del Cristianesimo in Medio Oriente. Le considerazioni di Emara avevano provocato le reazioni negative in seno alla comunità copta, e la pubblicazione era stata ritirata. (GV) (Agenzia Fides 15/6/2015).

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29 aprile 2015 – Un pronunciamento giuridico ha ribadito il diritto dei lavoratori pubblici cristiani a ritardare fino alle 10 l’ingresso sul posto di lavoro nella giornata di domenica, per consentire loro di partecipare alla liturgia eucaristica domenicale. Lo riferiscono fonti copte consultate dall'Agenzia Fides. 
Il diritto all'orario domenicale ridotto per i dipendenti pubblici cristiani era stato riconosciuto già dalla delibera 244 del 1960.

Ma negli ultimi tempi, i responsabili di molte aziende e uffici pubblici avevano iniziato a respingere le richieste di ingresso ritardato domenicale avanzate da lavoratori cristiani, che hanno fatto appello alla giustizia civile. 

Nei giorni scorsi, con la delibera n. 20195 del 2015, il giudice Mohammed Salim ha ribadito che tutti gli uffici e le aziende pubbliche - comprese le scuole - sono tenuti a consentire l'entrata ritardata di domenica ai dipendenti cristiani. (GV) (Agenzia Fides 29/4/2015).

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