Suor Reine e Suor Costanza ci scrivono da Endasselassie in Etiopia.

L’anno scorso, con la collaborazione di giovani monitori, abbiamo organizzato un centro per bambini abbandonati, orfani tra i quattro e gli otto anni, ragazzi della strada tra i nove e vent’anni. In più, una quarantina di orfani che vanno a scuola hanno approfittato di un corso di lingua inglese.

Alcuni uomini di buona volontà ci hanno aiutate a reintegrare nella scuola, una quarantina di questi bambini e giovani. Alcuni, poiché abbiamo trovato per loro un piccolo lavoro rimunerato, e abbiamo contribuito al pagamento dell’iscrizione a scuola e del materiale scolastico, hanno anche fatto ritorno alle loro famiglie che in passato, prive di mezzi per nutrirli, li avevano abbandonati…

Questo umile servizio dei mesi di luglio e di agosto, si è svolto in quattro aule affittate da una scuola esistente.

Il lavoro all’ambulatorio o “clinica” ha incominciato a svilupparsi; un traduttore e due persone collaborano con Suor Costanza. E’ stato persino necessario limitare le visite, vista la strettezza dei locali attuali…in attesa che i lavori in corso per la costruzione della “clinica” all’altro capo della città, siano finiti. 

Dal mese di settembre si è aperto UN CENTRO IN LOCALI AFFITTATI.

ACCOGLIE BAMBINI ORFANI ABBANDONATI

Sono cinquanta maschi e femmine, orfani o abbandonati, dai quattro ai sei anni…Bambini  privati dal calore di una famiglia, abbandonati a se stessi sulle strade, scalzi, stracciati…Se qualcuno li ospita è per mandarli a mendicare il loro pane quotidiano.

Il centro li aiuta a crescere in un ambiente socio educativo dove trovano rispetto e  amore. Hanno un pasto al giorno, abiti decenti, sapone…lezioni che permettono loro di riprendere la scuola.

I RAGAZZI DI STRADA

Anche una quindicina di adolescenti, ragazzi e ragazze, tra i nove e i diciassette anni, frequentano il centro. Hanno perso i genitori nella guerra; alcuni sono accolti dai nonni spesso anziani e senza pensione o rendite, o dai vicini.  Altri non hanno proprio nessuno : dormono negli angoli della strada. Non possono andare a scuola perché devono darsi da fare per mangiare.

Al centro ci si prende cura di loro. Alcuni riescono a ricuperare il ritardo scolastico e a riprendere lo studio, altri seguono corsi di alfabetizzazione e imparano un lavoro manuale o un piccolo mestiere alla portata delle loro capacità…

Il sabato è “porta aperta” per giocare, condividere quanto si è vissuto durante la settimana, vedere un film, discutere…

LE RAGAZZE MADRI

A loro si propongono corsi di alfabetizzazione, di apprendistato, di lavori manuali (secondo la cultura etiope) di computer. Sono giovani tra i diciassette e i ventitré anni . Rifiutate dalla famiglia con il loro bambino, devono far fronte alla vita …Spesso sono analfabete e vivono situazioni tragiche. Ne aiutiamo dieci, ma ci sono nuovi casi ogni settimana. Le accogliamo, le ascoltiamo, cerchiamo di conoscerle, di trovare con loro un lavoro, un alloggio anche se è una piccolissima camera con una piccola finestra, in un muro di cinta…

Alcune imparano a filare il cotone, a lavorare la paglia, ad allevare le galline per vendere le uova fresche per la nostra “clinica” o per il nutrimento dei bambini malnutriti… Noi procuriamo il necessario per il loro lavoro così possono guadagnarsi qualche cosa .

UN PROGETTO DA REALIZZARE

Un asilo per i bambini delle ragazze madri e per i piccoli orfani.

Perché ? Per

·         lasciare libere le mamme in modo che possano lavorare e guadagnare onestamente il pane per loro e per i loro figli

·         offrire ai bambini un ambiente educativo e i mezzi che favoriscono la loro crescita umana, affettiva, psicologica.

·         aiutare queste giovani madri a far crescere i loro bambini in un ambiente sano. 

Daniele, un amico delle Suore, sordo muto, ma sempre sorridente, all’inizio di aprile ha trovato una casa da affittare, vicino alla parrocchia. La casa potrà accogliere due gruppi di bambini. Un “fratello maggiore” accompagnerà ogni gruppo e ne avrà la responsabilità. 

La presenza del prete della parrocchia, il sostegno di Monsignore Vescovo di Adigrat, dei suoi collaboratori, i legami già tessuti con le Congregazioni presenti nella diocesi e nella capitale, con la popolazione molto accogliente, ci danno fiducia per il futuro.

La costruzione di un ambiente per un servizio più allargato e meglio adatto è in corso. 

Ringraziamo tutti i nostri benefattori e tutti coloro che ci sostengono con la loro preghiera.

                                                                                                               Suor Reine e Suor Costanza.

 

“Insegnare ....ai bambini (e ai giovani) a conoscere, amare e servire a Dio, non é forse realizzare in parte la missione che il Salvatore del mondo é venuto a realizzare sulla terra?”(Sta.Giovanna Antida)

 

Sono appena tornata da un ritiro fatto con un gruppo di giovani missionari che si preparano a realizzare la Grande Missione Popolare nel prossimo mese di Luglio.....Sento dentro di me una gioia profonda per essere “testimone” dell’ azione di Dio nelle loro vite....

Con alcuni di loro ho condiviso lo scorso anno il cammino  di formazione per giovani, chiamato “Cammino di speranza”...Con altri la Scuola Vocazionale Diocesana ....A questi incontri li ho visti arrivare “timidi”, in cerca di un “non so che”....interessati solamente al “divertirsi”, all’ “incontrare amici” e adesso li ritrovo preoccupati di ravvivare la fonte dell’Acqua Viva che sta dentro di loro per saziare la sete di molti fratelli e sorelle, soprattutto giovani.

Nel ritiro abbiamo pregato e condiviso il testo dell’Esodo 3, versetto per versetto.... Dove ci incontravamo quando Dio ci ha chiamati? (v.1), Quale é stato il roveto ardente che si bruciava per noi? (v.2) Che cosa ci ha attratti di questa prima esperienza e che cosa  ci ha spinti ad avvicinarci sempre di più? (v.3) Quando abbiamo sentito che Dio ci chiamava e che cosa gli abbiamo risposto? (v. 4),  Quale fu il luogo sacro che ci ha fatto calpestare? Di che cosa dovevamo spogliarci per potervi entrare? (v.5) Quale era il Dio dei nostri antepassati e del nostro passato? (v. 6) Quale é la miseria, il dolore, la schiavitú, il clamore che Dio vede e ascolta oggi? (v.7) Dove il Signore vuole condurre il suo popolo? (v. 8) Chi può inviare oggi? (v.10) Chi siamo noi per andare? (v. 11) Dio si coinvolge e si impegna: “Io starò con te” (v. 12) 

Che bello é testimoniare l’Amore personale di Dio per ciascuno dei suoi figli e figlie....e la gioia che ci da il condividere sincero, fraterno, umile che fa crescere la fede tra noi, fede che ci muove all’ azione, a scoprire il senso della vita. 

Dopo tutto ciò che ho ascoltato e visto in questi giorni, posso cantare come Maria e Simeone: “L’anima mia canta la grandezza del Signore.....” (Lc1, 46)... “perché i miei occhi hanno visto le tue opere” (Lc 2,30).  

Ci sono molti giovani che hanno scoperto che il cammino che porta alla vera felicità ha una formula molto semplice:

AMARE E SERVIRE
E hanno detti di  Si.

 

Hna Elina Bustos
Jussara, Goiás, Brasile

 

Infermiera presso malati terminali…

Da ormai più di due anni, lavoro come infermiera all’ospedale di Aix-les- Bains , in Savoia. Ho scelto questo reparto ospedaliero per la sua specificità. Infatti, tra i suoi venti posti letto, quattro sono per i malati terminali.

L’ammalato …persona  vivente fino alla fine… 

Da qualche anno ho avuto l’occasione di ricevere una formazione specifica sul piano professionale, per l’accompagnamento e le cure palliative dei malati terminali. Tale formazione ha cambiato molto il mio modo di curare e di avvicinare ogni  malato. Ho imparato a guadare l’ammalato, in qualsiasi situazione si trovi, come un essere umano

. Egli è prima di tutto una persona vivente e che rimane tale fino all’ultimo respiro, con le sue emozioni, i suoi desideri, ed  è attento ai gesti, alle parole, all’espressione dei volti di chi lo avvicina. Per questo  cerco prima di tutto di ascoltarli per conoscere i loro bisogni e i loro desideri. Ciascuno di loro è al centro del progetto di cura che l’équipe incaricata può proporre. Si tratta di tener conto della persona, senza ridurla alla sua malattia o alla sua apparenza o handicap, ma di incontrarla nella globalità di quanto fa parte della sua vita tanto sul piano fisico quanto sul piano psicologico e spirituale. Questo è quanto cerca di fare l’équipe di cura , ciascuno secondo la propria competenza, ma tutti in stretta collaborazione. 

che mi dice qualche cosa dello sguardo di Dio… 

Oso dire che oltre questo arricchimento nella mia vita professionale, sento egualmente un’evoluzione nella mia vita di consacrata. Effettivamente mi rendo conto che esiste una maggiore coerenza tra la mia missione e la mia vocazione di Suora della Carità, che si stabiliscono legami stretti tra la mia relazione con i malati e la mia relazione con Dio. Dentro di me rimane la convinzione che gli ammalati mi dicono come è lo sguardo di Dio sull’essere umano. Questo è il senso che prende per me, oggi, la frase di Vincenzo de Paoli: “ I poveri sono i vostri padroni” e quella di Giovanna Antida: “Le Suore serviranno i poveri con rispetto, riguardando nella loro persona , la persona di Gesù Cristo…con cordialità,…con compassione, con carità e pazienza…” Questa unità si costruisce a poco a poco e nell’umiltà. Io non ho l’impressione di esserci arrivata , ma al contrario di essere in cammino in un dinamismo nel quale la vita umana sta al centro del mio impegno e in modo particolare la cura degli ammalati più indifesi: quelli lasciati alle cure palliative e che la medicina tenderebbe ad abbandonare. 

Un lavoro in équipe pluridisciplinare…

Lavorando in questo singolare ambiente, scopro non soltanto che l’essere umano è posto al centro, come ho detto, ma scopro anche il lavoro in un’équipe pluridisciplinare: medico, infermiere, kinesiterapeuta, assistente sociale, psicologo, fisiatra, dietista, segretaria…In realtà in questo reparto, prendiamo il tempo di riunirci ogni settimana per rivedere il progetto di cura di ogni paziente, cercando gli obbiettivi principali per ciascuno, secondo il loro desiderio e quello delle loro famiglie. Si tiene conto dell’ambiente, dell’inserimento famigliare e sociale del malato per adattarci a ciò che è meglio per ciascuno. Spesso ci troviamo di fronte a problemi etici e la parola di ciascuno è importante per scambievoli chiarimenti. 

che mi parla della vita comunitaria… 

Questa collaborazione mi rimanda alla nostra vita comunitaria e alla solidarietà che impegna ogni suora nella Congregazione di fronte al discernimento delle decisioni prese. Non è sempre facile lasciarsi coinvolgere ed essere accolte nella giusta posizione, ma l’impegno esiste in profondità. Il riferimento resta la vita di Gesù Cristo, il suo coinvolgimento nel sociale e la sua dipendenza umana. Non è stato risparmiato dagli ostacoli, ma neppure li ha fuggiti.”Tutto quello che legherete sulla terra, sarà legato anche in cielo e tutto quello che scioglierete sulla terra, sarà sciolto anche nel cielo.” (Mt 18, 18) Egli ci affida questa missione di sciogliere ciò che incatena l’umanità intorno a noi. A noi di essere creative con gesti, parole, impegni nella nostra missione e nelle nostre rispettive comunità, per favorire il passaggio ad un “più” di vita. 

La debolezza: luogo di conversione… 

Un ultimo punto che mi sta particolarmente a cuore in questa missione presso gli ammalati in fin di vita, è il riferimento alla debolezza che ho scoperto come luogo di conversione. Lo stare a fianco di questi pazienti così indifesi, così dipendenti, mi ha insegnato a non temere la debolezza e il senso di impotenza di fronte a loro. Al contrario, progressivamente ho imparato a riconoscere e ad accettare dentro di me questo sentimento e a guardarlo come luogo privilegiato dove la vita può ancora scaturire, ma in un altro modo, in una relazione rinnovata con l’ammalato stesso e con Dio. Per me si tratta di una conversione profonda. Riguarda la mia vocazione nelle sue dimensioni di accoglienza e di dono. Io imparo a ricevermi e a donarmi da questo luogo della debolezza, dove da sola non posso nulla, ma dove l’incontro con Dio è promessa di fecondità.

Ho così scoperto la compassione come vocazione a prendersi cura dell’altro senza temere di entrare con lui nella debolezza e ad ascoltarlo col mio cuore e il mio essere con una qualità tale di presenza che gli permetta di sperimentare l’incontro con Colui che in realtà lo raggiunge e rimane con lui anche dopo la  mia partenza.

 Spesso un pensiero di Giovanna Antida mi torna alla mente: “E’ in favore della debolezza, ma della debolezza umile, che conosce la sua miseria e la sua impotenza, che aspetta da Dio tutta la sua forza e tutto il suo appoggio, che il Signore si compiace di sviluppare gli effetti meravigliosi della sua bontà paterna.”

 

Ecco quanto in questo tempo nutre la mia vita di Suora della Carità a servizio degli ammalati.

 

Sr Yannick

 

Esperienza di servizio nella Casa di reclusione femminile in TRANI

Varcare la soglia di una Casa di reclusione …

E’ da un anno che mi trovo, in qualità di operatrice, nella Casa di Reclusione femminile di Trani.
E’ la mia prima esperienza: l’impatto con un “ mondo chiuso” non è stato facile… “solitudine” e “impotenza” sono sensazioni che la sensibilità umana non sempre riesce a smascherare, in quanto avverte che il cuore diventa piccolo da poter contenere ciò che lo sguardo riesce a cogliere…
Varcare la soglia di una Casa di reclusione è lasciare una parte della tua libertà per farti solidale con chi, per motivi diversi, l’ha sacrificato, forse, per sempre…
E’ un “mondo” da amare gratuitamente, un mondo da comprendere, un mondo con il quale è necessario farti prossimo.

Senza alcun dubbio è un “luogo” di sofferenza, sofferenza che respiri ovunque e sempre soprattutto quando si entra nelle loro celle: esse costituiscono tutto il loro mondo affettivo e familiare. Le mura tappezzate dalle foto dei loro familiari, dei loro figli parlano e ti raccontano e tu… sperimenti ogni giorno sempre più che le “parole” sono solo suono, non percepite dal loro angosciato cuore…
 

« non sai cosa significa vivere in questa struttura …»

Mi ritorna alla mente la dura risposta di una detenuta, quando, dopo aver ascoltato le sue confidenze mi sono sentita in dovere di rivolgerle parole di incoraggiamento… ma ella così concluse: “ Tu parli in questo modo perché non sai cosa significa vivere in questa struttura, dove ogni giorno sperimenti la spogliazione della propria dignità…   cosa significa aver perso gli affetti, la libertà, il senso della vita…” 

« Togliti i calzari, perché il luogo sul quale tu stai è sacro …»

Compresi che SILENZIO – ASCOLTO – PRESENZA dovevano essere il mio obiettivo a scadenza indeterminata.
E’ difficile, in verità, concretizzarlo nel quotidiano, perché esige disponibilità all’ascolto verbale e nello stesso tempo attenzione e rispetto alle loro esigenze perché, data la loro vita monotona e demotivata si richiede una presenza discreta, solerte e materna.
Oggi, quando mi reco nelle loro celle, mi sembra di sentir risuonare nell’animo l’ammonimento divino: “ Togliti i calzari, perché il luogo sul quale tu stai è sacro” (Es 3, 5 ).
E’ vero: ognuno di loro è un “ segno” un “sacramento”.
Gesù non si è forse identificato in loro? “ Ero in carcere e sei venuto a visitarmi” ( Mat 25,36)
“Ero in carcere e sei venuta” a servirmi, ad incoraggiarmi, a farti solidale con Me. Grazie!
Alla luce di questa realtà, sento che il mio pur povero, limitato sevizio, è un dono che il Padre nel suo disegno d’amore mi ha voluto elargire…. è un servizio che, se vissuto nella totale donazione, porta necessariamente a confrontarsi ogni giorno con la PAROLA, con il proprio superfluo, con la “mai” sufficiente comodità. 

« da ricco che era si è fatto povero…»

Termino ponendomi un interrogativo: ” Perché, Signore, sono sempre i poveri ad arricchirmi?”
In San Paolo credo di trovare la vera risposta: “ Conoscete la grazia del Signore nostro Gesù Cristo: da ricco che era si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà” (2 Cor 8,9)
L’intuizione di Giovanna Antida ne dà conferma:” Contemplando Cristo sofferente e guardando i poveri, scopre una stessa realtà spirituale: il mistero di Cristo incarnato prolunga la sua passione nelle membra sofferenti del povero.
E’ una certezza: ” Mettersi seriamente a servizio dei poveri ci aiuta a spogliarci di tutto e ci conduce sulle orme di Cristo. Quale dono prezioso siete per me, donne della Casa di reclusione, se mi lasciassi interpellare dalla vostra esistenza…   GRAZIE !!!     

Suor Emiliana Zuccarello

 

Sono arrivata in questo bel paese due anni fa. Quante belle scoperte, ricche e interessanti ho fatto fin’ora!


spesso basta un sorriso…

Bisogna studiare per avere un “visa”…
Sono infermiera da oltre vent’anni. Arrivando in India, nel Tamil Nadu, ho dovuto trovare un mezzo che mi permettesse di prolungare il visto sul mio passaporto, per potervi rimanere. La NATUROPATHY è sembrata la via che meglio mi conveniva, imparare cioè a curare con i mezzi normali e ragionevoli offerti dalla natura come la luce, l’aria, l’acqua, il calore, il movimento, la dieta e altre misure fisiologiche. In effetti la naturopathye è una scienza molto apprezzata dalla gente del posto. Ha il fine di stabilire l’essere umano in uno stato di salute tale per cui è praticamente protetto da ogni infezione, contagio e invasione di microbi, batteri, parassiti.
Dunque ho ripreso gli studi…Questo mi obbliga a frequentare le lezioni per cinque giorni ogni settimana…E’ un po’ una costrizione per me che pensavo di dare un tempo maggiore alla missione. A poco a poco, ho scoperto con grande interesse le loro tradizioni e il loro modo di curare. Oggi, dico che hanno ragione e sono molto interessata da quanto imparo.

Una missione…presso i poveri…

Oltre lo studio, la mia missione consiste nel visitare e curare i poveri di due parrocchie, soprattutto quelli che sono abbandonati. Siccome camminano scalzi, spesso prendono infezioni ai piedi che sono difficili da curare specialmente per gli anziani che soffrono di diabete o che hanno problemi di circolazione. Quando vado da loro, cerco di insegnare a un membro della famiglia, come pulire, disinfettare, medicare…In questo periodo sto curando cinque persone anziane.
Ci sono altre due donne che vengono da noi, mattino e sera, a prendere i farmaci per l’epilessia perché non sanno fare da sole. Un’altra donna depressa viene la sera e la mattina per la stessa ragione.
Quando c’è qualcuno che sta per morire chiamano il prete per dare il sacramento dei malati…vengono anche a chiamare me per curarlo o semplicemente per occuparmi del morente prima della sepoltura. Non posso descrivervi certe situazioni…Ci sono casi di persone rosicchiate dai vermi…Continuamente dico alle famiglie:” please” per piacere, chiamatemi prima, quando posso fare ancora qualche cosa! Ma è difficile e, per alcune famiglie, è vergognoso ammettere di non saper occuparsi dei loro ammalati. 

E domani, forse…un dispensario ?

Poiché non ho ancora il permesso di esercitare la mia professione, non oso fare di più. Ma per i cristiani  “no problem” come dicono loro.
Il progetto del dispensario è allo studio ; per il momento, con le piccole cure suscito un po’ di interesse…  

Ma spesso basta un sorriso…

Nei miei viaggi di andata e ritorno, la gente, soprattutto gli anziani, mi scambiano per una di loro. Mi parlano … io li guardo e sorrido, ma quando incominciano a farmi qualche domanda, alzo la testa per far capire che non conosco ancora né il tamil, né il malayam. Si rendono conto allora che sono straniera… Ma con quelli che mi conoscono e che incontro sovente, basta scambiare un sorriso. Il popolo è buono e molto religioso : il vederli in preghiera, invita a  pregare..

Suor Milady

 

Pochi giorni dopo il suo arrivo a Khartoum, Suor Fida ci scrive:
 

Va, lascia il tuo paese…
Ecco arrivare il tempo in cui Dio mi dice, come ad Abramo: “ Va, lascia il tuo paese …per il paese che io ti indicherò”
Non era facile per me lasciare Baskinta: voleva dire lasciare la casa dove ho trascorso sedici anni della mia vita: dall’infanzia alla giovinezza, dalla vita di studente alla vita missionaria come Suora della Carità.
 

Lasciare il proprio paese per la prima volta, non era facile anche per la mia famiglia : non avrebbe mai creduto che un giorno sarei andata tanto lontano !
Ho faticato a credere che il “visa” per il Sudan fosse stato ottenuto, tanto le pratiche erano state lunghe e difficili. Era un sogno o una realtà ? Ma sì, l’irreale si era realizzato!!!

Verso l’ignoto…completamente nuovo…

Per me incomincia un giorno nuovo, in un continente nuovo, un paese nuovo, un popolo nuovo, una cultura nuova, una comunità nuova…  in terra sudanese.
Sì, attraverso ogni tappa della mia vita, c’è il passaggio di Dio. L’accoglienza molto calorosa delle Suore e della gente mi ha aiutata a vivere questo passaggio. Ho sentito

Qualcuno che mi invitava ad avere fiducia: fiducia in coloro che avrei incontrato, fiducia nella nuova vita che avrei incominciato, fiducia soprattutto in Dio che mi si rivelava attraverso larghi sorrisi sgorganti dal profondo del cuore dei giovani e degli adulti, sorrisi colmi di semplicità, di pace, di gioia nonostante il peso delle sofferenze di una guerra interminabile.

E …”ALLA FI…Dio è qui”

Fin dal mio arrivo, la delicatezza del Signore mi ha regalato una messa maronita celebrata da un prete libanese, Padre Christophe KASSIS, segretario della Nunziatura.  Egli tornerà ogni primo sabato del mese. “ALLA FI “ , Dio è qui , come ripetono i sudanesi!

Il 10 ottobre è una data sacra per i sudanesi cristiani: è la festa di San Daniele Comboni. In quel giorno ho avuto l’occasione di partecipare a una messa solenne, celebrata sulla Piazza Comboni, dove erano radunate diecimila persone, sedute, in piedi, o arrampicate sugli alberi, per quattro ore – la durata della celebrazione – senza nessun problema. Tutti, in un cuore solo, cantavano, danzavano e applaudivano il Signore nostro Dio.
Sentivo davvero la presenza del Regno di Dio, in mezzo a questa immensa folla in festa. Sì, innumerevoli segni mi parlano della sua presenza tra noi e in noi.

Nel mio cuore ripetevo le parole del salmista : “Questa è l’opera del Signore !” e mi sono sentita molto piccola di fronte alla profonda ricchezza di questo popolo che vive nel dinamismo della sua fede, nella fedeltà all’alleanza che Dio ha stabilito con lui e nella gioia di appartenere a Gesù Cristo Salvatore.
 

Si compia in me la sua volontà…

Per tutto questo rendo grazie a Dio e con Giovanna Antida dico: “Signore, voi vedete tutto, voi sapete tutto: io spero nella vostra bontà e nella vostra potenza: i vostri voleri si compiano su di me per la mia santificazione.” 

                                                                                                          Suor Fida
Khartoum 11/10/2004


Ciao, sono Sr.Teresa Tonna e sono suora della Carita’ dal 1985.  Quando ero adolescente, mi piacevano molto le parole di un canto: “Avevo tanta voglia di viaggiare, Tu mi dicesti vai… e io partii Io cerco solo Amore e Libertà”

Questa frase ha trovato conferma nel mio cuore quando in Noviziato ho scoperto che la nostra Regola di Vita  “ è un dono  di Dio che ci aiuta a crescere nella libertà e nell’amore”.

Per Dio Solo, in comunità, per i poveri, per crescere e far crescere nell’Amore e nella libertà.

Questo ideale si esprime concretamente nella piccola comunità in cui vivo a Gudja (Malta). Siamo solo cinque suore ma e’ una comunità molto dinamica e accogliente dove spesso capita di aggiungere un posto a tavola poiché c’è qualcuno che si ferma a mangiare con noi. La nostra casa ha anche un ambiente per accogliere gruppi di ragazze, che desiderano vivere qualche giorno con noi  ed entrare nel nostro ritmo quotidiano scandito tra preghiera, lavoro e ricreazione.

Un lavoro appassionante

Il mio servizio  si svolge nella scuola elementare di cui sono  Direttrice.  Sono circa 350 bambine dai 4 agli 11 anni che frequentano la nostra scuola. Insieme a tutte le insegnanti e ai genitori cerchiamo di educare queste bambine non solo culturalmente ma soprattutto nei valori cristiani. Il messaggio viene trasmesso non tanto a parole ma con l’esempio di vita in un clima di fraternità e condivisione. 

Una bella esperienza

Questi ultimi due anni la nostra scuola ha fatto una bella esperienza di condivisione con la scuola S.Vincenzo de Paoli di Reggio Calabria (Italia) e la scuola St.Therese di Nizza (Francia) di un progetto comune finanziato dall’Unione Europea. Questa esperienza ci ha arricchite vicendevolmente sia a livello intellettuale sia a livello di conoscenza e di scambi tra le diverse culture, ma soprattutto ha creato unità d’affetto e collaborazione .

Un altro polo della mia vita

Faccio parte dell’equipe per la pastorale giovanile / vocazionale, un servizio che non gratifica ma oggi molto necessario.  Veramente io mi sento in dovere di aiutare i giovani a scoprire il valore inestimabile che oggi fa di me una donna felice e realizzata in pienezza. L’unica ragione della mia  vita  è Cristo.  Sono convinta che il segreto per crescere sani nell’amore e nella libertà , sia  toccare con mano il Cristo che soffre sulle strade di oggi; perciò quest’anno, per la seconda volta, ho accompagnato un gruppetto di ragazze in un servizio di volontariato, con la Caritas di Roma, alla mensa dei poveri.  Vedere delle persone che, ancora oggi, nella  società  europea del benessere  ti tendono la mano per mangiare e si sdraiano sul marciapiede su dei cartoni per dormire durante la notte, è un’esperienza che suscita tante domande e lascia un segno indelebile.

Essere clown

C’è poi nella mia vita un grande amore per i clown , un amore  nato durante il mio noviziato quando, insieme abbiamo realizzato un recital dal nome “Diventiamo Clown, con la C maiuscola però”.

Attraverso canti e dialoghi abbiamo presentato la vita dei clown come simbolo della nostra vita consacrata, principalmente il dimenticarsi per il bene degli altri.  Questa immagine mi ha accompagnato lungo tutti questi anni di vita religiosa e tutt’oggi l’immagine del clown mi entusiasma.

A voi che leggete ripeto: diventate Clown con la C maiuscola però, per Dio Solo!”

Sr Teresa Tonna

 

In Libano,

la gioia è muro di difesa contro la violenza

                                                           Anne PICQ (Giornalista, Parigi)

 

 Perdono, Tollernza, Riconciliazione. Ci sono incontri che permettono di dare consistenza a parole che spesso sentiamo, ma talvolta sembrano prive di significato. Ho potuto capire il senso di queste parole e viverle concretamente, durante un soggiorno in Libano, nella scuola delle Suore della carità a Baskinta. E’ passato del tempo, ma quest’esperienza  è sempre  viva  dentro di me e continua a trasformare il mio sguardo sul mondo.

Sono arrivata a Baskinta per caso […] Allora ero studente all’ultimo anno di Scienze Politiche, […] e come molti giovani, desideravo partire per qualche missione umanitaria e prendere così un po’ di distanza dal mio ambiente. Ero scoraggiata per i rifiuti delle grandi ONG […] Un’amica mi parlò allora del Libano, dove occasioni di conoscenze mi hanno condotta  verso le Suore della Carità di Baskinta. Esse si occupano di una scuola con 700 alunni, dalla materna alla maturità, ed hanno anche 85 ragazze interne con situazioni famigliari o economiche difficili. Hanno accettato il mio aiuto con una gioia uguale al mio desiderio di rendere servizio. Io non sapevo dove si trovasse Baskinta, né come si svolgesse la vita nella comunità, neppure sapevo quello che avrei fatto, ma l’accoglienza da parte delle Suore fu per me un primo regalo.

 

Ho scoperto Baskinta sotto la neve, dopo essere rimasta qualche giorno bloccata a Beyrouth a causa di un bufera che rendeva impossibile l’accesso ai villaggi della montagna. In pieno inverno, la montagna libanese obbliga gli abitanti a vivere secondo il ritmo della natura e delle intemperie. La strada che sale da Beyrouth  verso Baskinta fa dimenticare il caos della città. […]

 

[…] La Scuola San Vincenzo de Paoli si trova all’entrata del paese. […] Soltanto sei religiose si occupano delle interne e dei numerosi alunni, dai sei ai diciotto anni, che vengono ogni giorno dai paesi vicini. Solo pochi anni fa, le interne erano per la maggioranza orfane in seguito alle rovine della guerra civile. Quella generazione è ormai cresciuta, ma per la situazione economica del Libano molte famiglie sono in situazioni di povertà e non mancano situazioni famigliari dolorose. In Libano la famiglia costituisce lo zoccolo essenziale della società e quando questo si incrina, genera sofferenze profonde. 

Indispensabile o disponibile ? 

Essendo partita con l’idea di fare un’esperienza “umanitaria” e di rendermi il più possibile utile durante quelle brevi settimane, cercavo di immaginare, prima della partenza, quali sarebbero stati i miei compiti e le mie missioni.  Avevo proposto alle Suore di dare lezioni di francese e di insegnare a modellare la terracotta ai ragazzi ed esse avevano accettato con gioia. Io avevo tanti progetti e grandi sentimenti altruistici. Perché partire se non è per cambiare un po’ la faccia di questo mondo ? 

Cullata dalle illusioni, immaginavo di trovare a Baskinta bambini tristi, poveri, forse credendo che mi sarebbe stato più facile aiutarli. Al contrario che cosa ho trovato arrivando a Baskinta ? Ragazze esuberanti di gioia di vivere, che cantavano e danzavano con le Suore, sempre pronte ad aiutarsi nonostante le gelosie. Le ferite erano nascoste. Dovevo scoprirle a poco a poco. Ho imparato a conoscere e ad ascoltare i ragazzi durante i tempi liberi, durante le passeggiate in montagna e nei momenti di condivisione, mai quando io me lo aspettavo, sempre come una sorpresa. 

Una sera, non lo dimenticherò mai, una delle Suore mi trova sola e pensierosa, con l’aria certamente un po’ triste. Le confesso il mio dubbio sull’utilità e sul bene del mio soggiorno tra loro. Mentre ero partita dalla Francia con grandi progetti, ora non mi trovavo all’altezza di queste ambizioni. Suor Maria capisce i miei interrogativi. Non cerca di rassicurarmi ma di condurmi verso la verità. La mia presenza, secondo lei, aveva valore in se stessa proprio perché gratuita. Io non dovevo cercare risultati concreti e immediati, ma la gratuità degli atti e dei pensieri.

Ho capito che il mio passaggio a Baskinta non avrebbe trasformato la vita dei ragazzi né quella delle Suore. In compenso, scoprivo quanta saggezza ci sia nel non voler essere indispensabili, ma piuttosto disponibili. Ero io ad essere trasformata. Sono ritornata dal Libano ricolma di una forza fatta di gioia e di serenità. E questo non per aver compiuto laggiù quello che volevo fare, ma nel sentire che il Libano, le Suore, le stesse montagne avrebbero continuato a vivere in me come una grazia che mi accompagna ancora dopo due anni.

Prima di partire non avrei mai pensato di passare due mesi in una comunità religiosa, tanto le mie scelte di vita mi sembravano diverse. Giovane laica di vent’anni, credente ma anche piena di dubbi sulla mia fede, avevo anche paura di condividere questa vita. Non avrei mai immaginato di poter ridere come ho fatto con le Suore. Anche il loro abito non era più un ostacolo. Spesso, la sera, nei dormitori, si danzava con le interne, al ritmo della musica orientale ed io dimenticavo dove ero.

La parola missione prendeva senso.

Prima di conoscere la realtà della vocazione, avevo la tendenza a vedere i religiosi e i preti come persone fuori dal comune, sempre esposti a situazioni eccezionali. A Baskinta la parola missione improvvisamente, prendeva tutto il suo senso. Le Suore non scelgono né il luogo né la durata della loro missione. Ad alcune piacerebbe occuparsi degli handicappati, ad altre dei ragazzi di strada. Ma tutte cercano di vivere nel modo migliore la vita che è stata loro assegnata. In fondo il fine è lo stesso: fare del bene intorno a sé, essere disponibili e ringraziare per la vita ricevuta. Questa condivisione di vita con le Suore è stato certamente per me il più grande dono. Il loro entusiasmo e il loro sorriso mi hanno insegnato la semplicità nel quotidiano.

Non mi hanno mai imposto il loro ritmo di vita e di preghiera. Giorno per giorno, negli avvenimenti quotidiani ho scoperto la spiritualità che le anima […] Spiritualità fatta di accoglienza, di condivisione e di semplicità, che privilegia l’amore per i più poveri, per i “piccoli”. Le Suore di Baskinta mi hanno dimostrato che la vera generosità non si deve cercare soltanto nelle grandi azioni, ma soprattutto nell’attenzione alle piccole cose.

Pur imparando a conoscere i ragazzi e le Suore, cercavo anche di capire la cultura e la storia del Libano. A Baskinta le Suore sono amate e non fanno un passo senza essere salutate, ringraziate, invitate dagli abitanti. L’ospitalità libanese è famosa ed è reale. Le feste, i banchetti o anche le semplici conversazioni nel salotti delle case, sono momenti di straordinaria condivisione. Nei paesi di montagna la lingua araba è più usata che il francese. Nonostante la barriera della lingua, l’accoglienza e la gentilezza dei miei ospiti mi bastava e mi faceva meglio comprendere come in questo paese si continua a vivere nonostante gli antagonismi esistenti tra le diciassette comunità religiose, nonostante un passato doloroso ed una attuale situazione economica deplorevole. Nessuna famiglia è stata risparmiata dalla guerra, ma le diverse confessioni continuano a coesistere e cercano in qualche modo di dimenticare.

Anche soltanto con il loro sorriso le Suore incarnano un messaggio di pace e di riconciliazione. Pertanto anch’esse, nella loro infanzia, hanno subito gli orrori della guerra e la violenza dei combattimenti tra cristiani e mussulmani. Non potrò mai dimenticare il racconto di due giovani Suore che dovettero fuggire dalla regione cristiana al sud di Beyrouth, le Chouf,  quando i Drusi le scacciarono dai loro villaggi. L’una racconta con distacco inverosimile la morte gratuita di suo padre, poi quella di suo fratello, l’altra ricorda la dispersione della sua famiglia quando lei aveva solo sei anni. La violenza è un dato di fatto ma nei loro racconti non c’è nessuna amarezza, nessun segno di odio. Mentre raccontavano scoprivo la realtà del perdono e della tolleranza. Ogni giorno, nelle piccole cose, le Suore e le ragazze mi hanno indicato la via dell’amore. Il loro sorriso è un dono. La loro gioia di vivere è muro di difesa contro la violenza.

 

TANTI CAMMINI, UNA STORIA

MONTAGNAGA,

AGOSTO 2004 :  un incontro voluto e desiderato dal “Gruppo ‘74”,

cioè le suore che in quell’anno hanno pronunciato i loro voti perpetui.

Si arriva il 18 agosto dai luoghi più diversi della nostra Italia e da Malta, accolte fraternamente dalla Provincia di Ferrara, che ha preparato con cura l’ambiente.

Siamo 29, e con noi c’è Suor Maria Chiara Rogatti, memoria storica del gruppo,  che ha scelto questa sessione di Ritiro annuale per poi parlarci di Giovanna Antida.

La preghiera di Vespri dà il “la” all’incontro, che vuole essere occasione per verificare 30 anni di cammino e celebrare insieme la bontà del Signore, la sua fedeltà, il suo amore, la sua misericordia:

“La misericordia di Dio Padre verso il suo popolo

supera la grandezza della terra e dei cieli”

L’indomani abbiamo conferma che l’artefice del tutto è Lui, il Signore:  il predicatore previsto è ammalato: che fare? Suor Simona, la sorella servente riesce ad ottenere il sì di Padre Paolo, francescano cappuccino, che svolgerà il tema “la tenerezza di Dio rivelataci da Cristo”.  Non poteva esserci tema migliore e guida diversa, veri regali dello Sposo.

La bellezza delle montagne, il clima fresco, la riflessione lungo le strade verso le Comparse ci aiutano a mantenere il cuore in dialogo col Signore.

Tutto vola come un soffio, già si attende dal Libano l’arrivo della Madre: là ha celebrato con le nostre sorelle libanesi la festa del centenario della nostra presenza.

Il 25 la Madre è tutta per noi, disponibile, profonda nelle riflessioni, materna nell’ accostarci, semplice nelle relazioni e noi siamo felici con Lei!

Il Cardinale Martini ci raggiunge il giorno dopo, da Gerusalemme, e condivide con noi la sua esperienza. Come sempre, da quando ci ha preparato alla Professione Perpetua, ci ricorda e ci saluta ad una ad una con affettuosa simpatia.

In presenza della Madre e del Cardinale rinnoviamo il nostro SI’ nell’Eucaristia del 26 agosto. La Chiesa è preparata per le grandi occasioni con un 30 fatto di luci che ricordano il cammino percorso. I doni che presentiamo, il pane e il vino uniti alla brocca e all’olio del Samaritano,  ci calano nel concreto del nostro impegno a servizio spirituale e temporale dei poveri in nome di Cristo.

Nel corso del nostro incontro c’è spazio anche per le alte vette: ci godiamo il Cimon de la Pala, luogo splendido che possiamo contemplare sullo sfondo di un cielo limpido e terso. E’ il giorno di S. Monica, col passo evangelico delle dieci Vergini, che ci sollecita a procurarci altro olio per il cammino: “ lo sposo viene, andategli incontro”… quando?... come?  Non ci è dato sapere, ma  “verrà”!

Il Cardinale ci fa gustare la Parola di Dio in pienezza.

Si riparte. Saluti, gioia e tanti arrivederci…A quando? Anche questo non ci è dato sapere, ma ci incoraggia quanto abbiamo ricevuto in questo tempo di formazione.

I vincoli si sono rinsaldati e a Malta, in Italia, in Africa o altrove, ci sentiamo in cordata, corresponsabili le une per le altre della crescita e dell’irradiazione del carisma di S. Giovanna Antida. 

Il gruppo ‘74

 

 

« Addio al LCCL (Liceo Collegio Carlo Lwanga

  28 ANNI DI FELICITA…

Cronaca di un professore felice !

1976-2004 = 28 anni. E’ un periodo durante il quale mi sono data anima e corpo alla formazione della gioventù ciadiana come insegnate di inglese e di istruzione religiosa nel collegio Carlo Lwanga, diventato attualmente Liceo-Collegio Carlo Lwanga.

Nonostante i primi passi abbastanza difficili…

Le difficoltà non sono mancate soprattutto nei primi anni. Arrivavo dal Laos dove la gente è piccola di statura e mi ritrovo in Ciad con degli alunni giganti, soprattutto quella della classe primaria che era, secondo il P. Berger, direttore in quell’epoca, la classe più difficile. Lo scoraggiamento era vicino, ma grazie alle altre classi, seconda, quarta e sesta, ho potuto farcela, abituandomi e affezionandomi  in modo incredibile a questa gioventù che mi dava molta gioia.  

Allora  non c’era nessuna distrazione, nessuna distensione al Collegio Carlo Lwanga. Gli studenti studiavano quindi senza sosta per poter essere promossi. I risultati della maggior parte di questi alunni dava  soddisfazione ai professori e al Collegio in generale.

28 anni di felicità …anche nella catechesi…

Sul piano spirituale, durante le lezioni di istruzione religiosa, incoraggiavo gli allievi ad iscriversi alla catechesi, liberamente. Il mio motto di sempre è :”Dio ci ha creati liberi”. Come risultato di questo incoraggiamento, ogni anno il Direttore (ne ho avuti 6 durante questi 28 anni !) era fiero di esporre l’elenco dei battezzati “cclois” che erano tra i 30 e 40 ogni anno. Questa è una delle più grandi soddisfazioni durante questi 28 anni. 

E la felicità di vedere gli alunni diventare adulti…

Gli anni passano a i miei alunni terminano i loro studi al CCL e continuano all’università, ma molti tornano al collegio per farmi vedere i loro diplomi. I miei ex allievi sono diventati preti. religiosi, religiose, avvocati, giudici, direttori di studi, insegnanti che ormai riempiono la metà della sala dei professori del LCCL e di altri. Tutti quando tornano a Sarh passano a salutarmi. Io sono per loro una madre, una nonna, una consigliera, un’antenata come dice qualcuno… 

Oggi …la strada mi chiama altrove…

Quest’anno il cuore mi diceva che il mio soggiorno al LCCL andava verso la fine. Ed ecco che l’8 marzo, giorno della festa della donna, ho avuto come regalo l’obbedienza da parte dei miei superiori, il trasferimento a Goundi. Devo quindi lasciare il Liceo alla fine dell’anno scolastico 2003-2004 per andare a Goundi dove mi devo occupare del Foyer delle ragazze del villaggio che si aprirà, tento conto dei miei 13 anni di esperienza al Foyer Bornou a Sarh. 

Parto ma voi rimanete nel mio cuore…

Il mio cuore ha accolto la notizia con molta pena. Ma non avevo nessuna ragione per rifiutare questa nomina. Ho accettato nella fede e nella certezza dell’aiuto del Signore di lasciare il LCCL che amo e dove avrei desiderato morire…per andare ad iniziare una nuova missione a Goundi dove …Dio si trova come a Sarh. Voi non mi vedrete più al LCCL, salvo che per brevi visite. Ma state certi che il mio cuore e la mia preghiera vi ricorderanno tutti: dirigenti, professori, sorveglianti, impiegati, cassieri, operai ed allievi. Come posso dimenticarvi mentre ciascuno di voi è stato tanto gentile con me ? 

Un ultimo consiglio… prima di partire…

Un consiglio agli insegnanti, soprattutto ai più giovani: amate i vostri alunni, abbiate molta pazienza, ascoltateli: è molto importante. Abbiate una coscienza professionale perfetta, perché voi avete in mano il futuro del Ciad, nostro paese. Non abbiate paura di correggerli ed anche di punirli se è necessario. Ricordate che “chi ama bene, castiga bene”. Nessun cameratismo con loro: nuocerebbe alla loro formazione e voi perdereste la vostra autorità. 

E voi alunni amate i vostri professori, siate educati con loro e tra voi stessi. Cercate di imparare ciò che ogni professore vi assegna come lezione ogni giorno  se volete riuscire come quelli venuti prima di voi: come loro diventerete “qualcuno più tardi”. 

E soprattutto un immenso GRAZIE…

Grazie a ciascuno di voi. Pregate per me come io prometto di pregare per voi. Partirò con le lacrime agli occhi, ma felice di aver passato 28 anni tra migliaia di Cclois, i cui nomi resteranno scolpiti nel mio cuore di donna che vi vuol bene.

Vostra Suor Salvina.

Esperienza di Suor Hend

 

“Fare come loro”… NASCE UN DESIDERIO…

Quando io ero adolescente, le Suore incominciavano la missione in Tchad. A scuola, una suora, con pannelli e fotografie ci presentava questa missione…
Da quel momento è nato nel mio cuore un desiderio: “fare come loro”, ossia consacrarmi a Dio per servire i poveri.

E nella mia immaginazione di adolescente, sognavo di fare meraviglie per i poveri.

Il momento di rispondere alla chiamata è arrivato…Poi, giovane suora, sono stata mandata presso i poveri,  in Siria.

Ma presto ho scoperto che per servire il Signore e gli altri, non basta lasciare la propria famiglia e il proprio paese:  bisogna lasciare se stessi…

E poiché è difficile farlo da soli, il Signore ci viene in aiuto attraverso gli avvenimenti e la vita stessa di ogni giorno. Oggi, guardando indietro, vedo che ho fatto dei passi, o meglio dei passaggi, che mi sarebbe stato impossibile fare da sola. Ho scoperto quanto lo Spirito di Dio sia attivo in noi.

SEGUIRE CRISTO…SEMPRE PIÙ LONTANO…L’INDIA…IL PAKISTAN…

Poi un giorno mi è arrivata la chiamata per l’India. Potete immaginare la mia gioia! Ma è durata solo sei mesi…

Di nuovo il Signore ha bussato alla mia porta per un’altra partenza: il Pakistan. Sono partita e ormai sono qui da quasi tre anni.

Il Pakistan …un paese mussulmano di 150 milioni di abitanti, nido del terrorismo e della violenza, dove i cristiani, una vera minoranza, il 2%, vivono perseguitati e privati dei loro diritti, dove la miseria grida e le malattie fanno stragi…

NEPPURE CINQUE PANI E DUE PESCI…. DAVANTI A TANTI POVERI…

Davanti a questa realtà ho sentito forte la mia povertà e la mia impotenza. Che cosa fare ? Non ho neppure cinque pani e due pesci ….Ho solo un boccone di pane secco e la coda di un pesce…Ma so che se io, ogni giorno, li metto nelle mani del Signore, egli può moltiplicarli e nutrire tutti quelli che mi stanno intorno. E’ quello che faccio da tre anni nella mia preghiera e, con meraviglia, vedo la potenza di trasformare che ha il Signore.

Gli appelli dei poveri in Pakistan sono numerosi . Sono vere grida che invocano soccorso.

Sono grida di donne vittime di percosse, private dei loro diritti e della loro dignità…di bambini che lavorano e sono maltrattati, sfruttati e spesso uccisi… di famiglie di drogati…

MA “L’AUDACIA DELL’AMORE” COME SOLO BAGAGLIO…

Ma se le grida sono numerose, non bisogna diventare sordi , non bisogna perdersi di coraggio. San Vincenzo de Paoli e Santa Giovanna Antida non ci hanno insegnato a tirarci indietro davanti all’immensità dei compiti, ma ad affrontarli con “l’audacia dell’amore”

Con la comunità composta dalle iuniori, abbiamo fatto il nostro progetto e ci siamo lanciate: i cristiani in Pakistan sono i più poveri, i più disprezzati e soltanto attraverso l’educazione la loro situazione può cambiare. La nostra comunità era già impegnata nell’educazione ed abbiamo una scuola secondaria, ma non ho potuto chiudere le orecchie all’appello di altri bambini che non hanno i mezzi per andare a scuola. L’educazione dei bambini poveri avrà dunque la priorità !

Non aspettiamo che i poveri vengano da noi, ma andiamo noi da loro nei villaggio, nelle loro case…Spesso percorrendo le strade di Shahdara,  periferia di Lahore dove abitiamo, raccogliamo tutti i bambini che stanno sulla strada e li mandiamo a scuola. E poiché nella nostra non c’è più posto, li collochiamo in altre scuole. Abbiamo organizzato per loro corsi di alfabetizzazione e di ricupero .

Un proverbio orientale dice : “Se il tuo vicino ha fame, tu non puoi dormire”. Allo stesso modo una voce, dentro di me ripete : “ se il tuo vicino ha fame, se è analfabeta nel 21° secolo, tu non dovresti dormire”…

Allora, con le mie sorelle, continueremo la nostra strada verso i poveri, continueremo ad andare incontro a loro, con la mano in quella di Dio sempre nomade,

di un Dio sempre in ricerca dei suoi figli che soffrono,

di un Dio che non abbandonerà il suo bastone di pellegrino fino a quando uno solo dei suoi figli è ai margini della festa.

Sister Hend Salloum

 

 

 

 

Alla fine di un percorso…

Alla fine di un percorso di studio approfondito dei testi fondanti, le dieci suore del gruppo “scuola del carisma”,sono andate a coronare la loro esperienza con un tempo forte trascorso sui luoghi stessi della fondazione, in Francia, in Svizzera e a Napoli.

Alcune hanno gentilmente accettato di dirci qualche cosa dell’esperienza di questa prima tappa che si è svolta a Roma dal 15 novembre 2003 al 25 aprile 2004.

Un’esperienza bella ed esigente

“Vissuta in un gruppo internazionale, è stata un’esperienza bella e al tempo stesso esigente: bella per la ricchezza degli scambi, della scoperta o riscoperta della bellezza dell’eredità lasciataci da Jeanne- Antide, esigente a motivo della difficoltà di comunicazione poiché la differenza della lingua, sovente, è origine di incomprensioni o di malintesi…Esigente anche per la difficoltà di integrazione e di armonizzazione tra noi che siamo di dieci nazionalità …”

“Questa esperienza ha fatto crescere in noi il senso di appartenenza al corpo della Congregazione” Sr Rose

“Ho preso coscienza di quanto sia difficile costruire, giorno per giorno, l’internazionalità della Congregazione vissuta da Jeanne-Antide e di quanto sia confortante sentirci un solo corpo Congregazione con le nostre diverse culture…” Sr Marie Pierre

Un messaggio per la vita

“Questa esperienza mi ha permesso di rileggere “Lettere e Documenti”, di riscoprire Jeanne- Antide, di risentirla ripeterci oggi:

DIO SOLO: “ Non guardiamo che a Lui, non pensiamo che a Lui, non viviamo che per Lui”(Circ.1821)

“E’ in voi solo, mio Dio e mio Signore che ho messo tutta la mia fiducia e la mia totale speranza” (preghiera 1821) Sr Marie Justin

“…Riscoprire Jeanne-Antide ‘impastata’ di Sacra Scrittura ! Rileggiamo le sue circolari, soprattutto quella del 1812, le sue lettere. E’ strabiliante ! Ascoltiamola mentre ci parla, mentre ci dà Dio ! Immergiamoci in questa stessa Parola di Dio per proclamarla al mondo oggi. Meditiamo Gesù Cristo Crocifisso per trovarvi ed attingervi la vita !” Sr Marie Pierre

Un carisma per oggi

“Ho scoperto il carisma come una grazia data a tutti i membri dell’Istituto…Teso in avanti porta il soffio dello Spirito per entrare nella storia…Ciascuna di noi è chiamata ad incarnarlo…A noi di non chiudere la porta alla novità dello Spirito che si manifesta…” Sr Donatella

“ Quello che più mi ha colpita è la necessità di abitare la storia in modo creativo e gioioso…” Sr Caterina

“Non dimenticherò mai l’espressione “nuova fantasia della Carità”. Mi spinge a lasciarmi provocare dalla situazione dell’umanità, a prendere il rischio di andare contro corrente per amore di Gesù e per il prossimo. Con Gesù tutto sarà possibile.” Sr Félicité

Una parola d’ordine :  Speranza

“La nostra parola d’ordine è SPERANZA ! Ritorno al mio paese e riprendo la mia missione, ma con un dinamismo nuovo…con il desiderio di comunicare le mie scoperte, di agire in un modo nuovo:..” Sr Rose

Grazie a tutti quelli che hanno organizzato, coordinato, grazie ai relatori e relatrici….

 

 

LUGOJ

Una sfida…
Nel 1991 abbiamo accolto, questa sfida… con l’apertura della prima comunità a Ramnicu Valcea

E’ stata la risposta

      -    ad un preciso momento storico caratterizzato dall’apertura delle frontiere,
-   ad una situazione di povertà,
-
   
alla richiesta di giovani che volevano fare un’esperienza di vita religiosa per decidere sulla loro vocazione.

 

Ramnicu Valcea? perché?

Ecco contesto della missione:

      -          una città di 56.000 ab.,
-
         
la seconda per importanza storica della regione Banat,
-          un punto di collegamento tra l’Ungheria e la Bulgaria,
-          una posizione strategica per la possibilità di incontro tra vari Paesi  
           per    offerta di lavoro e mano d’opera.
-         un clima mite ben difesa dai monti e venti siberiani anche se la  
          temperatura può scendere a 20 gradi sotto zero.

Qui vivono pacificamente più espressioni religiose: Ortodossi, Romano Cattoliche e Greco Cattoliche, Riformati Battisti, Ebrei Pentecostali e tante altre sette 

Una comunità di 6 suore … per una missione vasta…

La comunità Religiosa: 3 suore professe, 2 juniores e 1 postulante a servizio:

      -          scuola materna, catechesi parrocchiale, formazione  giovani e Amici 
           di S. Giovanna Antida,
-          servizio in ospedale e domicilio,
-          promozione sociale in zona di periferia.

 Non manca la collaborazione con la parrocchia romano cattolica e attraverso il quartiere “Mondial” con la Diocesi Greco Cattolica. 

Progetti per….

I problemi della povertà, mancanza di fondi per poter portare avanti strutture più idonee.

Le famiglie 130 con 150 bambini in età scolare ma che ne evadono l’obbligo, i trasporti carenti ci hanno indirizzate alla realizzazione di Progetti in ordine a:

      -          mensa
-          doposcuola
-          laboratorio per la promozione della donna
-          ambulatorio infermieristico
-
         
la scuola materna che ha ottenuto riconoscimento giuridico nel 2003. 60 bambini e 2 insegnanti laiche. Il servizio educativo aperto a tutti, senza distinzione discriminazione, facilita piccoli passi di ecumenismo

 

Ponti di fraternità nell’umiltà

Non manca la sollecitazione ed il coinvolgimento delle Istituzioni pubbliche al fine di “dar voce” a chi non è ascoltato con tutti i mezzi che la comunicazione ci offre anche le feste organizzate con i bambini del quartiere.

Ponti di fraternità nell’umiltà e la semplicità di Suore della carità di S. Giovanna Antida vengono quotidianamente lanciati per dire l’”Amore del Padre” 

Il Signore mi ha guidata e lo spazio non ha confiniopportunità immenseun campo senza frontiere, una composizione etnica che conta l’89% di rumeni con il 6,6% di ungheresi, il 2,5% di zingari, lo 0,3% di tedeschi. 

Qui l’Amore di Dio si manifesta per dire che non è stanco dell’uomo… qui il servire ha concretezza e realtà.

Suor  Maria Clarice Lugoj

 

Il viaggio di nozze continua da 40 anni…

Primo appello…

1961 …A diciotto anni, fiammante maestrina d'asilo, mi innamorai... o meglio,” il più Bello tra tutti i figli degli uomini”, si è innamorato di me piccola e rotondetta, conosciuta come : "grano di pepe"….Questo amore... non mi dava pace …Per finire gli ho detto:  SI’.

Farmi suora?

Bella impresa!… Come in ogni matrimonio che si rispetti, vuol dire accettare di essere madre e lasciare che Dio ti sommerga con il suo fuoco, vuol dire offrire, totalmente e per sempre, la tua vita fino alle ultime conseguenze.

I figli da amare entrarono nel mio cuore: presero le fattezze più diverse, mi espressero il loro amore e la sete  di essere amati, con le lingue più difficili : guaranì... quechua

Prima tappa : Italia… Argentina…

Incominciò un viaggio di nozze che, passando per l’Italia, (dopo una sosta di 20 anni, nella scuola materna,  con i piccoli) arrivò nella Pampa Argentina, a Los Toldos, tra i MAPUCHES, silenziosi e profondi. Sono passati otto anni di condivisione delle sofferenze e dell’ invincibile speranza di una vita migliore. L'immensità dell’orizzonte tra cielo e terra, era il linguaggio dell'Amore di Dio, era il segno intravisto nei tramonti della pampa,… saggezza di chi tace e scopre il segreto della vita.

” DIO E’ DAPPERTUTTO E I POVERI ANCHE … QUESTO CI BASTA”. ( Giovanna Antida)

Altri orizzonti…e tanti fratelli ai quali dire che Dio li ama…

Paraguay: Incontro i Guaranì, meravigliosi, ospitali, in case poverissime. Il loro cuore, lo sguardo, il carattere assomiglia ai  lapachos in fiore ed è dolce come i manghi che rinfrescano la loro calda giornata.

Una sosta a Nainekh nel nord Argentina e poi … eccoci a 3000 metri (il mio Sposo puntò in alto!) in Bolivia, sull’ALTIPIANO ANDINO…immersa in solitudini silenziose, tra interminabili catene di montagne,

Qui la conquista (neocolonialismo) ha cancellato una cultura e ferito a morte una razza,  cercando di curarla, a volte, con una religione fatta più di “credenze” che di fede.

Dopo una sosta a PUNA eccomi ora a TOROPALCA: paesino dell’entroterra Potosino, dove la gente forte, tenace e coraggiosa, vive o sopravvive dell’avaro frutto della PACHAMAMA (Madre Terra) resa arida dalla ricorrente siccità e dall’inquinamento provocato dalle scorie della  lavorazione dei minerali che si rovescia nei fiumicelli di irrigazione. Anche qui: figli da amare, con cui condividere la durezza di ogni giorno e la speranza di un domani migliore!

Qui tra “pietre e spine” si trova la mia comunità nella Parrocchia di Toropalca. I 300 abitanti sono distribuiti tra il centro e una quarantina di borgate (veri nidi di Condor!) dove, soprattutto, Suor  Pierangela si arrampica con Jeep o a piedi, per far sentire ai poveri che Dio li AMA. Fonte di sostentamento è la coltivazione di mais, ortaggi e frutta. La scuola poco frequentata, è abbandonata per il miraggio di un guadagno migliore, non sempre raggiunto, con l'emigrazione. Sr. Celestina si occupa, con  tenerezza, dei  bimbi che non hanno mai vacanze, nel doposcuola.

Io sono occupata al Cetha, ossia al Centro Educativo per adulti e giovani, che si propone di far conquistare con l’Educazione e la Formazione quella dignità che il neoliberalismo imperante e la globalizzazione ostacolano con l'emarginazione dei più deboli.

L’esperienza della maternità universale

Il mio viaggio di nozze…

È silenzio, abitato da una Presenza sempre innamorata, che riempiendo gli angoli più nascosti del mio ESSERE realizza in me una MATERNITA’ UNIVERSALE.

E’ mistero pasquale di morte e resurrezione vissuto con un POPOLO con nomi e volti conosciuti e amati.

Quale la prossima tappa del Viaggio di Nozze? Aspettare? … Ne ”VALE LA PENA” !!!… CHI SI AFFIDA A LUI  NON RESTA DELUSO. 

Il mio augurio? A voi giovani …il fare questo viaggio……. 

 suor Maria Laura Debernardi (Toropalca – Bolivia)

 

 

Suor Maria Teresa Rozga dirige un centro di spiritualità ad Amarillo, una città del Texas. Essa fa parte di un gruppo di laici "ACTS" molto impegnato nella Chiesa. Le abbiamo chiesto di presentarci

"ACTS": ADORAZIONE, COMUNITA', TEOLOGIA, SERVIZIO.

Per la maggior parte di noi, questa sigla ACTS fa pensare agli "ATTI" degli Apostoli nel Nuovo Testamento, il libro che descrive le attività della prima comunità cristiana dopo la Pentecoste. E' questa una buona analogia di quello che si vive  nel programma ACTS.

ACTS incomincia con una esperienza intensa di ritiro data da e per i laici.

Il Centro di Ritiri del Vescovo De Falco ha organizzato il suo primo ritiro ACTS nel gennaio del 2001. Da quella data, ottocento laici, uomini e donne, hanno partecipato ai ritiri in questo centro.

Il ritiro è radicato nella fede cattolica e consiste in conversazioni fatte da laici su valori cristiani specifici come il perdono, l'evangelizzazione, il servizio, i sacramenti, l'amore incondizionato di Dio, ecc. A queste conversazioni sulla fede si aggiungono la messa quotidiana, tempi di preghiera, il sacramento della Riconciliazione, la Via Crucis, il Rosario, la vita comunitaria.

Dopo il ritiro…

Il ritiro è soltanto l'inizio del programma ACTS. Quando è terminato, i partecipanti formano piccoli gruppi che si riuniscono ogni settimana per pregare e condividere la loro fede. Questi gruppi sono chiamati Piccole Comunità Cristiane. In questi piccoli gruppi più intimi i laici possono continuare ad approfondire la loro relazione con Cristo, con la Chiesa e tra di loro.

Una volta al mese, tutta la comunità ACTS si ritrova. Questo incontro incomincia con la messa seguita da un tempo di formazione spirituale che incoraggia  la gente ad approfondire lo spirito di fede e di rinnovamento spirituale che hanno trovato nel ritiro.

ACTS vuol dire Adorazione, Comunità, Teologia e servizio per Cristo.

Ciascuna di queste componenti è importante. Un membro di ACTS non è interpellato solo per la propria vita spirituale. Quantunque abbia bisogno di tempo per la preghiera (Adorazione),e di approfondimento della fede (Teologia), aiutare ad edificare la propria parrocchia (Comunità) ed essere al servizio (Servizio) sono pure essenziali.

La comunità ACTS offre i suoi servizi tanto individualmente quanto in gruppo. Ci sono membri che portano i pasti a persone sole che non possono uscire di casa, lavorano con quelli che non hanno domicilio, con i carcerati, si impegnano in modi diversi nelle loro parrocchie e aiutano per fare altri ritiri ACTS.

L'aiuto per gli altri ritiri…

I ritiri sono organizzati per gli uomini e le donne separatamente. Questo permette che il ritiro sia adattato  ad ogni gruppo. Soltanto una persona che ha già partecipato ad un ritiro ACTS può far parte dell'équipe  organizzatrice.

L'équipe del ritiro composta da laici, segue una formazione per tre mesi prima di dare un ritiro. Durante ogni incontro, la metà del tempo è consacrata  alla preghiera e alla formazione spirituale  e il resto del tempo alla preparazione del ritiro. L'équipe  del ritiro non può condurre gli altri dove non è stata lei stessa. Così è importante  che i membri dell'équipe si impegnino attivamente a nutrire la propria vita spirituale.

Il programma ACTS è uno strumento dinamico che aiuta a costruire una forte comunità di laici, pieni di fede e che desiderano condividere il messaggio del Vangelo e aiutare a costruire il Regno di Dio sulla terra.

            Suor Mary-Theresa Rogza, s d c

 

RITORNARE ALLA PAROLA…RITORNARE AI POVERI…RITORNARE ALL'ESSENZIALE

Il "DIO SOLO" di Giovanna Antida, mi conquistò fin dal principio

Mi chiamo Anna Maria e, con sorpresa e gratitudine, accolgo l'invito che mi hanno fatto: condividere con semplicità il mio cammino di Suora della Carità.

Ho iniziato nel 1981 il Postulato con il desiderio di essere di Dio e di servirlo nei poveri. Il motto di  Giovanna Antida, DIO SOLO, mi attirò, mi conquistò fin dal principio, quando l'ho visto scritto nella prima comunità che ho  conosciuto, nella Tribu di Los Toldos, in Argentina.

Ho iniziato questa tappa come se fosse quella definitiva…e oggi, dopo vari anni, mi hanno affidato il servizio di accompagnare le giovani che iniziano a camminare nella vita religiosa.

In missione in Bolivia…

Attualmente vivo sull'altopiano boliviano, a 3420 metri di altitudine, nella comunità …più alta della Congregazione ! E' una zona dove la gente è molto semplice, austera e forte. In questo mese di ottobre è riuscita a far cadere un sistema di governo oppressore che aveva causato più di settanta morti, più di trecento feriti e anche dispersi, in meno di una settimana.

La Bolivia, l'Altopiano, l'Andino è un paese che possiede l'audacia e la fortezza per affrontare e competere con il mostro che è la società dei consumi e grazie a ciò possiamo ancora incontrare la bellezza della semplicità, dell'originale. .. Tutto ciò è scuola per me, è occasione per continuare a imparare.

Una vita al ritmo della Parola di Dio…

Un'altra esperienza forte che mi sta aiutando moltissimo, è quella di curare con più di attenzione, con più di fedeltà e con più di radicalità la mia relazione con la parola di Dio. Ogni mattina – in comunità – condividiamo la Parola e qui troviamo la nostra forza. Sempre di mattina, molto presto, andiamo in un internato parrocchiale dove si trovano bambini e giovani, per iniziare con loro la giornata. La sfida grande è di arrivare prima che inizino a studiare, perché la loro prima attività sia quella di leggere insieme, per tre volte, la Parola di Dio. Ognuno cerca quello che l'ha più colpito e poi preghiamo il Padre Nostro, l'Ave Maria e il Gloria. Ci impegniamo a fare memoria del passo letto, durante le diverse occasioni della giornata, chiedendoci : "Perché ci è piaciuto di più?"

Attualmente stiamo leggendo il Vangelo di San Marco. Questo ci aiuta tutti. Personalmente mi aiuta a tornare ad un Gesù sempre più chiaro, più solido, più libero e compassionevole: sono anni che medito e prego per ottenere quello che Santa Giovanna Antida ha sempre avuto molto chiaro: l'esperienza e l'integrazione della fermezza e della tenerezza.

Voglia di dire Grazie…. Dio è buono e fedele!

Ti ringrazio, Signore, per avermi condotto nel deserto andino per purificare e liberare il mio cuore. Grazie, per questo popolo forte, povero e ricco di valori.
Ti ringrazio per la tua Parola di ogni giorno, condivisa con le mie sorelle e con i poveri, Parola che dà solidità, chiarezza e anima alla compassione.
Grazie perché mi fai tornare dopo più di vent'anni , al postulato…alle origini, all'essenziale, al primo amore.

Vi invito tutte, sorelle carissime dei quattro continenti, a cantare insieme:

"RENDIAMO GRAZIE AL SIGNORE  PERCHÉ E ' BUONO E FEDELE, PERCHE' SI RIVELA NEI POVERI, PERCHÉ ETERNA E' LA SUA MISERICORDIA:

H. Anna Maria Knudtsen

 

 

Una tappa nuova

Dopo un anno in cui mi trovo a vivere una realtà nuova e diversa di vita scolastica all’Istituto sant’Anna di Vallecrosia (IM) in un territorio quanto mai recettivo e vivace, faccio un bilancio…

Ho lasciato alle mie spalle relazioni ed iniziative che mi porto dentro come felice ricordo, ma nell’istante in cui l’obbedienza mi ha chiesto un taglio con il passato l’ho accolto come nuova chiamata, come un ricominciare dall’inizio il dono di me stessa ai piccoli, ai poveri, ai giovani nella direzione di una scuola

Sono arrivata con il cuore aperto per accogliere, ma con tanti punti di domanda:

·         Mi accoglieranno

·         Saranno contenti di me

·         Sarò capace di rapportarmi ad un’età inferiore ai 15 anni

·         Quale comunità

·         La mia salute reggerà

Poco per volta tutte le domande hanno avuto una loro puntuale risposta positiva ed entusiasta. Ho sentito che l’amore è la forza più potente che Dio ha messo nel nostro cuore e la vocazione più grande di ogni donna o uomo che vuole essere felice.

            “Avanti e per Dio solo” ecco le parole che sostengono il mio cammino e che sono diventate il respiro profondo del cuore.

            Fissando negli occhi il volto di Giovanna Antida mi sono sentita ripetere “avanti”  ed il miracolo della gioia ha abitato le mie giornate…

            E’ sempre il cento volte tanto che ti viene dato come “misura scossa ed abbondante” e quello che era stato taglio è diventato nuovo legame:

  • Avevo lasciato i giovani, quest’anno mi ritrovo ad insegnare Pedagogia e Filosofia proprio nella scuola davanti alla mia gestita dalle Figlie di Maria Ausiliatrice
  • Per 100 anni le due Istituzioni scolastiche con finalità diverse hanno perseguito il comune compito di “educare” e forse in tempi recenti con una certa concorrenza…Miracolo! Arriva la collaborazione: una Suora della Carità porta il carisma di Giovanna Antida che si assimila a quello di Don Bosco
  • Poco distante il Seminario conta 5 ragazzi in Teologia e 2 che si stanno preparando per accedervi…occasionalmente arrivano all’Istituto Sant’Anna per chiedere aiuto nella preparazione agli esami ed ancora la gioia di poter dire “sì” e poter con loro fare un percorso nell’Insegnamento delle Scienze Umane. Viene introdotta Psicologia per il Corso di Teologia e il Vescovo mi chiama al servizio della Chiesa locale.

Avevo pensato che ormai si dovesse chiudere il capitolo insegnamento ed ecco nasce una nuova e diversa possibilità che apre la Scuola Sant’Anna al territorio nelle sue realtà ecclesiali ed educative.

Anche la salute (motivazione del cambiamento) regge … si può dire che “l’obbedienza ha fatto miracoli” perché tutti gli esami clinici si sono normalizzati!

Veramente “l’Amore è inventivo fino all’Infinito” come diceva S. Vincenzo de Paoli e rivela di sorpresa, in sorpresa, tutta la sua forza ed il suo potere!

Sr Maria Domenica

 


Suor Jeanne d’Arc, missionaria in Sudan

Un “SI” sempre nuovo…

Il “SI” già detto al Signore quasi vent’ anni fa, in Libano, è sempre lo stesso, oggi, qui in Sudan.  Ma è sicuramente un ”SI” sempre più profondo, sempre nuovo e rinnovabile. E’ un “SI” quotidianamente nutrito dalla Parola di Dio e dall’Eucaristia, dall’incontro personale ed intimo con quel Dio il cui nome è “Amore”,  con Cristo stesso e  dall’incontro con i poveri.

Questo “SI” attraversa momenti difficili, momenti di dubbio, di paura e di solitudine, momenti in cui metto in discussione il mio modo di vivere la povertà in un ambiente tanto povero dove manca anche il giusto necessario… Non è facile la povertà e neppure i poveri sono facili….

Una povertà che non mi lascia tranquilla…

Quanto vivo oggi in Sudan, non mi lascia tranquilla… 

  •       Le persone e soprattutto i bambini che muoiono per negligenza, per mancanza di responsabilità dei genitori o semplicemente perché sono poveri….

  •       I bambini che sulla strada cercano qualche cosa da mangiare o che lavorano in condizioni penose…

  •       I cristiani che lottano per la loro fede…

  •      Le donne che fanno lavori faticosi per avere qualche cosa, alla fine della giornata, per i loro bambini…

  •      Le donne che aspettano da tanto tempo il ritorno del marito o dei figli partiti per la guerra, senza avere nessuna notizia…

  •    Le ragazze che non hanno diritto di studiare perché sono donne…

  •       E tante altre situazioni incredibili…

 

Una domanda come una ferita…

Ed io sono qui, tra questa gente, io che non manco di nulla ! E sono al loro servizio, al servizio della Buona Novella.

Ma c’è una domanda senza risposta che resta come una ferita in fondo al mio cuore e mi fa sempre male: perché esiste la povertà ? Perché ci sono tante ingiustizie in questo mondo ? Perché ci sono le guerre ? Perché ci sono tanti bambini che muoiono? Dove sono i diritti della vita ???  I diritti dell’infanzia ? I diritti di ogni essere umano libero ?

Le parole di San Vincenzo de Paoli mi danno coraggio, e mi indicano l’amore senza confini che devo rinnovare, giorno dopo giorno, nel servizio dei miei fratelli : i poveri.
“Jeanne, tu vedrai presto che la carità è pesante da portare. Più che la pentola con il brodo e la cesta piena di pane. Ma tu conserverai la tua dolcezza e il tuo sorriso. Non è tutto dare il brodo e il pane. Anche i ricchi lo possono fare. Tu sei la piccola serva dei poveri, la figlia della carità, sempre sorridente e di buon umore…Loro sono i tuoi padroni, padroni terribilmente suscettibili ed esigenti, vedrai1 Più saranno ripugnati e sudici, più saranno ingiusti e grossolani, più tu dovrai donare loro il tuo amore !...E’  per il tuo amore, solo per il tuo amore che i poveri perdoneranno il pane che tu doni loro:”
San Vincenzo de Paoli

 

 

 

Qui MISSIO THAI: una presenza appena iniziata…

Il carisma di Giovanna Antida ha le sue radici in un Amore senza confini. Così infatti Giovanna Antida scriveva a Mons. Lecoz, arcvivescovo di Besançon il 28 febbraio 1813:
"…gli Apostoli hanno ricevuto lo Spirito Santo. Certo, anche le suore della Carità, lo ricevono: possono andare per tutta la terra ed anche sul mare. Quando Dio chiama e lo si ascolta, Egli da tutto quello che è necessario"

Forti di queste sue parole, oggi le Suore della Carità sono presenti anche in Tailandia, e precisamente nella diocesi di CHIANG MAI.

COME NASCE LA MISSIONE DI CHAE HOM

La missione cattolica “Maria Regina della Pace” a Chae-hom, nel nord della Tailandia è nata il 1° maggio 2000 ed è stata affidata alle Chiese del Triveneto. I primi contatti per l'evangelizzazione risalgono al 1985 …. Da questa data ad oggi si sono costituiti i primi gruppi di famiglie e poi alcune piccole comunità tra i Thai del nord, i Kariani, gli Yao e i Lahu.
Nel luglio 1997 accompagnati dal Vescovo di Padova Mons. A. Mattiazzo arrivarono i primi due preti ‘fidei Donum’ della diocesi di Vicenza. Nel 1999 arrivarono altri due preti della diocesi di Padova.
Tra il 2000- 2002, giungono le prime quattro suore Missionarie di Maria (Saveriane) di Parma.
Nel 2001-2002, le prime tre Suore della Carità di Santa Giovanna Antida Thouret.
Nel 2002 arriva, ancora, un sacerdote 'fidei donum' di Verona.

 

ORGANIZZAZIONE DELLA MISSIONE

La missione si estende geograficamente su tre distretti della provincia di Lampang: Chaehom, Muangpan, Wangnua
I villaggi con una consistente presenza cristiana sono circa 40, e con altri ci solo alcuni contatti. L'evangelizzazione va sempre di pari passo con la promozione umana e il sostegno nelle necessità più gravi (ospedale, spese mediche, medicine).
Lo stile con cui i missionari operano di distingue per la collaborazione e la capacità di relazione con ben sei gruppi etnici e culturali diversi; ciascuno mantiene le proprie tradizioni religiose e parla la propria lingua. Notevoli sono gli sforzi compiuti dai missionari e da questi gruppi etnici per stabilire con la cittadina tailandese rapporti di fiducia.

II cuore della missione attualmente, è il centro di  Chae-hom

I missionari lavorano con obiettivi ben precisi:

accoglienza di un centinaio di ragazzi/e, che frequentano la scuola dell'obbligo a poche centinaia di metri dal Centro,

-   formazione dei catechisti,

aiuto alla gente dei monti che scende in paese (assistenza sanitaria, sostegno alimentare, distribuzione di coperte o altro)

I contributi economici per sostenere le iniziative provengono dagli "affidi a distanza", iniziativa  ben accolta in vari paesi occidentali. Attualmente la missione aiuta circa 800 ragazzi.
Si incrementano anche gli allevamenti di pesce, maiali e anatre che  integrano notevolmente gli acquisti dei viveri, permettendo forti risparmi sul bilancio generale.
I  missionari e le suore (Missionarie di Maria e Suore della Carità di S.G.Antida)  risiedono tutti a Chae-hom, in attesa di avere una sistemazione definitiva. 

ALCUNI FLAH  SULLA  SITUAZIONE CIVILE E RELIGIOSA

I bisogni sono immensi da ogni punto di vista e anche le difficoltà.
* Non è facile misurarsi con la religione Buddista, in una realtà in cui è ancora forte la presenza di animisti. Molti di loro hanno deciso di abbandonare il culto degli spiriti  e di avviare i primi contatti col cristianesimo. Essi desiderano fare conoscenza con la nostra religione e sovente chiedono di fare il cammino di preparazione ai Sacramenti dell'iniziazione cristiana, e via, via a tutti gli altri. Da parte dei missionari c'è molta attenzione nel rispettare i loro costumi e le loro tradizioni, per cui le celebrazioni sacramentali  vengono arricchite con danze tipiche dell'etnia.
* Non è semplice affrontare il problema dell'A.I.D.S.; in Tailandia si contano oltre 1.000.000 di ammalati e il Governo sta prendendo coscienza solo ora su questa realtà di cui ha sempre negato l'esistenza..
In tutti i distretti si stanno creando gruppi di sostegno agli ammalati di A.I.D.S. per aiutarli a conoscere la malattia, a curarla e ad assumere comportamenti più responsabili. Il G8 ha mandato al governo tailandese alcune migliaia di dollari per garantire le cure gratuite almeno ai bambini.
Di fronte a tante fatiche è bello però constatare che tutti desideriamo una pastorale unitaria, tutti vogliamo che al primo posto, nel nostro cammino d' équipe  sia fortemente presente la dimensione spirituale, perché ad un'organizzazione che certamente diventerà perfetta, non manchi l'anima!
I missionari sono qui, testimoni dell'opera di Dio…per far conoscere la sua bontà, il suo amore…in un mondo che pare attendere tutto dalla natura e dai suoi ritmi, legato a credenze ancestrali ed irrazionali.

Le suore in Tailandia

 

 


Vivo la mia vita religiosa nell’amore di Dio e dei miei fratelli in umanità, come una passione: passione per Dio e passione per l’ uomo. E Lui, Dio, che mi ha dato la sua vita e che mi ama, come ama ciascuno di noi, di un amore eterno: “Tu sei mio figlio amato: mi è piaciuto di sceglierti

Sì, la mia vocazione religiosa si iscrive in questo amore folle di Dio: la vivo come conseguenza logica del battesimo; essa dà senso alla mia esistenza nel suo svolgersi quotidiano che non è qualche cosa di statico. E’ fatta di tappe. Eun cammino, una tensione verso…attraversata da unfilo rosso”.

Due frasi “chiave” risuonano in me:

“Ho visto la miseria del mio popolo…và , io ti mando” (Esodo  3, 7-10)

Sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (s. Giovanni 10, 10 )

Ho la convinzione che Dio è presente e che mi chiama ad essere presente dove, donne, giovani, bambini non sono riconosciuti nella loro dignità, sono emarginati, ignorati, esclusi a motivo della loro situazione sociale o di qualche fallimentoA loro sono mandata dalla mia Congregazione e dalla Chiesa: là dove, anche se non è facile, tutto può rinascere ! Sono mandata non tanto per loro ma a cercare con loro, poiché  ne hanno tutte le possibilità, il modo di tirarsi fuori, di prendere nelle proprie mani la loro vita…Spesso basta un piccolo gesto…basta dimostrare loro fiducia, camminare con loro in amicizia, creare legami, aiutarli a tessere relazioni, poiché ogni essere è RELAZIONE.
Spesso mi capita di essere testimone stupito di quello che diventano! Il mio impegno nella missione operaia  a servizio della J.O.C. durante quindici anni, mi ha permesso di rallegrarmi con loro per i “piccoli passi” fatti per appropriarsi della propria storia e della propria vita in divenire. Donando ad essi la vita, in qualche modo essi mi donano la vita.
Le attese dei giovani, ed ora degli adulti che incontro, le loro speranze, la ricerca di dare senso alla loro vita, muovono… la mia vita. In tutte queste situazioni cerco di balbettare qualche cosa per dare qualità alla mia presenza e a un dinamismo che responsabilizza e fa germogliare la speranza.
Non posso vivere da sola, con le mie sole forze questa vita di apertura ai miei fratelli.
Sono come Mosè – “io non so parlare; che cosa dirò ?” – ma il Signore mi dice: “Va! Io ti mando:” E Gesù che ho voluto seguire rispondendo alla sua chiamata, mi dice: “non aver paura: ti darò il mio Spirito !” (Gv 17)
La contemplazione di Cristo Servitore,
 sfigurato e risuscitato , l’ascolto quotidiano della Parola di Dio, nutrono la mia vita apostolica. Ho bisogno di questi momenti di ritornare alle sorgenti, come dei sacramenti, in particolare dell’ Eucaristia. Offro tutte queste vite al Padre perché le accolga e le trasfiguri in quelle del suo Figlio.
In comunità
possiamo sostenerci, condividere tutto quello che ci fa vivere ed anche quello che ci pesa. poiché quando una suora è inviata in una missione ben precisa, tutta la comunità  è inviata con lei e per mezzo di lei.
Vivo la mia vita religiosa
un po’ come un passaggio pasquale dove la vita è più forte della morte, quando succede di non vedere più niente, nei momenti di stanchezza, di dubbio, quando non si vedono i risultati attesi…quando è duro remare contro corrente.
Infine io sogno e partecipo, molto modestamente alla vita di una Chiesa aperta ai più piccoli, a quelli che sono alla frontiera, con tutto quello che possono donarci nella semplicità della loro fede, quando si lascia loro spazio e si dà loro la parola. Una Chiesa dai mille colori, dove la diversità delle vocazioni e degli impegni è sentita come una situazione favorevole.
Da una anno a Yverdon, vivo una collaborazione con i laici caratterizzata particolarmente dall’ecumenismo. E’ questo un terreno assolutamente nuovo per me…la preparazione al battesimo, il risveglio della fede, l’accoglienza di quanti cercano asilo, il servizio religioso in una prigione.

Una gioia particolare in questa realtà di collaborazione
 è stato l’invito a partecipare alla celebrazione dei dieci anni di vita dell’associazione “Arcobaleno” di Besançon. E’ un’associazione di animazione dei quartieri popolari, fatta dagli abitanti stessi. Ho molto collaborato alla sua fondazione con alcune persone…Il grano è germogliato nonostante situazioni non sempre favorevoli…Pur nella  fragilità della sua consistenza stessa, è diventato un bell’albero poiché da quattro anni si regge da solo. Per me è il più grande regalo che mi è stato fatto: “Sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza “.

                                                                                  Suor Christiane Marmy/
Grandson- Svizzera
Testimonianza data all’incontro delle famiglie il 1.09.02 - Sancey