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Suor Reine e Suor Costanza ci scrivono da Endasselassie in Etiopia. |
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L’anno scorso, con la collaborazione di giovani monitori, abbiamo organizzato un centro per bambini abbandonati, orfani tra i quattro e gli otto anni, ragazzi della strada tra i nove e vent’anni. In più, una quarantina di orfani che vanno a scuola hanno approfittato di un corso di lingua inglese. Alcuni uomini di buona volontà ci hanno aiutate a reintegrare nella scuola, una quarantina di questi bambini e giovani. Alcuni, poiché abbiamo trovato per loro un piccolo lavoro rimunerato, e abbiamo contribuito al pagamento dell’iscrizione a scuola e del materiale scolastico, hanno anche fatto ritorno alle loro famiglie che in passato, prive di mezzi per nutrirli, li avevano abbandonati… Questo umile servizio dei mesi di luglio e di agosto, si è svolto in quattro aule affittate da una scuola esistente. |
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Il lavoro all’ambulatorio o “clinica” ha incominciato a svilupparsi; un traduttore e due persone collaborano con Suor Costanza. E’ stato persino necessario limitare le visite, vista la strettezza dei locali attuali…in attesa che i lavori in corso per la costruzione della “clinica” all’altro capo della città, siano finiti. Dal mese di settembre si è aperto UN CENTRO IN LOCALI AFFITTATI. |
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ACCOGLIE BAMBINI ORFANI ABBANDONATI Sono cinquanta maschi e femmine, orfani o abbandonati, dai quattro ai sei anni…Bambini privati dal calore di una famiglia, abbandonati a se stessi sulle strade, scalzi, stracciati…Se qualcuno li ospita è per mandarli a mendicare il loro pane quotidiano. Il centro li aiuta a crescere in un ambiente socio educativo dove trovano rispetto e amore. Hanno un pasto al giorno, abiti decenti, sapone…lezioni che permettono loro di riprendere la scuola. |
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I RAGAZZI DI STRADA |
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Anche una quindicina di adolescenti, ragazzi e ragazze, tra i nove e i diciassette anni, frequentano il centro. Hanno perso i genitori nella guerra; alcuni sono accolti dai nonni spesso anziani e senza pensione o rendite, o dai vicini. Altri non hanno proprio nessuno : dormono negli angoli della strada. Non possono andare a scuola perché devono darsi da fare per mangiare. Al centro ci si prende cura di loro. Alcuni riescono a ricuperare il ritardo scolastico e a riprendere lo studio, altri seguono corsi di alfabetizzazione e imparano un lavoro manuale o un piccolo mestiere alla portata delle loro capacità… Il sabato è “porta aperta” per giocare, condividere quanto si è vissuto durante la settimana, vedere un film, discutere… |
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LE RAGAZZE MADRI |
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A loro si propongono corsi di alfabetizzazione, di apprendistato, di lavori manuali (secondo la cultura etiope) di computer. Sono giovani tra i diciassette e i ventitré anni . Rifiutate dalla famiglia con il loro bambino, devono far fronte alla vita …Spesso sono analfabete e vivono situazioni tragiche. Ne aiutiamo dieci, ma ci sono nuovi casi ogni settimana. Le accogliamo, le ascoltiamo, cerchiamo di conoscerle, di trovare con loro un lavoro, un alloggio anche se è una piccolissima camera con una piccola finestra, in un muro di cinta… Alcune imparano a filare il cotone, a lavorare la paglia, ad allevare le galline per vendere le uova fresche per la nostra “clinica” o per il nutrimento dei bambini malnutriti… Noi procuriamo il necessario per il loro lavoro così possono guadagnarsi qualche cosa . |
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UN PROGETTO DA REALIZZARE Un asilo per i bambini delle ragazze madri e per i piccoli orfani. Perché ? Per · lasciare libere le mamme in modo che possano lavorare e guadagnare onestamente il pane per loro e per i loro figli · offrire ai bambini un ambiente educativo e i mezzi che favoriscono la loro crescita umana, affettiva, psicologica. · aiutare queste giovani madri a far crescere i loro bambini in un ambiente sano. Daniele, un amico delle Suore, sordo muto, ma sempre sorridente, all’inizio di aprile ha trovato una casa da affittare, vicino alla parrocchia. La casa potrà accogliere due gruppi di bambini. Un “fratello maggiore” accompagnerà ogni gruppo e ne avrà la responsabilità. La presenza del prete della parrocchia, il sostegno di Monsignore Vescovo di Adigrat, dei suoi collaboratori, i legami già tessuti con le Congregazioni presenti nella diocesi e nella capitale, con la popolazione molto accogliente, ci danno fiducia per il futuro. La costruzione di un ambiente per un servizio più allargato e meglio adatto è in corso. Ringraziamo tutti i nostri benefattori e tutti coloro che ci sostengono con la loro preghiera. Suor Reine e Suor Costanza. |
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“Insegnare ....ai bambini (e ai giovani) a conoscere, amare e servire a Dio, non é forse realizzare in parte la missione che il Salvatore del mondo é venuto a realizzare sulla terra?”(Sta.Giovanna Antida)
Sono appena tornata da un ritiro fatto con un gruppo di giovani missionari che si preparano a realizzare la Grande Missione Popolare nel prossimo mese di Luglio.....Sento dentro di me una gioia profonda per essere “testimone” dell’ azione di Dio nelle loro vite.... |
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Con alcuni di loro ho condiviso lo scorso anno il cammino di formazione per giovani, chiamato “Cammino di speranza”...Con altri la Scuola Vocazionale Diocesana ....A questi incontri li ho visti arrivare “timidi”, in cerca di un “non so che”....interessati solamente al “divertirsi”, all’ “incontrare amici” e adesso li ritrovo preoccupati di ravvivare la fonte dell’Acqua Viva che sta dentro di loro per saziare la sete di molti fratelli e sorelle, soprattutto giovani. Nel ritiro abbiamo pregato e condiviso il testo dell’Esodo 3, versetto per versetto.... Dove ci incontravamo quando Dio ci ha chiamati? (v.1), Quale é stato il roveto ardente che si bruciava per noi? (v.2) Che cosa ci ha attratti di questa prima esperienza e che cosa ci ha spinti ad avvicinarci sempre di più? (v.3) Quando abbiamo sentito che Dio ci chiamava e che cosa gli abbiamo risposto? (v. 4), Quale fu il luogo sacro che ci ha fatto calpestare? Di che cosa dovevamo spogliarci per potervi entrare? (v.5) Quale era il Dio dei nostri antepassati e del nostro passato? (v. 6) Quale é la miseria, il dolore, la schiavitú, il clamore che Dio vede e ascolta oggi? (v.7) Dove il Signore vuole condurre il suo popolo? (v. 8) Chi può inviare oggi? (v.10) Chi siamo noi per andare? (v. 11) Dio si coinvolge e si impegna: “Io starò con te” (v. 12) Che bello é testimoniare l’Amore personale di Dio per ciascuno dei suoi figli e figlie....e la gioia che ci da il condividere sincero, fraterno, umile che fa crescere la fede tra noi, fede che ci muove all’ azione, a scoprire il senso della vita. Dopo tutto ciò che ho ascoltato e visto in questi giorni, posso cantare come Maria e Simeone: “L’anima mia canta la grandezza del Signore.....” (Lc1, 46)... “perché i miei occhi hanno visto le tue opere” (Lc 2,30). Ci sono molti giovani che hanno scoperto che il cammino che porta alla vera felicità ha una formula molto semplice: AMARE E
SERVIRE
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Da ormai più di due anni, lavoro come infermiera all’ospedale di Aix-les- Bains , in Savoia. Ho scelto questo reparto ospedaliero per la sua specificità. Infatti, tra i suoi venti posti letto, quattro sono per i malati terminali. L’ammalato …persona vivente fino alla fine… Da qualche anno ho avuto l’occasione di ricevere una formazione specifica sul piano professionale, per l’accompagnamento e le cure palliative dei malati terminali. Tale formazione ha cambiato molto il mio modo di curare e di avvicinare ogni malato. Ho imparato a guadare l’ammalato, in qualsiasi situazione si trovi, come un essere umano |
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. Egli è prima di tutto una persona vivente e che rimane tale fino all’ultimo respiro, con le sue emozioni, i suoi desideri, ed è attento ai gesti, alle parole, all’espressione dei volti di chi lo avvicina. Per questo cerco prima di tutto di ascoltarli per conoscere i loro bisogni e i loro desideri. Ciascuno di loro è al centro del progetto di cura che l’équipe incaricata può proporre. Si tratta di tener conto della persona, senza ridurla alla sua malattia o alla sua apparenza o handicap, ma di incontrarla nella globalità di quanto fa parte della sua vita tanto sul piano fisico quanto sul piano psicologico e spirituale. Questo è quanto cerca di fare l’équipe di cura , ciascuno secondo la propria competenza, ma tutti in stretta collaborazione. …che mi dice qualche cosa dello sguardo di Dio… Oso dire che oltre questo arricchimento nella mia vita professionale, sento egualmente un’evoluzione nella mia vita di consacrata. Effettivamente mi rendo conto che esiste una maggiore coerenza tra la mia missione e la mia vocazione di Suora della Carità, che si stabiliscono legami stretti tra la mia relazione con i malati e la mia relazione con Dio. Dentro di me rimane la convinzione che gli ammalati mi dicono come è lo sguardo di Dio sull’essere umano. Questo è il senso che prende per me, oggi, la frase di Vincenzo de Paoli: “ I poveri sono i vostri padroni” e quella di Giovanna Antida: “Le Suore serviranno i poveri con rispetto, riguardando nella loro persona , la persona di Gesù Cristo…con cordialità,…con compassione, con carità e pazienza…” Questa unità si costruisce a poco a poco e nell’umiltà. Io non ho l’impressione di esserci arrivata , ma al contrario di essere in cammino in un dinamismo nel quale la vita umana sta al centro del mio impegno e in modo particolare la cura degli ammalati più indifesi: quelli lasciati alle cure palliative e che la medicina tenderebbe ad abbandonare. Un lavoro in équipe pluridisciplinare… Lavorando in questo singolare ambiente, scopro non soltanto che l’essere umano è posto al centro, come ho detto, ma scopro anche il lavoro in un’équipe pluridisciplinare: medico, infermiere, kinesiterapeuta, assistente sociale, psicologo, fisiatra, dietista, segretaria…In realtà in questo reparto, prendiamo il tempo di riunirci ogni settimana per rivedere il progetto di cura di ogni paziente, cercando gli obbiettivi principali per ciascuno, secondo il loro desiderio e quello delle loro famiglie. Si tiene conto dell’ambiente, dell’inserimento famigliare e sociale del malato per adattarci a ciò che è meglio per ciascuno. Spesso ci troviamo di fronte a problemi etici e la parola di ciascuno è importante per scambievoli chiarimenti. …che mi parla della vita comunitaria… Questa collaborazione mi rimanda alla nostra vita comunitaria e alla solidarietà che impegna ogni suora nella Congregazione di fronte al discernimento delle decisioni prese. Non è sempre facile lasciarsi coinvolgere ed essere accolte nella giusta posizione, ma l’impegno esiste in profondità. Il riferimento resta la vita di Gesù Cristo, il suo coinvolgimento nel sociale e la sua dipendenza umana. Non è stato risparmiato dagli ostacoli, ma neppure li ha fuggiti.”Tutto quello che legherete sulla terra, sarà legato anche in cielo e tutto quello che scioglierete sulla terra, sarà sciolto anche nel cielo.” (Mt 18, 18) Egli ci affida questa missione di sciogliere ciò che incatena l’umanità intorno a noi. A noi di essere creative con gesti, parole, impegni nella nostra missione e nelle nostre rispettive comunità, per favorire il passaggio ad un “più” di vita. La debolezza: luogo di conversione… Un ultimo punto che mi sta particolarmente a cuore in questa missione presso gli ammalati in fin di vita, è il riferimento alla debolezza che ho scoperto come luogo di conversione. Lo stare a fianco di questi pazienti così indifesi, così dipendenti, mi ha insegnato a non temere la debolezza e il senso di impotenza di fronte a loro. Al contrario, progressivamente ho imparato a riconoscere e ad accettare dentro di me questo sentimento e a guardarlo come luogo privilegiato dove la vita può ancora scaturire, ma in un altro modo, in una relazione rinnovata con l’ammalato stesso e con Dio. Per me si tratta di una conversione profonda. Riguarda la mia vocazione nelle sue dimensioni di accoglienza e di dono. Io imparo a ricevermi e a donarmi da questo luogo della debolezza, dove da sola non posso nulla, ma dove l’incontro con Dio è promessa di fecondità. Ho così scoperto la compassione come vocazione a prendersi cura dell’altro senza temere di entrare con lui nella debolezza e ad ascoltarlo col mio cuore e il mio essere con una qualità tale di presenza che gli permetta di sperimentare l’incontro con Colui che in realtà lo raggiunge e rimane con lui anche dopo la mia partenza. Spesso un pensiero di Giovanna Antida mi torna alla mente: “E’ in favore della debolezza, ma della debolezza umile, che conosce la sua miseria e la sua impotenza, che aspetta da Dio tutta la sua forza e tutto il suo appoggio, che il Signore si compiace di sviluppare gli effetti meravigliosi della sua bontà paterna.”
Ecco quanto in questo tempo nutre la mia vita di Suora della Carità a servizio degli ammalati.
Sr Yannick |
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Esperienza di servizio nella Casa di reclusione femminile in TRANI |
Varcare la soglia di una Casa di reclusione …
E’ da un
anno che mi trovo, in qualità di operatrice, nella Casa di Reclusione
femminile di Trani. |
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Senza alcun dubbio è un
“luogo” di sofferenza, sofferenza che respiri ovunque e sempre
soprattutto quando si entra nelle loro celle: esse costituiscono tutto il
loro mondo affettivo e familiare. Le mura tappezzate dalle foto dei loro
familiari, dei loro figli parlano e ti raccontano e tu… sperimenti ogni
giorno sempre più che le “parole” sono solo suono, non percepite dal loro
angosciato cuore… |
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« non sai cosa significa vivere in questa struttura …»Mi ritorna alla mente la dura risposta di una detenuta, quando, dopo aver ascoltato le sue confidenze mi sono sentita in dovere di rivolgerle parole di incoraggiamento… ma ella così concluse: “ Tu parli in questo modo perché non sai cosa significa vivere in questa struttura, dove ogni giorno sperimenti la spogliazione della propria dignità… cosa significa aver perso gli affetti, la libertà, il senso della vita…” « Togliti i calzari, perché il luogo sul quale tu stai è sacro …»
Compresi
che SILENZIO – ASCOLTO – PRESENZA dovevano essere il mio obiettivo a
scadenza indeterminata. « da ricco che era si è fatto povero…»
Termino
ponendomi un interrogativo: ” Perché, Signore, sono sempre i poveri ad
arricchirmi?” Suor Emiliana Zuccarello |
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| Sono arrivata in questo bel paese due anni fa. Quante belle scoperte, ricche e interessanti ho fatto fin’ora! |
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Bisogna studiare per
avere un “visa”… Sono infermiera da oltre vent’anni. Arrivando in India, nel Tamil Nadu, ho dovuto trovare un mezzo che mi permettesse di prolungare il visto sul mio passaporto, per potervi rimanere. La NATUROPATHY è sembrata la via che meglio mi conveniva, imparare cioè a curare con i mezzi normali e ragionevoli offerti dalla natura come la luce, l’aria, l’acqua, il calore, il movimento, la dieta e altre misure fisiologiche. In effetti la naturopathye è una scienza molto apprezzata dalla gente del posto. Ha il fine di stabilire l’essere umano in uno stato di salute tale per cui è praticamente protetto da ogni infezione, contagio e invasione di microbi, batteri, parassiti. Dunque ho ripreso gli studi…Questo mi obbliga a frequentare le lezioni per cinque giorni ogni settimana…E’ un po’ una costrizione per me che pensavo di dare un tempo maggiore alla missione. A poco a poco, ho scoperto con grande interesse le loro tradizioni e il loro modo di curare. Oggi, dico che hanno ragione e sono molto interessata da quanto imparo. |
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Una missione…presso i poveri…
Oltre lo studio, la mia missione consiste nel visitare e curare i poveri di
due parrocchie, soprattutto quelli che sono abbandonati. Siccome camminano
scalzi, spesso prendono infezioni ai piedi che sono difficili da curare
specialmente per gli anziani che soffrono di diabete o che hanno problemi di
circolazione.
Quando vado da loro, cerco di insegnare a un membro della famiglia, come
pulire, disinfettare, medicare…In questo periodo sto curando cinque persone
anziane. E domani, forse…un dispensario ?
Poiché non ho ancora il permesso di esercitare la mia professione, non oso
fare di più.
Ma per i cristiani “no problem” come dicono loro. Ma spesso basta un sorriso… Nei miei viaggi di andata e ritorno, la gente, soprattutto gli anziani, mi scambiano per una di loro. Mi parlano … io li guardo e sorrido, ma quando incominciano a farmi qualche domanda, alzo la testa per far capire che non conosco ancora né il tamil, né il malayam. Si rendono conto allora che sono straniera… Ma con quelli che mi conoscono e che incontro sovente, basta scambiare un sorriso. Il popolo è buono e molto religioso : il vederli in preghiera, invita a pregare.. Suor Milady |
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Lasciare
il proprio paese per la prima volta, non era facile anche per la mia
famiglia : non avrebbe mai creduto che un giorno sarei andata tanto lontano
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Verso l’ignoto…completamente nuovo…
Per me
incomincia un giorno nuovo, in un continente nuovo, un paese nuovo, un
popolo nuovo, una cultura nuova, una comunità nuova… in terra sudanese. |
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Qualcuno che mi invitava ad avere fiducia: fiducia in coloro che avrei incontrato, fiducia nella nuova vita che avrei incominciato, fiducia soprattutto in Dio che mi si rivelava attraverso larghi sorrisi sgorganti dal profondo del cuore dei giovani e degli adulti, sorrisi colmi di semplicità, di pace, di gioia nonostante il peso delle sofferenze di una guerra interminabile. E …”ALLA FI…Dio è qui” Fin dal mio arrivo, la delicatezza del Signore mi ha regalato una messa maronita celebrata da un prete libanese, Padre Christophe KASSIS, segretario della Nunziatura. Egli tornerà ogni primo sabato del mese. “ALLA FI “ , Dio è qui , come ripetono i sudanesi! |
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Il 10
ottobre è una data sacra per i sudanesi cristiani: è la festa di San Daniele
Comboni. In quel giorno ho avuto l’occasione di partecipare a una messa
solenne, celebrata sulla Piazza Comboni, dove erano radunate diecimila
persone, sedute, in piedi, o arrampicate sugli alberi, per quattro ore – la
durata della celebrazione – senza nessun problema. Tutti, in un cuore solo,
cantavano, danzavano e applaudivano il Signore nostro Dio. |
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Nel mio
cuore ripetevo le parole del salmista : “Questa è l’opera del Signore !” e
mi sono sentita molto piccola di fronte alla profonda ricchezza di questo
popolo che vive nel dinamismo della sua fede, nella fedeltà all’alleanza che
Dio ha stabilito con lui e nella gioia di appartenere a Gesù Cristo
Salvatore. Si compia in me la sua volontà… Per tutto questo rendo grazie a Dio e con Giovanna Antida dico: “Signore, voi vedete tutto, voi sapete tutto: io spero nella vostra bontà e nella vostra potenza: i vostri voleri si compiano su di me per la mia santificazione.”
Suor Fida |
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Ciao, sono Sr.Teresa Tonna e sono suora della Carita’ dal 1985. Quando ero adolescente, mi piacevano molto le parole di un canto: “Avevo tanta voglia di viaggiare, Tu mi dicesti vai… e io partii … Io cerco solo Amore e Libertà” Questa frase ha trovato conferma nel mio cuore quando in Noviziato ho scoperto che la nostra Regola di Vita “ è un dono di Dio che ci aiuta a crescere nella libertà e nell’amore”. |
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Per Dio Solo, in comunità, per i poveri, per crescere e far crescere nell’Amore e nella libertà. Questo ideale si esprime concretamente nella piccola comunità in cui vivo a Gudja (Malta). Siamo solo cinque suore ma e’ una comunità molto dinamica e accogliente dove spesso capita di aggiungere un posto a tavola poiché c’è qualcuno che si ferma a mangiare con noi. La nostra casa ha anche un ambiente per accogliere gruppi di ragazze, che desiderano vivere qualche giorno con noi ed entrare nel nostro ritmo quotidiano scandito tra preghiera, lavoro e ricreazione. Un lavoro appassionante Il mio servizio si svolge nella scuola elementare di cui sono Direttrice. Sono circa 350 bambine dai 4 agli 11 anni che frequentano la nostra scuola. Insieme a tutte le insegnanti e ai genitori cerchiamo di educare queste bambine non solo culturalmente ma soprattutto nei valori cristiani. Il messaggio viene trasmesso non tanto a parole ma con l’esempio di vita in un clima di fraternità e condivisione. Una bella esperienza Questi ultimi due anni la nostra scuola ha fatto una bella esperienza di condivisione con la scuola S.Vincenzo de Paoli di Reggio Calabria (Italia) e la scuola St.Therese di Nizza (Francia) di un progetto comune finanziato dall’Unione Europea. Questa esperienza ci ha arricchite vicendevolmente sia a livello intellettuale sia a livello di conoscenza e di scambi tra le diverse culture, ma soprattutto ha creato unità d’affetto e collaborazione . Un altro polo della mia vita Faccio parte dell’equipe per la pastorale giovanile / vocazionale, un servizio che non gratifica ma oggi molto necessario. Veramente io mi sento in dovere di aiutare i giovani a scoprire il valore inestimabile che oggi fa di me una donna felice e realizzata in pienezza. L’unica ragione della mia vita è Cristo. Sono convinta che il segreto per crescere sani nell’amore e nella libertà , sia toccare con mano il Cristo che soffre sulle strade di oggi; perciò quest’anno, per la seconda volta, ho accompagnato un gruppetto di ragazze in un servizio di volontariato, con la Caritas di Roma, alla mensa dei poveri. Vedere delle persone che, ancora oggi, nella società europea del benessere ti tendono la mano per mangiare e si sdraiano sul marciapiede su dei cartoni per dormire durante la notte, è un’esperienza che suscita tante domande e lascia un segno indelebile. |
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Essere clown C’è poi nella mia vita un grande amore per i clown , un amore nato durante il mio noviziato quando, insieme abbiamo realizzato un recital dal nome “Diventiamo Clown, con la C maiuscola però”. |
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Attraverso canti e dialoghi abbiamo presentato la vita dei clown come simbolo della nostra vita consacrata, principalmente il dimenticarsi per il bene degli altri. Questa immagine mi ha accompagnato lungo tutti questi anni di vita religiosa e tutt’oggi l’immagine del clown mi entusiasma. A voi che leggete ripeto: “diventate Clown con la C maiuscola però, per Dio Solo!” Sr Teresa Tonna |
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la gioia è muro di difesa contro la violenza Anne PICQ (Giornalista, Parigi)
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Perdono, Tollernza, Riconciliazione. Ci sono incontri che permettono di dare consistenza a parole che spesso sentiamo, ma talvolta sembrano prive di significato. Ho potuto capire il senso di queste parole e viverle concretamente, durante un soggiorno in Libano, nella scuola delle Suore della carità a Baskinta. E’ passato del tempo, ma quest’esperienza è sempre viva dentro di me e continua a trasformare il mio sguardo sul mondo. |
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Sono arrivata a Baskinta per caso […] Allora ero studente all’ultimo anno di Scienze Politiche, […] e come molti giovani, desideravo partire per qualche missione umanitaria e prendere così un po’ di distanza dal mio ambiente. Ero scoraggiata per i rifiuti delle grandi ONG […] Un’amica mi parlò allora del Libano, dove occasioni di conoscenze mi hanno condotta verso le Suore della Carità di Baskinta. Esse si occupano di una scuola con 700 alunni, dalla materna alla maturità, ed hanno anche 85 ragazze interne con situazioni famigliari o economiche difficili. Hanno accettato il mio aiuto con una gioia uguale al mio desiderio di rendere servizio. Io non sapevo dove si trovasse Baskinta, né come si svolgesse la vita nella comunità, neppure sapevo quello che avrei fatto, ma l’accoglienza da parte delle Suore fu per me un primo regalo.
Ho scoperto Baskinta sotto la neve, dopo essere rimasta qualche giorno bloccata a Beyrouth a causa di un bufera che rendeva impossibile l’accesso ai villaggi della montagna. In pieno inverno, la montagna libanese obbliga gli abitanti a vivere secondo il ritmo della natura e delle intemperie. La strada che sale da Beyrouth verso Baskinta fa dimenticare il caos della città. […]
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[…] La Scuola San Vincenzo de Paoli si trova all’entrata del paese. […] Soltanto sei religiose si occupano delle interne e dei numerosi alunni, dai sei ai diciotto anni, che vengono ogni giorno dai paesi vicini. Solo pochi anni fa, le interne erano per la maggioranza orfane in seguito alle rovine della guerra civile. Quella generazione è ormai cresciuta, ma per la situazione economica del Libano molte famiglie sono in situazioni di povertà e non mancano situazioni famigliari dolorose. In Libano la famiglia costituisce lo zoccolo essenziale della società e quando questo si incrina, genera sofferenze profonde. Indispensabile o disponibile ? Essendo partita con l’idea di fare un’esperienza “umanitaria” e di rendermi il più possibile utile durante quelle brevi settimane, cercavo di immaginare, prima della partenza, quali sarebbero stati i miei compiti e le mie missioni. Avevo proposto alle Suore di dare lezioni di francese e di insegnare a modellare la terracotta ai ragazzi ed esse avevano accettato con gioia. Io avevo tanti progetti e grandi sentimenti altruistici. Perché partire se non è per cambiare un po’ la faccia di questo mondo ? Cullata dalle illusioni, immaginavo di trovare a Baskinta bambini tristi, poveri, forse credendo che mi sarebbe stato più facile aiutarli. Al contrario che cosa ho trovato arrivando a Baskinta ? Ragazze esuberanti di gioia di vivere, che cantavano e danzavano con le Suore, sempre pronte ad aiutarsi nonostante le gelosie. Le ferite erano nascoste. Dovevo scoprirle a poco a poco. Ho imparato a conoscere e ad ascoltare i ragazzi durante i tempi liberi, durante le passeggiate in montagna e nei momenti di condivisione, mai quando io me lo aspettavo, sempre come una sorpresa. Una sera, non lo dimenticherò mai, una delle Suore mi trova sola e pensierosa, con l’aria certamente un po’ triste. Le confesso il mio dubbio sull’utilità e sul bene del mio soggiorno tra loro. Mentre ero partita dalla Francia con grandi progetti, ora non mi trovavo all’altezza di queste ambizioni. Suor Maria capisce i miei interrogativi. Non cerca di rassicurarmi ma di condurmi verso la verità. La mia presenza, secondo lei, aveva valore in se stessa proprio perché gratuita. Io non dovevo cercare risultati concreti e immediati, ma la gratuità degli atti e dei pensieri. Ho capito che il mio passaggio a Baskinta non avrebbe trasformato la vita dei ragazzi né quella delle Suore. In compenso, scoprivo quanta saggezza ci sia nel non voler essere indispensabili, ma piuttosto disponibili. Ero io ad essere trasformata. Sono ritornata dal Libano ricolma di una forza fatta di gioia e di serenità. E questo non per aver compiuto laggiù quello che volevo fare, ma nel sentire che il Libano, le Suore, le stesse montagne avrebbero continuato a vivere in me come una grazia che mi accompagna ancora dopo due anni. Prima di partire non avrei mai pensato di passare due mesi in una comunità religiosa, tanto le mie scelte di vita mi sembravano diverse. Giovane laica di vent’anni, credente ma anche piena di dubbi sulla mia fede, avevo anche paura di condividere questa vita. Non avrei mai immaginato di poter ridere come ho fatto con le Suore. Anche il loro abito non era più un ostacolo. Spesso, la sera, nei dormitori, si danzava con le interne, al ritmo della musica orientale ed io dimenticavo dove ero. La parola missione prendeva senso. Prima di conoscere la realtà della vocazione, avevo la tendenza a vedere i religiosi e i preti come persone fuori dal comune, sempre esposti a situazioni eccezionali. A Baskinta la parola missione improvvisamente, prendeva tutto il suo senso. Le Suore non scelgono né il luogo né la durata della loro missione. Ad alcune piacerebbe occuparsi degli handicappati, ad altre dei ragazzi di strada. Ma tutte cercano di vivere nel modo migliore la vita che è stata loro assegnata. In fondo il fine è lo stesso: fare del bene intorno a sé, essere disponibili e ringraziare per la vita ricevuta. Questa condivisione di vita con le Suore è stato certamente per me il più grande dono. Il loro entusiasmo e il loro sorriso mi hanno insegnato la semplicità nel quotidiano. Non mi hanno mai imposto il loro ritmo di vita e di preghiera. Giorno per giorno, negli avvenimenti quotidiani ho scoperto la spiritualità che le anima […] Spiritualità fatta di accoglienza, di condivisione e di semplicità, che privilegia l’amore per i più poveri, per i “piccoli”. Le Suore di Baskinta mi hanno dimostrato che la vera generosità non si deve cercare soltanto nelle grandi azioni, ma soprattutto nell’attenzione alle piccole cose. Pur imparando a conoscere i ragazzi e le Suore, cercavo anche di capire la cultura e la storia del Libano. A Baskinta le Suore sono amate e non fanno un passo senza essere salutate, ringraziate, invitate dagli abitanti. L’ospitalità libanese è famosa ed è reale. Le feste, i banchetti o anche le semplici conversazioni nel salotti delle case, sono momenti di straordinaria condivisione. Nei paesi di montagna la lingua araba è più usata che il francese. Nonostante la barriera della lingua, l’accoglienza e la gentilezza dei miei ospiti mi bastava e mi faceva meglio comprendere come in questo paese si continua a vivere nonostante gli antagonismi esistenti tra le diciassette comunità religiose, nonostante un passato doloroso ed una attuale situazione economica deplorevole. Nessuna famiglia è stata risparmiata dalla guerra, ma le diverse confessioni continuano a coesistere e cercano in qualche modo di dimenticare. Anche soltanto con il loro sorriso le Suore incarnano un messaggio di pace e di riconciliazione. Pertanto anch’esse, nella loro infanzia, hanno subito gli orrori della guerra e la violenza dei combattimenti tra cristiani e mussulmani. Non potrò mai dimenticare il racconto di due giovani Suore che dovettero fuggire dalla regione cristiana al sud di Beyrouth, le Chouf, quando i Drusi le scacciarono dai loro villaggi. L’una racconta con distacco inverosimile la morte gratuita di suo padre, poi quella di suo fratello, l’altra ricorda la dispersione della sua famiglia quando lei aveva solo sei anni. La violenza è un dato di fatto ma nei loro racconti non c’è nessuna amarezza, nessun segno di odio. Mentre raccontavano scoprivo la realtà del perdono e della tolleranza. Ogni giorno, nelle piccole cose, le Suore e le ragazze mi hanno indicato la via dell’amore. Il loro sorriso è un dono. La loro gioia di vivere è muro di difesa contro la violenza. |
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MONTAGNAGA, AGOSTO 2004 : un incontro voluto e desiderato dal “Gruppo ‘74”, |
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cioè le suore che in quell’anno hanno pronunciato i loro voti perpetui. Si arriva il 18 agosto dai luoghi più diversi della nostra Italia e da Malta, accolte fraternamente dalla Provincia di Ferrara, che ha preparato con cura l’ambiente. Siamo 29, e con noi c’è Suor Maria Chiara Rogatti, memoria storica del gruppo, che ha scelto questa sessione di Ritiro annuale per poi parlarci di Giovanna Antida. La preghiera di Vespri dà il “la” all’incontro, che vuole essere occasione per verificare 30 anni di cammino e celebrare insieme la bontà del Signore, la sua fedeltà, il suo amore, la sua misericordia: “La misericordia di Dio Padre verso il suo popolo supera la grandezza della terra e dei cieli” L’indomani abbiamo conferma che l’artefice del tutto è Lui, il Signore: il predicatore previsto è ammalato: che fare? Suor Simona, la sorella servente riesce ad ottenere il sì di Padre Paolo, francescano cappuccino, che svolgerà il tema “la tenerezza di Dio rivelataci da Cristo”. Non poteva esserci tema migliore e guida diversa, veri regali dello Sposo. La bellezza delle montagne, il clima fresco, la riflessione lungo le strade verso le Comparse ci aiutano a mantenere il cuore in dialogo col Signore. Tutto vola come un soffio, già si attende dal Libano l’arrivo della Madre: là ha celebrato con le nostre sorelle libanesi la festa del centenario della nostra presenza. Il 25 la Madre è tutta per noi, disponibile, profonda nelle riflessioni, materna nell’ accostarci, semplice nelle relazioni e noi siamo felici con Lei! Il Cardinale Martini ci raggiunge il giorno dopo, da Gerusalemme, e condivide con noi la sua esperienza. Come sempre, da quando ci ha preparato alla Professione Perpetua, ci ricorda e ci saluta ad una ad una con affettuosa simpatia. In presenza della Madre e del Cardinale rinnoviamo il nostro SI’ nell’Eucaristia del 26 agosto. La Chiesa è preparata per le grandi occasioni con un 30 fatto di luci che ricordano il cammino percorso. I doni che presentiamo, il pane e il vino uniti alla brocca e all’olio del Samaritano, ci calano nel concreto del nostro impegno a servizio spirituale e temporale dei poveri in nome di Cristo. Nel corso del nostro incontro c’è spazio anche per le alte vette: ci godiamo il Cimon de la Pala, luogo splendido che possiamo contemplare sullo sfondo di un cielo limpido e terso. E’ il giorno di S. Monica, col passo evangelico delle dieci Vergini, che ci sollecita a procurarci altro olio per il cammino: “ lo sposo viene, andategli incontro”… quando?... come? Non ci è dato sapere, ma “verrà”! Il Cardinale ci fa gustare la Parola di Dio in pienezza. Si riparte. Saluti, gioia e tanti arrivederci…A quando? Anche questo non ci è dato sapere, ma ci incoraggia quanto abbiamo ricevuto in questo tempo di formazione. I vincoli si sono rinsaldati e a Malta, in Italia, in Africa o altrove, ci sentiamo in cordata, corresponsabili le une per le altre della crescita e dell’irradiazione del carisma di S. Giovanna Antida. Il gruppo ‘74
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Il viaggio di nozze continua da 40 anni…
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| Suor Maria Teresa Rozga dirige un centro di spiritualità ad Amarillo, una città del Texas. Essa fa parte di un gruppo di laici "ACTS" molto impegnato nella Chiesa. Le abbiamo chiesto di presentarci | |
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"ACTS": ADORAZIONE, COMUNITA', TEOLOGIA, SERVIZIO. Per la maggior parte di noi, questa sigla ACTS fa pensare agli "ATTI" degli Apostoli nel Nuovo Testamento, il libro che descrive le attività della prima comunità cristiana dopo la Pentecoste. E' questa una buona analogia di quello che si vive nel programma ACTS. |
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ACTS incomincia con una esperienza intensa di ritiro data da e per i laici. Il Centro di Ritiri del Vescovo De Falco ha organizzato il suo primo ritiro ACTS nel gennaio del 2001. Da quella data, ottocento laici, uomini e donne, hanno partecipato ai ritiri in questo centro. Il ritiro è radicato nella fede cattolica e consiste in conversazioni fatte da laici su valori cristiani specifici come il perdono, l'evangelizzazione, il servizio, i sacramenti, l'amore incondizionato di Dio, ecc. A queste conversazioni sulla fede si aggiungono la messa quotidiana, tempi di preghiera, il sacramento della Riconciliazione, la Via Crucis, il Rosario, la vita comunitaria. Dopo il ritiro…Il ritiro è soltanto l'inizio del programma ACTS. Quando è terminato, i partecipanti formano piccoli gruppi che si riuniscono ogni settimana per pregare e condividere la loro fede. Questi gruppi sono chiamati Piccole Comunità Cristiane. In questi piccoli gruppi più intimi i laici possono continuare ad approfondire la loro relazione con Cristo, con la Chiesa e tra di loro. Una volta al mese, tutta la comunità ACTS si ritrova. Questo incontro incomincia con la messa seguita da un tempo di formazione spirituale che incoraggia la gente ad approfondire lo spirito di fede e di rinnovamento spirituale che hanno trovato nel ritiro. ACTS vuol dire Adorazione, Comunità, Teologia e servizio per Cristo. Ciascuna di queste componenti è importante. Un membro di ACTS non è interpellato solo per la propria vita spirituale. Quantunque abbia bisogno di tempo per la preghiera (Adorazione),e di approfondimento della fede (Teologia), aiutare ad edificare la propria parrocchia (Comunità) ed essere al servizio (Servizio) sono pure essenziali. La comunità ACTS offre i suoi servizi tanto individualmente quanto in gruppo. Ci sono membri che portano i pasti a persone sole che non possono uscire di casa, lavorano con quelli che non hanno domicilio, con i carcerati, si impegnano in modi diversi nelle loro parrocchie e aiutano per fare altri ritiri ACTS. L'aiuto per gli altri ritiri…I ritiri sono organizzati per gli uomini e le donne separatamente. Questo permette che il ritiro sia adattato ad ogni gruppo. Soltanto una persona che ha già partecipato ad un ritiro ACTS può far parte dell'équipe organizzatrice. L'équipe del ritiro composta da laici, segue una formazione per tre mesi prima di dare un ritiro. Durante ogni incontro, la metà del tempo è consacrata alla preghiera e alla formazione spirituale e il resto del tempo alla preparazione del ritiro. L'équipe del ritiro non può condurre gli altri dove non è stata lei stessa. Così è importante che i membri dell'équipe si impegnino attivamente a nutrire la propria vita spirituale. Il programma ACTS è uno strumento dinamico che aiuta a costruire una forte comunità di laici, pieni di fede e che desiderano condividere il messaggio del Vangelo e aiutare a costruire il Regno di Dio sulla terra. Suor Mary-Theresa Rogza, s d c |
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Il "DIO SOLO" di Giovanna Antida, mi conquistò fin dal principio Mi chiamo Anna Maria e, con sorpresa e gratitudine, accolgo l'invito che mi hanno fatto: condividere con semplicità il mio cammino di Suora della Carità. Ho iniziato nel 1981 il Postulato con il desiderio di essere di Dio e di servirlo nei poveri. Il motto di Giovanna Antida, DIO SOLO, mi attirò, mi conquistò fin dal principio, quando l'ho visto scritto nella prima comunità che ho conosciuto, nella Tribu di Los Toldos, in Argentina. |
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Ho iniziato questa tappa come se fosse quella definitiva…e oggi, dopo vari anni, mi hanno affidato il servizio di accompagnare le giovani che iniziano a camminare nella vita religiosa. In missione in Bolivia… Attualmente vivo sull'altopiano boliviano, a 3420 metri di altitudine, nella comunità …più alta della Congregazione ! E' una zona dove la gente è molto semplice, austera e forte. In questo mese di ottobre è riuscita a far cadere un sistema di governo oppressore che aveva causato più di settanta morti, più di trecento feriti e anche dispersi, in meno di una settimana. La Bolivia, l'Altopiano, l'Andino è un paese che possiede l'audacia e la fortezza per affrontare e competere con il mostro che è la società dei consumi e grazie a ciò possiamo ancora incontrare la bellezza della semplicità, dell'originale. .. Tutto ciò è scuola per me, è occasione per continuare a imparare. Una vita al ritmo della Parola di Dio… Un'altra esperienza forte che mi sta aiutando moltissimo, è quella di curare con più di attenzione, con più di fedeltà e con più di radicalità la mia relazione con la parola di Dio. Ogni mattina – in comunità – condividiamo la Parola e qui troviamo la nostra forza. Sempre di mattina, molto presto, andiamo in un internato parrocchiale dove si trovano bambini e giovani, per iniziare con loro la giornata. La sfida grande è di arrivare prima che inizino a studiare, perché la loro prima attività sia quella di leggere insieme, per tre volte, la Parola di Dio. Ognuno cerca quello che l'ha più colpito e poi preghiamo il Padre Nostro, l'Ave Maria e il Gloria. Ci impegniamo a fare memoria del passo letto, durante le diverse occasioni della giornata, chiedendoci : "Perché ci è piaciuto di più?" Attualmente stiamo leggendo il Vangelo di San Marco. Questo ci aiuta tutti. Personalmente mi aiuta a tornare ad un Gesù sempre più chiaro, più solido, più libero e compassionevole: sono anni che medito e prego per ottenere quello che Santa Giovanna Antida ha sempre avuto molto chiaro: l'esperienza e l'integrazione della fermezza e della tenerezza. Voglia di dire Grazie…. Dio è buono e fedele!
Ti
ringrazio, Signore, per avermi condotto nel deserto andino per purificare e
liberare il mio cuore.
Grazie, per questo popolo forte, povero e ricco di valori. Vi invito tutte, sorelle carissime dei quattro continenti, a cantare insieme: "RENDIAMO GRAZIE AL SIGNORE PERCHÉ E ' BUONO E FEDELE, PERCHE' SI RIVELA NEI POVERI, PERCHÉ ETERNA E' LA SUA MISERICORDIA: H. Anna Maria Knudtsen |
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Dopo un anno in cui mi trovo a vivere una realtà nuova e diversa di vita scolastica all’Istituto sant’Anna di Vallecrosia (IM) in un territorio quanto mai recettivo e vivace, faccio un bilancio… Ho lasciato alle mie spalle relazioni ed iniziative che mi porto dentro come felice ricordo, ma nell’istante in cui l’obbedienza mi ha chiesto un taglio con il passato l’ho accolto come nuova chiamata, come un ricominciare dall’inizio il dono di me stessa ai piccoli, ai poveri, ai giovani nella direzione di una scuola |
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Sono arrivata con il cuore aperto per accogliere, ma con tanti punti di domanda: · Mi accoglieranno · Saranno contenti di me · Sarò capace di rapportarmi ad un’età inferiore ai 15 anni · Quale comunità · La mia salute reggerà Poco per volta tutte le domande hanno avuto una loro puntuale risposta positiva ed entusiasta. Ho sentito che l’amore è la forza più potente che Dio ha messo nel nostro cuore e la vocazione più grande di ogni donna o uomo che vuole essere felice. “Avanti e per Dio solo” ecco le parole che sostengono il mio cammino e che sono diventate il respiro profondo del cuore. Fissando negli occhi il volto di Giovanna Antida mi sono sentita ripetere “avanti” ed il miracolo della gioia ha abitato le mie giornate… E’ sempre il cento volte tanto che ti viene dato come “misura scossa ed abbondante” e quello che era stato taglio è diventato nuovo legame:
Avevo pensato che ormai si dovesse chiudere il capitolo insegnamento ed ecco nasce una nuova e diversa possibilità che apre la Scuola Sant’Anna al territorio nelle sue realtà ecclesiali ed educative. Anche la salute (motivazione del cambiamento) regge … si può dire che “l’obbedienza ha fatto miracoli” perché tutti gli esami clinici si sono normalizzati! Veramente “l’Amore è inventivo fino all’Infinito” come diceva S. Vincenzo de Paoli e rivela di sorpresa, in sorpresa, tutta la sua forza ed il suo potere! Sr Maria Domenica |
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Un “SI” sempre nuovo… Il “SI” già detto al Signore quasi vent’ anni fa, in Libano, è sempre lo stesso, oggi, qui in Sudan. Ma è sicuramente un ”SI” sempre più profondo, sempre nuovo e rinnovabile. E’ un “SI” quotidianamente nutrito dalla Parola di Dio e dall’Eucaristia, dall’incontro personale ed intimo con quel Dio il cui nome è “Amore”, con Cristo stesso e dall’incontro con i poveri. Questo “SI” attraversa momenti difficili, momenti di dubbio, di paura e di solitudine, momenti in cui metto in discussione il mio modo di vivere la povertà in un ambiente tanto povero dove manca anche il giusto necessario… Non è facile la povertà e neppure i poveri sono facili…. |
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Una povertà che non mi lascia tranquilla… Quanto vivo oggi in Sudan, non mi lascia tranquilla…
Una domanda come una ferita… Ed io sono qui, tra questa gente, io che non manco di nulla ! E sono al loro servizio, al servizio della Buona Novella. Ma c’è una domanda senza risposta che resta come una ferita in fondo al mio cuore e mi fa sempre male: perché esiste la povertà ? Perché ci sono tante ingiustizie in questo mondo ? Perché ci sono le guerre ? Perché ci sono tanti bambini che muoiono? Dove sono i diritti della vita ??? I diritti dell’infanzia ? I diritti di ogni essere umano libero ? Le parole
di San Vincenzo de Paoli mi danno coraggio, e mi indicano l’amore senza
confini che devo rinnovare, giorno dopo giorno, nel servizio dei miei
fratelli : i poveri.
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Qui MISSIO THAI: una presenza appena iniziata…
Il
carisma di Giovanna Antida ha le sue radici in un Amore senza confini. Così
infatti Giovanna Antida scriveva a Mons. Lecoz, arcvivescovo di Besançon il
28 febbraio 1813: |
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Forti di queste sue parole, oggi le Suore della Carità sono presenti anche in Tailandia, e precisamente nella diocesi di CHIANG MAI. |
COME NASCE LA MISSIONE DI CHAE HOM
La
missione cattolica “Maria Regina della Pace” a Chae-hom, nel nord della
Tailandia è nata il 1° maggio 2000 ed è stata affidata alle Chiese del
Triveneto. I primi contatti per l'evangelizzazione risalgono al 1985 …. Da
questa data ad oggi si sono costituiti i primi gruppi di famiglie e poi
alcune piccole comunità tra i Thai del nord, i Kariani, gli Yao e i Lahu. ORGANIZZAZIONE DELLA MISSIONE
La
missione si estende geograficamente su tre distretti della provincia di
Lampang: Chaehom, Muangpan, Wangnua II cuore della missione attualmente, è il centro di Chae-hom I missionari lavorano con obiettivi ben precisi: - accoglienza di un centinaio di ragazzi/e, che frequentano la scuola dell'obbligo a poche centinaia di metri dal Centro, - formazione dei catechisti, - aiuto alla gente dei monti che scende in paese (assistenza sanitaria, sostegno alimentare, distribuzione di coperte o altro)
I
contributi economici per sostenere le iniziative provengono dagli "affidi
a distanza", iniziativa ben accolta in vari paesi occidentali.
Attualmente la missione aiuta circa 800 ragazzi. ALCUNI FLAH SULLA SITUAZIONE CIVILE E RELIGIOSA
I
bisogni sono immensi da ogni punto di vista e anche le difficoltà. Le suore in Tailandia
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Vivo la mia vita religiosa nell’amore di Dio e dei miei fratelli in umanità, come una passione: passione per Dio e passione per l’ uomo. E Lui, Dio, che mi ha dato la sua vita e che mi ama, come ama ciascuno di noi, di un amore eterno: “Tu sei mio figlio amato: mi è piaciuto di sceglierti” |
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Sì, la mia vocazione religiosa si iscrive in questo amore folle di Dio: la vivo come conseguenza logica del battesimo; essa dà senso alla mia esistenza nel suo svolgersi quotidiano che non è qualche cosa di statico. E’ fatta di tappe. E‘ un cammino, una tensione verso…attraversata da un “filo rosso”. Due frasi “chiave” risuonano in me: “Ho visto la miseria del mio popolo…và , io ti mando” (Esodo 3, 7-10) “Sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (s. Giovanni 10, 10 )
Ho
la convinzione che Dio è presente e
che mi chiama ad essere presente dove, donne,
giovani, bambini non sono riconosciuti nella loro dignità, sono emarginati,
ignorati, esclusi a motivo della loro situazione sociale o di qualche
fallimento…A loro sono mandata dalla mia Congregazione e dalla
Chiesa: là dove, anche se non è facile, tutto può rinascere ! Sono mandata
non tanto per loro ma a cercare con loro, poiché ne
hanno tutte le possibilità, il modo di tirarsi fuori, di prendere nelle
proprie mani la loro vita…Spesso basta un piccolo gesto…basta dimostrare
loro fiducia, camminare con loro in amicizia, creare legami, aiutarli a
tessere relazioni, poiché ogni essere è RELAZIONE.
Suor Christiane Marmy/ |
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