Santina Campana nacque ad Alfedena (AQ) il 2 febbraio 1929. Morì in sanatorio a soli 21 anni, dopo aver trascorso quasi due anni e dieci mesi in noviziato a Roma, fra le Suore della Carità, dall’ottobre 1945 al luglio 1947.

Il 7 settembre 1946 aveva ricevuto l’abito delle novizie. Il suo proposito, all’ingresso in noviziato fu obbedire-amare- sorridere.

Questo è uno stralcio della lettera scritta a casa ai suoi genitori, in quei giorni: “Ho incominciato il santo noviziato. Non posso esprimervi quale gioia, quale grazia il Signore ha voluto farmi indegnamente, vivere nella sua casa, strapparmi dalle insidie del mondo e condurmi nel paradiso prima del tempo.

Tutto è pace, tutto mi fa pensare al cielo, là, quando saremo tutti riuniti nella gioia vera che nessuno più potrà toglierci e faremo intorno a
1voi una corona di varie stelle.

Ringrazio Gesù delle tante predilezioni che ha per la nostra famiglia!

 “Suor Santina novizia tra le Suore di Carità”

Nel 1947, a causa di una emottisi polmonare, fu costretta a lasciare il noviziato per il ricovero nel sanatorio di Villa Rinaldi a Pescina (AQ). Dal letto di dolore, che lei chiamava il suo trono bianco, attirava a sé le anime afflitte e le consolava: «Coraggio, il soffrire passa, l’aver sofferto rimane».

In sanatorio, molto sofferente, emise i suoi primi e ultimi voti religiosi: davanti all’Ostia consacrata Santina, molto sofferente, consapevole della gravità della sua malattia, fu in grado di ripetere a voce alta, frase per frase, la formula dei Voti Religiosi, letta per lei letta dalla Superiora.

Per alcuni minuti, Santina restò rapita e assorta in ciò che stava succedendo. Comprese che tutto era compiuto come aveva desiderato ardentemente: morire da suora senza andare in missione perché sul letto di morte si stava consumando ugualmente l’epilogo di una diversa missione, quella dell’offerta della sofferenza fisica e morale per il papa, i vescovi, i sacerdoti e le Missioni, come aveva sempre desiderato!

Una strana sensazione di gioia profonda invase tutti i presenti, suore e sanitari, compreso la mamma e il fratello.

Fu sepolta nella nuda terra nel cimitero di Pescina e la sua tomba divenne subito meta di pellegrinaggi.

Il suo motto era: «Dio solo per fine, Gesù per modello, Maria per guida, l’Angelo per aiuto, io sempre nel sacrificio».

Nel 1979 papa Giovanni Paolo II approvò l’introduzione della causa di beatificazione della serva di Dio.

Nella sala-studio del noviziato – mi riferisco agli anni ’60 – su una parete laterale pendevano due quadretti: uno con la foto di una novizia, una certa Giuseppina Arena e l’altra della giovane novizia Santina Campana.

L’invito della nostra maestra delle novizie era di specchiarci in loro per attingere al loro ardore e ammirare la loro spiccata propensione verso una donazione a Dio consapevole, generosa, affascinante.

Pescina, 24 settembre 2025

In occasione del 75esimo della morte della Serva di Dio Santina Campana, la parrocchia di San Giuseppe, guidata dal parroco don Vincenzo Piccioni, ha promosso lo scorso 24 settembre, alla presenza del vescovo Giovanni Massaro, un convegno dal titolo Modello di speranza. Alla tavola rotonda, tra gli altri, hanno partecipato la presidente dell’Azione cattolica diocesana, Claudia Di Biase, la postulatrice generale della Congregazione delle Suore della Carità, suor Anna Antida Casolino, il dottor Sergio Sabatini, il vicepostulatore della causa di beatificazione, don Ennio Grossi.