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Ex alunni – La testimonianza di Rocío Gómez

Mi chiamo Rocío Gómez… sono la maggiore di 4 fratelli e quando avevo 5 anni fui l’unica testimone di come mio padre spinse mia madre in cucina e l’80 per cento del suo corpo prese fuoco.

So che è un modo crudo per iniziare una storia, ma è necessario mostrare le mie radici.

Abbiamo lasciato la nostra casa per vivere con una nonna che è stata la nostra prima salvatrice, mentre mia madre era ricoverata all’ospedale per ustioni.

Mia nonna ci ha cresciuto con amore e cura, per la prima volta abbiamo conosciuto il significato della parola CASA, FOCOLARE, tutto era bellissimo, lasciando in noi i ricordi più belli. Ma dopo 8 mesi una devastante malattia terminale l’ha portata via.

Siamo quindi andati a vivere a casa con mio padre in attesa della dimissione di mia madre e lì abbiamo vissuto l’inferno peggiore; vedere i nostri genitori picchiarsi, ferirsi. Vedere mio padre immerso nelle dipendenze e noi che lo pregavamo di non farci rivedere le scene di violenza verso mia madre.

Dopo due anni mia nonna materna chiese al tribunale la nostra tutela poiché mio padre era in carcere; era una donna di campagna, molto laboriosa ma poco affettuosa. Però non ci ha mai lasciati, ci ha educati e ci ha iscritti alla Prima Comunione. Lì ho conosciuto “ El Campito”…Sono arrivata lì tra gli 11 e i 12 anni, ho conosciuto la scuola perché avevo fatto la Prima Comunione nella Cappella delle Suore della Carità.

Arrivati a CASA, FOCOLARE come chiamo ancora la scuola, siamo stati accolti con grande affetto e premura dalle Suore della Carità e dai volontari che ci hanno aiutato a riscoprire in noi l’amore e la dignità e che ci hanno aiutato a potenziare e a coltivare le nostre capacità, attraverso il gesto d’amore e lo sguardo attento, espressioni del carisma e della spiritualità di Giovanna Antida. Abbiamo iniziato ad apprezzare un nuovo stile di vita riscoprendo la dignità che permette di porre ciascuno al centro della propria storia in un cammino illuminato dalla presenza di Dio.

A volte per molte persone questo può passare inosservato, ma per chi non riceve amore e viene maltrattato, questo posto era un’oasi nel deserto, e quella volta c’era una nuova ventata di serenità e, soprattutto, di protezione. Ricordo ancora la casa in legno e le lunghe panche dove condividevamo l’aroma del mate cotto, una cosa così semplice che ci trasmetteva l’aroma di casa. Perché qualcuno con amore e dedizione donava il suo tempo per preparare qualcosa per noi.

Non avevamo grandi lussi, ma era il nostro posto dove potevamo giocare e dimenticare da dove venivamo… un posto dove potevamo essere bambini.

Le suore e i volontari laici si occupavano di noi e col tempo il senso di appartenenza è cresciuto fortemente. Alcune volte per ringraziare per tutto quello che facevano per noi, li disegnavo mentre cucinavano o pulivano e li facevo sorridere regalando loro un disegno… Conoscevano le nostre storie, le famiglie di provenienza ed il passato di violenza, abuso, dipendenza e vulnerabilità subito e non ci giudicavano per questo. Al contrario, ci hanno insegnato l’amore nel linguaggio universale, offrendoci il loro amore. Con il passare degli anni ci hanno dato anche sostegno scolastico; quando frequentavo il liceo, alcune volte, potevo andare ad aiutare i bambini più piccoli.

Oggi ho 41 anni, sono mamma di 3 figli, stilista di professione e da qualche giorno volontaria “ nel Campito” “CASA MIA – FOCOLARE MIO”, oggi scelgo di stare dall’altra parte.

Oggi dono il mio tempo come quelle persone di ieri e servo anche il mate cotto affinché i bambini si sentano a casa…Oggi insieme ad alcuni colleghi diamo un abbraccio pieno di sostegno. Accogliamo i bambini a braccia aperte e leggiamo il loro sguardo. Li conosciamo in ogni stato d’animo.

Conosco il dolore e la violenza….Penso che la vita sia una dura scuola… Un apprendimento che oggi mi permette di capire gli altri….Oggi ricevo anche dei disegni che tengo nel grembiule e porto a casa…

Oggi faccio parte di questa oasi nel deserto per i bambini ed i giovani, dove ho ricevuto l’amore, la carità, e mi hanno insegnato il servizio e la dedizione. Oggi dono il mio tempo e sono felice di rendere felici gli altri; insegno la resilienza per ribaltare la storia: se sei stato ferito, non fare lo stesso. Oggi, essendo un ex campito, racconto la mia vita ai ragazzi perché possano vedere che c’è sempre una buona strada che ci aspetta.

Penso sempre che con i miei fratelli avremmo potuto perderci, ma grazie a Dio non abbiamo mai preso una strada sbagliata… E dico grazie a Dio perché ha ascoltato le nostre suppliche. Lui è stato sempre al nostro fianco, ci ha dimostrato che il suo piano era perfetto.

Ogni sabato con la mia famiglia facciamo parte del gruppo perseveranza, il gruppo formato da adolescenti che seguono la strada di Gesù essendo missionari in famiglia, a scuola e tra amici, aumentando la propria fede e stringendo legami di amicizia e di unione con la comunità.

È stato per me un grande dono aver conosciuto Giovanna Antida, attraverso la testimonianza delle suore che ci hanno formato nella dignità, giustizia, amore e tenerezza, valori cristiani che ci invitano ad essere sempre più fedeli a ciò che Dio ha in mente per tutti noi: Dio Solo.

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