Due viaggi in Europa e poi in Africa : papa Leone XIV abbraccia due continenti nelle prossime tre visite apostoliche internazionali che da fine marzo a giugno lo porteranno nel principato di Monaco, in quattro Paesi africani che il Papa “incontrerà” in un unico viaggio lungo undici giorni.
E poi in Spagna dove resterà sette giorni all’inizio di giugno: prima a Madrid e Barcellona dove inaugurerà anche la Basilica della Sagrada Familia; e poi nell’arcipelago delle Canarie nell’Oceano Atlantico.
Nel Principato di Monaco
Da sabato 28 marzo 2026, alla vigilia dall’inizio della Settimana Santa, una manciata di ore, nel piccolo Stato lungo la Costa Azzurra, su invito del capo di Stato del Principato di Monaco, il principe Alberto II e dell’arcivescovo del principato di Monaco, mons. Dominique-Marie David. Significativo è l’impegno per la pace del Principato che accoglierà per la prima volta un Papa nell’era moderna.

Cattedrale della diocesi del Principato di Monaco
In Africa per dare voce ai poveri e ai perseguitati
In occasione del Giubileo dei Movimenti Popolari, Leone XIV aveva spiegato che c’è bisogno di «vedere le “cose nuove” dalla periferia». Dal 13 al 23 aprile il papa sceglie le periferie del pianeta per guardare alle questioni sociali che scuotono il mondo contemporaneo: le periferie dell’Africa : undici giorni fra Algeria, Camerun, Angola e Guinea equatorialeIl viaggio che comincerà dopo la domenica in Albis sarà di ampio respiro, sia per la durata, sia per il numero dei Paesi che il Pontefice abbraccerà.
Pace sarà una delle parole-chiave in un continente ferito da conflitti, scontri etnici e “tribalismo” da cui Leone XIV vuole rilanciare i suoi appelli alla concordia. È l’ecumenismo del sangue quello che Leone XIV incontrerà nel continente.
Continente segnato dalla persecuzione dei cristiani che «rimane una delle crisi dei diritti umani più diffuse al giorno d’oggi» e che nell’ultimo anno si è aggravata «a causa dei conflitti in corso, dei regimi autoritari e dell’estremismo religioso», ha spiegato a gennaio di fronte al corpo diplomatico.

Il viaggio in Africa coinciderà con l’anniversario della morte di papa Francesco, il 21 aprile, che quindi Leone XIV commemorerà durante la visita.
La Chiesa che il Pontefice troverà sarà «viva, forte e dinamica», ha già spiegato in un suo messaggio all’episcopato africano. Chiesa che è in crescita: in un solo anno i cattolici africani sono passati da 272 milioni a 281 milioni.
E Chiesa che è chiamata a promuovere «la riconciliazione e una vera comunione tra le diverse etnie».
Perché, ha detto il Papa facendo riferimento al suo passato da missionario, «come vescovo in Perù, sono felice di aver sperimentato una comunità ecclesiale che accompagna le persone nei loro dolori, nelle loro gioie, nelle loro lotte e nelle loro speranze. Questo è antidoto contro un’indifferenza strutturale che non prende sul serio il dramma di popoli spogliati, derubati, saccheggiati». Ora torna da Papa “missionario” in un angolo del mondo che ha necessità di opporre alla «globalizzazione dell’impotenza» una «cultura della riconciliazione e dell’impegno».
Oggi circa il 20% dei cattolici del mondo vive in Africa
Ed è una percentuale in crescita : tra il 2022 e il 2023 i cattolici africani sono passati da 272 a 281 milioni (+3,31%), il ritmo più elevato di tutte le regioni. Un quarto dei cristiani del pianeta è già in Africa sub‑sahariana e gli studi stimano un 40% entro il 2060. La spinta non viene solo dalle conversioni, ma dalla giovinezza e dalla fertilità della popolazione africana.Nel mondo, un seminarista su tre è africano e complessivamente l’Africa assicura ormai sacerdoti e religiosi missionari alle diocesi europee e nordamericane, invertendo il flusso missionario del Novecento.
R.D. Congo e Nigeria emergono come pilastri: circa 55 milioni di cattolici nel primo caso e 35 milioni nel secondo, con centinaia di ordinazioni l’anno in Nigeria secondo dati diocesani e rapporti ecclesiali.

In Spagna per l’inaugurazione della Sagrada Familia
Durerà una settimana la visita in Spagna, frutto dell’invito del re Filippo VI e della Chiesa locale. Il viaggio si terrà dal 6 al 12 giugno.
Il Papa si fermerà a Madrid e poi Barcellona per “benedire” la nuova e più alta torre della Sagrada Familia, la monumentale Basilica voluta da Antoni Gaudí, l’“architetto di Dio” di cui si celebra il centenario della morte proprio il 10 giugno (data in cui Leone XIV entrerebbe nel nuovo tempio) e che nel 2025 è stato dichiarato venerabile.

Il segno forte dell’Algeria
Dentro questo quadro, una “prima volta storica” con la visita in Algeria, che parla al mondo musulmano e richiama l’eredità agostiniana come ponte tra memoria cristiana e convivenza odierna.
Si tratta di un un viaggio nel segno di Sant’Agostino, dei martiri d’Algeria e del dialogo islamo-cristiano.
Il card. Jean-Paul Vesco, arcivescovo di Algeri, è stato contattato dal Servizio di informazione religiosa della Conferenza Episcopale italiana, poche ore dopo l’annuncio della visita di Papa Leone XIV in Algeria:
“Io stesso avevo invitato il Papa a venire in Algeria fin dal giorno della sua elezione: è stato eletto l’8 maggio, che coincide con la festa liturgica dei 19 martiri d’Algeria.
Tra loro c’è in particolare Christian de Chergé, priore dei monaci di Tibhirine. Il Papa conosce bene la loro storia e, nel messaggio per la Giornata mondiale della pace, ha ripreso una frase di Christian de Chergé: “Disarmate le vostre mani, disarmate il vostro cuore”. Tra i 19 beati ci sono anche due suore agostiniane assassinate. È dunque una vicenda che conosce profondamente.

Poi, naturalmente, l’Algeria è la terra di Sant’Agostino. Venire qui significa arrivare nella terra di Sant’Agostino, una figura che ha un grande peso e una grande attualità nel mondo di oggi. Tuttavia, non credo si tratti di un pellegrinaggio personale: è un viaggio dal significato più ampio. Infine, lui stesso ha spiegato le ragioni di questa scelta durante il volo di ritorno dal suo primo viaggio in Libano. Disse: “Personalmente spero di andare in Algeria per visitare i luoghi di Sant’Agostino, ma anche per poter continuare il discorso di dialogo, di costruzione di ponti fra il mondo cristiano e il mondo musulmano.
L’Algeria inoltre è un Paese affacciato sul Mediterraneo, un aspetto per lui molto importante. I suoi primissimi viaggi – Libano, Turchia e ora l’Algeria – si sono svolti tutti sulla costa mediterranea: è un elemento significativo”.








