Tra loro uno studente delle nostre scuole:
in occasione della visita storica di papa Leone XIV la rivista l’L’Orient-Le Jour ha lanciato un appello ai liceo del Libano a scrivere una lettera rivolta al papa.
“Grazie all’impegno dei direttori, delle scuole e degli insegnanti la rivista ha ricevuto diverse dozzine di lettere provenienti dai quattro angoli del Libano. I loro autori hanno tra i 15 e i 18 anni.
Le loro lettere hanno profondamente colpito la redazione della rivista, per la loro sincerità e per i loro ampi orizzonti, allo stesso tempo intimi e collettivi. Tutte sono attraversate da un soffio di fraternità e speranza, malgrado il peso delle ferite, delle angosce e delle disillusioni che attraversano queste generazioni.

Non era facile scegliere tra tutti i partecipanti: la rivista ha infine scelto cinque testi che sono apparsi come i più emblematici di ciò che questa generazione vuole dire non solo al papa ma a ciascuno di noi; una generazione che rifiuta di essere semplice spettatrice di un destino già tracciato, che cerca di comprendere, di agire e di impegnarsi; che tiene alto i valori dell’apertura, del dialogo e dell’unità; una gioventù che ci interpella, avendo una lucidità sorprendente.
Il Libano non si rialzerà senza di loro”.
Così scrive il giornalista Abdoul Malak sulla rivista Orient-Le Jour di sabato 29 novembre.
Fra le 5 lettere selezionate c’è quella di uno degli studenti della nostra scuola Sainte-Anne di Besançon, Beirut, che qui riportiamo.

Sua Santità, caro Papa Leone XIV,
in qualità di studente della scuola Sainte-Anne di Besançon, Beirut, una scuola che fa parte della rete delle scuole cattoliche in Libano, e a nome di molti giovani libanesi, desidero porgerle i miei più rispettosi saluti in occasione della sua visita nel nostro Paese.
Quando ho saputo che Vostra Santità sarebbe venuta a trovarci in Libano, il mio cuore si è riempito di grande emozione. È stato per me un momento di profonda gioia e speranza. La vostra presenza tra noi ha un significato profondo, sia spirituale che umano, e tocca tutte le comunità che compongono il Libano.
Sono musulmano e le scrivo con sincerità, animato dal desiderio di unità nazionale e di convivenza. Le sue parole, il suo impegno per la pace, così come i valori cristiani e morali che lei porta con sé, quali la carità, la fratellanza, la giustizia e la compassione, risuonano ben oltre una singola comunità. Trovano eco nel cuore di molti libanesi, siano essi cristiani, musulmani o di altre tradizioni.
Come giovane libanese, vorrei umilmente confidarle diversi desideri e richieste: innanzitutto, portare il Libano, il nostro amato Paese, nelle sue preghiere, soprattutto perché stiamo vivendo una delle situazioni più complesse e critiche della nostra storia. La vostra benedizione ha il potere di guarire le nostre ferite e riportarci alla stabilità di cui abbiamo tanto bisogno, così vitale per la nostra crescita. Abbiamo bisogno di credere nuovamente nel nostro Paese, in un bisogno di appartenenza senza compromessi.
Essendo originario del Libano meridionale, avrei voluto che poteste visitare alcuni villaggi come Cana, Tiro e Maghdouché, simboli della convivenza e della coesistenza che rendono unico il nostro Paese del Cedro. Capisco tuttavia le ragioni di sicurezza che hanno determinato la scelta dei luoghi da visitare.
La vostra visita ricorda la forza della pace come fondamento morale e il valore del perdono, del servizio e della dignità umana. Invita noi giovani libanesi a superare le nostre ferite, a respingere la paura dell’altro e a costruire insieme una società basata sulla fiducia e sulla comprensione reciproca. In un Paese in cui ogni parola conta, i suoi messaggi di speranza rafforzano la convinzione che la solidarietà tra le comunità rimanga la nostra unica via verso la stabilità. La sua presenza tra noi ci ricorda che la pace non è un ideale lontano, ma una responsabilità quotidiana.
Vediamo nella vostra presenza un incoraggiamento a ravvivare i ponti tra le religioni, a proteggere la convivenza che ha plasmato l’identità del Libano e a preservare lo spirito di fratellanza che unisce le nostre famiglie, le nostre scuole e i nostri quartieri. Inutile dire che il momento della vostra visita è di per sé un miracolo che avrà ripercussioni sul nostro Paese multiconfessionale.
Ringraziandola per l’attenzione che dedica al Libano e per le preghiere che gli consacra, le porgo, Sua Santità, i miei più sentiti saluti.
Akil MHANNA
Sainte-Anne Besançon
Le Suore della Carità di Santa Giovanna Antida Thouret della Provincia d’Oriente hanno partecipato alla visita del papa in Libano:

















