Carissime Sorelle,

in questo giorno prossimo alla Risurrezione del Signore, certamente il nostro pensiero va in modo particolare a chi si trova nei paesi in guerracosì scrive oggi, Sabato Santo 2026 la Superiora Generale Madre Maria Rosa –  condivido con voi una lettera di Sr. Mary Stephanos, Superiora provinciale della Provincia d’Oriente, nella quale da notizie sulla situazione che stanno vivendo in Libano.

Continuiamo a portare nel cuore e nella nostra preghiera le nostre Sorelle e tutti i popoli che purtroppo sono messi a dura prova dalla guerra.

Insieme alle Consigliere, faccio giungere a ciascuna i saluti e gli auguri per una Pasqua di Pace e speranza!

Madre Maria Rosa Muscarella

DIO SOLO!

PASQUA 2026!

Un immenso grazie per i vostri messaggi, inviati per email o tramite WhatsApp, per la vostra vicinanza fraterna, la vostra preghiera e l’attenzione che portate alla nostra vita e alla nostra missione.

Il vostro sostegno e la vostra presenza nella preghiera ci toccano profondamente e ci confortano in questi giorni difficili, sostenendoci nella prova che il nostro Paese sta attraversando.

Molti di voi chiedono nostre notizie e desiderano sapere come viviamo questo periodo segnato da questa guerra assurda. Non è sempre facile trovare le parole per esprimere ciò che stiamo vivendo, ma desidero condividere con voi, con semplicità, qualcosa della realtà che stiamo attraversando, noi e tutto il popolo di questa terra.

Noi suore, grazie a Dio, finora stiamo bene. La vita continua, ma si svolge in un clima di totale incertezza e provvisorietà. Le nostre giornate scorrono ormai al ritmo degli annunci degli attacchi e del rumore dei bombardamenti. Poco a poco stiamo imparando a vivere in questa attesa: quando risuonano le esplosioni, ci rivolgiamo interiormente al Signore e lo imploriamo per la pace; poi, quando torna il silenzio, riprendiamo il corso ordinario della vita, portando dentro di noi l’angoscia di questa guerra che non sembra finire. Così, gradualmente, impariamo a vivere in questa tensione permanente, tra inquietudine e speranza.

Tra di noi cerchiamo di custodire momenti di preghiera, di incontro e di fraternità, affinché la speranza rimanga viva. Nella fragilità di questi giorni facciamo l’esperienza che la comunione è una forza e che la preghiera ci mantiene unite al di là delle distanze.

Siamo anche profondamente toccate dalla fede delle persone che, durante la Settimana Santa, hanno riempito le chiese anche nelle zone più colpite dalla guerra e dalla distruzione. Sì, le chiese erano gremite e la preghiera risuonava ovunque, anche nei villaggi dove i cristiani hanno scelto di restare, di resistere e di non abbandonare le loro case.

Gli attacchi più violenti colpiscono soprattutto il sud del Paese, dove alcune zone sono occupate. Ma ciò che ci colpisce profondamente sono le numerose famiglie sfollate, segnate dalla perdita dei propri cari, delle loro case, delle loro terre e dei loro beni.

In alcuni villaggi, intere comunità hanno scelto di non partire e vivono ormai prive del necessario, mentre le strade sono spesso interrotte e gli spostamenti risultano molto difficili.

La sofferenza è grande e la fragilità del Paese rende la situazione ancora più dolorosa. Molti cercano un rifugio, un sostegno, una presenza fraterna. Davanti a tanta sofferenza ci sentiamo spesso molto povere e portiamo nel cuore questa domanda: come sostenere tante persone quando il Paese stesso è già così fragile e provato da tanti anni? Con umiltà cerchiamo semplicemente di rimanere lì, di farci vicine, attente e disponibili.

In questo contesto portiamo anche la preoccupazione di mantenere le opere che ci sono affidate. Cerchiamo, per quanto possibile, di continuare a sostenere il personale, di accompagnare le famiglie che non possono più sostenere le spese scolastiche, di assicurare la continuità dell’educazione dei bambini e dei giovani e di proseguire il servizio sociale e pastorale. Le scuole situate in montagna restano aperte, mentre quelle di Beirut alternano l’insegnamento online e in presenza, secondo le condizioni di sicurezza. È una sfida quotidiana, ma anche una responsabilità che cerchiamo di vivere con fiducia. Nel cuore di questa realtà fragile cerchiamo di mantenere lo sguardo rivolto al Signore.

In questi giorni santi sentiamo con particolare intensità quanto il mistero della Croce incontri la vita del nostro popolo. La sofferenza, la paura e l’incertezza sono molto reali, ma crediamo con tutto il cuore che Dio continua ad agire nella storia e che fa sempre germogliare la vita là dove tutto sembra oscurato.

Come le donne al mattino di Pasqua, a volte camminiamo con le nostre preoccupazioni e le nostre domande, ma crediamo che la pietra possa essere rotolata via e che la vita sia sempre più forte della morte. La parola del Vangelo rimane la nostra luce: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non
è qui, è risorto» (Lc 24,5-6).

Grazie per continuare a portarci nella vostra preghiera. Il vostro sostegno discreto ma fedele è per noi un vero conforto. In questo tempo pasquale restiamo profondamente unite a voi nella fede e nella speranza, fiduciose che la luce del Risorto si levi sempre, anche nel cuore delle notti più oscure.

Con tutte le sorelle, in profonda comunione di preghiera per la pace.

Sr Mary Stephanos, Superiora Provinciale della Provincia d’Oriente