Il giornalista deve essere servitore della Parola, in un binomio tra amore e conoscenza.
Questa la sintesi ultima dell’omelia di Mons. Renato Tarantelli Baccari, Vice Gerente del Vicariato di Roma, in occasione della celebrazione della Santa Messa dedicata a San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti, nella mattinata del 26 gennaio 2026.
La celebrazione è stata promossa dal Consiglio dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, dall’Ufficio per le Comunicazioni Sociali della Diocesi di Roma e dall’Ucsi (Unione cattolica stampa italiana) Lazio. L’incontro si è svolto presso la Chiesa di San Giuseppe dei Falegnami, al Clivo Argentario, luogo che sorge sopra l’antico Carcere Mamertino.
Presenti il Presidente dell’ordine dei giornalisti, Guido D’Ubaldo; il Direttore dell’Ufficio Comunicazioni sociali della Diocesi di Roma, Padre Giulio Albanese.
L’Ufficio Comunicazione della Curia Generalizia delle Suore della Carità ha avuto piacere di partecipare a questo appuntamento.



Siamo felici di riportare qui qualche spunto accolto dall’omelia, incentrata inizialmente sul binomio tra conoscenza e amore. Infatti, come ricordato da Mons. Renato Tarantelli Baccari, la conoscenza si riferisce alla ricerca della volontà, mentre l’amore ha come fine ultimo la volontà del bene. Per conoscere qualcosa bisogna amarla, entrarci dentro, nella misura in cui ciò accade anche per un giornalista nei confronti della notizia. Nella professione giornalistica queste due dimensioni, l’amore e la conoscenza, devono essere tenute l’una accanto all’altra.
Papa Leone XIV, all’interno del messaggio per la LX Giornata Mondiale della Comunicazioni Sociali, si è speso in merito al tema della custodia del volto e della voce, due elementi che in un tempo di IA vengono spesso e facilmente artefatti. Contrariamente all’Intelligenza Artificiale, il servizio del giornalista è una chiamata a vivere qualcosa di estremamente assonante con la Fede del Vangelo: la Buona Notizia. Il giornalista ha una capacità, come essere umano, di comprendere il dolore, di comprendere la realtà non come qualcosa di astratto, comprendere l’effetto delle parole.
L’IA è inoltre caratterizzata da compiacenza, altra differenza rispetto al servizio del giornalista, che non è chiamato a compiacere né il lettore né colui che chiede di scrivere, ma serve sempre e solo la Verità, attraverso prove che vanno vagliate, e fonti che vanno comprese nella loro realtà.
I giornalisti, attraverso l’uso della parola, possono poi essere costruttori di pace, e non di conflitto. L’IA non entra dentro il fine e le conseguenze delle parole. Viviamo in un mondo che ha bisogno di rimettere al centro una verità più di tipo antropologico che tecnico. Il giornalista deve dunque essere, in tal senso, servitore della Parola.
Al termine della celebrazione è stato presentato il nuovo Vice Direttore dell’Ufficio delle comunicazioni sociali della Diocesi di Roma, Padre Marco Staffolani, passionista. Hanno seguito i saluti di Guido D’Ubaldo, presidente dell’Ordine dei giornalisti del Lazio, e del presidente regionale Ucsi Maurizio Di Schino.
A chiusura della mattinata, un momento di visita al Carcere Mamertino per tutti i presenti.
