Pubblichiamo una riflessione in occasione della conclusione dell’Anno Giubilare della Speranza 2025, tempo di grazia che ha invitato la Chiesa intera a riscoprire il volto misericordioso di Dio e a rimettere al centro della vita cristiana la speranza che non delude. Pur essendo giunto al termine nel suo svolgersi cronologico, il Giubileo continua a interrogare i cuori, specialmente quelli dei giovani, chiamati a custodire e testimoniare nel quotidiano i frutti spirituali ricevuti. L’immagine del girasole, che si orienta verso la luce per vivere e crescere, diventa così chiave simbolica di un cammino di fede che guarda a Cristo come unica sorgente di vita, senso e futuro.
“Quando guardiamo un girasole, certamente tu, io e chiunque altro possiamo ritrovare in esso una gioia che si diffonde, una nuova attesa, una nuova speranza che viene dall’alto. La luce ed i raggi del sole, riversandosi sullo stelo e sul fiore, donano loro un’energia positiva che permette di esistere, crescere e svilupparsi. Riconosciamo così una legge della natura: solo quando si orienta verso la luce del sole, il girasole può slanciarsi verso l’alto, diventando sempre più splendente e bello.
Attraverso questa immagine simbolica, desidero offrire a voi, giovani – fonte di vitalità e futuro della Chiesa e della società di oggi – una breve riflessione sulla grazia dell’Anno Giubilare della Speranza che Dio ha donato a tutti noi con grande generosità e infinita misericordia. Questa grazia non si è esaurita nell’anno 2025, ma accompagna tutto il nostro cammino di pellegrinaggio su questa terra. L’amore di Dio è vasto come il cielo azzurro: Egli è la nostra forza e la nostra sorgente di vita quotidiana. La speranza non delude (Rm 5,5). Sì, è proprio così!
Di fronte al caos di un quadro della vita fatto di tanti colori mescolati, con ombre e angoli oscuri, spesso ci sentiamo vacillare e smarrire davanti a una realtà che non corrisponde alle nostre attese. La vita improvvisamente appare fragile e incerta. La felicità: tutti la desiderano, tutti la cercano, ma facilmente la si cerca nel posto sbagliato, nel momento sbagliato o nella persona sbagliata. Se il senso e il valore della vita si fermano unicamente ai beni materiali, effimeri e passeggeri, l’uomo non potrà mai raggiungere il fine ultimo della propria esistenza: la felicità del Regno dei Cieli.
Se secondo la legge naturale il girasole per vivere e crescere ha bisogno della luce e del sole, allora anche noi siamo chiamati a toccare la legge spirituale, la legge della fede del cristiano. Siamo chiamati a guardare in alto, cioè a orientarci verso Cristo, perché Egli è la via, la verità e la vita (Gv 14,6).
L’Anno Giubilare della Speranza è stato segno dell’amore e della misericordia di Dio per l’umanità, per te e per me. In mezzo a tanti eventi e tempeste della condizione umana, Dio è sempre qui, sempre presente e partecipe del nostro dolore. Lasciamoci docilmente plasmare dallo Spirito Santo, affinché renda il nostro cuore più tenero, capace di permettere a Dio di entrare e di toccare la nostra solitudine più vera e profonda. Dal punto di vista del tempo, l’Anno Giubilare si è concluso; ma dal punto di vista spirituale, esso rappresenta un nuovo inizio per te, per me e per tutti.
Siamo davvero felici e fortunati di essere figli di Dio, di avere in Lui la vera speranza. Possiamo correre verso di Lui in ogni momento per trovare consolazione e ristoro, secondo la sua promessa:
«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro» (Mt 11,28).
Speriamo, dunque, e speriamo senza stancarci, perché Dio non si stanca mai quando abbiamo bisogno di Lui, quando Gli permettiamo di camminare con noi nel pellegrinaggio della speranza verso la Casa del Padre.
In quanto giovani, siamo chiamati a vivere con tutto il cuore per Dio e a donarci completamente al prossimo. San Giacomo afferma: “La fede, se non è seguita dalle opere, è morta” (Gc 2,17). Vivere la speranza, dunque, non significa possederla come una garanzia per uno stile di vita sicuro, privo di rischi e di attriti nelle relazioni. Parti, con i tuoi passi e con il tuo cuore, verso le periferie, verso le vite segnate dalla sofferenza, verso le persone ferite che hanno bisogno di essere guarite sia nel corpo sia nello spirito. Rallentare il ritmo, pensare in modo diverso e amare di più aiuterà te e me a testimoniare la speranza nella vita quotidiana, qualunque cosa siamo, qualunque cosa facciamo, ovunque ci troviamo. Andiamo avanti sull’esempio di Santa Giovanna Antida Thouret, una vita interamente donata a Dio e ai poveri, amici prediletti del Signore. Seguendo il suo esempio, viviamo una speranza piena e totale in Dio, certi che presente e futuro sono interamente custoditi nel misterioso disegno della sua santa volontà.
Viviamo con un cuore riconoscente di figli, rendendo grazie a Dio perché ci ama per ciò che siamo, più che per ciò che possediamo. Ringraziamo il Signore perché non ci lascia soli, non ci abbandona nella delusione della nostra fragilità umana, ma ci apre a una speranza nuova che nessuno può togliere: la speranza in Cristo. Con Lui, abbiamo tutto. Credilo!“.
Grazie di cuore!
