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Venerdì 22 Marzo 2013 09:38

Acqua per la vita

Vi proponiamo alcuni brani del Messaggio della Chiesa (Commissione Giustizia e Pace), in occasione del Foro Mondiale dell'Acqua  2012

La Situazione attuale

Troppe persone sono senz’acqua potabile

“Ancora oggi, in contesti diversi, molte persone non possono vivere dignitosamente e sono particolarmente esposte a morbilità e mortalità. Manca, infatti, un sufficiente accesso all’acqua potabile in quantità e qualità adeguate.

… Queste situazioni riguarderebbero circa 800-900 milioni di persone, stando alle statistiche internazionali comunemente diffuse, fra le quali quelle delle Nazioni Unite. Ma, adottando una definizione larga di accesso all’acqua -un accesso regolare e costante ad acqua potabile che sia accessibile economicamente, legalmente e di fatto, e che sia accettabile dal punto di vista della fruibilità-, la realtà descritta da alcuni studi è ancor più preoccupante: 1,9 miliardo di persone avrebbero a loro disposizione solo acqua insalubre, mentre 3,4 miliardi di persone utilizzerebbero saltuariamente acqua di qualità insicura. L’accesso all’acqua potabile non verrebbe, in definitiva, garantito a circa la metà della popolazione mondiale.

La maggior parte delle persone prive di un regolare accesso all’acqua potabile - 84% stando all’Organizzazione Mondiale della Salute - vive in zone rurali, ovvero in zone in cui le possibilità di fornire acqua potabile sono limitate. In esse, vari fattori - come la lontananza di alcune comunità e il costo delle infrastrutture -, rendono improbabile un rapido e netto miglioramento della situazione.

Peraltro, anche nelle zone urbane possono rivelarsi problemi difficili da risolvere. Infatti, milioni di persone ricevono acqua corrente insalubre a causa del fatto che vivono in contesti richiedenti grandi investimenti in infrastrutture e tecnologie per la potabilizzazione dell’acqua corrente.

L’assenza di servizi igienici e di adeguati sistemi di depurazione è una seria minaccia per l’ambiente specie nelle grandi città a forte densità abitativa, in quanto elevate quantità d’acqua inquinata vengono riversate nell’ambiente, in uno spazio limitato.

L’essenzialità dell’acqua, dono di Dio, per l’esistenza umana obbliga a considerarla non come un bene commerciale qualsiasi.

Purtroppo, sul piano della prassi, una concezione eccessivamente mercantile dell’acqua rischia di cadere nell’errore di considerarla come una qualsiasi mercanzia, pianificando gli investimenti secondo il criterio del profitto per il profitto, senza tener conto della valenza pubblica dell’acqua.

Esiste il rischio di non percepire i propri fratelli e sorelle come esseri umani aventi il diritto ad un’esistenza dignitosa bensì di considerarli come semplici clienti. Un tale approccio mercantilistico induce a creare in alcuni casi una dipendenza non necessaria (da reti, da procedure, da burocrazie, da brevetti) e predispone a fornire l’acqua solo a chi è in grado di pagarla. Altro limite dell’approccio mercantile della gestione dell’acqua (e di altre risorse naturali) è quello di curare e salvaguardare l’ambiente assumendosi le proprie responsabilità solo se e quando ciò è economicamente conveniente.

Alcuni Paesi hanno inserito il diritto all’acqua nel loro ordinamento legislativo interno, precisando criteri di qualità e di quantità per i vari soggetti ed identificando le strutture responsabili della sua attuazione. Ciò è importante perché lo Stato è, nell'ambito del proprio territorio, il soggetto responsabile che deve garantire i diritti ed il benessere delle persone nonché la corretta gestione delle risorse naturali… Purtroppo, non tutti gli Stati hanno recepito nel loro ordinamento giuridico nazionale il diritto all’acqua.

Alcuni Stati tollerano o pongono in essere nel loro territorio azioni direttamente o indirettamente lesive del diritto delle comunità appartenenti a Stati confinanti, o giungono ad utilizzare l’acqua come strumento di pressione politica o economica.

D’altra parte, a livello internazionale, dopo che è stato riconosciuto un diritto così importante, appare in maniera ancora più eclatante l’inadeguatezza del «complesso di istituzioni che strutturano giuridicamente» i diritti e sono destinate a garantirli … Ciò vale a maggior ragione per l’acqua che, per natura sua, scorre sia in superficie sia nel sottosuolo indipendentemente dai confini stabiliti dagli uomini. Oltre alla carenza delle istituzioni, si «deve registrare, purtroppo, la non infrequente esitazione della comunità internazionale nel dovere di rispettare e applicare i diritti umani».

La ricerca di soluzioni sorretta da apposite strutture internazionali

L’acqua in un approccio globale dello sviluppo

… È oramai noto che non si può analizzare e tentare di risolvere la questione dell’acqua in modo isolato, senza collegarla ad altre tematiche sociali, economiche ed ambientali interconnesse. Essa viene comunemente associata alle questioni della fame e della sottoalimentazione, dell’economia e della finanza, dell’energia, dell’ambiente in senso lato, della produzione e dell’industria, dell’igiene, dell’agricoltura, dell’urbanizzazione, delle catastrofi naturali, delle «siccità devastanti e dell’aumento dei livelli delle acque». Fra queste problematiche esiste un elevato grado di interdipendenza. Esse vanno, quindi, affrontate congiuntamente in vista di un vero sviluppo integrale e sostenibile…

Sobrietà e giustizia

In una società che persegue l’obiettivo di uno sviluppo sostenibile ed inclusivo, tutti sono chiamati a vivere con sobrietà e giustizia.

Non possono essere lodate le società che consumano acqua per finalità superflue, in preda a un consumismo sempre più sfrenato, orientate all’accumulazione illimitata di beni, giacché rappresentano pratiche contrarie ad uno sviluppo sostenibile.

Non è condivisibile la motivazione secondo cui il consumo o il risparmio di acqua in un determinato luogo, particolarmente in un Paese avanzato, non avrebbe conseguenze altrove, soprattutto in Paesi in via di sviluppo. L’acqua costituisce un «sistema» su scala mondiale…

La Santa Sede, pertanto, ribadisce l’importanza della sobrietà nei consumi, invocando la responsabilità delle amministrazioni, delle imprese e dei singoli cittadini. Tale sobrietà è sorretta da valori quali l’altruismo, la solidarietà e la giustizia.

L’acqua troppo frequentemente è oggetto di inquinamento, di sprechi e di speculazioni, è sempre più contesa ed è una nota causa di persistenti conflitti. Essa, invece, va custodita come un bene universale che è indispensabile per lo sviluppo integrale dei popoli e per la pace”.

Si può leggere il testo integrale sul sito del Vaticano:

www.vatican.va/phome_it.htm

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